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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 04-12-2006, 09.37.01   #1
margarit
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Libertà

questo è un'articolo scritto da me sul giornale che dirigo insieme ad alcuni miei amici. il link è www.pieroilgiornale.net

Libertà
La libertà, lo sappiamo tutti, è una delle nostre parole preferite. La pronunciamo ad alta voce. La gonfiamo. Ne abusiamo. Siamo liberi! Una persona che può decidere è libera! Una persona non oppressa è libera! Una persona che non deve rendere conto a nessuno è libera! Una persona deve essere libera per essere una persona. In una democrazia tutti i cittadini della Repubblica, o di qualsiasi altra forma di governo che dovrebbe garantire i diritti fondamentali dell’uomo, sono liberi, o almeno dovrebbero. Tutti i cittadini. La parola Cittadino va legata sempre alla parola Cittadinanza (o Nazionalità). Un cittadino è una persona che vive in una città, lo dice la parola, che partecipa attivamente alla vita del paese, o che almeno non la subisce. Ora, che succede quando in un paese entrano delle persone che prima non facevano parte di quel paese? Queste sono persone che lasciano la loro comunità o città, o paese per spostarsi in un altra. Oggi queste persone sono considerate o turisti, o invasori, o americani, oppure immigrati. I turisti lo fanno per curiosità e comunque per poco tempo. Gli invasori per dare fastidio, la maggior parte delle volte a tempo indeterminato. Gli americani si possono spostare a seconda della stagione o nella prima o nella seconda categoria. Gli immigrati invece, di solito lasciano il loro paese d’origine per necessità che tutti ormai dovremmo conoscere.
Negli ultimi tempi la parola immigrato è stata soppiantata dal termine Extra-comunitario. La parola Extra-comunitario non ha senso, perchè se si definisce così una persona che è fuori da una comunità, nel momento in cui quella persona entra in quella comunità per viverci la definizione non ha più ragione di esistere.
L’extra-comunitario è perciò un escluso in casa, perchè in quella comunità da cui egli è escluso egli vive e lavora. Il vecchio ideale di nazionalità romantico-risorgimentale è ormai morto e sepolto. In un epoca come quella attuale in cui l’umanità pratica la Transumanza, cambia residenza, paese, nazione continuamente non ha più senso parlare di cittadini e extra-comunitari. Il concetto di cittadinanza e nazionalità va ridefinito e va ridefinito anche il criterio con cui si intende distribuire la libertà. Se tutti i cittadini di un paese sono da considerarsi liberi, vanno considerati tali anche gli immigrati, i nuovi arrivati. Oggi si diventa cittadino Italiano nascendo entro i confini del territorio italiano, oppure sposandosi, o morendo nel tentativo di salvare la vita ad un italiano che stava affogando (brrr!).
In Italia si ha la libertà di parola, di stampa, di pensiero, si è liberi di scegliere la religione che si vuole, il partito che si vuole, anche il sesso che si vuole. I cittadini italiani hanno la facoltà di esprimere Liberamente le loro preferenze politiche e ideologiche, possono votare liberamente, possono entrare ed uscire liberamente dal loro paese, possono fare tutti i lavori che vogliono, possono essere eletti. Nessun vittimismo e mania di persecuzione. Mi chiedo soltanto se all’ inizio del terzo millennio si possa ancora distribuire la Libertà per diritto di nascita come avveniva nelle pseudo-democrazie greche e romane. La Libertà dovrebbe essere un bene di cui possono usufruire tutti in qualsiasi nazione si trovino.
La mia domanda è: si possono escludere delle persone dalla partecipazione alla Libertà?
Perchè in Italia quando si decide di cose importanti come la fecondazione assistita, le modifiche alla costituzione, le elezioni politiche, delle persone che lavorano onestamente da anni, che pagano delle tasse che tutti credono che non paghino, valgono mille volte meno di un qualsiasi anziano signore che ha passato quasi tutta la sua vita a Buenos Aires o a Little Italy parlando il suo bel broccolino, con un improvviso amor di patria nel cor?
La possibilità di poter scegliere, di poter votare è indice di Libertà. Uno stato che fa delle preferenze nella concessione di diritti (i doveri si hanno a prescindere dalla cittadinanza) a due cittadini sostanzialmente identici, che lavorano allo stesso modo, pagano allo stato gli stessi identici tributi ma nati in due nazioni diverse, non è uno stato in cui c’è Libertà. La stragrande maggioranza delle persone che vivono in Italia sono cittadini Italiani ma nessuno può negare che ci sia una grande minoranza di cittadini stranieri, immigrati extra-comunitari che è anche una grande forza produttiva senza la quale l’Italia difficilmente riuscirebbe ad andare avanti. Ora questa grande forza produttiva è solo questo, “Una grande forza produttiva”, che non ha diritto di voto, che non ha dei rappresentanti in parlamento, che non può neanche scegliere o esprimere la propria opinione nemmeno su argomenti che la riguardino direttamente (leggi sull’immigrazione). Sono i cittadini italiani che decidono anche per quella parte della popolazione che non può decidere. E questo è Subire la Libertà, non è Libertà.

di Margarit Muça
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Vecchio 04-12-2006, 12.38.53   #2
Ish459
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Libertà... argomento scottante, sempre in voga, sempre in discussione, sempre in continuo aggiornamento e ridimensionamento. Sei nuovo scritto, potresti farti un giro su discussioni tempo fa aperte su questo argomento e, concretamente, sul libero arbitrio (forum filosofia). Perfino una volta ho postato su quello che democraticamente si intende per "libertà", o meglio i presupposti sui cui si basa una società democratica per assicurare la "libertà" del cittadino. Ma tutto demagogia alla fin fine. Perché tante volte la democrazia è una percezione. Paese che vai, democrazia che trovi. E sappiamo bene le conseguenze dell'esportare la democrazia a paesi con storia e culture diverse (parlato anche su questo in una discussione su questo forum riguardo sul paradosso iracheno e la condanna su Sadam).
Perfino nello stesso paese, due individui posso "percepire" il propiro grado di libertà diverso rispettivamente. Fai l'esempio dell'immigrato. Io sono un'immigrata. Godo degli stessi diritti di un cittadino italiano? risposta, no. Lavoro e pago regolarmente e salatamente (come molti, italiani compressi e non come tutti, italiani compressi) le mie tasse. Godo e subisco i capricci dello stato ma senza che io abbia diritto a scegliere da chi voglio essere governata, quindi, uno dei diritti fondamentali dello stato democratico mi viene assolutamente vietato: non posso scegliere da chi voglio essere rappresentata, nonostante io contribuisca con la mia produttività e debba accettare le leggi e abbia doveri come tutti quanti. Ma non posso dire "non ho il diritto di voto", perché ce l'ho, ma nel paese di cui procedo. Ma questo è illogico in quanto il voto è un diritto che si dovrebbe esercitare nel paese dove si risiede, nello stato per il quale si contribuisce, quello che detta oneri e doveri. Quindi in questa voragine di diritti e contro-diritti, libertà e semilibertà, c'è una sorta di scia assurda è illogica che mette seriamente a repentaglio quello che è giusto o meno.
Il concetto di "cittadinanza" è estremamente limitativo e soggetto ad interpretazioni a seconda del paese dove uno si trova. Non è tanto il concetto di "extracomunitario" o meno a essere limitante bensì quello di "cittadinanza", di "cittadino". Io, da quando sono qua, e scusatemi questa personalissima concessione, del concetto "cittadino comunitario" me ne infischio, eccome. Ho visto "cittadini extracuminatari" con "più diritti" di me, "cittadina comunitaria", per il semplice fatto di avere "diritto" alla doppia cittadinanza senza rinunciare alla propria. Quindi, senza entrare nella diversità delle culture, delle provenienze, delle religioni, ci scontriamo con un'asincronia concettuale che divide e che mette in serio repentaglio le basi fondamentali della democrazia.. Ovviamente, parlo da "immigrata", "cittadina comunitaria", quindi da un'ottica personale, ma vi assicuro, assolutamente reale.
Ish459 is offline  
Vecchio 04-12-2006, 13.11.23   #3
acquario69
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Originalmente inviato da margarit
questo è un'articolo scritto da me sul giornale che dirigo insieme ad alcuni miei amici. il link è www.pieroilgiornale.net

Libertà
La libertà, lo sappiamo tutti, è una delle nostre parole preferite. La pronunciamo ad alta voce. La gonfiamo. Ne abusiamo. Siamo liberi! Una persona che può decidere è libera! Una persona non oppressa è libera! Una persona che non deve rendere conto a nessuno è libera! Una persona deve essere libera per essere una persona. In una democrazia tutti i cittadini della Repubblica, o di qualsiasi altra forma di governo che dovrebbe garantire i diritti fondamentali dell’uomo, sono liberi, o almeno dovrebbero. Tutti i cittadini. La parola Cittadino va legata sempre alla parola Cittadinanza (o Nazionalità). Un cittadino è una persona che vive in una città, lo dice la parola, che partecipa attivamente alla vita del paese, o che almeno non la subisce. Ora, che succede quando in un paese entrano delle persone che prima non facevano parte di quel paese? Queste sono persone che lasciano la loro comunità o città, o paese per spostarsi in un altra. Oggi queste persone sono considerate o turisti, o invasori, o americani, oppure immigrati. I turisti lo fanno per curiosità e comunque per poco tempo. Gli invasori per dare fastidio, la maggior parte delle volte a tempo indeterminato. Gli americani si possono spostare a seconda della stagione o nella prima o nella seconda categoria. Gli immigrati invece, di solito lasciano il loro paese d’origine per necessità che tutti ormai dovremmo conoscere.
Negli ultimi tempi la parola immigrato è stata soppiantata dal termine Extra-comunitario. La parola Extra-comunitario non ha senso, perchè se si definisce così una persona che è fuori da una comunità, nel momento in cui quella persona entra in quella comunità per viverci la definizione non ha più ragione di esistere.
L’extra-comunitario è perciò un escluso in casa, perchè in quella comunità da cui egli è escluso egli vive e lavora. Il vecchio ideale di nazionalità romantico-risorgimentale è ormai morto e sepolto. In un epoca come quella attuale in cui l’umanità pratica la Transumanza, cambia residenza, paese, nazione continuamente non ha più senso parlare di cittadini e extra-comunitari. Il concetto di cittadinanza e nazionalità va ridefinito e va ridefinito anche il criterio con cui si intende distribuire la libertà. Se tutti i cittadini di un paese sono da considerarsi liberi, vanno considerati tali anche gli immigrati, i nuovi arrivati. Oggi si diventa cittadino Italiano nascendo entro i confini del territorio italiano, oppure sposandosi, o morendo nel tentativo di salvare la vita ad un italiano che stava affogando (brrr!).
In Italia si ha la libertà di parola, di stampa, di pensiero, si è liberi di scegliere la religione che si vuole, il partito che si vuole, anche il sesso che si vuole. I cittadini italiani hanno la facoltà di esprimere Liberamente le loro preferenze politiche e ideologiche, possono votare liberamente, possono entrare ed uscire liberamente dal loro paese, possono fare tutti i lavori che vogliono, possono essere eletti. Nessun vittimismo e mania di persecuzione. Mi chiedo soltanto se all’ inizio del terzo millennio si possa ancora distribuire la Libertà per diritto di nascita come avveniva nelle pseudo-democrazie greche e romane. La Libertà dovrebbe essere un bene di cui possono usufruire tutti in qualsiasi nazione si trovino.
La mia domanda è: si possono escludere delle persone dalla partecipazione alla Libertà?
Perchè in Italia quando si decide di cose importanti come la fecondazione assistita, le modifiche alla costituzione, le elezioni politiche, delle persone che lavorano onestamente da anni, che pagano delle tasse che tutti credono che non paghino, valgono mille volte meno di un qualsiasi anziano signore che ha passato quasi tutta la sua vita a Buenos Aires o a Little Italy parlando il suo bel broccolino, con un improvviso amor di patria nel cor?
La possibilità di poter scegliere, di poter votare è indice di Libertà. Uno stato che fa delle preferenze nella concessione di diritti (i doveri si hanno a prescindere dalla cittadinanza) a due cittadini sostanzialmente identici, che lavorano allo stesso modo, pagano allo stato gli stessi identici tributi ma nati in due nazioni diverse, non è uno stato in cui c’è Libertà. La stragrande maggioranza delle persone che vivono in Italia sono cittadini Italiani ma nessuno può negare che ci sia una grande minoranza di cittadini stranieri, immigrati extra-comunitari che è anche una grande forza produttiva senza la quale l’Italia difficilmente riuscirebbe ad andare avanti. Ora questa grande forza produttiva è solo questo, “Una grande forza produttiva”, che non ha diritto di voto, che non ha dei rappresentanti in parlamento, che non può neanche scegliere o esprimere la propria opinione nemmeno su argomenti che la riguardino direttamente (leggi sull’immigrazione). Sono i cittadini italiani che decidono anche per quella parte della popolazione che non può decidere. E questo è Subire la Libertà, non è Libertà.

di Margarit Muça

In Italia si ha la libertà di parola, di stampa, di pensiero...
..su questo avrei dei seri dubbi !!
acquario69 is offline  
Vecchio 04-12-2006, 14.40.25   #4
hadonis
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ish459 dice che sei nuovo margarit, io sono seminuovo(e prendiamo atto che il noviziato abbia delle metodologie di intervento), appena appena uscito dalla fabbrica del web, ho scritto poco perchè mi dedico alla lettura di questo forum, che tanto contiene, ma non tutto trattiene.
abbiamo letto la voce di una straniera comunitaria, immagino che tu sia italiano, anche io lo sono, ma vivo a strettissimo contatto con quel complicato mondo che semplicisticamente chiamiamo EST.
il calderone dei balcani ad esempio(fermiamoci a questo livello di focus),vomita dei concetti di libertà tanto ovvi quanto maldestri per noi, in quanto la libertà è intesa(spesso) come assenza di regole.
l'esplosione di democrazia, laddove la libertà e la democrazia stessa non esistevano ha creato frizioni sociali, ed differenze di classe spaventose.non occorre andare in qualche enclave kossovara per avere risposte del tutto incredibili per noi.del resto l'abitudine all'opulenza democratica rende pigri, indolenti anche nell'accettazione della stessa libertà.
un albanese mi disse che la libertà aveva un valore per ognuno, non per un popolo intero, per lui valeva molto(viveva e lavorava qui).
una serba di bosnia, mi disse che la nostra libertà era il ginepraio del nulla.
un ungherese sudeto mi disse che la libertà era uno srumento necessario al singolo, non alla collettività.
mi sono permesso esempi personali, stringati che mi servono da ponte per un concetto: la libertà rende individualisti, coloro che la libertà non ce l'avevano.
hadonis is offline  
Vecchio 04-12-2006, 15.27.09   #5
margarit
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sono un cittadino albanese, extracomunitario.
e da giovane proveniente da un paese in cui la libertà non c'è mai stata veramente
ritengo la libertà come classificatrice dell'essere umano
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Vecchio 04-12-2006, 15.37.46   #6
Ish459
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Originalmente inviato da hadonis
ish459 dice che sei nuovo margarit, io sono seminuovo(e prendiamo atto che il noviziato abbia delle metodologie di intervento), appena appena uscito dalla fabbrica del web, ho scritto poco perchè mi dedico alla lettura di questo forum, che tanto contiene, ma non tutto trattiene.
abbiamo letto la voce di una straniera comunitaria, immagino che tu sia italiano, anche io lo sono, ma vivo a strettissimo contatto con quel complicato mondo che semplicisticamente chiamiamo EST.
il calderone dei balcani ad esempio(fermiamoci a questo livello di focus),vomita dei concetti di libertà tanto ovvi quanto maldestri per noi, in quanto la libertà è intesa(spesso) come assenza di regole.
l'esplosione di democrazia, laddove la libertà e la democrazia stessa non esistevano ha creato frizioni sociali, ed differenze di classe spaventose.non occorre andare in qualche enclave kossovara per avere risposte del tutto incredibili per noi.del resto l'abitudine all'opulenza democratica rende pigri, indolenti anche nell'accettazione della stessa libertà.
un albanese mi disse che la libertà aveva un valore per ognuno, non per un popolo intero, per lui valeva molto(viveva e lavorava qui).
una serba di bosnia, mi disse che la nostra libertà era il ginepraio del nulla.
un ungherese sudeto mi disse che la libertà era uno srumento necessario al singolo, non alla collettività.
mi sono permesso esempi personali, stringati che mi servono da ponte per un concetto: la libertà rende individualisti, coloro che la libertà non ce l'avevano.


No, non prendere atto di qualcosa che io non ho insinuato. ho semplicemente suggerito di visitare altre discussioni così ha un'idea di quanto se ne abbia discusso, ci mancherebbe. E come nei forum, succede nella democrazia, tanto contiene e non tutto trattiene, perché quello che conta alla fine è quello che l'individuo trattiene. Quello che singolarmente "raccogliamo".
Il tuo esempio va aggiungere legna al fuoco del mio camino, che il senso di libertà è soprattutto una percezione... personale... e la democrazia un modo ufficiale, a livello di stato, di unificarla, renderla applicabile alla massa. Quindi la percezione del singolo individuo di un determinato concetto non rende impossibile l'accettazione di un presupposto a livello collettivo. È così che funziona quando ci si rapporta a qualunque ambito del sociale. In effetti, la vera "libertà", o il grande presupposto di quella "libertà" è il poter opinare a livello singolo ed individuale su qualunque argomento e che quello serva per arricchire il collettivo.
Dici "l'abitudine all'opulenza democratica rende pigri, indolenti" e questo credo sia importante, fondamentale e vero, ma non tanto verso l'accettazione della libertà stessa bensì quello che ne implica a livello sociale. Quella pigrizia porta inesorabilmente all'individualismo, ma non a quello "costruttivo", non a quello che stabilisce i mattoni verso una società che si evolve, bensì verso quell'individualismo ignorante, circoscritto alla quattro mura della propria abitazione, a quello che dimentica il passato e con esso i valori fondamentali per la conquista di un futuro sano...
Ish459 is offline  
Vecchio 04-12-2006, 16.09.45   #7
hadonis
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Originalmente inviato da margarit
sono un cittadino albanese, extracomunitario.
e da giovane proveniente da un paese in cui la libertà non c'è mai stata veramente
ritengo la libertà come classificatrice dell'essere umano

allora il tuo parere conta mille volte di più delle mie riflessioni.
io percorro i balcani da molti anni ma sono figlio del privilegio della lontantanza dai regimi, tu in un regime ci sei nato.
dimmi margarit, quanto vale la tua libertà?
vale lo sfascio del sistema sociale?
vale la povertà di molti?
vale la plutocrazia al potere?

parlaci della tua terra,la Shqipëria.
dicci se Gezim Haidari aveva ragione con "niente grande serbia,niente grande albania"
raccontaci...
hadonis is offline  
Vecchio 04-12-2006, 16.52.20   #8
Ish459
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Originalmente inviato da margarit
ritengo la libertà come classificatrice dell'essere umano

Detto così, suona inquietante.. sii più chiaro. Classificatrice? dell'essere umano? cioè? come classifica la libertà l'essere umano, l'individuo? come? su quali parametri?
Ish459 is offline  
Vecchio 04-12-2006, 17.44.07   #9
margarit
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"... ora vivo al posto di me stesso
lontano da un paese che divora i propri figli"
sono dei versi forti, che condivido
non conoscevo questo poeta
lo avevo solo sentito nominare, grazie per la dritta

io credo che la Libertà sia imprescidibile dall'atto del Vivere
secondo me c'è una briciola di libertà in ogni essere vivente.
condivido la visione di Sartre.
secondo cui l'umo è il nulla insinuatosi nell'essere
e, non possedendo un identità prestabilità,
è Libero
ed è un fatto costitutivo,
è come se fosse scritto nel nostro dna
non possiamo non essere liberi
e non c'è regime che tenga

la parola libertà classica l'essere umano nel senso che
non puoi separare il concetto di essere umano
dal concetto di libertà
margarit is offline  

 



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