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Cultura e Società - Problematiche sociali, culture diverse.
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Vecchio 10-12-2006, 01.24.00   #11
Weyl
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Riferimento: Nessuno sa dare voce al malcontento

Citazione:
Originalmente inviato da Patri15
Attratta dal titolo "FOLLA E VUOTO POLITICO" mi sono messa stamattina a leggere Pontediferro.org.
Ne riporto il finale:

<<..C’è invece un dubbio che dovrebbe appartenere all’intera democrazia italiana: il dubbio sul carattere autenticamente liberale dell’opposizione berlusconiana.
Essa ha proclamato, con invettive da guerra fredda, l’ostracismo all’intera storia della sinistra italiana ricoperta di insulti e di minacce. Berlusconi ha gridato contro il lupo per meritarsi l’immagine dell’agnello.

A lui rispose preventivamente molti anni fa il grande Bernard Shaw che ebbe a dire: “Quando l’uomo uccide la tigre lo chiama sport, quando la tigre uccide lui, la chiama ferocia” >>

Quante Italie ci sono realmente, Weyl? E, soprattutto: dove sono gli Italiani???

Ciao!

Esiste una sola italia, non due e non di più.
E' l'Italia degli uomini con la schiena curva per la fatica, l'Italia di quelli che si fanno venire il mal di testa, l'Italia che sa mostrare una volontà che neppure i giapponesi saprebbero emulare.
Questa è l'Italia che è scesa in piazza il 2 dicembre: gente che mai si sarebbe sognata di farlo ed il cui malcontento significa aver messo tarli nelle mura maestre di questo edificio composito e sghembo.
L'incredibile massimalismo dell'informazione non ha saputo porre nel dovuto risalto il valore delle genti che si sono coinvolte nella manifestazione di piazza, nè di comprenderne il murmure sommesso, ma inquietante, simile a quello degli argini che cedono quando la piena arriva.
Gli strepitii scimmieschi dei vari "girotondi" sono lo zufolio lontano dello scemo del villaggio.

Questa volta, in piazza, c'era la gente "vera", i cittadini "reali", quelli dal cui agire dipende il PIL del Paese, quelli dalle cui tasche vengono gli stipendi dei posapiano dell'amministrazione pubblica, quelli in nome dei quali si proclamano le lauree e si depositano le sentenze.
C'era, insomma, quell'unica Italia, la sola in nome della quale si possa dire o sperare qualcosa per il futuro dei nostri figli e di noi stessi.
Il Paese è spaccato in due?
Bene, può darsi. Ma l'Italia è da una parte sola. Dall'altra ci sono solo gli scalcinati citrulli dei grullai sociali, i delinquenti, gli scompagnati arrivisti della politica "storica", ed i mafiosi o massonici cordaioli dei pubblici Consigli, i tossicomani ed i reietti.
Tutti insieme, appassionatamente.
Weyl is offline  
Vecchio 10-12-2006, 10.03.31   #12
Patri15
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Riferimento: Nessuno sa dare voce al malcontento

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Originalmente inviato da Weyl
Esiste una sola italia, non due e non di più.
E' l'Italia degli uomini con la schiena curva per la fatica, l'Italia di quelli che si fanno venire il mal di testa, l'Italia che sa mostrare una volontà che neppure i giapponesi saprebbero emulare.
Questa è l'Italia che è scesa in piazza il 2 dicembre: gente che mai si sarebbe sognata di farlo ed il cui malcontento significa aver messo tarli nelle mura maestre di questo edificio composito e sghembo.
L'incredibile massimalismo dell'informazione non ha saputo porre nel dovuto risalto il valore delle genti che si sono coinvolte nella manifestazione di piazza, nè di comprenderne il murmure sommesso, ma inquietante, simile a quello degli argini che cedono quando la piena arriva.
Gli strepitii scimmieschi dei vari "girotondi" sono lo zufolio lontano dello scemo del villaggio.

Questa volta, in piazza, c'era la gente "vera", i cittadini "reali", quelli dal cui agire dipende il PIL del Paese, quelli dalle cui tasche vengono gli stipendi dei posapiano dell'amministrazione pubblica, quelli in nome dei quali si proclamano le lauree e si depositano le sentenze.
C'era, insomma, quell'unica Italia, la sola in nome della quale si possa dire o sperare qualcosa per il futuro dei nostri figli e di noi stessi.
Il Paese è spaccato in due?
Bene, può darsi. Ma l'Italia è da una parte sola. Dall'altra ci sono solo gli scalcinati citrulli dei grullai sociali, i delinquenti, gli scompagnati arrivisti della politica "storica", ed i mafiosi o massonici cordaioli dei pubblici Consigli, i tossicomani ed i reietti.
Tutti insieme, appassionatamente.

Hai dimenticato gli Arcigay

Weyl, tu sei un incantantore e di questo credo che nessuno qui su questo forum possa avere dubbi.

Giochi con le parole con una abilità straordinaria, al punto da far diventare poesia una prosa con un contenuto poco credibile.

Eppure le tue parole lasciano un'eco dolce, non suscitano rabbia, la rabbia del non-consenziente, del grullaio.

In definitiva non sarebbe difficile definire noi poveri Italiani, tutti grullai
a prescindere dalla destra o dalla sinistra.

Per associazione fonetica, mi viene in mente Felix KRULL, dove Mann all'inizio schernisce la falsa liberalità della famiglia Krull: il tintinnio assurdo sulla porta di casa ripete meccanicamente "Godetevi la vita" di Strauss, nel momento stesso in cui la casa è sepolta dalle rovine.
Quando i creditori spogliano la casa, il suo padrone crolla come un fantoccio di paglia.

Il racconto non finito, ci ricorda anche che, quale che sia l'eleganza esteriore, una società è doppiamente nuda: a letto e nella tomba.

Ciao!!!
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Vecchio 10-12-2006, 12.34.38   #13
angelot
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Riferimento: Nessuno sa dare voce al malcontento

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Originalmente inviato da Weyl
...Questa volta, in piazza, c'era la gente "vera", i cittadini "reali", quelli dal cui agire dipende il PIL del Paese, quelli dalle cui tasche vengono gli stipendi dei posapiano dell'amministrazione pubblica, quelli in nome dei quali si proclamano le lauree e si depositano le sentenze.
C'era, insomma, quell'unica Italia, la sola in nome della quale si possa dire o sperare qualcosa per il futuro dei nostri figli e di noi stessi.
Il Paese è spaccato in due?
Bene, può darsi. Ma l'Italia è da una parte sola. Dall'altra ci sono solo gli scalcinati citrulli dei grullai sociali, i delinquenti, gli scompagnati arrivisti della politica "storica", ed i mafiosi o massonici cordaioli dei pubblici Consigli, i tossicomani ed i reietti.
Tutti insieme, appassionatamente.

Incredibile che al giorno d'oggi esista ancora gente che pensa "dalla mia parte tutti i furbi, dall'altra parte tutti gli idioti"! spero almeno che tu ti renda conto che altre persone potrebbero vedere in maniera diametralmente opposta le due parti che hai stigmatizzato.

Ultima modifica di angelot : 10-12-2006 alle ore 20.05.28.
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Vecchio 10-12-2006, 20.40.30   #14
odos
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Riferimento: La grande manifestazione della DX

La manifestazione della scorsa settimana, ha confermato una cosa: la destrezza del cavaliere nel comprendere l’antropologia italiana e le sue abilità personali ed economiche a creare un evento mediatico.

E’ molto più che un luogo comune l’ idiosincrasia italiana nei confronti delle tasse. Non importa se l’acqua minerale è tassata di un centesimo per fini umanitari, sempre tassa è. E allora chi scende in piazza? Semplicemente tutti.
Se poi si aggiungono pullman di andata e ritorno e banchetti pagati da Forza Italia, il numero dei protestanti aumenta. Se a ciò si associano anche bandiere distribuite e bandiere sequestrate (quelle nere con la croce celtica) e clima da tifo calcistico, evocato dalla spiazzante semplicità di affermazioni quali “La sinistra è l’ Italia dell’odio, noi l’Italia dell’Amore” (pare che le frange fasciste abbiano accolto il messaggio col saluto romano), si ottiene proprio un bell’evento, con tanta passione, tanta gente e tanti colori. Su questa immagine ben cesellata fa perno Weyl.

Purtroppo dietro lo stile accattivante di Weyl si nasconde un contenuto grottesco e offensivo. Ho fatto sapere a mia madre, a mio padre, a mio nonno partigiano, e ai miei amici lavoratori dipendenti operai (non notai, avvocati o strizzatori di cervelli vari) che loro sono cittadini non reali, gente che non produce ricchezza ma anzi senza saperlo appartengono alla categoria degli “[..] scalcinati citrulli dei grullai sociali, […] delinquenti, […] scompagnati arrivisti della politica "storica", ed […] mafiosi o massonici cordaioli dei pubblici Consigli, […] tossicomani ed […] reietti”. Essi hanno espresso riconoscenza per l’importante ragguaglio, e ringraziato per la nuova consapevolezza appena acquisita.

Perché poi il monopolio dell’Italia che lavora debba appartenere a quei 2 milioni di gente scesa in piazza (magari molti erano a Roma solo per visitare i musei [disse Berlusconi contro corteo sindacale contro riforma delle pensioni 1994]) e non, come disse ancora Berlusconi in occasione della dimostrazione contro la sua finanziaria nel 15 ottobre del 94 “[…] a quei 20 milioni di lavoratori rimasti a casa”, rimane un mistero. Il mistero si infittisce se si chiedono le ragioni dell’accostamento delle espressioni “lavoratori autonomi/imprenditori” e “Italia che produce”. Non è chiaro ad esempio né cosa ne sarebbe dell’imprenditore senza lavoratori, né se il benevolente imprenditore pensa prima a dare lavoro al popolo, o pensa innanzitutto al profitto personale (ma l’antropologia liberista non prevede individui egoisti e massimizzatori di utilità? Cos’è questo elogio improvviso di chi ha un’impresa?).

E allora l’immagine idilliaca e ribelle della manifestazione si ridimensiona leggermente. Andando alla ricerca del “corpo sociale che vive e produce, lavora, crea ricchezza”, ma soprattutto che “propugna valori” non incontro, è vero, bandiere statunitensi bruciate, ma bandiere italiane con le quali qualcuno con un fazzoletto verde che salì su quel palco, cito, “si pulirebbe il culo”. Tra le altre bandiere non bruciate, trovo quelle a stento nascoste che fanno rivoltare nella tomba i milioni di morti nei lager nazisti e che, ancor peggio, tormentano quelli che a quell’evento sopravvissero. I facili paragoni muoiono istantaneamente quando si pensa al fatto che anche nei più beceri dei “grullai sociali” nessun inno a nessun genocida ha mai trovato il benché minimo spazio.

Ma è l’amore di questa Italia vera che è scesa in piazza, a fare da padrona. Lo testimoniano questi simboli e striscioni per nulla pieni di odio, e pieni di sane proposte costruttive: una bara con la faccia di Prodi, un water con la faccia di Prodi, “Prodi infame aspettati le lame”, “Prodi boia, Luxuria è la tua troia”, “Governo di trans e troie, luxuria attento arrivano le cesoie” oltre alle citate bandiere della Decima Mas, e croci celtiche vicino alle bandiere di Israele. Mi scuso per il linguaggio colorito, ma non è il mio.

Beh, allora Weyl, vediamo di non prenderci in giro. Sai meglio di me chi è la gente che è scesa in piazza. Se vuoi una mano, ti aiuto io: non guardare la piazza, vai a prendere i sondaggi nazionali e lì troverai le prove che ti servono per dimostrare che, in modo enormemente ridimensionato, hai ragione tu.

Mach’s gut!
odos is offline  
Vecchio 11-12-2006, 15.01.32   #15
Weyl
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Riferimento: La grande manifestazione della DX

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Originalmente inviato da odos

E’ molto più che un luogo comune l’ idiosincrasia italiana nei confronti delle tasse. Non importa se l’acqua minerale è tassata di un centesimo per fini umanitari, sempre tassa è. E allora chi scende in piazza? Semplicemente tutti.

Purtroppo dietro lo stile accattivante di Weyl si nasconde un contenuto grottesco e offensivo. Ho fatto sapere a mia madre, a mio padre, a mio nonno partigiano, e ai miei amici lavoratori dipendenti operai (non notai, avvocati o strizzatori di cervelli vari) che loro sono cittadini non reali, gente che non produce ricchezza ma anzi senza saperlo appartengono alla categoria degli “[..] scalcinati citrulli dei grullai sociali, […] delinquenti, […] scompagnati arrivisti della politica "storica", ed […] mafiosi o massonici cordaioli dei pubblici Consigli, […] tossicomani ed […] reietti”. Essi hanno espresso riconoscenza per l’importante ragguaglio, e ringraziato per la nuova consapevolezza appena acquisita.

Perché poi il monopolio dell’Italia che lavora debba appartenere a quei 2 milioni di gente scesa in piazza (magari molti erano a Roma solo per visitare i musei [disse Berlusconi contro corteo sindacale contro riforma delle pensioni 1994]) e non, come disse ancora Berlusconi in occasione della dimostrazione contro la sua finanziaria nel 15 ottobre del 94 “[…] a quei 20 milioni di lavoratori rimasti a casa”, rimane un mistero. Il mistero si infittisce se si chiedono le ragioni dell’accostamento delle espressioni “lavoratori autonomi/imprenditori” e “Italia che produce”. Non è chiaro ad esempio né cosa ne sarebbe dell’imprenditore senza lavoratori, né se il benevolente imprenditore pensa prima a dare lavoro al popolo, o pensa innanzitutto al profitto personale (ma l’antropologia liberista non prevede individui egoisti e massimizzatori di utilità? Cos’è questo elogio improvviso di chi ha un’impresa?).

E allora l’immagine idilliaca e ribelle della manifestazione si ridimensiona leggermente. Andando alla ricerca del “corpo sociale che vive e produce, lavora, crea ricchezza”, ma soprattutto che “propugna valori” non incontro, è vero, bandiere statunitensi bruciate, ma bandiere italiane con le quali qualcuno con un fazzoletto verde che salì su quel palco, cito, “si pulirebbe il culo”. Tra le altre bandiere non bruciate, trovo quelle a stento nascoste che fanno rivoltare nella tomba i milioni di morti nei lager nazisti e che, ancor peggio, tormentano quelli che a quell’evento sopravvissero. I facili paragoni muoiono istantaneamente quando si pensa al fatto che anche nei più beceri dei “grullai sociali” nessun inno a nessun genocida ha mai trovato il benché minimo spazio.


Beh, allora Weyl, vediamo di non prenderci in giro. Sai meglio di me chi è la gente che è scesa in piazza. Se vuoi una mano, ti aiuto io: non guardare la piazza, vai a prendere i sondaggi nazionali e lì troverai le prove che ti servono per dimostrare che, in modo enormemente ridimensionato, hai ragione tu.

Mach’s gut!

Forse i toni che ho usato hanno "colorito" troppo il senso di alcuni contenuti che volevo esprimere.
In quella piazza non c'erano solo lavoratori autonomi ed imprenditori, professionisti e liberi pensatori: credo vi fossero un buon numero di italiani che lavorano in contesti diversi, pubblico impiego compreso.
Ma l'"unicità" dell'Italia scesa in piazza deriva semplicemente dal fatto che essa è rappresentativa del Paese reale, ossia delle sue travature di ferro, di quelle inapparenti fondamenta che, di regola, nessuno considera, perchè le dà per scontate.
A me questa manifestazione fa venire in mente la famosa "marcia dei 40000" del 1980 a Torino.
E non capisco quali bandiere fossero "nascoste", quali emblemi e quali massime dovrebbero far rivoltare nella tomba gli ex deportati nei campi di sterminio.
Nè mi pare razionale addebitare ad una generica "protesta contro le tasse" la marea di partecipazione e di rabbia che sta scuotendo le radici produttive e culturali (antropologicamente culturali) del Paese.


Credo che sia in corso un processo di "rigetto" di portata storica da parte della società civile: un "graft versus host" che sta sviluppando nel corpo sociale dei sani e solidi, robusti anticorpi.
Chi è sempre stato mansueto, silenzioso e operoso, ora pare rabbiosamente sollevare la testa: è questo il Paese reale, quello di cui non si accorge quasi mai nessuno, quello che conta assai più in termini di rilievo sociale, intellettuale e produttivo, di quanto non conti in espressione di consenso o dissenso.
E penso che, di ciò, neppure gli esponenti dell'opposizione si rendano ben conto.
Difficile dare una lettura di questo stato d'animo: personalmente lo trovo un fatto "nuovo" nel panorama ideoculturale dell'Italia.
Quanto meno, personalmente non avevo ancora assistito a nulla di simile.

Non credo che siano in gioco questioni ideologiche, ma neppure banalmente "opportunismi sociali", quali i media (drammaticamente lontani dalla società) tendono sbrigativamente a descrivere.
E' in atto, credo, e ripeto, un "moto di rigetto" perchè, forse, questa maggioranza è portatrice di valori che appartengono, irrimediabilmente, ad un passato consunto e perchè, dietro tali valori, si intravvede oggi, con troppa chiarezza, la semplice ipocrita e parassitaria strategia di controllo politico del corpo sociale: attraverso l'economia e le normative, la burocrazia ed il sistema fiscale.

La rabbia di chi, da sempre, "fa sul serio" nella vita, dovrebbe preoccupare un po' di più gli ammuffiti esponenti della maggioranza.
Senza le scorte robuste delle forze dell'ordine Prodi, ieri, avrebbe rischiato il linciaggio.
Ed era andato al Motorshow di Bologna, non ad una commemorazione di postrepubblichini a Predappio.
Sbagli, caro odos, nello squalificare gli italiani giunti a Roma nove giorni fa: non si tratta di un popolo in attesa di "legittimazione", ma, al contrario, proprio di quel popolo che concretamente legittima o delegittima la politica e le idee.
E che va molto al di là di quel 57-58% di cui lo accreditano i sondaggi.
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Vecchio 11-12-2006, 17.00.11   #16
bomber
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Riferimento: La grande manifestazione della DX

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Originalmente inviato da Weyl
Forse i toni che ho usato hanno "colorito" troppo il senso di alcuni contenuti che volevo esprimere.
In quella piazza non c'erano solo lavoratori autonomi ed imprenditori, professionisti e liberi pensatori: credo vi fossero un buon numero di italiani che lavorano in contesti diversi, pubblico impiego compreso.
Ma l'"unicità" dell'Italia scesa in piazza deriva semplicemente dal fatto che essa è rappresentativa del Paese reale, ossia delle sue travature di ferro, di quelle inapparenti fondamenta che, di regola, nessuno considera, perchè le dà per scontate.
A me questa manifestazione fa venire in mente la famosa "marcia dei 40000" del 1980 a Torino.
E non capisco quali bandiere fossero "nascoste", quali emblemi e quali massime dovrebbero far rivoltare nella tomba gli ex deportati nei campi di sterminio.
Nè mi pare razionale addebitare ad una generica "protesta contro le tasse" la marea di partecipazione e di rabbia che sta scuotendo le radici produttive e culturali (antropologicamente culturali) del Paese.


Credo che sia in corso un processo di "rigetto" di portata storica da parte della società civile: un "graft versus host" che sta sviluppando nel corpo sociale dei sani e solidi, robusti anticorpi.
Chi è sempre stato mansueto, silenzioso e operoso, ora pare rabbiosamente sollevare la testa: è questo il Paese reale, quello di cui non si accorge quasi mai nessuno, quello che conta assai più in termini di rilievo sociale, intellettuale e produttivo, di quanto non conti in espressione di consenso o dissenso.
E penso che, di ciò, neppure gli esponenti dell'opposizione si rendano ben conto.
Difficile dare una lettura di questo stato d'animo: personalmente lo trovo un fatto "nuovo" nel panorama ideoculturale dell'Italia.
Quanto meno, personalmente non avevo ancora assistito a nulla di simile.

Non credo che siano in gioco questioni ideologiche, ma neppure banalmente "opportunismi sociali", quali i media (drammaticamente lontani dalla società) tendono sbrigativamente a descrivere.
E' in atto, credo, e ripeto, un "moto di rigetto" perchè, forse, questa maggioranza è portatrice di valori che appartengono, irrimediabilmente, ad un passato consunto e perchè, dietro tali valori, si intravvede oggi, con troppa chiarezza, la semplice ipocrita e parassitaria strategia di controllo politico del corpo sociale: attraverso l'economia e le normative, la burocrazia ed il sistema fiscale.

La rabbia di chi, da sempre, "fa sul serio" nella vita, dovrebbe preoccupare un po' di più gli ammuffiti esponenti della maggioranza.
Senza le scorte robuste delle forze dell'ordine Prodi, ieri, avrebbe rischiato il linciaggio.
Ed era andato al Motorshow di Bologna, non ad una commemorazione di postrepubblichini a Predappio.
Sbagli, caro odos, nello squalificare gli italiani giunti a Roma nove giorni fa: non si tratta di un popolo in attesa di "legittimazione", ma, al contrario, proprio di quel popolo che concretamente legittima o delegittima la politica e le idee.
E che va molto al di là di quel 57-58% di cui lo accreditano i sondaggi.




Ale il lincaggio ... adirittura... ... allora silvio nei momenti buii cosa avrebbe rischiato ...
l'altro giorno cera anche un gruppo di miei amici al motor show e hanno detto che quel gruppetto di contestatori era li in attesa da qualche ora che arrivasse prodi perche passando li avevano notati fermi nello stesso posto piu di una volta e quando è arrivato prodi erano ancora li e appena arrivato hanno iniziato a fare la loro parte a fischi e offfesse ... e in tal senso si sono uniti altre persone ma ben lontani da atti di violenza almeno dalle storie dei miei amici ... io non cero per cui dalle poce immagini cheho visto non so dire....

ma mi smebra che il motore che sta contensando sia ampio ma non per nulla inferiore a quello che contesto il governo Berlusconi a suo tempo .. forse queste conteestazioni all'epoca non interessavano tanto il motore mediatico ... chissa come mai ....
Cmq non ho studiato la Finanziaria così come mi sono sempre poco interessate le altre anche questa mi interessa poco ,...leggendola cosi di sfuggita non ci ho trovato molto di strano ... certo che mi sto incurisendo e quasi quasi me la leggo a modo ... anche se ,,,

Cmq sto notando come in italia non funziona l'opposizione, sia ora che prima nostante le finanziarie erano sempre contestate i suggerimenti reali sono sempre stati poco utili o inesistenti ... insomma quando mi sono guardato il discorso di silvio alla manifestazione non ho letto nelle sue parole un solo suggerimento ma solo propaganda ....
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Vecchio 11-12-2006, 20.33.49   #17
Spaceboy
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Bè davvero surreale e divertente lo slogan scelto dalla destra "CONTRO IL REGIME PER LA LIBERTA'", scandito sul palco da esponenti della destra più reazionaria e razzista, Romagnoli e Mussolini in testa....

...per qualche voto in più come si calano le brache e ci si tappa il naso....

...che pena....
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Vecchio 11-12-2006, 23.03.35   #18
bomber
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Originalmente inviato da Spaceboy
Bè davvero surreale e divertente lo slogan scelto dalla destra "CONTRO IL REGIME PER LA LIBERTA'", scandito sul palco da esponenti della destra più reazionaria e razzista, Romagnoli e Mussolini in testa....

...per qualche voto in più come si calano le brache e ci si tappa il naso....

...che pena....



ma poi che regime ???
dove lo vedono ??
§insomma hanno appena finito di governare e vuoi che non abbiano messo delle figure chiave del loro partito ??
e poi come ci potrebbe essere un regime con cosi pocha differenza di voti ??
insomma alla fine è tutta propaganda
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Vecchio 11-12-2006, 23.11.04   #19
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Originalmente inviato da Spaceboy
Bè davvero surreale e divertente lo slogan scelto dalla destra "CONTRO IL REGIME PER LA LIBERTA'", scandito sul palco da esponenti della destra più reazionaria e razzista, Romagnoli e Mussolini in testa....

...per qualche voto in più come si calano le brache e ci si tappa il naso....

...che pena....

Sir Francis Bacon sosteneva che "due atteggiamenti minano il progresso di emancipazione dell'umanità dalla sua natura animale: l'amore del nuovo perchè è nuovo, e l'amore del vecchio perchè è vecchio".

In fin dei conti, aver fermato l'orologio del Mondo al 25 aprile 1945, consente almeno di essere in orario una volta per ogni universo, caro space.
Ogni 25 aprile 1945 di qui all'eternità, ti troverai felicemente puntuale con la Storia!
La fedeltà gesuitica all'idea, oltre che un cospicuo risparmio di neuroni, permette invece di superarla negli effetti: essere coerenti una volta nella Storia è assai di più che non poterlo essere mai.

Constato che i Boxer sono numerosi ("I will work harder!" diceva Boxer in Animal Farm, ad ogni nuova luminosa decisione dei maiali) in questo consesso dialettico.
Ma le mie provocazioni si fermano qua: usar la testa per separare le orecchie oppure per pensare, è la distanza tra il "buono" e l'"ottimo".
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Vecchio 12-12-2006, 14.31.04   #20
Patri15
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Sir Francis Bacon sosteneva che "due atteggiamenti minano il progresso di emancipazione dell'umanità dalla sua natura animale: l'amore del nuovo perchè è nuovo, e l'amore del vecchio perchè è vecchio".

In fin dei conti, aver fermato l'orologio del Mondo al 25 aprile 1945, consente almeno di essere in orario una volta per ogni universo, caro space.
Ogni 25 aprile 1945 di qui all'eternità, ti troverai felicemente puntuale con la Storia!
La fedeltà gesuitica all'idea, oltre che un cospicuo risparmio di neuroni, permette invece di superarla negli effetti: essere coerenti una volta nella Storia è assai di più che non poterlo essere mai.

Constato che i Boxer sono numerosi ("I will work harder!" diceva Boxer in Animal Farm, ad ogni nuova luminosa decisione dei maiali) in questo consesso dialettico.
Ma le mie provocazioni si fermano qua: usar la testa per separare le orecchie oppure per pensare, è la distanza tra il "buono" e l'"ottimo".

Purtroppo le mie orecchie stanno ai lati della mia testa e, mio malgrado ,
ricorro ad un commento scritto su Le Temps

"Prodi paga il conto a Berlusconi.

Fischiato e contestato nel suo feudo di Bologna, Romano Prodi attraversa un momento molto difficile. Oggi il governo chiederà per la nona volta il voto di fiducia per far passare la finanziaria al senato. Da quando la legge di bilancio è stata presentata, la popolarità di Prodi è diminuita di 20 punti. Agli occhi degli italiani il Professore ha perso il suo carattere bonario per trasformarsi nel paladino di un'austerità incompresa.
Questa pericolosa impopolarità è forse il risultato di una comunicazione lacunosa all'interno della frammentata coalizione di centrosinistra. Ma soprattutto è il prezzo dell'enorme frattura lasciata dal governo Berlusconi, che per anni ha protetto i privilegi di alcune categorie della società italiana."

Le Temps, Svizzera [in francese]
http://www.letemps.ch:80/template/pr...article=195965

Il mio non è un elogio al nuovo governo: purtroppo già l'indulto è stata una pecca vergognosa: ha il solo merito di aver sostituito dei pagliacci. Almeno per ora ...
Patri15 is offline  

 



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