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 Esperienze di Vita - Commenti sugli articoli della omonima rubrica presente su WWW.RIFLESSIONI.IT - Indice articoli rubrica
Vecchio 08-04-2010, 22.32.27   #1
Isolaevanescente
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la strada

In riferimento alla storia di Marinella, link https://www.riflessioni.it/esperienze...sona-nuova.htm


Buonasera, sono una nuova iscritta. Questo post lo scrivo a tutti Voi del forum perchè ho BISOGNO che qualcuno mi indichi la strada che mi conduca a capire una volta per tutte cosa c'è di sbagliato in me, e come devo fare a gestire meglio le mie energie interiori. Mi spiego meglio. Non ho avuto una vita facile, quando avevo 15 anni la mia vita è cambiata radicalmente per una serie di lutti. Ma non sono qui per conpiangermi, solo per spiegare. Il tempo è passato, io in quegli anni di dolore immenso mi sono occupata di me, di mio fratello, e delle nostre vite; ho continuato i miei studi, ho vissuto come potevo, con tutte le difficoltà e la pesantezza che avvertivo; è ovvio che la spenzieratezza non so più cosè da tanto, forse troppo tempo. Dopo aver completato il mio percorso di studio, con grandi soddisfazioni, da 2 anni faccio il lavoro che ho sempre voluto fare, e da 3 anni sto con una persona che mi ha riempito il cuore di gioia fin dal primo incontro. Ma, purtroppo c'è un ma, sento dentro di me, e me lo confermano i fatti che mi accadono ogni giorno e le situazioni assurde in cui riesco spesso a cacciarmi, sento che le mie energie sono come implose dentro di me. E' ovvio che io non ho avuto le stesse esperienze di vita dei miei coetanei, costretta a crescere in fretta rimboccandomi le maniche, ho visto la parte più buia e triste della vita, scoprendo il tormento delle malattie e la disperazione della morte e mi sono ritrovata a 29 anni, cosa che mi spaventa più di tutto, a vivere una sorta di "stato animale". Cioè io stessa, nei miei momenti di solitudine contemplativa e di riflessione profonda, quando mi estraneo dal mondo per non impazzire e mi concentro su di me, mi accorgo di essere vittima completa delle mie pulsioni, dei miei istinti, della rabbia, del dolore che mi ha reso troppo sensibile, e dell'eccessiva sensibilità che mi rende aggressiva, dell'invidia nei confronti di persone che non hanno avuto i miei problemi, che hanno una vita comoda, facile, piacevole pur non meritandolo, nutro sentimenti di gelosia esagerata e possessività nelle relazioni umane. Mi rendo conto io stessa che ho dei disordini nella sfera affettiva, vivendo con l'ansia costante dell'abbandono qualsiasi relazione, non necessariamnete d'amore.
Vi assicuro che mi riesce molto difficile qui adesso scrivervi queste cose, è la prima volta che scrivo in un forum, ma questo sito mi piace e non credo nelle coincidenze, quindi so bene di non essere qui per caso. Allora tanto vale giocarmela tutta, descrivervi, provare a descrivervi come mi sento, e se qualcuno di voi mi risponderà lo apprezzerò.
Io so bene di avere tante qualità positive, energie positive dentro di me, sono una persona coraggiosa, orgogliosa in modo sano (credo:-)
determinata, passionale, con molta voglia di vivere. Non mi piacciono le zone d'ombra, io sono e voglio sempre essere limpida, non voglio fare finta che tutto va bene, ho il moroso, ho il lavoro, ho un tetto sopra la testa, ..., si è vero, ma se a volte nella mia vita mi accorgo di non riuscire a gestire gli eventi come io vorrei, a rapportarmi con gli altri come io vorrei, con serenità, di certo parte della responsabilità sarà mia. Prima di chiunque altro sono io la responsabile delle miei azioni e delle cose che mi accadono. Penso così. Quindi mi interrogo sul cammino da percorrere per trovare un po' di pace interiore e soprattutto per elevarmi come essere umano, uscendo da questa dimensione animalesca in cui sento di trovarmi. Come si fa a intraprendere la giusta strada, qual è il passo con cui iniziare? Le mie letture di spiritualità e filosofia indiana mi hanno sempre aiutata a guardare in prospettiva le cose, e proprio per questo ho l'obiettività di riconoscere di avere un problema da risolvermi, ne sono consapevole, ma mi chiedo da dove iniziare e soprattutto, si può davvero cambiare?

Scusatemi per la lunghezza, sono un fiume in piena.
Grazie a tutti coloro che mi leggeranno e grazie a chiunque di voi avrà qualcosa da dirmi.

Isolaevanescente
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Vecchio 11-04-2010, 19.53.58   #2
nevealsole
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Seconda stella a destra, questo è il cammino...

Ciao, Isolaevanescente.
Inizio dal tuo nick,
Isola, che mi ha fatto pensare a qualcosa di solido, un approdo.
In mezzo al mare un’isola, un posto sicuro.
Evanescente… voglia di evaporare via dal senso del dovere.
L’ho letta così, simile a come potrei sentirmi io.
Non c’è una strada che posso indicarti, ‘c’è la strada in cui credi e il coraggio di andare’ dicevano, se non ricordo male, i Tiromancino.
Però un abbraccio fortissimo, infinito, e tanta tanta energia positiva (spero ti arrivino anche attraverso il web).
Perdonati.
Smetti di giudicare la tua vita.
La splendida persona che sei è fatta di orgoglio e gelosia, invidia e coraggio.
Hai 29 anni e te ne senti molti di più, e magari guardi sospirando alla leggerezza nel cuore degli altri.
Però, quello che penso io, della vita mia e sulla mia pelle, è che non puoi giudicare la tua vita mentre la stai vivendo: tutto ha un senso, cerca il tuo.
Non giudicare le vite degli altri, il dolore esiste per tutti.
Sentiti al sicuro, perché se sei riuscita a superare quello che hai già passato, niente altro potrà distruggerti, a meno che tu non lo voglia.
Vivi la serenità che hai ritrovato come un diritto conquistato, e non temerla. Non sempre le cose vanno solo verso il peggio.
Concediti di essere felice senza aggrapparti al dolore passato, magari questo è il tuo momento per star bene.
Con un po’ di allenamento (quello che cerco di fare, non sempre con successo), si riesce sorridere ogni giorno, per qualcosa.
Perché spesso, da adulti, i giorni non sono mai del tutto felici, e mai del tutto dolorosi.
Mi son fatta l’idea che l’arte del saper vivere, da adulti, sia imparare a sorridere al bello che c’è nella nostra vita, e imparare a sorridere al brutto che c’è nella nostra vita.
Sorridere anche al dolore, sperando di farlo passare.
Lascia andare la paura, lascia andare ciò che è stato, lascia andare i brutti pensieri.
Concediti di vivere la vita serena che fino ad oggi non hai avuto.
Un abbraccio sincero,
Neve

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Vecchio 19-04-2010, 18.09.37   #3
ulysse
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Originalmente inviato da Isolaevanescente
In riferimento alla storia di Marinella, link https://www.riflessioni.it/esperienze...sona-nuova.htm
........ Mi spiego meglio. Non ho avuto una vita facile, quando avevo 15 anni la mia vita è cambiata radicalmente per una serie di lutti. Ma non sono qui per conpiangermi, solo per spiegare. Il tempo è passato, io in quegli anni di dolore immenso mi sono occupata di me, di mio fratello, e delle nostre vite; ho continuato i miei studi, ho vissuto come potevo, con tutte le difficoltà e la pesantezza che avvertivo; è ovvio che la spenzieratezza non so più cosè da tanto, forse troppo tempo. Dopo aver completato il mio percorso di studio, con grandi soddisfazioni, da 2 anni faccio il lavoro che ho sempre voluto fare, e da 3 anni sto con una persona che mi ha riempito il cuore di gioia fin dal primo incontro.


L'aver superato tanti ostacoli dificili e dolorosi dovrebbe farti sentire forza e speranza per il fututro: mi è accaduto questo e quello e sono sopravissuta...sono diventata piu' forte...sapro' vincere anche il futuro.
Tanto piu' che a soli 29 anni fai un "lavoro che ti piace", nel quale puoi progredire,... da tre anni stai con una persona che ti riempie il cuore di gioia: mica è da tutti! anzi è raro oggi con tutti i disoccupati , i lavori a progetto, i solitari cronici, ecc...ma a che ti serve la spensieratezza? Il tuo passato difficile e sofferto non è un peso, ma è un valore da mettere sul piatto della vita...soprattutto ora che ne sei fuori!

Citazione:
-Ma, purtroppo c'è un ma, sento dentro di me, e me lo confermano i fatti che mi accadono ogni giorno e le situazioni assurde in cui riesco spesso a cacciarmi, sento che le mie energie sono come implose dentro di me. E' ovvio che io non ho avuto le stesse esperienze di vita dei miei coetanei, costretta a crescere in fretta rimboccandomi le maniche, ho visto la parte più buia e triste della vita, scoprendo il tormento delle malattie e la disperazione della morte e mi sono ritrovata a 29 anni, cosa che mi spaventa più di tutto, a vivere una sorta di "stato animale". Cioè io stessa, nei miei momenti di solitudine contemplativa e di riflessione profonda, quando mi estraneo dal mondo per non impazzire e mi concentro su di me, mi accorgo di essere vittima completa delle mie pulsioni, dei miei istinti, della rabbia, del dolore che mi ha reso troppo sensibile, e dell'eccessiva sensibilità che mi rende aggressiva, dell'invidia nei confronti di persone che non hanno avuto i miei problemi, che hanno una vita comoda, facile, piacevole pur non meritandolo, nutro sentimenti di gelosia esagerata e possessività nelle relazioni umane.

Forse la tua sensibilta' ti porta a stati di rabbia, invidia, aggressività e dolore oltre la media delle persone....ma tutti siamo un pò animali e l'invidia o il rancore verso chi ci sembra abbia piu' di noi o abbia visuto meglio di noi è abbastanza comune...su questa strada comunque non si finisce piu'.
Ma a me pare sempre che un passato dificile, se superato, porti anche la forza d'animo capace di farci superare gli ostacoli...per perseguire l'autorealizzazione.

Citazione:
-Mi rendo conto io stessa che ho dei disordini nella sfera affettiva, vivendo con l'ansia costante dell'abbandono qualsiasi relazione, non necessariamnete d'amore.
Io so bene di avere tante qualità positive, energie positive dentro di me, sono una persona coraggiosa, orgogliosa in modo sano (credo:-)
determinata, passionale, con molta voglia di vivere. Non mi piacciono le zone d'ombra, io sono e voglio sempre essere limpida, non voglio fare finta che tutto va bene, ho il moroso, ho il lavoro, ho un tetto sopra la testa, ..., si è vero, ma se a volte nella mia vita mi accorgo di non riuscire a gestire gli eventi come io vorrei, a rapportarmi con gli altri come io vorrei, con serenità, di certo parte della responsabilità sarà mia. Prima di chiunque altro sono io la responsabile delle miei azioni e delle cose che mi accadono.


Questa è una posizione mentale ed emotiva sens'altro positiva che deriva senz'altro dall'aver affrontato ostacoli difficili ed aver vinto

Citazione:
-Quindi mi interrogo sul cammino da percorrere per trovare un po' di pace interiore e soprattutto per elevarmi come essere umano, uscendo da questa dimensione animalesca in cui sento di trovarmi. Come si fa a intraprendere la giusta strada, qual è il passo con cui iniziare? Le mie letture di spiritualità e filosofia indiana mi hanno sempre aiutata a guardare in prospettiva le cose, e proprio per questo ho l'obiettività di riconoscere di avere un problema da risolvermi, ne sono consapevole, ma mi chiedo da dove iniziare e soprattutto, si può davvero cambiare?

Per chi vuol puo' cambiare...migliorare il proprio modo di porsi verso se stessi e gli altri...il modo c'è sempre
Il modo peggiore è stare a rimuginare in proprio.

Come hai fatto in questo caso, occorre esternare, parlare con la gente, trovare degli interessi che vadano oltre il quotidiano: c'è là fuori un mondo sociale, un mondo politico, un mondo culturale...c'è la musica, ci sono concerti, ci sono teatri, ci sono anche i negozi... se uno ha la possibilità di spendere...occorre scegliere qualcosa a cui interessarsi con leggerezza... magari un cagnolino o un gatto...per i momenti liberi.
C'è anche la lettura...cercherei però letture piu' pratiche piu' vicine al nostro mondo: lo spiritualismo orientale lo lascerei agli orientali...per quanto...non che non abbia i suoi pregi...
Ma ci sono anche associazioni con scopo culturali o sociali: scuole di scrittura creativa, la PNL, ecc...(puoi cercare in Internet per la PNL).
Importante è stare con la gente, farsi degli amici, delle amiche...giudicare gli altri con indulgenza...forse anche loro hanno avuto o hanno le loro sofferenze...o forse hanno capacità di indurre allegria o interessi simili ai nostri.

Infine, se proprio non riesci a controllare i tuoi impulsi emotivi, puoi rivolgerti al tuo medico....puoi chiedergli di consigliarti uno "strizzacervelli" con cui approfondire i tuoi disagi o la tua senzazione di inadeguatezza o di possibili abbandoni.
Attenzione però: evitare i santoni ed evitare pillole di ogni specie.

Al di là di tante possibilità tuttavia, ripeto ancora, il massimo della "terapia" consiste nella autorealizzazione nel lavoro e negli affetti...che poi è cosa che vale per tutti..
ulysse is offline  
Vecchio 26-04-2010, 20.34.10   #4
lightly
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Originalmente inviato da Isolaevanescente
In riferimento alla storia di Marinella, link https://www.riflessioni.it/esperienze...sona-nuova.htm


Buonasera, sono una nuova iscritta. Questo post lo scrivo a tutti Voi del forum perchè ho BISOGNO che qualcuno mi indichi la strada che mi conduca a capire una volta per tutte cosa c'è di sbagliato in me, e come devo fare a gestire meglio le mie energie interiori. .........................

Come si fa a intraprendere la giusta strada, qual è il passo con cui iniziare? ma mi chiedo da dove iniziare e soprattutto, si può davvero cambiare?
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Isolaevanescente


Condivido quanto ti è stato detto.

Fai delle domande ben precise.
Questo denota uno stato di piena consapevolezza di sè, ma, anche, una eccessiva vigilanza su di sè, che ti crea uno stress continuo e, conseguenzialmente, uno stato di perenne tensione.
Nessuno potrà darti risposte certe e scientificamente dimostrabili sulla strada da percorrere. I percorsi possibili sono tanti, ma non c'è quello giusto, al più quello più adatto alla persona. Comprenderai che non è cosa fattibile in un forum. Anche se alcuni aspetti del tuo disagio sono espressi molto bene.

Le emozioni, siano esse positive o negative, stanno a indicare la nostra umanità e non animalità. Gli animali non hanno emozioni.
E' comprensibile che determinate emozioni intralcino la vita relazionale, ma ci sono e vanno viste ed accolte, per essere comprese e risolte o sublimate.

I consigli che ti sono stati dati, prima del mio intervento, sono da mettere in pratica se puoi e se potranno essere delle valvole alle tue emozioni scomode.

Da dove iniziare?
Non certo interrogandoti su cosa c'è di sbagliato in te.
In te non c'è nulla di sbagliato.
Devi iniziare da te stessa così come sei, dai tuoi reali desideri e bisogni, visti in modo realistico, e non doveri che si camuffano da desideri e bisogni.
Sei giovane e puoi cambiare, la volontà non ti manca e lo hai dimostrato in passato, riuscendo a fare, da adolescente, tante cose, in alcune delle quali alcuni adulti si smarriscono.
Forse, cerchi la perfezione, se è così, questa è la parte di te sulla quale devi lavorare.
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Vecchio 26-04-2010, 23.23.35   #5
chlobbygarl
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Originalmente inviato da Isolaevanescente
[...] E' ovvio che io non ho avuto le stesse esperienze di vita dei miei coetanei, costretta a crescere in fretta rimboccandomi le maniche, ho visto la parte più buia e triste della vita, scoprendo il tormento delle malattie e la disperazione della morte e mi sono ritrovata a 29 anni, cosa che mi spaventa più di tutto, a vivere una sorta di "stato animale". Cioè io stessa, nei miei momenti di solitudine contemplativa e di riflessione profonda, quando mi estraneo dal mondo per non impazzire e mi concentro su di me, mi accorgo di essere vittima completa delle mie pulsioni, dei miei istinti, della rabbia, del dolore che mi ha reso troppo sensibile, e dell'eccessiva sensibilità che mi rende aggressiva, dell'invidia nei confronti di persone che non hanno avuto i miei problemi, che hanno una vita comoda, facile, piacevole pur non meritandolo, nutro sentimenti di gelosia esagerata e possessività nelle relazioni umane. Mi rendo conto io stessa che ho dei disordini nella sfera affettiva, vivendo con l'ansia costante dell'abbandono qualsiasi relazione, non necessariamnete d'amore.
[..]
Ciao Isola, la sofferenza intesa come la distanza tra il desiderio di qualcosa ed il suo (..sofferto) raggiungimento determina il particolare articolarsi di sinapsi e collegamenti neuronali definiti come psiche.Una psiche risultato di stimoli forti e dolorosi è spesso una macchina complessa che 'funziona' con molti tipi di carburante e magari a volte si blocca con tutti, è una macchina cioè che deve riassumersi e sintetizzare un buon compromesso di marcia.Come lo fa?Unicamente usando le proprie passioni, a partire dalle più distruttive e odiate.Le passioni sono la tua interfaccia con gli altri, l'unica, non sprecarle, non sottovalutarle, non reprimerle, non ripudiarle.Accettale come parte di te e usale per salire più in alto.Vivile fino in fondo fino a farle implodere, proprio quello che tu riferirsci facciano con te.Agiscile aumentandone velocità e intensità fino a mandarle in fuori giri.Le passioni sono un'interfaccia, vale a dire sono una 'tecnica' che la psiche utilizza per darti la possibilità di evolverti.Le tecniche diventano presto obsolete se le si usa massivamente, mostrano presto i loro limiti e indicano presto LA possibile loro evoluzione, la direzione verso cui andare cioè.Vai.

Ciao
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Vecchio 28-04-2010, 21.56.13   #6
Isolaevanescente
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Originalmente inviato da chlobbygarl
Ciao Isola, la sofferenza intesa come la distanza tra il desiderio di qualcosa ed il suo (..sofferto) raggiungimento determina il particolare articolarsi di sinapsi e collegamenti neuronali definiti come psiche.Una psiche risultato di stimoli forti e dolorosi è spesso una macchina complessa che 'funziona' con molti tipi di carburante e magari a volte si blocca con tutti, è una macchina cioè che deve riassumersi e sintetizzare un buon compromesso di marcia.Come lo fa?Unicamente usando le proprie passioni, a partire dalle più distruttive e odiate.Le passioni sono la tua interfaccia con gli altri, l'unica, non sprecarle, non sottovalutarle, non reprimerle, non ripudiarle.Accettale come parte di te e usale per salire più in alto.Vivile fino in fondo fino a farle implodere, proprio quello che tu riferirsci facciano con te.Agiscile aumentandone velocità e intensità fino a mandarle in fuori giri.Le passioni sono un'interfaccia, vale a dire sono una 'tecnica' che la psiche utilizza per darti la possibilità di evolverti.Le tecniche diventano presto obsolete se le si usa massivamente, mostrano presto i loro limiti e indicano presto LA possibile loro evoluzione, la direzione verso cui andare cioè.Vai.

Ciao


Ciao chlobbygarl,
le cose che hai detto sono interessantissime: "Le passioni sono la tua interfaccia con gli altri".
Questo punto di vista non l'avevo considerato, nella mia vita mi sono occupata così tanto di studiare il corpo, che ho prestato sempre poca attenzione alla mente. Altro termine che hai usato e che mi ha molto colpito è stato "evolverti". Se non ho capito male, tu suggerisci di osservare queste mie passioni, di studiarle in un certo senso, capire da dove nascono, perchè succedono,..., e senza reprimerle, trasformarle.
E' molto interessante quello che hai detto, se ti va potresti spiegarmi meglio cosa intendi con:
"Vivile fino in fondo fino a farle implodere, proprio quello che tu riferirsci facciano con te.Agiscile aumentandone velocità e intensità fino a mandarle in fuori giri".
Se ne hai voglia, mi farebbe piacere approfondire il tuo punto di vista.
Grazie.


Ringrazio anche lightly che ha azzeccato in pieno due cose: "eccessiva vigilanza su di sè, che ti crea uno stress continuo" e poi "stato di piena consapevolezza ".... é verissimo!!
E si ... sono cosapevolmente stressata.....

A ulysse vorrei dire invece che sono stanchissima di lottare e forza d'animo per aver superato "tanti ostacoli" non ne ho più, sono solo stanchissima. Poi la situazione lavorativa, non è affatto semplice, perchè pur di fare il lavoro che mi piace, sono stata forzata a dover fare le valigie e trasferirmi, e tutto questo di certo non mi farà arricchire e ed cmq precario, ma va bene, lo faccio con il cuore, finche ne ho la forza. Inoltre, essendomi trasferita, mi ritrovo lontana dalla mia vita di sempre e dalla persona che finalmente mi aveva dato un po' di felicità. Quindi, scusami ma, non è proprio così semplice "realizzarsi nel lavoro e negli affetti" come dici tu, cerco di vedere le cose in modo positivo, ma di certo nella mia vita di semplice non c'è stato mai niente e continua a non esserci niente.
Reputo inoltre di non avere bisogno nè dello strizzacervelli, nè delle pillole, nè dei santoni.
Ho semplicemente voglia di diventare un essere umano migliore, soprattutto per me stessa. Imparando magari a guardare le cose, ogni cosa, da prospettive diverse.


Ringrazio di cuore tutti coloro che mi hanno risposto.
Grazie.
Isolaevanescente.
Isolaevanescente is offline  
Vecchio 02-05-2010, 17.49.51   #7
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Originalmente inviato da Isolaevanescente
Ciao chlobbygarl,
le cose che hai detto sono interessantissime: "Le passioni sono la tua interfaccia con gli altri".
Questo punto di vista non l'avevo considerato, nella mia vita mi sono occupata così tanto di studiare il corpo, che ho prestato sempre poca attenzione alla mente. Altro termine che hai usato e che mi ha molto colpito è stato "evolverti".
Banalmente, ma anche no , le passioni costituiscono una spinta alla 'realizzazione'/intercettazione del vulnus che le scatena, lo portano dunque in 'superficie', lo rendono oggetto della tua attenzione: a quel punto la passione primaria e indistinta lascia il posto ad un desiderio lucido rispetto all'oggetto identificato, di avvicinamento o di allontanamento.Avviene così per il desiderio di amore o di odio (o di gradazioni di entrambi) verso un'altra persona o verso un qualunque altro "oggetto", cioè verso una qualunque altra situazione "oggettiva" o condizione soggettiva.

Senza passioni in grado di funzionare da tramite affidabile tu non avresti feedback adattativi dagli altri da te, i soli rispetto ai quali tu puoi 'configurarti' ed esistere come persona (ex.rif. filosofico <<....."gli altri siamo noi"..>>, Sartre [premessa...."l'inferno sono gli altri"], ex.rif.scientifico l'esistenza dei 'neuroni specchio') elaborando quegli stimoli in modo più o meno brillante: tutti quindi abbiamo passioni/stimolo, che siano negate in modo paradossale come nei depressi, che siano moltiplicate in modo abnorme come nei nevrotici, che siano distorte come negli psicotici e, in misura minore, nelle personalità disturbate.Le passioni sono il canale aperto tra la nostra condizione soggettiva (il tuo vissuto) e la sua distanza dalla nostra percezione del mondo, degli altri da noi.

Se così è, ecco che le tue sensazioni appaiono del tutto fisiologiche e necessarie a darti la chance di 'evolverti', utilizzandole per avvicinarti alla percezione del mondo cui hai deciso di aderire, per ridurre quanto più possibile quella distanza o quella incompatibilità percepita, tra il tuo vissuto e quello che tu ritieni sia quello degli altri.

Abbiamo quindi bisogno di 2 modelli teorici, il primo, la tua percezione della tua storia, il secondo, il modo in cui vivi 'gli altri', entrambi ovviamente correlati ed indissolubili, e abbiamo poi bisogno di un 3° elemento che è la sofferenza o le passioni che la distanza e/o la sovrapposizione dei 2 modelli precedenti ti induce.Senza sofferenza e senza passioni a partire da quelle negative tu non avresti possibilità di evoluzione di coscienza e personalità, a parità ipotetica di esistenza dei 2 modelli teorici rappresentati e percepiti.

Prendi come esempio un soggetto afflitto da disturbo narcisistico di personalità: destrutturando la sua 'filosofia' ed interrogandolo in modo asettico su singoli aspetti di realtà, chiamandolo a convenire su osservazioni e conclusioni ipoteticamente affidabili ed equilibrate, lui non avrà sinceramente nessuna difficoltà a convenire sulle stesse, potendo attingere tranquillamente ad entrambi i 2 modelli di "sè" e di "altri da sè" correttamente autorappresentati, dei quali cioè egli non difetta in assoluto.Ma quando si troverà ad organizzare il suo schema di sviluppo personale, essendo anaffettivo e mancando di empatia, non avrà emozioni in grado di sorreggere l'interazione dei 2 modelli, non avrà passioni date da un rapporto sano e 'condiviso' con gli "altri".Dell'equilibrio di quei modelli teorici si farà cioè un baffo, li rifiuterà e li terrà in un limbo dal quale grosso modo non usciranno più.Si servirà invece di 2 nuovi modelli che la mancanza di passioni affidabili e di empatia renderanno prevalenti in lui.

Le passioni dunque sono importanti sempre, quindi anche in negativo, ed è viceversa importante averne di affidabili.Una passione è affidabile quando durante l'organizzazione del proprio schema di sviluppo a sua volta è possibile renderla "oggetto", un oggetto cioè del quale si sia consapevoli, ed è quanto fai tu scrivendo quanto sopra, rendendoti conscia dei tuoi stati d'animo, 'allontanandoli' da te per osservarli.
Citazione:
Se non ho capito male, tu suggerisci di osservare queste mie passioni, di studiarle in un certo senso, capire da dove nascono, perchè succedono,..., e senza reprimerle, trasformarle.
Le passioni e le sensazioni personali dicevamo sono 'tecniche', che in condizioni ottimali la psiche usa per evolversi.Questo significa che noi non siamo legati per sempre all'essere caratterizzati dalle stesse passioni, espresse e vissute con identici 'pattern' ed intensità.Lo puoi osservare in un percorso 'al contrario' andando a ritroso ai primi anni della tua esistenza, in cui tu prima hai passioni da bambina, poi da adolescente e via di questo passo.Guardare con tenerezza e nostalgia (o con anche dolore come nel tuo caso) a quei tempi è solo una delle possibilità che abbiamo.Un'altra è quella di osservare come quelle passioni 'diverse' e lontane (le passioni umane non cambiano, ma cambiano i modi, i toni, i colori e gli schemi associativi, tutti infiniti, con cui le viviamo) di fronte alle quali oggi sorridi ti abbiano concesso l'evoluzione psichica altrimenti impossibile.

Per evolverti devi desiderare qualcosa e per desiderare devi avvertire/soffrire/pecepire una mancanza/inadeguatezza.Il cosmo si evolve attraverso scambi energetici tra differenti livelli di potenziale effettuati su scale dimensionali, spaziali e temporali macro, noi giochiamo la nostra evoluzione di specie e personale nel passare attraverso differenti stati di potenziale biologico e psichico, in assoluto sempre precari, ma costantemente migliori e più adattivi del precedente.
Citazione:
E' molto interessante quello che hai detto, se ti va potresti spiegarmi meglio cosa intendi con:
"Vivile fino in fondo fino a farle implodere, proprio quello che tu riferirsci facciano con te.Agiscile aumentandone velocità e intensità fino a mandarle in fuori giri".
Se ne hai voglia, mi farebbe piacere approfondire il tuo punto di vista.
Grazie.
Le passioni sono una tecnica e come tale 'invecchiano' in un processo di ricambio continuo e fisiologico, necessario.Non lo fanno solo se le fissiamo permanentemente nelle varie fasi in cui vengono provate (rif.Freud, 'Fasi dello sviluppo psicosessuale') diventando a quel punto non solo sottoutilizzate ma proprio un vincolo ostativo all'evoluzione.Per fissarle basta negarle, reprimerle, misconoscerle od erigerle a fine anzichè mezzo (idolatria delle o tutela dalle, è la stessa cosa), nei vari modi in cui la creatività umana è in grado di fare (senza ironia, poichè la 'perversione' della psiche presenta i tratti del puro genio adattivo).

Se le passioni sono tecniche noi possiamo trattarle con altre tecniche.Se le passioni invecchiano significa che la loro esistenza è legata ad una funzione in cui compaiono l'n numero di stimoli da esse determinati con relative risposte adattive/evolutive e il t inteso come durata di tempo.Normalmente quindi, a seconda degli stimoli impartiti alla nostra psiche e delle risposte da essa ottenute nell'unità di tempo, una passione invecchia oppure si mantiene più o meno costante fissandosi.
La passione è quindi una tecnica ed è un fatto neurofisiologico che ha cioè una sua fisiologia, un processo ed una durata influenzati dai 2 fattori di cui sopra.

Se così è, influenzare uno di quei 2 fattori non potrà non avere ricadute sul modo in cui vivrai quella passione/stato d'animo.Non puoi accellerare il tempo assoluto durante il quale la vivi, ma puoi intensificare parossisticamente il tipo di stimoli che quella specifica passione ti trasmette, fino a farla implodere per esaurimento, aumentando quindi il numero che deriva dal rapporto tra numero di stimoli/tempo in cui la tua psiche li prova.

Come intensificare in modo parossistico il numero di stimoli specifici di una passione?In estrema sintesi cercandola intenzionalmente invece di negarsela, rappresentandola e facendosene rappresentare in modo assolutamente totalizzante e paradossale ("io sono solo questa invidia e la vivo ed esprimo in ogni modo", io sono l'odio etc etc ), accelerandone ed aumentandone gli stati emotivi in modo parossistico, tornando a cercarla quando lei ti avesse per il momento abbandonato, producendosi in schemi di applicazione, rendendola oggetto e rendendosi strumento duttile, usando quindi una 'tecnica' che ha basi filosofiche e psicologiche precise (rif.Gregory Bateson, "Scuola di Palo Alto", Paul Watzlawick, in Italia Giorgio Nardone)
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Vecchio 14-05-2010, 13.06.05   #8
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Riferimento: la strada

[quote=Isolaevanescente]Ciao ..........,
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Ringrazio anche lightly che ha azzeccato in pieno due cose: "eccessiva vigilanza su di sè, che ti crea uno stress continuo" e poi "stato di piena consapevolezza ".... é verissimo!!
E si ... sono cosapevolmente stressata.....

QUOTE]



La consapevolezza, a cui faccio riferimento, non si limita alla percezione dei malesseri legati allo stress o alla deficitaria qualità della vita, che inevitabilmente lo stress determina. Viviamo e non vegetiamo, anche se sullo stato vegetativo ci sarebbe non poco da capire riguardo sensazioni e percezioni; siamo esseri umani senzienti sul pianio fisico e psichico e come tali abbiamo consapevolezza di sensazioni che trasmesse al cervello diventano percezioni alle quali reagiamo fisicamente, cognitivamente ed emotivamente.
In realtà, nel tuo caso Isolaevanescente, ho intravisto l'abilità, non comune, di percepire non solo l'effetto (stress), nella sua forma generalizzata di malessere, ma in un contesto di causa ed effetto.
A pare mio, conoscere, in ogni fenomeno e, in particolare, in quelli psico/comportamentali, le cause e gli effetti è importante, ma è solo il primo passo verso le soluzioni, il primo momento di consapevolezza, che non porta risultati se ad esso ci si ferma. Da tenere presente che camminare verso una meta comincia con il primo passo.
Se la consapevolezza di essere stressati viene inquadrata in questo mio punto di vista, e non è detto che tu lo debba fare, infatti non l'hai fatto, allora l'affermazione "sono consapevolmente stressata" non va sottovalutata, perchè non scontata o banale; sempre a mio parere.
Nulla vieta di riderci sopra, se è una risata liberatoria posso unirmi a te e ridere pure io ridere fa bene in ogni caso, ma dubito che lo sia; se è una forma di ironia o di autoironia, come a dire:" cosa mi cambia la consapevolezza", in questa ultima possibilità qualunque cosa aggiungessi a quanto detto cadrebbe.
Ti saluto nell'augurio che, in questo tempo trascorso, tu sia riuscita a uscire fuori dalla tua sofferenza.
lightly is offline  
Vecchio 14-05-2010, 16.44.02   #9
Isolaevanescente
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[quote=lightly]
Citazione:
Originalmente inviato da Isolaevanescente
Ciao ..........,
.............................. .............................. .............................. .............................. ............


Ringrazio anche lightly che ha azzeccato in pieno due cose: "eccessiva vigilanza su di sè, che ti crea uno stress continuo" e poi "stato di piena consapevolezza ".... é verissimo!!
E si ... sono cosapevolmente stressata.....

QUOTE]



La consapevolezza, a cui faccio riferimento, non si limita alla percezione dei malesseri legati allo stress o alla deficitaria qualità della vita, che inevitabilmente lo stress determina. Viviamo e non vegetiamo, anche se sullo stato vegetativo ci sarebbe non poco da capire riguardo sensazioni e percezioni; siamo esseri umani senzienti sul pianio fisico e psichico e come tali abbiamo consapevolezza di sensazioni che trasmesse al cervello diventano percezioni alle quali reagiamo fisicamente, cognitivamente ed emotivamente.
In realtà, nel tuo caso Isolaevanescente, ho intravisto l'abilità, non comune, di percepire non solo l'effetto (stress), nella sua forma generalizzata di malessere, ma in un contesto di causa ed effetto.
A pare mio, conoscere, in ogni fenomeno e, in particolare, in quelli psico/comportamentali, le cause e gli effetti è importante, ma è solo il primo passo verso le soluzioni, il primo momento di consapevolezza, che non porta risultati se ad esso ci si ferma. Da tenere presente che camminare verso una meta comincia con il primo passo.
Se la consapevolezza di essere stressati viene inquadrata in questo mio punto di vista, e non è detto che tu lo debba fare, infatti non l'hai fatto, allora l'affermazione "sono consapevolmente stressata" non va sottovalutata, perchè non scontata o banale; sempre a mio parere.
Nulla vieta di riderci sopra, se è una risata liberatoria posso unirmi a te e ridere pure io ridere fa bene in ogni caso, ma dubito che lo sia; se è una forma di ironia o di autoironia, come a dire:" cosa mi cambia la consapevolezza", in questa ultima possibilità qualunque cosa aggiungessi a quanto detto cadrebbe.
Ti saluto nell'augurio che, in questo tempo trascorso, tu sia riuscita a uscire fuori dalla tua sofferenza.

Ciao lightly,
scusa se la mia faccina ridente ti ha fatto capire, erroneamente, che io abbia sottovalutato il tuo messaggio (per altro azzeccatissimo) o che mi abbia fatto ironizzare.
In realtà, quello che intendevo è che sono davvero consapevole della mia condizione di vita, presente e passato li ho vissuti e analizzati accuratamente, tanto da poter ormai essere certa di quelli che rappresentano i miei "punti deboli", i miei "problemi". E' tutto collegato.
Ne sono consapevole, mi sono studiata a fondo, e so da cosa nasce il mio stress, per questo avevo scritto "sono consapevolmente stressata", era una battuta su di me, sulla mia persona, non sul tuo messaggio.
Mi preme precisare perchè non voglio che tu fraintenda.
E' verissima la frase che tu hai detto Da tenere presente che camminare verso una meta comincia con il primo passo., lo so anche io, e infatti, il mio messaggio si intitola proprio La strada, cioè adesso che conosco il mio punto di partenza, la mia condizione attuale, adesso che ho compreso e accetatto l'Essere umano che mi rappresenta, come devo fare per proseguire oltre, magari verso la serenità?! Qual è la strada da seguire? Il primo passo siamo entrambi d'accordo che ormai l'ho fatto. Ma i passi ulteriori verso dove? Chi mi guida? Cosa mi guida?
E' proprio perchè voglio vivere e non lasciarmi vivere che mi pongo queste domande, e non lascio passare i giorni bene o male. Proprio perchè voglio vivere consapevolmente cerco la strada.

Grazie per le tue risposte.

Isolaevanescente
Isolaevanescente is offline  
Vecchio 17-05-2010, 12.25.50   #10
jador
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Riferimento: la strada

Cara isolaevanescente

Il dolore pone l'animo umano di fronte ad un bivio:
-vivere di rabbia o vivere d'amore.
Sei stata "abbandonata" in giovanissima eta' e questo ha provocato in te rabbia, rancore, invidia, aggressivita'.
Ti sei "fatta vivere" da tutte queste cose, ti sei consegnata a loro facendoti trascinare a fondo, fin dove hai potuto iniziare a vederne l'insensatezza e la devastazione che tali cose sanno compiere.
Ecco, a mio avviso, dove sta l'ulteriore passo della consapevolezza. Comprendendo appieno il male connaturato a queste cose, rendersi conto della loro forza distruttrice e vendicatrice, prenderne le distanze e divenire "osservatori" di tutto cio'.
Osservazione, comprensione e distacco sono la strada della trasformazione.
Dalla rabbia all'amore.
Quell'amore per la vita che scalpita dentro di te e che vuole prendere le redini per guidarti nella vita stessa.
jador is offline  

 



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