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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 08-04-2008, 12.01.52   #11
VanLag
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Data registrazione: 08-04-2002
Messaggi: 2,959
Riferimento: Il "Bene" di Platone

Citazione:
Originalmente inviato da vinx91ct
Grazie per le risposte. Platone era una grande filosofo, però onestamente a me piace più il maestro Socrate. Perchè comunque Platone esponendo l'idea di BENE, ammetteva che lui la conoscesse in quanto filosofo, mentre io credo che l'uomo in sè, poichè essere imperfetto, non può arrivare a concepire nemmeno l'idea di Bene assoluto, quell'idea può essere concepita e realizzata solo da Dio. Dirò pure una stupidaggine, ma Dio, in quanto essere perfetto è l'unico che pensa IL Bene. E voi cosa ne pensate?

Non sappiamo nulla di Dio e, secondo me, serve a poco descriverlo come “essere perfetto”. Cosa è la perfezione poi?
Ciascuno avrà la sua definizione di perfezione e quindi ciascuno descriverà un Dio diverso, ma, così facendo quello che rimane è ancora una volta un’ideale di perfezione che, essendo un ideale, non è aderente alla realtà.
Io credo che se un uomo voglia realmente “conoscere” e progredire verso la “verità”, (qualsiasi essa sia), deve partire prima di tutto dal materiale che ha in mano e l’unico “materiale” del quale siamo sempre, realmente i detentori non è altri che “noi stessi”.
Quindi, come diceva Socrate, “conosci te stesso”, solo allora uno potrà parlare compiutamente di Dio, del senso della vita e della morte e di tutti i “misteri” della vita, incluso Dio.

VanLag is offline  
Vecchio 10-04-2008, 11.49.07   #12
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Il "Bene" di Platone

"Certo misurarsi con te, Platone, è rischioso; però l’amore per la verità può consentire se non imporre qualche flebile critica, forse giustificata dai tanti anni trascorsi e dall’impegno dei filosofi che hanno seguito il tuo esempio, e allora….. Allora vorrei dirti che quello che tu hai lasciato di scritto conserva, dopo migliaia di anni, il suo sublime potere e non abbiamo avuto bisogno di assistere alle tue lezioni per considerarti il massimo genio della filosofia – direi perfino il profeta dell’assoluto. Sì, anch’io non posso che riconoscermi come un tuo lontano nipote, visto che anche per me il principio di tutto è l’assoluto, che tu hai espresso come un mondo di idee al cui vertice è l’idea del bene che come un sole illumina il mondo. Questo è stato un punto di appoggio chiaro e definitivo, questo credere nella verità assoluta, e ci ha riempito di gioia vedere come tu l’esprimi con arte suprema, anche se quella bellezza è tale che – vorrei dire – quasi imprigiona….Forse questo dipende dal rifiuto, anzi dall’orrore dell’infinito che tutti i grandi spiriti greci nutrivano a cominciare dal tuo maestro Parmenide, mentre l’infinito ha solo agitato la mente più debole di qualche lontano maestro e non è stato capace di ispirare capolavori immortali come i tuoi dialoghi e quelli, scultorei e architettonici, i cui resti ancora ci incantano evocando l’idea di una bellezza immortale. Eppure…..eppure a noi, europei nati migliaia d’anni dopo la tua civiltà, ci sembra che rifiutando l’infinito la Grecia abbia perso qualcosa, qualcosa che forse veniva dalle lontane plaghe d’Oriente e che, alla caduta degli dei d’Olimpo, avrebbe portato anche in Grecia il messaggio di un Dio che fonda il suo regno nell’infinito, costringendo gli ultimi maestri della tua scuola a tradire in qualche modo, o forse ad arricchire, il tuo stesso pensiero.
Certo l’infinito è difficile da esplorare, anzi è qualcosa che pare sempre lontano rispetto a quello che la forma greca poteva offrire di nitido e definitivo: una luce lontana, una faticosa strada da percorrere, senza speranza di poter raggiungere mai la nettezza delle tue idee. Chi sa, forse quest’idea d’infinito che tu non hai ammesso nel tuo sacrario è venuta da una plaga lontana, da un corrente nata nei deserti d’Oriente, quasi fosse guidata verso la Grecia da una divinità irata per una conoscenza della verità che in qualche modo trasgrediva la tua e che pure la Grecia avrebbe accolto alla fine, quasi avesse bisogno sì di una verità assoluta ma senza imprigionarla in un’idea splendida e senza rapporto con la misera realtà della vita, mentre quel tremore dell’infinito avrebbe risposto al palpito del loro cuore rendendoli più umili ma anche più fiduciosi in sé stessi, cioè nella loro capacità di continuare a cercare, di percorrere un cammino lungo e difficile, che forse anche Socrate avrebbe giudicato un cammino degno dell’uomo".
emmeci is offline  

 



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