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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 14-11-2007, 13.53.41   #11
kore
Ospite abituale
 
Data registrazione: 31-07-2007
Messaggi: 343
Riferimento: La debolezza è forse un pregio?

Avete mai avuto occasione di notare come chi è forte/virtuoso appaia spesso bidimensionale come una carta da gioco che mostra sempre il davanti e mai il dietro?
E avete mai notato come i deboli/viziosi appaiano talvolta come figure scolpite a tutto tondo, con un davanti e un dietro?
Sto ancora considerando la cosa, ma mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi ha mai avuto questa impressione.
kore is offline  
Vecchio 14-11-2007, 23.54.28   #12
m.85
Ospite
 
Data registrazione: 03-11-2007
Messaggi: 26
Question Riferimento: La debolezza è forse un pregio?

Citazione:
Originalmente inviato da kore
Avete mai avuto occasione di notare come chi è forte/virtuoso appaia spesso bidimensionale come una carta da gioco che mostra sempre il davanti e mai il dietro?
E avete mai notato come i deboli/viziosi appaiano talvolta come figure scolpite a tutto tondo, con un davanti e un dietro?
Sto ancora considerando la cosa, ma mi piacerebbe sapere se qualcuno di voi ha mai avuto questa impressione.

Effettivamente non ci avevo mai pensato prima, ma questa immagine da da riflettere...
Di un "forte" o di uno che appare tale, non ci è dato di vedere se non la forza, il lato che ci vuole mettere in mostra, ma non è facile riuscire a capire qualcosa di più di quello che si nasconde dietro la facciata.
Allo stesso modo capita tantissime volte di poter comprendere in modo più pieno il vero essere di una persona proprio quando ci appare nella sua interezza, con tutte le sue debolezze, i suoi limiti, la sua fragilità, e possiamo allora capire qualcosa di più, vedere la ricchezza interiore, così come i lati oscuri dell'individuo che ci è dinanzi.
Una cosa è certa: se forza e vigore possono essere talora una maschera, dietro la quale non sappiamo cosa vi sia, la debolezza e la fragilità non sono certamente un guscio dietro cui nascondere alcunchè, ma sono la vera natura di chi ce ne appare rivestito.
m.85 is offline  
Vecchio 15-11-2007, 09.20.10   #13
emmeci
Ospite abituale
 
L'avatar di emmeci
 
Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: La debolezza è forse un pregio?

Vorrei sottoporvi uno dei terribili e scintillanti pensieri raccolti da Cioran nell’ultimo suo volume (Confessioni e anatemi): “Sono un vigliacco, non posso sopportare la sofferenza di essere felice”. Cioran dice che, per conoscere davvero qualcuno, basta vedere come reagisce a questa confessione del poeta Keats.
Proviamo ad analizzare due casi. Quella sentenza potrebbe richiamare il comportamento di Kierkegaard quando lasciò Regina dopo averla sedotta - comportamento che ad alcuni potrebbe apparire segno di debolezza se non di viltà, ma che egli probabilmente giustificava appellandosi alla chiamata di Dio, ossia ricordando l’obbedienza di Abramo quando gli fu ordinato di uccidere il figlio. Oppure potrebbe richiamare il comportamento di Eva quando, nel paradiso terrestre, fu tentata dalla mela della conoscenza più che da quella dell’immortalità, e condannò in tal modo sé, Adamo e il genere umano con una decisione che potrebbe apparire vile ma forse anche eroica (“meglio la conoscenza che l’immortalità”). Questi sono due casi estremi, ma chi sa quanti altri voi potreste citare.
Per seguire il consiglio di Cioran, voi come reagireste a quella sentenza? A me sembra più nobile la decisione di Eva che quella di Kierkegaard, visto che questa riguardava lui solo e quella di Eva ha qualcosa di grande all'umanità – tutti noi compresi: cioè la fame di verità.
emmeci is offline  
Vecchio 27-11-2007, 13.49.17   #14
Celavano Ganneviz
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-11-2007
Messaggi: 65
Riferimento: La debolezza è forse un pregio?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Vorrei sottoporvi uno dei terribili e scintillanti pensieri raccolti da Cioran nell’ultimo suo volume (Confessioni e anatemi): “Sono un vigliacco, non posso sopportare la sofferenza di essere felice”. Cioran dice che, per conoscere davvero qualcuno, basta vedere come reagisce a questa confessione del poeta Keats.
Proviamo ad analizzare due casi. Quella sentenza potrebbe richiamare il comportamento di Kierkegaard quando lasciò Regina dopo averla sedotta - comportamento che ad alcuni potrebbe apparire segno di debolezza se non di viltà, ma che egli probabilmente giustificava appellandosi alla chiamata di Dio, ossia ricordando l’obbedienza di Abramo quando gli fu ordinato di uccidere il figlio. Oppure potrebbe richiamare il comportamento di Eva quando, nel paradiso terrestre, fu tentata dalla mela della conoscenza più che da quella dell’immortalità, e condannò in tal modo sé, Adamo e il genere umano con una decisione che potrebbe apparire vile ma forse anche eroica (“meglio la conoscenza che l’immortalità”). Questi sono due casi estremi, ma chi sa quanti altri voi potreste citare.
Per seguire il consiglio di Cioran, voi come reagireste a quella sentenza? A me sembra più nobile la decisione di Eva che quella di Kierkegaard, visto che questa riguardava lui solo e quella di Eva ha qualcosa di grande all'umanità – tutti noi compresi: cioè la fame di verità.

Il pensiero è profondamente giusto, se nn fosse per un piccolo particolare: "chi ci dice che per essere forti (immortali) sia necessario trascurare la conoscenza " ?
Inoltre, perdonatemi poichè questo è un mio personalissimo parere, Kierkegaard è un mistico più che un filosofo.



Citazione:
Originalmente inviato da Socrate78
Apro questo thread per discutere su un argomento singolare:la debolezza può essere considerata una specie di "pregio"? Apparentemente sembrerebbe di no, ma in realtà il fatto di possedere dei limiti (fisici o anche morali)porta con sè paradossalmente notevoli vantaggi, sia verso gli altri che verso se stessi.
Innanzitutto se una persona ha dei grossi limiti fisici, in un certo senso gli altri non "possono" farle del male, proprio perchè il suo stato di debolezza causa anche negli altri un senso di pietà, per cui chi si accanisce contro un debole è certamente un vile e il suo comportamento tende ad essere condannato.
Inoltre il fatto di scoprirsi vulnerabili, limitati, porta anche ad avere una consapevolezza del fatto che non siamo "superuomini", ma viviamo in una condizione di dipendenza dagli altri; essere consapevoli di questo porta anche le persone a sviluppare il senso di solidarietà e a non considerarsi delle "isole", ciascuna orgogliosa della propria indipendenza ed autonomia.
Anche la fragilità morale ha i suoi lati positivi, perchè porta le persone a riconoscere i propri errori e a migliorarsi, senza cadere in un presuntuoso orgoglio.
Insomma, anche la fragilità e la vulnerabilità hanno i loro risvolti positivi. Voi che cosa ne pensate?

Mi sembra un ragionamento fazioso, in quanto essendo noi tutti "deboli" e quindi limitati troviamo vantaggiosa la nostra condizione (come se si chiedesse al cieco che nn conosce in niente la vista se preferisse averla). Se fossimo onnipotenti ti assicuro che la debolezza ci apparirebbe tutt'altro che forza.



Citazione:
Originalmente inviato da aile
Il forte,in questo caso,è sempre solo,perchè impegnato a primeggiare,deve essere pronto ad andare avanti un po' sempre a testa alta,magari qualche volta perdendo delle buone occasioni di girarsi a guardare cosa sta succedendo agli altri.
.

Bisogna capire bene cosa si intende per forte. Se si intende il forte "umano" allora è probabilmente come sopra quotato, ma se si intende il forte come qualcosa che va oltre il limite umano allora è assurdo parlare di forza e debolezza, poichè trascendere l'umano limite vuol dire liberarsi di tutto ed essere indipendenti e soli. Rifacendomi a Shopenhauer dovremmo divenire "nolontà" e quindi nulla.
Celavano Ganneviz is offline  

 



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