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 Esperienze di Vita - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 14-01-2007, 00.04.12   #1
VanLag
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Un'esperienza genuina

Ho letto più volte l'esperienza di Emanuela, "La notte che ho scoperto di non avere età" a questo indirizzo: https://www.riflessioni.it/esperienze/notte.htm ed ogni volta che la leggo la trovo genuina. Da un parte accosto quanto scrive a quanto Raymond A. Moody jr. descriveva nel suo celebre libro “La vita oltre la vita” nel quale erano narrate delle esperienze di persone che avevano attraversato uno stato di morte clinica e si erano poi risvegliate.
Dall’altra parte la accosto ai racconti di Ramana Maharishi e di U.G. krishnamurti sulle loro esperienze di “morte” pensando che Manuela ha attraversato quella che U.G. chiama la calamity. Per questo conclude il suo racconto dicendo: - Ho cercato in tutte le direzioni per capire cosa mi è accaduto
Ed in effetti difficilmente poteva trovare dei riscontri a quella domanda perché, sempre seguendo U.G, quando accade quell’evento la persona tocca la vita in un punto nel quale nessun altro la aveva toccata prima. In altre parole non poteva avere riscontro perché quanto ha attraversato l’autrice non appartiene alle esperienze umane.

Ci sono tuttavia altri indicatori che mi permettono di riconoscere quell’esperienza come genuina. Emanuela, cioè l’autrice del brano in due punti parla di compassione, la prima volta verso i nostri attaccamenti:

Ho guardato i nostri attaccamenti materialistici: la casa nuova, l’automobile, gli oggetti preziosi, i nostro obiettivi e ho sentito una grande pena e senso di compassione e mi sono resa conto di quanto siamo stupidi ad affannarsi per tutto ciò, perché il vero senso della vita era la pura Esistenza che stavo vivendo.

e la seconda volta una compassione verso le persone che fino al giorno prima odiava perché le facevano del male:

Allora mi sono chiesta cosa poteva essermi accaduto e ho provato a pensare alle persone che fino al giorno primo odiavo perché mi facevano del male. Ho sentito nei loro confronti una compassione immensa ed ho detto “bisogna che gli aiuti, stasera andrò a trovarli”.

Come sappiamo dalle letture, (per chi le ha lette), la compassione di buddistica memoria, ricorre normalmente nei sapienti. Dagli occhi di Ramana che Osborne ci dice “brillavano di compassione” alle parole di Friedman su Nisargadatta….. “siete pieno di compassione e prodigi accadono accanto a voi”….. fino alla compassione di U.G. che forse è più difficile da scorgere ma assicuro che c’è, senza dimenticare ovviamente la compassione del Budda.

Bene …… l’autrice è pervenuta a questa dimensione e l’ultimo indicatore che me lo fa pensare, (oltre tutto il suo racconto), sono le parole che precedono la sua esperienza: “non mi interessava più di vivere perché avevo già realizzato tutto e non sapevo più cosa cercare” e cioè in quello stato d’animo particolare di distacco e di compimento che è una delle conditio sine qua l’impossibile si manifesti.

Concludo l'intervento con un breve stralcio estratto dai dialoghi in Amsterdam di U.G. perché mi sembra centrato sull’argomento e suggerisco di leggere l’interessante brano di Emanuela.

Domanda: Non so se quello che mi è successo un giorno apparteneva alla sfera di queste esperienze, non mi interessa. Ma ero realmente spaventato dalla morte e non riuscivo più a respirare. Come sentii questa sensazione in me credetti di morire.

U.G.: Questa tua paura ha prevenuto la possibilità che il tuo corpo passasse attraverso il processo della morte fisica. Il corpo deve passare attraverso questo processo perché ogni pensiero, ogni esperienza, ogni sentimento che sono parte del tuo essere devono andarsene.

Non puoi tornare ad essere te stesso finché la totalità delle esperienze umane non è completamente espulsa, se posso usare questa parola, dal tuo sistema. Non è qualcosa che tu puoi fare, o fare succedere, con uno sforzo volitivo. Quando è il momento succede, anche se tu non l'hai voluta.
Tu non cercherai mai la fine di te stesso come ti conosci e ti sperimenti. Qualche volta succede. La paura che tu muoia, che finisca ciò che tu conosci e sperimenti come te stesso, previene la possibilità che le cose nella loro globalità vengano spazzate via. Se tu fossi stato abbastanza fortunato ciò sarebbe successo, e tutto avrebbe ripreso il suo ritmo naturale che è discontinuo e scollegato.
Vedi, quello è il modo in cui il pensiero funziona. Non c'è continuità del pensiero. Il solo modo con il quale esso può mantenere la sua continuità è attraverso la richiesta di esperienza, esso vuole che le stesse cose si ripetano all'infinito.
Tutto quello che c'è e che forma il tuo io, è la conoscenza di te stesso e del mondo attorno a te. Il mondo attorno a te non è diverso dal mondo che tu hai creato per te stesso all'interno di te. Quello che ti spaventa (non te ma il movimento del pensiero) è che quella continuità termini.



Ultima modifica di VanLag : 14-01-2007 alle ore 00.41.02.
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Vecchio 21-01-2007, 17.48.25   #2
VanLag
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Riferimento: Un'esperienza genuina

Dal libro “La vita oltre la vita” di Raymond A. Moody jr.

Una delle tante testimonianze presa a caso.

Mentre combattevo nel Vietnam venni ferito e “morii” in seguito alle ferite; eppure sapevo benissimo mentre “morivo”, che cosa mi stava accadendo. Ero stato colpito sei volte da un fucile mitragliatore e non provavo alcuno sconvolgimento. Al contrario mi sentii mentalmente sollevato quando venni ferito. Ero perfettamente a mio agio e non c’era nulla di spaventoso. Al momento della ferita la mia vita divenne come un film che mi passava davanti, e sembrava potessi tornare al tempo della rima infanzia. Potevo ricordare tutto, tutto era vivido: mi passava davanti dai primi ricordi infantili fino al momento presente, e tutto in breve tempo. E non era affatto sgradevole; guardavo tutto senza rimpianti e senza rimorsi.

Pur in un breve trafiletto ci sono almeno due punti di contatto col racconto dell’autrice del brano citato sopra.
Il ritorno all’infanzia e la gradevolezza dell’esperienza che senza enfatizzare esageratamente in questo caso è descritta con queste parole: - ….mi sentii mentalmente sollevato quando venni ferito. Ero perfettamente a mio agio….


Ultima modifica di VanLag : 21-01-2007 alle ore 18.06.26.
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Vecchio 22-01-2007, 09.59.38   #3
Yam
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Originalmente inviato da VanLag

Ho guardato i nostri attaccamenti materialistici: la casa nuova, l’automobile, gli oggetti preziosi, i nostro obiettivi e ho sentito una grande pena e senso di compassione e mi sono resa conto di quanto siamo stupidi ad affannarsi per tutto ciò, perché il vero senso della vita era la pura Esistenza che stavo vivendo.


VanLag, ti stai scuotendo le ali?

In quelle parole c'e' tutta l'essenza della pratica spirituale.

edit: e nell'intervento successivo c'e' descritto il modo di procedere. Li e' descritto perfettamente cio' che accade nel momento della morte fisica o mistica (o Illuminazione) . La pratica spirituale autentica lavora esattamente in quel modo. Attraverso il Silenzio (o Vuoto) ci si fissa sulla pura Testimonianza (Io sono, Hua Tou nel Chan, Saksin nelle Upanishad, Rigpa o Chiara Luce Figlia nello Dzogh Chen, ecc.) perche' alla morte c'e' quella vivida presenza...che non muore. . Cio' che emerge dal Vuoto e' l'Energia che ha alcune qualita' (Ananda, Karuna, Amore...di solito si avvicinano come definizioni delle sue qualita').

Non possiamo causare volontariamente la morte mistica ma possiamo agire in conformita' ad un qualche cosa che, ora abbiamo intuito.

Possiamo lasciar emergere quel Vuoto e quella pura Testimonianza da cui scaturisce la Compassione. Questa e' l'essenza del Mahayana, per esempio...ma non solo...e' una verita' Universale. Non possiamo, invece sperare nell'illuminazione....ma solo essere piu' uomini, piu' vicini all'essenza dell'UNO senza secondo e pronti ad incontrarlo.*

Se la meditazione e' corretta piano, piano vediamo noi stessi, come nelle belle parole postate da VanLag, a cui voglio esprimere tutta la mia stima per la profondita' di comprensione mostrata in questo 3d.


* lo svuotamento della coscienza deposito (Alaya Vijnana) o dell'Anima o chiamiamola come vogliamo, anche semplicemente memoria e' doloroso, perche' e' la personalita' che muore.
La personalita' e' un insieme di stimoli ad agire secondo il codice (software) contenuto in quella memoria. Quegli impulsi ad agire (Vasana o Samskara) vengono bruciati nella pratica Yogica o Spirituale attraverso la pura Testimonianza, lasciandoli cioe' cadere nel Vuoto.
L'Athanor dove avviene la "cottura" siamo noi stessi e il calore che cuoce e' la Consapevolezza di Se'....che non muore.
Possiamo cadere e rialzarci, prima di imparare a volare.
L'illuminazione quando verra' verra', nel frattempo qualcosa si puo' fare.

Ultima modifica di Yam : 22-01-2007 alle ore 12.29.51.
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Vecchio 23-01-2007, 11.32.09   #4
Yam
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Originalmente inviato da VanLag
Il ritorno all’infanzia e la gradevolezza dell’esperienza che senza enfatizzare esageratamente in questo caso è descritta con queste parole: - ….mi sentii mentalmente sollevato quando venni ferito. Ero perfettamente a mio agio….


Mi rendo conto che e' un po difficile approfondire certi argomenti, soprattutto se non c'e' un lavoro di profonda introspezione...
Possiamo essere colpiti da certi racconti e pensare che tutto accada cosi, all'improvviso e si passi da una condizione ad un'altra, un po' come svegliarsi all'improvviso da un sogno.
E' cosi, ma nello stesso tempo non e' cosi.
E' cosi nel momento dell'Illuminazione, ma bisogna distinguere tra il momento della morte fisica di un essere ordinario ed eventuali esperienze di trasformazione accadute in Vita, spontaneamente o "Coscientemente"...o N.D.E...perche' possono essere comunque, solo delle "esperienze", anche di non-dualita'....piu' o meno durature.

Cio' che muore e' la personalita' e questo accade anche quando andiamo a dormire e sprofondiamo nel sonno profondo. Nello Yoga, in un certo tipo di Yoga, sprofondiamo in quella dimensione...ma da svegli, oppure si possono avere esperienze (come quelle che sta indagando VanLag) senza aver praticato mai nulla.

Cio' che VanLag ha riportato, in realta', per la maggior parte delle persone, e' una esperienza che si presentera' solo al momento della morte fisica.

Tuttavia su qualcosa si puo' riflettere.
Premetto che ho una esperienza, ma non abbastanza profonda come quella degli insegnanti (per lo piu' tibetani) con i quali ho sempre lavorato, ma gia' abbastanza profonda da permettermi di comprendere alcuni insegnamenti, essenzialmente Tantrici, sulla Trasformazione. Potrei anche tentare una lettura dell'esperienza di Uppaluri Gopala Krishnamurti, ma preferisco non farlo....potrei dire delle cavolate.

C'e' una prima fase della Morte (primo stato intermedio o Bardo) ed e' descritta in entrambe le citazioni di VanLag. Questa corrisponde allo Yoga del Grande Vuoto e alla morte fisica nel momento in cui il respiro cessa e quindi scompaiono le fluttuazioni mentali (il pensiero).
In questo stato risplende la Chiara Luce della vera natura della Realta' (Tib. Chos Nyid' Od Gsal, Sanscr. Dharmata Prabhasvara) che e' anche conosciuta come il Corpo della Realta' o Dharmakaya...che non e' altro che lo stato di pura Consapevolezza presente per natura in tutti gli esseri. Purtroppo non e' l'Illuminazione...sarebbe troppo facile...se bastasse morire.....di morte naturale....

E' quella quindi solo una prima fase, sia nel progredire verso la meditazione profonda, sia nel momento della morte fisica, sia nelle esperienze di N.D.E.
In eventuali esperienze di Illuminazione accade qualcosa in piu'...ma non e' detto che sia l'ultimo giro di giostra...

La durata di questa fase dipende dalle condizioni del Corpo Sottile, dallo stato dei Canali (Nadi) e dal Karma.....che non esiste...li e solo li....se c'e' stata quella comprensione gia' qui in vita.

Mi fermo qui

Ultima modifica di Yam : 23-01-2007 alle ore 15.17.55.
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Vecchio 26-01-2007, 12.00.28   #5
Yam
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Originalmente inviato da Yam

E' quella quindi solo una prima fase, sia nel progredire verso la meditazione profonda, sia nel momento della morte fisica, sia nelle esperienze di N.D.E.
In eventuali esperienze di Illuminazione accade qualcosa in piu'...ma non e' detto che sia l'ultimo giro di giostra...


Precisazione

Perche' e' solo una prima fase?
Nel caso di NDE e' evidente, perche' se la morte fosse completa non si ritornerebbe in vita....oppure si torna completamente, o quasi, trasformati: e' il caso di esperienze di Illuminazione. Il libro tibetano dei morti e' molto preciso nell'indicare tre fasi.
Se ci sono ancora desideri, paure e altri condizionamenti non risolti, questi emergono nella seconda fase.
In realta' non e' necessario morire fisicamente o avere l'esperienza profonda dei maestri Tibetani, che vivono delle vere e proprie esperienze di NDE in meditazione, ma basta osservarsi nella vita, per capire cosa ancora in noi c'e' di irrisolto.
Se proprio si e' scettici basta andare in un luogo deserto e isolato, da soli e rimanere in silenzio, di proposito, senza fare nulla. Dopo pochissimo tempo siamo letteralmente assaliti dalla nostra stessa mente e o cerchiamo di riempire quell'orrenda sensazione di vuoto con delle attivita' o stiamo malissimo.
E' questo che facevano gli Yogin Tibetani, ritirandosi in remoti eremi di montagna con le opportune istruzioni.
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Vecchio 02-06-2008, 20.02.44   #6
Flow
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L'illuminazione quando verra' verra', nel frattempo qualcosa si puo' fare.

Ug diceva che lo stato naturale e' gia' completamente qui',
"non lo vedete perche" siete troppo impegnati a cercare qualcos'altro.."
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Vecchio 04-06-2008, 10.31.11   #7
Yam
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Originalmente inviato da Flow
Ug diceva che lo stato naturale e' gia' completamente qui',
"non lo vedete perche" siete troppo impegnati a cercare qualcos'altro.."

U.G. si limitava a testimoniare uno stato di totale presenza, accaduto in lui dopo la calamita'.
Nisargadatta, invece, parlava soprattutto nell'ultimo periodo, continuamente di come dallo stato primordiale di purezza assoluta (Parabrahman) accadesse la manifestazione dell'intera Realta'.
Quello Stato e' cio' che noi sperimentiamo inconsciamente ogni notte nel Sonno Profondo.
Penetrato da svegli e' l'Illuminazione.
Nel nostro caso possiamo osservare quanto siamo svegli nei sogni che facciamo di notte, se sono consapevoli, siamo svegli, altrimenti no.
I tre stati del Brahmanesimo (veglia, sonno con sogni e sonno profondo) corrispondono ai tre bardo del libro tibetano dei morti. Turiya e' il quarto stato.
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Vecchio 30-10-2009, 13.59.43   #8
giannad
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Sono arrivata a questo sito proprio per le stesse ragioni per cui Emanuela ha letto tanti libri e ha cercato ovunque: capire cosa è successo. La sua esperienza relativa al passaggio dello spirito dal corpo verso un’altra dimensione è molto simile alla mia.
E successo diversi anni fa, avevo sempre un nodo alla gola che mi impediva di piangere o di parlare per una grave ferita dentro di me, causata da una grande delusione per una violenza psicologica subita da una persona di cui io mi fidavo e a cui volevo bene.
Questo stato d’animo mi portava ad oscillare fra due situazioni opposte: da una parte l’autodistruzione, mi colpevolizzavo per ciò che era accaduto e desideravo tantissimo una punizione che mi liberasse da quella morsa. La sensazione opposta era un grande odio, un forte desiderio di sofferenza e di morte verso la persona che mi aveva fatto soffrire cosi tanto.
Ho trascorso tanto tempo a pensare intensamente e a provare il desiderio di distruggermi o di distruggere. Ma non riuscivo a concretizzare nessuna azione perché entrambe le direzioni erano bloccate da un’altra grande forza. Un punto centrale che mi costringeva a non prendere nessuna decisione. Io invocavo spesso la giustizia del cielo e della terra. Volevo o un conto da pagare o un conto da far pagare. Ho capito più avanti che quella forza più potente delle altre mi ha bloccato per farmi capire che potevano esserci altre soluzioni.
Casualmente incontrai una persona che non conoscevo e che dopo questo incontro non ho più visto, stavamo parlando di un prodotto finanziario. Sentivo una sensazione molto strana, mai provata , una forte tensione, sentivo un casco pesante intorno alla testa. Questa sensazione diventava sempre più forte come qualcosa che si avvicinava. Ad un certo punto gli occhi della persona che avevo davanti sono diventati identici a quelli della persona che mi aveva fatto del male, come se il suo spirito fosse entrato in quel corpo. Io lo riconobbi subito e le dissi: “Tu hai usato la violenza con me”, mi rispose. “ Ho sbagliato” io lo rimproverai con tono duro: “ Chi ha sbagliato chiede scusa” e lui con un’espressione commossa chiese: “ Io, posso scusarmi con te?” io risposi “ Si”. Quegli occhi che erano avvolti nelle tenebre si illuminarono e mi rispose: “ Sei una donna meravigliosa”. Quegli occhi sparirono e al loro posto ritornarono gli occhi di quella persona che parlava di finanziamenti e chi avevo davanti continuò ad essere quello che era come se non fosse successo niente, come non si fosse accorto di ciò che ci eravamo detti.
Io pensavo continuamente a questo episodio e un giorno mentre ero sdraiata sul letto, dopo pranzo per riposare un pochino , ho sentito come sono uscita dal corpo, ma non mi ha fatto nessun male anzi era piacevolissimo, non sentivo nessuna percezione del mio corpo e mi avvicinavo sempre di più a una luce intensa ma non abbagliante, come se fosse il cielo, ma non era il cielo, era una spazio infinito. Ricordo una bellissima sensazione di pace, di serenità, si stava cosi bene, in quella dimensione non avvertivo nessuna paura, nessuna preoccupazione: ero felice , una felicità bellissima, serena, una gioia indescrivibile.
Due lacrime scesero sulle guance dalla commozione e mi resi conto di essere sul letto, ritornata sulla terra, pensai a quella luce stupenda e dissi a voce alta “ Grazie”. Da quel giorno la mia vita cambiò. Poco alla volta sono riuscita a pareggiare i conti in sospeso e indurre a chiedere scusa a chi mi aveva ferito migliorando notevolmente i miei rapporti con gli altri: famigliari, amici, colleghi, e da allora iniziai a scoprire un altro sentimento, un’altra percezione a me sconosciuta: l’indifferenza. Una sorta di polo neutro che ho scoperto in me e che mi consente di non provare più dolore per azioni ingiuste. Ho scoperto di non provare il sentimento di odio, anzi per essere più precisi ad un certo punto si blocca e subentra l’indifferenza, e tutto questo è fantastico perché non si soffre e si prende il meglio della vita. Quella porzione di odio, rabbia o risentimento, iniziale, mi servono solo per capire che non è la direzione giusta, ho imparato a diventare il pilota della mia vita.
Io credo che questa esperienza singolare sia il risultato della ricerca della nostra mente in comunione con l’universo, per qualcosa di cui abbiamo enorme bisogno, per qualcosa che è indispensabile per proseguire il resto del percorso della nostra vita.
Il fatto straordinario e che la si vive concretamente, non è una visione , ne un sogno, è vera, reale.
Si fa molta fatica a raccontarla perché abbiamo paura di essere considerati pazzi, ma non è cosi, io ho capito che chi ci arriva è guidato invece, da una grande saggezza. Gianna
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Vecchio 23-02-2010, 22.03.47   #9
tulipano
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Ciao Gianna!!! E' interessantissimo quello che ti è accaduto, ma al contempo mi incute molta soggezione: come puoi provare una simile esperienza senza poi rimanere impaurita? Ed inoltre, come fai ad essere sicura che in tutto ciò non sia intervenuta la tua suggestione? Credimi, sono assai interessata a quello che hai scritto, cerco solo di provare a cogliere tutte le sfaccettature dell'argomento. Io sono una persona assai razionale, troppo, e sovente soffoco i miei istinti più profondi: avrei bisogno di aiuto per entrare in contatto con gli aspetti più "inquietanti" della mia individualità...! Un grande mega saluto da una nuova ospite del sito!
Tulipano
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Vecchio 04-03-2012, 21.19.53   #10
mioara_elena62
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Originalmente inviato da VanLag
Ho letto più volte l'esperienza di Emanuela, "La notte che ho scoperto di non avere età" a questo indirizzo: https://www.riflessioni.it/esperienze/notte.htm ed ogni volta che la leggo la trovo genuina. Da un parte accosto quanto scrive a quanto Raymond A. Moody jr. descriveva nel suo celebre libro “La vita oltre la vita” nel quale erano narrate delle esperienze di persone che avevano attraversato uno stato di morte clinica e si erano poi risvegliate.
Dall’altra parte la accosto ai racconti di Ramana Maharishi e di U.G. krishnamurti sulle loro esperienze di “morte” pensando che Manuela ha attraversato quella che U.G. chiama la calamity. Per questo conclude il suo racconto dicendo: - Ho cercato in tutte le direzioni per capire cosa mi è accaduto
Ed in effetti difficilmente poteva trovare dei riscontri a quella domanda perché, sempre seguendo U.G, quando accade quell’evento la persona tocca la vita in un punto nel quale nessun altro la aveva toccata prima. In altre parole non poteva avere riscontro perché quanto ha attraversato l’autrice non appartiene alle esperienze umane.

Ci sono tuttavia altri indicatori che mi permettono di riconoscere quell’esperienza come genuina. Emanuela, cioè l’autrice del brano in due punti parla di compassione, la prima volta verso i nostri attaccamenti:

Ho guardato i nostri attaccamenti materialistici: la casa nuova, l’automobile, gli oggetti preziosi, i nostro obiettivi e ho sentito una grande pena e senso di compassione e mi sono resa conto di quanto siamo stupidi ad affannarsi per tutto ciò, perché il vero senso della vita era la pura Esistenza che stavo vivendo.

e la seconda volta una compassione verso le persone che fino al giorno prima odiava perché le facevano del male:

Allora mi sono chiesta cosa poteva essermi accaduto e ho provato a pensare alle persone che fino al giorno primo odiavo perché mi facevano del male. Ho sentito nei loro confronti una compassione immensa ed ho detto “bisogna che gli aiuti, stasera andrò a trovarli”.

Come sappiamo dalle letture, (per chi le ha lette), la compassione di buddistica memoria, ricorre normalmente nei sapienti. Dagli occhi di Ramana che Osborne ci dice “brillavano di compassione” alle parole di Friedman su Nisargadatta….. “siete pieno di compassione e prodigi accadono accanto a voi”….. fino alla compassione di U.G. che forse è più difficile da scorgere ma assicuro che c’è, senza dimenticare ovviamente la compassione del Budda.

Bene …… l’autrice è pervenuta a questa dimensione e l’ultimo indicatore che me lo fa pensare, (oltre tutto il suo racconto), sono le parole che precedono la sua esperienza: “non mi interessava più di vivere perché avevo già realizzato tutto e non sapevo più cosa cercare” e cioè in quello stato d’animo particolare di distacco e di compimento che è una delle conditio sine qua l’impossibile si manifesti.

Concludo l'intervento con un breve stralcio estratto dai dialoghi in Amsterdam di U.G. perché mi sembra centrato sull’argomento e suggerisco di leggere l’interessante brano di Emanuela.

Domanda: Non so se quello che mi è successo un giorno apparteneva alla sfera di queste esperienze, non mi interessa. Ma ero realmente spaventato dalla morte e non riuscivo più a respirare. Come sentii questa sensazione in me credetti di morire.

U.G.: Questa tua paura ha prevenuto la possibilità che il tuo corpo passasse attraverso il processo della morte fisica. Il corpo deve passare attraverso questo processo perché ogni pensiero, ogni esperienza, ogni sentimento che sono parte del tuo essere devono andarsene.

Non puoi tornare ad essere te stesso finché la totalità delle esperienze umane non è completamente espulsa, se posso usare questa parola, dal tuo sistema. Non è qualcosa che tu puoi fare, o fare succedere, con uno sforzo volitivo. Quando è il momento succede, anche se tu non l'hai voluta.
Tu non cercherai mai la fine di te stesso come ti conosci e ti sperimenti. Qualche volta succede. La paura che tu muoia, che finisca ciò che tu conosci e sperimenti come te stesso, previene la possibilità che le cose nella loro globalità vengano spazzate via. Se tu fossi stato abbastanza fortunato ciò sarebbe successo, e tutto avrebbe ripreso il suo ritmo naturale che è discontinuo e scollegato.
Vedi, quello è il modo in cui il pensiero funziona. Non c'è continuità del pensiero. Il solo modo con il quale esso può mantenere la sua continuità è attraverso la richiesta di esperienza, esso vuole che le stesse cose si ripetano all'infinito.
Tutto quello che c'è e che forma il tuo io, è la conoscenza di te stesso e del mondo attorno a te. Il mondo attorno a te non è diverso dal mondo che tu hai creato per te stesso all'interno di te. Quello che ti spaventa (non te ma il movimento del pensiero) è che quella continuità termini.


Ciao! Queste esperienze non possono essere create, guidate...proprio perchè sono naturale, appartengono alla sfera non mentale. Arrivano come conseguenza di scelta d'amore...esperienze sensitive forti, che mettono in discussione l'ego(e qua, ci vuol corraggio) può portare ad un momento culmine che porta a vivere il distacco(un esperienza tremenda, senti il peso del proprio corpo, che non lo puoi più sostenere, ed un blocco mentale che blocca pure il corpo...e spaventarsi è naturale, perchè anche se vuoi pensare non ci riesci, e come la volontà sparissi). Questo stato influisce sulla mente, e vedendo il proprio ego, si può spaventarsi da sè stessi...di conseguenza dopo riesci a riconscere il proprio ego, anche negli altri e credo che sia questa la radice della compassione....vivendo ciò, arriva innaspettatamente anche il momento di sperimentare ciò che la vita è...quel stato che non è ne cosciente, ne incosciente...MA L'UNICA VIA è l'AMORE.
mioara_elena62 is offline  

 



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