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Vecchio 05-11-2007, 09.51.49   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
conclusioni: quale filosofia del linguaggio?

Saper argomentare significa imparare a esprimere meglio ciò che intendiamo, comprendendo quello che ascoltiamo o leggiamo,senza frettolosità e con attenzione. Lo scopo è valutare il pensiero discorsivo proprio e altrui., e definire quale filosofia del linguaggio è oggi possibile. Una coerenza culturale, una logica consequenziale, sono interdipendenti con un pensiero altrettanto organizzato ed efficace, per una propria crescita e salda autostima.

Finora non esistono leggi semantiche generali, ma l'ambito di lavoro è comunque linguistico, lessicografico, comunicativo. Per verificare le strutture logiche del linguaggio ed il suo rapporto olistico con il mondo dei parlanti. Oggetto è il ragionevole, non il razionale puro; il verosimile, non il vero; il probabile, non il certo. L'obiettivo è proporsi come interlocutori informativi e veritieri, non quello di ottenere ragione comunque ed ad ogni costo.
Certe premesse sono sempre necessarie, per disambiguare accezioni semantiche. Chi parla usa i simboli irriflessivi di una SUA cultura. Presume che l'ascoltatore attribuisca ai termini usati senz'altro quel valore che lui stesso attribuisce loro.

Dovremmo riflettere sui nostri modi comunicativi e sulle strategie usate per ampliare le nostre conoscenze di base necessarie per dibattere in una determinata disciplina. Il dibattito da privilegiare è quello sui vari punti di vista della realtà. Ma giriamo a vuoto, se pretendiamo di rispondere a domande insensate , che suscitano all'infinito risposte altrettanto prive di senso. Né esistono verità eterne, ma solo opinioni inculcate e da verificare. Anche la recente PNL invita a discernere tra fatti, opinioni, regole, giudizi, supposizioni, generalizzazioni.

L'obiettivo è acquisire uno stile proposizionale, logico – concettuale;saper distinguere l'essenziale e i nessi tra le idee. E' ciò che siamo in grado di dire che delimita e organizza il nostro pensiero. Senza fraintendere, estrapolare, decontestualizzare, divagare. Difficile per tutti, ma ne vale la pena.
arsenio is offline  
Vecchio 26-12-2007, 17.45.16   #2
La_viandante
stella danzante
 
L'avatar di La_viandante
 
Data registrazione: 05-08-2004
Messaggi: 1,751
Riferimento: conclusioni: quale filosofia del linguaggio?

Ho incrociato a questo link
http://www.filosofico.net/habermas4.htm
Alcune assiomatizzazioni tentate da Habermas che mi hanno riportato in mente questo thread. Incollo qui di seguito le pretese universali di validità per una comunicazione corretta :

1) giustezza (Richtigkeit): ogni dialogante deve rispettare le norme della situazione argomentativa: ad esempio, ascoltare le tesi altrui o ritirare le proprie, qualora si siano dimostrate false;
2) verità (Wahreit): ogni dialogante deve formulare enunciati esistenziali appropriati;
3) veridicità (Wahrhaftigkeit): ogni dialogante deve essere sincero e convinto dei propri asserti;
4) comprensibilità (Verständlichkeit): ogni dialogante deve parlare in modo aderente al senso e alle regole grammaticali.

Se anche una sola di queste quattro pretese non è soddisfatta, allora crolla la possibilità di un’intesa tra gli interlocutori.


Credo che sia un periodo di imbarbarimento della comunicazione, valgono sempre più le opinioni, sempre meno i fatti e ancora di più il farsi valere più che attraverso un corretto argomentare attraverso una prevaricazione con la forza o con fallacie argomentative: attacchi alla persona, travisamento delle parole altrui, ricorsi ad autorità (reali o metafisiche), insomma ognuno di noi dovrebbe a mio parere sforzarsi di restituire al linguaggio la sua etica e pretendere lo stesso dagli altri.
La_viandante is offline  
Vecchio 28-12-2007, 11.10.09   #3
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: conclusioni: quale filosofia del linguaggio?

Citazione:
Originalmente inviato da La_viandante
Ho incrociato a questo link
http://www.filosofico.net/habermas4.htm
Alcune assiomatizzazioni tentate da Habermas che mi hanno riportato in mente questo thread. Incollo qui di seguito le pretese universali di validità per una comunicazione corretta :

1) giustezza (Richtigkeit): ogni dialogante deve rispettare le norme della situazione argomentativa: ad esempio, ascoltare le tesi altrui o ritirare le proprie, qualora si siano dimostrate false;
2) verità (Wahreit): ogni dialogante deve formulare enunciati esistenziali appropriati;
3) veridicità (Wahrhaftigkeit): ogni dialogante deve essere sincero e convinto dei propri asserti;
4) comprensibilità (Verständlichkeit): ogni dialogante deve parlare in modo aderente al senso e alle regole grammaticali.

Se anche una sola di queste quattro pretese non è soddisfatta, allora crolla la possibilità di un’intesa tra gli interlocutori.


Credo che sia un periodo di imbarbarimento della comunicazione, valgono sempre più le opinioni, sempre meno i fatti e ancora di più il farsi valere più che attraverso un corretto argomentare attraverso una prevaricazione con la forza o con fallacie argomentative: attacchi alla persona, travisamento delle parole altrui, ricorsi ad autorità (reali o metafisiche), insomma ognuno di noi dovrebbe a mio parere sforzarsi di restituire al linguaggio la sua etica e pretendere lo stesso dagli altri.

Grazie cara la viandante, per avermi rammentato Habermas, che è un importante teorico dell'analisi del discorso.
Vorrei riprendere questo tema in modo più ampio, perchè sconfina nella psicologia della comunicazione. Essendomi finora maggiormente interessato di teorie dell'argomentazione, di tipo linguistico-retorico e dialettico. Oggi propongo le massime di Grice, che non può essere ignorato da chi s'interessa di ogni forma comunicativa e discorsiva.

arsenio is offline  

 



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