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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 23-10-2007, 09.27.01   #1
emmeci
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Evoluzione e/o storia

Vorrei proporre agli amici del Forum una domanda importante, visto il largo interesse che qui raccoglie la teoria darwiniana, una domanda che inizialmente formulerei così: che cosa accomuna o distacca queste due forme del divenire – l’evoluzione e la storia?
A stare alla canonica separazione di scienze fisiche e scienze umane, che ha dominato per oltre un secolo la filosofia europea, evoluzione e storia non si svolgono su un’unica linea, perché, come le scienze fisiche sono basate su obiettivi e metodi differenti da quelli delle scienze umane, così la storia – che è l’oggetto fondamentale di queste – è qualcosa di ben diverso dall’evoluzione in quanto forma naturale del divenire. Le scienze fisiche – affermavano neokantiani e storicisti – generalizzano (fino ad arrivare, possiamo aggiungere, a quell’ultima generalizzazione che è la teoria evoluzionistica); le scienze umane – dette anche sociali o scienze dello spirito - anche se possono inglobare strutture e misure di tipo fisico, hanno come loro oggetto individui e vicende che non sono mai uguali…..E’ come se scienze fisiche e umane si intrecciassero le une alle altre pur consentendo di individuare due piani o due livelli diversi, come se l’avvento dell’uomo abbia determinato non un’interruzione ma una nuova fase nello sviluppo della natura (paragonabile al passaggio – nell’orizzonte cosmologico – dall’era dell’energia a quella della materia, poi dall’epoca dei minerali a quella della vita e da questa all’umanità in cui la tendenza alla variabilità, sancita dall’evoluzionismo, diviene però sempre più intraspecifica, cioè individualizzata e nello stesso tempo spinta a trascendere (nonostante riflussi per così dire involutivi) confini di razze, religioni e culture, come aprendosi a un nuovo tipo di evoluzione. E’ come se lo sviluppo fosse destinato a superare il concetto di speciazione o meglio a far uscire da questo concetto ciò che chiamiamo storia, interpretata talvolta come rottura delle leggi fisiche ossia dell’evoluzione stessa, altre volte come uno sviluppo di esse, fino a trasformarle in un ampliamento della coscienza e in un aprirsi ai valori morali perfino in senso utopico e rivoluzionario.
Così, sia pure con significato diverso, evoluzione e storia sembrano percorrere un’unica strada, superando pietrificati confini, aprendosi, attraverso specie e individui, a una prospettiva che può perfino sembrare infinita….Così una concezione scientifica dell’evoluzione e la concezione filosofica della storia sembrano potersi accompagnare in un cammino che s’indirizza al futuro e che dovrebbe essere affrontato in una sorta di discorde concordia, cioè senza pessimismo e senza illusioni: la prima ammettendo che l’evolversi delle specie è sì affidata anche al caso ma è senza padroni e senza confini, la seconda aprendosi a quello che è l’ordine dell’umana storia cioè a un allargamento, pure senza confini, della conoscenza e della moralità.
(Come avrete notato, questo discorso è completamente laico. Me ne scuso con gli interlocutori sensibili ai valori delle religioni, ma il tener conto anche di essi allargherebbe troppo le dimensioni di un’iniziale proposta di discussione).
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Vecchio 06-12-2007, 15.18.51   #2
Celavano Ganneviz
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Vorrei proporre agli amici del Forum una domanda importante, visto il largo interesse che qui raccoglie la teoria darwiniana, una domanda che inizialmente formulerei così: che cosa accomuna o distacca queste due forme del divenire – l’evoluzione e la storia?
A stare alla canonica separazione di scienze fisiche e scienze umane, che ha dominato per oltre un secolo la filosofia europea, evoluzione e storia non si svolgono su un’unica linea, perché, come le scienze fisiche sono basate su obiettivi e metodi differenti da quelli delle scienze umane, così la storia – che è l’oggetto fondamentale di queste – è qualcosa di ben diverso dall’evoluzione in quanto forma naturale del divenire. Le scienze fisiche – affermavano neokantiani e storicisti – generalizzano (fino ad arrivare, possiamo aggiungere, a quell’ultima generalizzazione che è la teoria evoluzionistica); le scienze umane – dette anche sociali o scienze dello spirito - anche se possono inglobare strutture e misure di tipo fisico, hanno come loro oggetto individui e vicende che non sono mai uguali…..E’ come se scienze fisiche e umane si intrecciassero le une alle altre pur consentendo di individuare due piani o due livelli diversi, come se l’avvento dell’uomo abbia determinato non un’interruzione ma una nuova fase nello sviluppo della natura (paragonabile al passaggio – nell’orizzonte cosmologico – dall’era dell’energia a quella della materia, poi dall’epoca dei minerali a quella della vita e da questa all’umanità in cui la tendenza alla variabilità, sancita dall’evoluzionismo, diviene però sempre più intraspecifica, cioè individualizzata e nello stesso tempo spinta a trascendere (nonostante riflussi per così dire involutivi) confini di razze, religioni e culture, come aprendosi a un nuovo tipo di evoluzione. E’ come se lo sviluppo fosse destinato a superare il concetto di speciazione o meglio a far uscire da questo concetto ciò che chiamiamo storia, interpretata talvolta come rottura delle leggi fisiche ossia dell’evoluzione stessa, altre volte come uno sviluppo di esse, fino a trasformarle in un ampliamento della coscienza e in un aprirsi ai valori morali perfino in senso utopico e rivoluzionario.
Così, sia pure con significato diverso, evoluzione e storia sembrano percorrere un’unica strada, superando pietrificati confini, aprendosi, attraverso specie e individui, a una prospettiva che può perfino sembrare infinita….Così una concezione scientifica dell’evoluzione e la concezione filosofica della storia sembrano potersi accompagnare in un cammino che s’indirizza al futuro e che dovrebbe essere affrontato in una sorta di discorde concordia, cioè senza pessimismo e senza illusioni: la prima ammettendo che l’evolversi delle specie è sì affidata anche al caso ma è senza padroni e senza confini, la seconda aprendosi a quello che è l’ordine dell’umana storia cioè a un allargamento, pure senza confini, della conoscenza e della moralità.
(Come avrete notato, questo discorso è completamente laico. Me ne scuso con gli interlocutori sensibili ai valori delle religioni, ma il tener conto anche di essi allargherebbe troppo le dimensioni di un’iniziale proposta di discussione).

Un'interessante discussione, che mi dispiace di aver scovato solo adesso, ma cercherò di rimediare .

In un certo senso la storia umana è un racconto evolutivo, un racconto di un'evoluzione comportamentale, ma pur sempre di un'evoluzione. Se dovessi paragonare il lavoro di Darwin alla storia mi verrebbe in mente l'esempio di quell'uccello che aveva imparato ad usare un legnetto per prendere i vermi dall'albero ed aveva quindi gradualmente ridotto la lunghezza del becco ed adattato la forma al legnetto... Gli esseri umani hanno fatto lo stesso, hanno imparato ad usare gli oggetti circostanti ed a modificare l'ambiente (perdendo forza e sensi più animaleschi, ma guadagnando tecnologia e progresso).
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Vecchio 08-12-2007, 17.07.14   #3
emmeci
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

Grazie per l’interesse verso questo tema che mi pare poco solleticante per i partecipanti al forum: è strano, sembra che chi si interessa qui di filosofia sia attratto solo da temi grandiosi come quelli del contrasto fede-ragione, dell’infinito, dell’esistenza o non esistenza di Dio….e allora, ancora per una volta, continuiamo a correre su quei binari.
Però ti dirò che due sono gli assi del mio pensiero e, oserei dire, dell’universo: l’asse dell’assoluto e l’asse dell’infinito, che è proprio quello dell’evoluzione e della storia. E se una prova dell’esistenza di Dio dovesse cercarsi, credo che la si dovrebbe trovare su quei due assi nella forma di un Dio identificabile come assoluto o come infinito. Eppure in entrambi i casi la prova non regge. Perché? Perché concepire Dio come l’assoluto significa abbandonare la possibilità di attribuirgli qualunque qualifica, cioè qualunque immagine, qualunque caratteristica, compresa la possibilità di avere un nome e ciò che noi chiamiamo esistenza: possiamo solo identificarlo col nulla, più tenebroso del nulla dei mistici. Ma anche pensare all’infinito come attributo di Dio è altrettanto vano perché significa intenderlo come un infinito che è nello stesso tempo finito. Due illogicità, sugli assi del pensiero e dell’universo.
Non c’è dunque nessuna prova possibile – come del resto sa qualunque fedele: la prova di Dio sta nella fede, cioè nell’inesistenza di qualsiasi prova: come asseriva Tertulliano, è l’assurdità che sorregge la fede. E in effetti è questo che assicura a Dio l’eternità, cioè la certezza che egli non potrà mai essere cancellato – perché la sua realtà si regge sulla sua irrealtà, e non su una prova che può sempre essere contestata.
Però a una condizione: che la fede sia soltanto fede e non religione – perché le religioni vanno a erodere proprio i cardini della logica cioè dell’assurdità divina, applicando a Dio quella corona di spine che – coll’astuzia di chiamarli santi attributi - dall’assoluto lo precipitano nel relativo.
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Vecchio 09-12-2007, 00.48.34   #4
meditando
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

La storia si limita a registra l’evoluzione, mentre l’evoluzione è in grado di condizionare la storia.

L’uomo, infatti, prima di giungere a sentire la necessità di storicizzare la propria esistenza si limitava a registrare nel proprio DNA i mutamenti che, più o meno velocemente a seconda dei momenti, avvenivano in lui e intorno a lui. Dal momento in cui ha iniziato a prendere coscienza del proprio passato come oggetto storico, ha anche iniziato un processo di valutazione psicologica la quale andava ad influenzare, in aggiunta a quanto già avveniva naturalmente, il proprio DNA influenzandone il processo di registrazione e di conseguenza influenzando la propria storia futura
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Vecchio 09-12-2007, 08.56.15   #5
emmeci
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

Evidentemente, nel delineare il rapporto evoluzione-storia io mi sono posto a un livello anteriore a ogni distinzione, cercando di cogliere l’essenza ed eventualmente il perché del movimento dell’essere (più vicino, per quello che ne sappiamo, all’idea di Eraclito piuttosto che di Parmenide). Troppa pretesa? Beh, il pensiero dell’uomo può questo e altro e, in ogni caso, lasciando agli esperti di risolvere il problema del rapporto fra evoluzione e storia, o fra mente e DNA, senza nessun pregiudizio visto che se ne sono pensate tante nei millenni trascorsi, per esempio che un danzatore cosmico ha svegliato la vita e cessando di danzare la farà sparire, o che l’universo è nato da un superuomo cosmico o che si regge su una tartaruga gigante….Comunque – sarà un principio più stravagante di altri – io credo che una verità assoluta c’è, anche se non la conosciamo, e – secondo principio, che forse rasenta quello così detto antropico degli astrofisici, ci è concesso cercare questa verità, anche se ci volesse un tempo infinito e praticamente fosse impossibile ritrovarla. Bene, questi sono i due assi che immagino nel mio universo: quelli che chiamo l’asse dell’assoluto e l’asse dell’infinito, lasciando agli esperti il compito di trovare fin dove arriva, su questo, l’evoluzione e dove la specie-uomo comincia a capire e a condizionare l’evoluzione. Io continuo a pensare alle idee di quei due primi filosofi, immaginando che in fondo l’uno non dissenta dall’altro, che la verità dell’uno rispetti la verità dell’altro, ossia che la storia (ivi compresa l’evoluzione) rispecchia l’assoluto, stringendo i filosofi in un nodo fraterno.
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Vecchio 09-12-2007, 22.06.57   #6
meditando
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Evidentemente, nel delineare il rapporto evoluzione-storia io mi sono posto a un livello anteriore a ogni distinzione, .....
Allora non è possibile parlare di storia o di evoluzione, allora stai parlando di metafisica, metastoria, meta scienza. Allora è la domanda che è impostata male.

Certo che una verità assoluta c’è. Ma data la nostra condizione relativa mi pare assodato che il conoscerla non ci è concesso. Certamente il tuo modo di intendere la questione, partendo da un punto assolutamente indimostrabile, “ l’ Assoluto e l’Infinito” , hanno per noi il limite del relativo quindi io, rispondendoti come uomo non posso fare altro che limitare la mia idea alla mia condizione. Nessun e mai, come dici anche tu, dal relativo, potrà mai dare la risposta rispetto all’assoluto o all’infinito, e ognuno, nessuno escluso, ha in se un briciolo di verità. Una serie, forse infinita, di briciole che messe insieme formano il pane della realtà. Realtà della quale fanno parte sia l’evoluzione che la storia umane. Il problema sorge la dove potrebbe essere insignificante il termine Storia perché questa per esprimersi necessità del fattore tempo e non è detto che questo sia presente nell’assoluto e nell’infinito. Forse, quindi, sei partito da un po troppo indietro e hai usato un termine improprio, storia, mentre per il termine evoluzione si potrebbe discuterne.
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Vecchio 10-12-2007, 09.04.05   #7
emmeci
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

Forse pronunciando parole come assoluto e infinito si rischia di cadere in un trabocchetto….ma la difficoltà viene soprattutto dal fatto che, affrontando problemi tanto “sublimi” (che forse speravo di lasciare per un poco da parte usando termini meno impegnativi come evoluzione e storia) bisognerebbe che i contendenti dessero prima un riassunto della loro filosofia e poi scendessero sul tatami o sulla pedana a incrociare le armi….Cercherò comunque di dire qualcosa.
Mi piace che anche tu cominci con la certezza che una verità assoluta c’è anche se non la conosciamo. E questo è un punto di partenza metafisico al quale aderisci, aggiungendo che anche per te l’assoluto non è il relativo cioè non potrà essere soddisfatto da nessun briciolo di verità – quindi, penso, da nessuna religione e da nessuna teoria scientifica o filosofica. Però vedo che anche tu credi che si possa "cercare" questa verità attraverso un susseguirsi di briciole che, come formiche, noi trasportiamo: e che cosa è questo se non – per merito del genoma o di una libera mente – un puntare a quella verità che soltanto un proseguimento infinito della ricerca può non escludere si possa raggiungere? Questo è ciò che ho suggerito dicendo che l’assoluto si rispecchia nell’infinito cioè in quell’oceano in cui Ulisse ha spinto la sua folle nave in cerca di una riva che non gli appare mai, anche se Dante cerca di salvargli l’anima mostrandogli la scala del purgatorio. Ma qui il discorso ci riporterebbe verso quelle altezze che, aggrappandoci al tema dell’evoluzione e della storia, presumevamo di lasciare da parte: così limitiamoci a dire che se il processo tende all’assoluto tende alla metafisica senza arrivarci mai, anche se quel comune principio (una verità assoluta c’è) in qualche modo dovrebbe darci speranza, irraggiando su tutto il processo evolutivo-storico una specie di benedizione. Ma anche questo sarebbe dire troppo, perché nessuno di noi ha pronunciato la parola Dio, e quella verità assoluta da cui siamo partiti e che non conosceremo mai potrebbe effettivamente essere qualunque cosa: una verità fisica o metafisica, l’essere o il nulla, una farfalla o un leviatano.
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Vecchio 27-12-2007, 15.39.36   #8
Karenina
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

L'associazione tra evoluzione e storia mi rimanda sinceramente alla riflessione hegeliana nella prospettiva fenomenologica. Lo Spirito Assoluto che si realizza nella storia che è esclusivamente la sua storia...il procedimento dialettico si adatta bene se ci facciamo caso al procedimento evolutivo, che attraverso la sintesi che diventa nuova tesi, messa in crisi da una nuova antitesi, rende possibile l'apertura all'infinito che io però intendo come infinite possibilità. L'assoluto e l'infinito allora mi sembrano concetti un pò più vicini, anche perchè non credo sia possibile astrarre del tutto il concetto di storia dalla storia in senso stretto, quella legata ai fatti e ordinata secondo una cronologia. Del resto anche il fatto che Hegel abbia abbinato il concetto di Storia a quello di Spirito è stato ampiamente contestato perchè forse troppo lontano da una prospettiva antropologica di essa.
Karenina is offline  
Vecchio 29-12-2007, 09.02.11   #9
emmeci
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Riferimento: Evoluzione e/o storia

Gentile Karenina, lasciami lavorare di fantasia su questo rapporto Hegel-emmeci. Una differenza sicuramente c’è fra quello che ho detto e la concezione hegeliana, ed è che l’ultima e definitiva tappa dello Spirito era per Hegel la sua filosofia, e non mi è parso di avere una tal fede nella potenza profetica o messianica del filosofo di Stoccarda da porre il suo nome al posto di quello che io chiamo Assoluto come suprema aspirazione dell’universo: seppure un tale finale hegeliano potrebbe essere più gradevole dell’apocalisse prevista dal sapiente di Patmos o di quella che potrebbero escogitare fanatici di al-Quaeda. Così ho preferito lasciare sul trono questa vaga parola Assoluto rischiando un rimbrotto dal fantasma di Hegel, che aveva già beffeggiato il compagno Schelling per aver introdotto nella filosofia qualcosa in cui tutte le vacche, e purtroppo anche tutti gli uomini compresi i filosofi, sono neri. Per evitare questo triste destino io ho tolto all’assoluto ogni visibile e tangibile connotato, innanzi tutto quello della nerezza, ma anche quelli della luminosità, della giustizia, della misericordia, dell’onnipotenza, che rischiavano di farlo confondere con qualcosa che richiama il divino, rendendo la mia filosofia un'eresia non solo per Hegel ma anche per le anime pie – anche se con questa vaporizzazione dell’Assoluto anche l’Infinito in cui si rispecchia sembrerebbe perdere quella favolosa malia che ha spinto Ulisse a mettersi nel mare senza confini. Ma mi pare che questo identificare l’Infinito con l’oceano dantesco od omerico restringerebbe troppo le dimensioni della storia, cioè mi pare disonorevole limitare l’orizzonte dell’Infinito a quello di una storia intesa "antropologicamente" come storia degli uomini, mentre solo estendendola a un intero universo mi pare degna di rispecchiare quello che, con le dovute scuse a Hegel, continuo a chiamare Assoluto.
Piuttosto che una vicinanza alla concezione hegeliana, vedrei in quello che ho detto una vicinanza a certe dottrine o mitologie religiose, a cominciare da quella giudaico-cristiana che indirizza l’uomo su un cammino che dovrebbe, dopo tante colpe ed errori, riportarlo al creatore: e non è detto che l’idea di questo ritorno non possa dai religiosi essere estesa all’intero universo, anche se lo si concepisce in dimensioni tanto più estese di quelle in cui sembrava rinchiuso all’epoca di Abramo o del profeta di Patmos.
(Però, tanto per non lasciar vagare lo spirito hegeliano nell’indefinito piuttosto che nell’infinito ti dirò che l’Assoluto per me non è un fantasma, ma è piuttosto ciò che si può interpretare come quell’assoluta verità che tutti cerchiamo anche se non sappiamo, dopo milioni di anni dacché l’homo sapiens è cominciato ad esistere, se si possa chiamare materia o spirito, fisica o metafisica, essere o nulla).
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