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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 19-12-2006, 09.15.06   #1
arsenio
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gli scopi della filosofia

Gli scopi della filosofia


Spesso anche chi partecipa a un forum culturale ha idee imprecise e a volte ingenue sugli scopi della filosofia e sulle modalità dell’argomentare filosofico. In che senso può giovare alla nostra vita? Sempre che si ritenga abbia tale funzione.
Partirei da alcuni concetti molto significativi del passato e a parer mio sempre fondamentali.


Già secondo Gorgia la filosofia è contrassegnata da uno scetticismo ( il termine deriva da sképsis = ricerca ) cauto nell’accettare ciò che si mostra davanti agli occhi. Nasce quando qualcuno distingue tra apparenza e verità, quindi si ritiene fondamentale il porsi domande e dubitare.

Secondo Socrate il filosofo è consapevole di non possedere i sapere e perciò lo ricerca. Gadamer conferma tale scopo: l’arte del domandare è l’arte stessa del pensare e solo nel dialogo si può tentare di raggiungere la verità.

Secondo Kant la filosofia non ha nulla da dire sulle cose e sul mondo, e non mira ad espandere le conoscenze, ma soltanto a rettificarle. La filosofia ha senso quand’è finalizzata all’utilità per la vita dell’uomo.

Secondo Wittghenstein i problemi filosofici nascono dal cattivo uso delle parole. Perciò la filosofia è un’attività che deve chiarire e delimitare i pensieri torbidi e indistinti.

Secondo Nietzsche non esistono verità ma piuttosto menzogne da smascherare. Quindi la filosofia sarebbe soprattutto interpretazione e valutazione.


Da questi giudizi ricaviamo che la filosofia non è arbitraria ma è una forma di razionalità. Non è poesia né letteratura anche se alcune opere possono essere illuminanti per un discorso interdisciplinare, stessa cosa per le scienze della psiche.
Non si sostiene su ideologie, credenze, mitologie che travisano o mascherano – volutamente o meno – la realtà delle cose. Fuori dal campo dell’irrazionalità e delle suggestioni è una “scienza” non sperimentale nelle sue funzioni di interpretazione e critica, analisi del linguaggio e dell’esistenza, demistificazione delle tendenze sociali, ecc. Riconoscendone alla base un argomentare a favore dei vari aspetti di qualsiasi questione, senza riferirsi a un fondamento assoluto del sapere. Del resto dovrebbe essere questo il metodo per le scienze dello spirito come psicoanalisi, nuove etiche, ecc. ma anche per le epistemologie post-popperiane. Come indica la filosofia in prevalenza relativistica e antimetafisica del ‘900 che riconosce il carattere imperfetto e relativo della conoscenza. Infatti tutti gli attuali filosofi confermano questa linea la cui base risale ai classici.

Infine da questo discorso possiamo anche ridefinire le vie dell’imparare formativo, del nostro sapere che non sia illusorio verso se stessi e verso gli altri, di una produzione di idee proprie e non imposte. Obiettivi volti anche alla cognizione di propri personali modi e scopi dell’apprendere per chi intende proporsi tale traguardo. Siete d’accordo con i grandi pensatori sul senso della filosofia come atteggiamento mentale e non necessariamente come possesso di vaste conoscenze? Come ricerca di un sapere mai concluso e utile all’uomo, più che sapere fine a se stesso o vuoto verbalismo per problemi oziosi? L’idea che ognuno manifesta sull’essenza della filosofia rispecchia e fa prevedere il suo atteggiamento verso ogni tipo di argomentazione?





In definitiva cos’è la filosofia?

E' amore non utilitaristico della conoscenza, in particolare è arte di porre domande giuste, evitando quelle improprie che girano a vuoto intorno a falsi problemi o a questioni mal poste.



La filosofia contemporanea ha abbandonato l'illusione di dare a tutte le domande risposte certe e definitive. Tuttavia è utile porsi domande possibilistiche per arricchire l'immaginazione e intaccare l'arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione e alla capacità di pensare con la propria testa. Per non accettare tutto supinamente e mettere in crisi alcune opinioni e verità assolute a favore di un confronto dialogico di opinioni.



Ma la filosofia non va limitata al solo saper porre corrette domande, utili anche se permarranno dubbi in quanto conducono a nuovi interrogativi. E' anche riflettere esponendo giudizi su eterni quesiti come Felicità, Libertà, Amore, Morte, ecc. Secondo alcuni è rimasta “ancilla theologiae” che continua a interrogarsi sulla religione. Altri la considerano uno sfoggio di cultura, ma in tal caso può tramutarsi in un filosofeggiare vuoto servendosi di un linguaggio artificioso che riflette una confusione mentale , più che usare una lingua semplice e concisa. Può degenerare in un discorso incomprensibile per problemi insolubili. I grandi filosofi di ogni tempo hanno spesso usato un gergo oscuro. Morale , logica, estetica a volte si sono trasfigurate più in un gioco di parole che in in un gioco di idee.

Oggi il sapere è frammentato. Nell’ambito professionale sono rari i filosofi che padroneggiano più campi, come filosofia del linguaggio, etica, metafisica, filosofia politica, epistemologia, logica, ecc. Comunque ora anche nelle università comincia a prevalere una filosofia come rigorosa discussione sulla realtà nei suoi vari punti di vista.

Ritengo che sarebbe auspicabile un rinnovo sul piano pratico- argomentativo che si avvalga di apporti linguistico-semantici, teorici e pratici. L'uomo “animale linguistico” potrebbe scoprire come la mente elabora il linguaggio per mezzo di discipline come la Teoria dell'Informazione, la grammatica ciomskiana, le intelligenze artificiali ecc. Ma anche affiancando un cognitivismo che esamini il monologo interiore per indagare i processi psichici, la pragmatica della comunicazione, la logica informale, l'inconscio strutturato in linguaggio.
Risorgerebbe un nuovo “homo philosophus” per un percorso dialettico tra teoria e pratica, che esplori con criticismo i vari aspetti della realtà; potrebbe disconfermare credenze, ridefinire problemi elusi, far riflettere sulle rappresentazioni delle realtà soggettive.

Ma quale accoglienza avrebbe un orientamento demistificatorio in tempi di irriflessione e di autoinganni?


Alla luce di queste premesse s’inquadrano meglio anche gli scopi della consulenza filosofica, come illustrati da P. A. Rovatti, (La filosofia può curare? 2006) Va intesa come “cultura terapeutica” antiaccademica e antinozionistica. Al centro va posto il soggetto. Più che conoscere vuole darsi un senso migliorando e sapendo meglio coordinare la sua capacità di pensare, prendendosi cura di sé e degli altri.
arsenio is offline  
Vecchio 19-12-2006, 17.46.19   #2
epicurus
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Originalmente inviato da arsenio
Secondo Wittghenstein i problemi filosofici nascono dal cattivo uso delle parole. Perciò la filosofia è un’attività che deve chiarire e delimitare i pensieri torbidi e indistinti.

Forse qualcuno se lo immaginava già, comunque io condivido l'idea di wittgenstein: io vedo la filosofia come un'attività di chiarificazione di concetti e problemi.

Quindi più che un accrescimento delle nostre conoscenze, la filosofia (come la vedo io) ci fa comprendere meglio una questione, ce la dispiega.

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Vecchio 21-12-2006, 11.39.02   #3
arsenio
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Originalmente inviato da epicurus
Forse qualcuno se lo immaginava già, comunque io condivido l'idea di wittgenstein: io vedo la filosofia come un'attività di chiarificazione di concetti e problemi.

Quindi più che un accrescimento delle nostre conoscenze, la filosofia (come la vedo io) ci fa comprendere meglio una questione, ce la dispiega.


Anch’o tendo a privilegiare gli aspetti linguistici della filosofia.
Un indirizzo dell’attuale filosofia del linguaggio si propone una logica filosofica e analitica che privilegia l’argomentazione per un discorso razionale su idee e concetti. Per una teoria sulla significatività dei contenuti e loro riferimenti, su possibili “verità” e perspicuità dei linguaggi naturali.

Una verifica linguistica potrebbe esaminare l’ambiguità semantica di certi termini astratti, le domande prive di senso perché non prevedono vere risposte, le risposte contradditorie per una stessa domanda, il ragionare in termini probabilistici e provvisori, evitando forzature o senso comune, le distorsioni e semplificazioni di questioni plurivalenti. Si dovrebbe essere consapevoli di quanto il proprio linguaggio corrisponda o meno a qualcosa di cui è possibile verificare il senso, e quanto raffiguri la realtà.

Credo sarebbe utile riproporre anche la Retorica aristotelica per classificare la varietà e le tecniche dei modi discorsivi. Usando questa classica logica informale che s’interessa non tanto di “verità” come quella formale, ma del probabile, del verosimile e ragionevole. Con attenzione anche alle fallacie e alle filosoferie vacue, per capire certe motivazioni, distorsioni, pregiudizi, ecc. Che stanno alla base di certi discorsi. Infine si tratta di essere chiari, perspicui, veritieri, pertinenti, come insegnano le massime di Grice.
Sempre nell’ottica che una chiarezza di linguaggio è interdipendente con quella del pensiero.

Sei d’accordo? Secondo te quanto di “filosofico” c’è nel presente forum? Quali sono gli argomenti privilegiati in cui si dimostra una certa competenza almeno da cultori della disciplina? Sarà gradita una tua risposta, anche per riproporre argomenti in linea con il forum.

arsenio is offline  
Vecchio 22-12-2006, 01.40.16   #4
epicurus
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Originalmente inviato da arsenio
si tratta di essere chiari, perspicui, veritieri, pertinenti, come insegnano le massime di Grice.
Sempre nell’ottica che una chiarezza di linguaggio è interdipendente con quella del pensiero.

Sei d’accordo?

Certo che sono d'accordo, condivido a pieno ciò che hai scritto

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Originalmente inviato da arsenio
Secondo te quanto di “filosofico” c’è nel presente forum? Quali sono gli argomenti privilegiati in cui si dimostra una certa competenza almeno da cultori della disciplina? Sarà gradita una tua risposta, anche per riproporre argomenti in linea con il forum.

Be' queste due domande non sono certo facili...Quanto filosofico c'è nel presente forum? Direi che il metodo dell'analisi concettuale da te esposto non è usato molto in questo forum, ma non mi sentirei assolutamente di affermare che questi diversi approci non siano filsofici.

Quali sono gli argomenti privilegiati in cui si dimostra una certa competenza almeno da cultori della disciplina? Questa domanda è ancora più difficile, in quanto non saprei identificare i cultori della disciplina. Se con "cultori della disciplina" intendi gente che studia su libri di filosofia assiduamente, allora non credo che siano in molti qui nel forum, comunque per me, alcuni argomenti intriganti potrebbero essere questi (o almeno sono quelli che mi vengono in mente):

- quando è formalizzabile e quanto rimane non formalizzabile?
- che significa "esiste veramente la realtà"?
- che vincoli impone la fisica alla dimensione umana?
- sostenere che dio esiste (qualora definito) è una credenza razionale?
- i nostri stati mentali sono riducibili a stati computazionali (o fisici) del nostro cervello?
- fatti e teoria sono interdipendenti? questo cosa implica?
- è logicamente coerente il concetto di essere onnisciente, onnipotente e perfettamente buono con il male nel mondo?
- esiste Il Metodo nella scienza?
- la sociologia è riducibile alla fisica?
etc.
etc.

epicurus is offline  
Vecchio 23-12-2006, 21.38.08   #5
freedom
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Senza nessuna pretesa di essere esaustivo rispondo volentieri a qualcuna delle tue interessanti domande.
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- che significa "esiste veramente la realtà"?
Qualcosa di verificabile, condivisibile da tutti. Qualcosa che si possa dimostrare logicamente e sperimentare nella vita.
Citazione:
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- sostenere che dio esiste (qualora definito) è una credenza razionale?
Come si fa a definire Dio? Forse con la logica? Non saprei. Penso che non si può dimostrare nè l'esistenza nè la non esistenza di Dio.
Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
- i nostri stati mentali sono riducibili a stati computazionali (o fisici) del nostro cervello?
Non so se è vero sempre ma lo è tantissime volte. E' facilmente dimostrabile.
Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
- è logicamente coerente il concetto di essere onnisciente, onnipotente e perfettamente buono con il male nel mondo?
Questa è la più "cattiva" di tutte. E veramente dure da digerire. Penso che onnisciente, onnipotente sia riferito all'uomo. Cioè ciò che l'uomo giudica tale. Ma è una scala proporzionale: non siamo noi onnipotenti rispetto ad una formica? Credo dunque che Dio (posto che esista) "debba" fare ciò che fa per raggiungere scopi a noi non facilmente comprensibili. Faccio un esempio: è Dio consapevole di essere onnisciente? Comunque l'orrore di questo nostro mondo potrebbe essere solo un brutto sogno. Pensa a quando ti svegli la mattina dopo terribili incubi: hanno essi importanza nella tua realtà? Eppure mentre sogni ti sembra terribile..................
freedom is offline  
Vecchio 23-12-2006, 21.50.18   #6
Lucy
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Originalmente inviato da epicurus
Forse qualcuno se lo immaginava già, comunque io condivido l'idea di wittgenstein: io vedo la filosofia come un'attività di chiarificazione di concetti e problemi.

Quindi più che un accrescimento delle nostre conoscenze, la filosofia (come la vedo io) ci fa comprendere meglio una questione, ce la dispiega.


Di quello Wittgenstein parliamo?
1. Dello Wittgenstein che ha scritto Tractatus logico-philosophicus? (giovane)
2. O dello Wittgenstein che ha fatto una conversione totale e che ha rivocato tutto che ha detto prima? (meno giovane)

Quando Wittgenstein era un giovanotto condivideva le idee di Russell e Whitehead i quali volevano chiarire tutta la filosofia e solvere tutti i problemi filosofici chiarando la lingua con la logica.

Più tardi Wittgenstein ha cambiato totalmente la sua posizione.
Posso darle le ragioni por questo cambiamento un´altra volta, se vogliono.

Spero di essere stata chiara, nella misura delle mie possibilitá.

Buon Natale.
Lucy is offline  
Vecchio 24-12-2006, 06.38.59   #7
Carlo Forin
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Riferimento: gli scopi della filosofia

Bene. Ragioniamo pure. Wittgestein ha scritto il suo principio fondamentale: di ciò di cui non bisogna parlare bisogna tacere. Odifreddi è quel filosofo frequente in TV, pluripremiato dall'ignoranza popolare, assolutamente ignorante di metafisica, un logico che ha creduto di violare il principio di Wittgestein e discetta dalla sua dimostrazione logica della inesistenza di Dio.
Anche un asino è in grado di riconoscere che un ragionamento che ponga la sua verifica dopo la morte è inverificabile in vita. Per questo semplice motivo l'esistenza o la negazione di Dio è un fatto di fede. L'agnosticismo è la fede dello struzzo -faccio finta di non dover morire-.

La linguistica ci è utile -mi fa piacere che qui lo si riconosca- ed è il campo in cui mi muovo.
Deus mostra <----TE US, che significa 'entro in contatto con la morte'.
Esercizi di logica combinati con la metafisica non sono prova di intelligenza, ma chiara espressione di ignoranza sia di metafisica che di logica.
Io credo nell'Aldilà. Non dirò mai che questa sia un'opzione 'razionale', ma difenderò sempre il fatto che è ragionevole.

La linguistica ha ignorato finora un fatto fondamentale: i nomi degli dèi hanno una durata linguistica pluriepocale; sono come alberi plurimillenari capaci di vedere il passaggio di più lingue. E la linguistica continua a confondere le parole comuni con i nomi degli dèi!?!
Non è un fatto clamoroso?
Carlo Forin is offline  
Vecchio 24-12-2006, 11.43.31   #8
Lucy
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Cosa significa esistere?

Su un forum francese si ha discuto e si ha osservato che significa:

ex-sistere = venire di, sortire di, et alcune altre cose

Dio ne dipende di niente, per questo sarebbe più giusto di dire che Dio "siste" e non "ex-siste".

Prendiamo un esempio della esistenza soggettiva.
In un romanzo di Umberto Eco, Jacopo Belbo raconta come da giovane voleva attirare l´attenzione di una ragazza e dice: "Non esistevo per lei."
Esisteva per i suoi genitori, pero per la ragazza non esisteva, perché la ragazza non si scorgeva della sua presenza nel mondo.
Dunque Jacopo Belbo ha imparato a suonare la tromba, sperando che per questo modo comincia a esistere per la ragazza.

Altre cose esistono di modo ogettivo.

Ma per Dio esistere non è sufficiente.
Dunque Dio siste.
Lucy is offline  
Vecchio 24-12-2006, 14.30.16   #9
Carlo Forin
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Più semplice:
DIO E'
Carlo Forin is offline  
Vecchio 24-12-2006, 16.28.33   #10
arsenio
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Originalmente inviato da epicurus
Certo che sono d'accordo, condivido a pieno ciò che hai scritto



Be' queste due domande non sono certo facili...Quanto filosofico c'è nel presente forum? Direi che il metodo dell'analisi concettuale da te esposto non è usato molto in questo forum, ma non mi sentirei assolutamente di affermare che questi diversi approci non siano filsofici.

Quali sono gli argomenti privilegiati in cui si dimostra una certa competenza almeno da cultori della disciplina? Questa domanda è ancora più difficile, in quanto non saprei identificare i cultori della disciplina. Se con "cultori della disciplina" intendi gente che studia su libri di filosofia assiduamente, allora non credo che siano in molti qui nel forum, comunque per me, alcuni argomenti intriganti potrebbero essere questi (o almeno sono quelli che mi vengono in mente):

- quando è formalizzabile e quanto rimane non formalizzabile?
- che significa "esiste veramente la realtà"?
- che vincoli impone la fisica alla dimensione umana?
- sostenere che dio esiste (qualora definito) è una credenza razionale?
- i nostri stati mentali sono riducibili a stati computazionali (o fisici) del nostro cervello?
- fatti e teoria sono interdipendenti? questo cosa implica?
- è logicamente coerente il concetto di essere onnisciente, onnipotente e perfettamente buono con il male nel mondo?
- esiste Il Metodo nella scienza?
- la sociologia è riducibile alla fisica?
etc.
etc.


Ti ringrazio per la chiarezza esemplificativa della tua risposta. In effetti non farebbero parte delle domande che io privilegio. Temo che alcune siano del tipo di quelle criticate già dagli antichi, per es. “quanti angeli possono danzare sulla capocchia di uno spillo?” Altre sono certo apprezzabili, ma richiedono chiare premesse e interdisciplinarità. Altrimenti si rischia di parlare con arbitrarietà ingenue, senso comune o buon senso, personali ideologie, contaminazioni pseudoscientifiche oggi in voga come la new age, la fantascienza, ecc. Certi dibatti di tale tipo in altro forum m’indussero un po’ di angoscia. Ti propongo un argomento ( “la verità nell’interazione tra reale e virtuale”) che potrebbe interessare Riflessioni. Riporto in tal caso alcune premesse di riferimento da una fonte di cui mi fido. Poi si può vedere se il dibattito ne tiene conto o meno.

Ringrazio per l’attenzione anche freedom lucy, carlo fiorin. Non so quale formazione ci sia alla base, comunque posso osservare che - senza per forza voler trarre giudizi di valore - parliamo linguaggi diversi e temo inconciliabili.

Buon Natale

arsenio is offline  

 



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