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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 30-03-2008, 23.32.06   #1
donquixote
Moderatore
 
Data registrazione: 23-05-2007
Messaggi: 241
Il male assoluto non esiste

Si parla tanto spesso, in questi ultimi anni, di male assoluto. Dal Nazismo, al terrorismo, al comunismo, al relativismo troppi sono i "mali assoluti" che costellano il pensiero moderno. Dalla Arendt in poi il concetto di male assoluto ha ottenuto grandiosi successi nella filosofia contemporanea. Ma questo concetto non esiste, e cerco di spiegarlo.
Tutte le cose devono avere un principio, quindi anche il male; ma qual è questo principio? Se si considera l’infinito nella sua totalità (e quindi non solo dal lato fisico o materiale) appare chiaro che esso deve contenere tutte le cose, poiché tutte le parti sono costitutive del tutto. È inoltre evidente che il tutto debba essere illimitato, poiché se avesse un limite tutto quel che è al di là di quel limite non sarebbe compreso nel tutto, e quindi vi sarebbe contraddizione poiché in questo caso il tutto non sarebbe tale. Questo tutto è il principio di tutte le cose, ed è ciò che chiamiamo Dio. Bisogna avere però l’accortezza di non considerare l’infinito, o Dio, come una somma delle sue parti, per numerose che possiamo immaginarle, ma come quel qualcosa che le trascende, pur essendo in esse. È un po’ come l’individuo che è qualcosa di più e di meglio che un assemblaggio di organi e facoltà (pur possedendo organi e facoltà), ad onta di tutte le teorie meccanicistiche che lo paragonano ad una macchina che potrebbe, in un futuro, venir assemblata ex novo, dall’esterno, come una specie di Frankenstein.

L’infinito è inoltre uno e uno solo, poiché se ne esistesse un altro o sarebbe coincidente con il primo oppure uno dei due non sarebbe infinito, e quindi l’altro sarebbe il principio di questo. Quindi abbiamo visto che l’infinito è il principio di tutte le cose, e può essere definito anche il Perfetto (summum bonum), poiché in quanto infinito e ricomprendente tutto è necessariamente coincidente con la perfezione (e la bontà) totale.
L’infinito, o il Perfetto, o l’Unico, o Dio, o la Verità, è il principio di tutto, e ha quindi prodotto tutte le cose, in ossequio al principio di causalità che recita “Ex nihilo nihil fit”. Quindi ha prodotto anche il male? Si e no. Vediamo.

In natura, ovvero nel mondo che abitiamo, possiamo verificare un numero indefinito di opposizioni: bene e male, essere e non essere, spirito e materia, luce e tenebre, menzogna e verità e così via. Quindi la domanda è: come ha potuto l’unità produrre la dualità, l’opposizione? L’origine di questa dualità non si può attribuire a due principi diversi e opposti fra loro, come in molti pensavano, perchè ciò contraddice quel che abbiamo visto prima: se i due principi sono infiniti si escludono a vicenda, o collimano. Se solo uno è infinito sarebbe il principio dell’altro; se entrambi sono finiti avrebbero bisogno di un principio infinito, poiché dire che potrebbero esistere di per sé sarebbe come dire che provengono dal nulla, (perché tutto ciò che è finito ha logicamente un inizio) e ciò è assurdo.

Quindi la dualità procede direttamente dall’unità, e per capire come questo è stato possibile bisogna considerare la dualità nei termini più generici possibile: l’opposizione fra l’essere e il non essere. Se per non essere consideriamo il puro nulla non vi è niente da dire, poiché niente si può dire del nulla (anche se da Parmenide a Severino troppa gente ha tentato di farlo) ma se invece lo consideriamo come “possibilità d’essere”, allora le cose cambiano. D’altronde ciò che è senza limiti si può vedere anche sotto l’aspetto della “possibilità universale” senza perciò limitarlo, poiché l’impossibilità, che sarebbe al di fuori di questo ambito e quindi il suo limite, non è pensabile e concepibile se non come puro nulla, negazione assoluta; ogni possibilità potrà essere manifestata (ovvero attualizzata) a seconda delle condizioni di appartenenza ad un ambito determinato o ad un particolare “mondo”, e poi vi saranno possibilità (o “potenze”) che non sono suscettibili di manifestazione né lo saranno mai.

Ogni “mondo” ha una serie di possibilità che si possono manifestare e che debbono corrispondere alle condizioni proprie di quel mondo (i famosi “compossibili” di Leibniz) ma ciò non esclude tutte le altre indefinite possibilità che esistono e che si potranno manifestare in ambiti e mondi diversi oltre a quelle, come dicevo, di cui non è prevista alcuna manifestazione. Visto in questo modo il non-essere (possibilità/potenza) è il principio dell’essere (manifestazione/atto), e l’essere è la manifestazione (attualizzazione) del non-essere (o perlomeno di quella parte che è suscettibile di manifestazione). Il non-essere è superiore all’essere in quanto ne è il principio, e il rapporto fra essere e non-essere non è più di opposizione ma solo di distinzione, in quanto l’uno (il non-essere), lungi dall’essere opposto all’altro (l’essere), ne è il principio e il fondamento. Del resto entrambi i concetti sono contenuti in via principiale nell’infinito, per cui la loro apparente dualità si risolve nella suprema unità del principio unico.

Se così è per l’essere e il non-essere a maggior ragione sarà per tutte le altre dualità che ci capita di incontrare. Tornando al bene e al male anche questa opposizione è solo apparente, dal punto di vista universale e assoluto, come quella fra essere e non-essere; il bene e il male come generalmente li intendiamo (il terremoto di Lisbona che fece vacillare la fede di Voltaire o il bimbo nel forno crematorio nazista) sono concetti che si situano esclusivamente nella sfera dell’essere (ovvero della manifestazione), e la loro apparente opposizione si risolve in quell’ambito, quindi è relativa e non assoluta. Il male è (quindi non è mera carenza d’essere, come pretendeva Agostino), ma è un “è” relativo al nostro mondo ed esiste solo perché noi lo definiamo tale e lo contrapponiamo a qualcosa che definiamo “bene”. Abbiamo visto che tutte le opposizioni si risolvono nell’unità totale, nel perfetto, e quindi il male non è che una imperfezione relativa che, unitamente a tutte le altre “imperfezioni”, concorre alla costituzione della perfezione totale. La stessa cosa si può dire della verità e dell’errore: gli errori non sono altro che frammenti di verità (chè l’errore assoluto è la negazione pura e semplice) che concorrono alla formazione della verità totale. Se la perfezione la definiamo anche come sommo bene, il male non ne è distinto realmente, ma lo è soltanto in quanto noi lo relativizziamo ad un ambito determinato e lo definiamo in contrapposizione a ciò che, altrettanto arbitrariamente, definiamo bene. Quindi il male assoluto non esiste, ma neanche il bene, se inteso come opposizione al male. Il bene assoluto esiste invece solo se lo intendiamo come sinonimo di perfezione.

In definitiva sono solo le caratteristiche analitiche e frammentatrici della mente umana che ci creano l’illusione di un bene contrapposto ad un male, e la tragica allucinazione di doverlo perseguire fino alla vittoria finale. Troppi secoli di dispute teologiche e filosofiche intorno alla teodicea hanno confuso le idee. Ma secondo quanto espresso precedentemente non si può affermare né che Dio ha creato il male e nemmeno che lo ha permesso. Il male è un concetto inventato dall’uomo per l’uomo poiché l’uomo stesso non ha possibilità di rappresentarsi alcunché se non facendo dei confronti, dei paragoni, quindi in modo duale. Ma l’infinito è Uno, anzi come si dice nel Vedanta “non-duale” (advaita), poiché dire uno determina già il paragone con i molti.
donquixote is offline  
Vecchio 31-03-2008, 00.15.50   #2
Noor
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Riferimento: Il male assoluto non esiste

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Originalmente inviato da donquixote
Il male è un concetto inventato dall’uomo per l’uomo poiché l’uomo stesso non ha possibilità di rappresentarsi alcunché se non facendo dei confronti, dei paragoni, quindi in modo duale. Ma l’infinito è Uno, anzi come si dice nel Vedanta “non-duale” (advaita), poiché dire uno determina già il paragone con i molti.
Bel post
Son più che d'accordo..
Il male l'uomo lo ha inventato da quando,ritenendosi detentore d'un libero arbitrio,ha cercato giustificandolo, di trattenere ciò che ritiene bene ,ma che è infine solo una visione distorta del bene:quella volta ad un tornaconto personale,ad una forma innaturale,contratta di mantenere e considerare le forme impermanenti come permanenti,rifiutando e quindi non accettando più l'Uno-Bene in ogni manifestazione.
In una parola:l'origine del male è nell'ego umano (la nascita del quale ,e ciò che ne ha rappresentato simbolicamente la famosa Caduta)
Noor is offline  
Vecchio 05-04-2008, 02.30.30   #3
vinx91ct
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Riferimento: Il male assoluto non esiste

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Originalmente inviato da Noor
ma che è infine solo una visione distorta del bene
Ciao Noor, senti ma quando un uomo ammazza a un altro uomo solo per il piacere di farlo (Bin Laden tanto per fare un esempio, i terroristi, la gente violenta, gli sbandati) quello cos'è "una visione distorta del bene" o pensi forse che esista in lui il male? Sono dell'idea che se esiste il bene esiste pure il male. Se esite il bino, beh, allora c'è pure il nero. Le due cose si compensano. Per natura l'uomo tende verso il bene ma purtroppo talvolta l'uomo ha la mente confusa.
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Vecchio 05-04-2008, 15.31.29   #4
Noor
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Riferimento: Il male assoluto non esiste

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Originalmente inviato da vinx91ct
Sono dell'idea che se esiste il bene esiste pure il male.
ce il piano Assoluto ,ove non esiste il male ,ma solo l'Uno-Bene.
E c'è quello relativo,duale ,quello mio,tuo e di Bin Laden, dove ,se esiste il bene come dici tu,non può non esserci pure il male.
Ma è solo una divisione,interpretazione e giudizio della mente.
Noor is offline  
Vecchio 06-04-2008, 15.51.40   #5
emmeci
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Riferimento: Il male assoluto non esiste

Se ritorno al primo principio della mia filosofia (la verità assoluta c’è anche se non la conosco) mi sembra consentito affermare che la verità assoluta potrebbe essere il bene così come il male. Ma se passo al secondo principio (la verità assoluta non la conosco ma posso cercarla) potrebbe darsi che né male né bene rappresentino l’assoluta verità. E allora come uscirne?
Piuttosto che interpellare pensatori come la Arendt, citata da donquixote, troppo vicina a un periodo così tragico della storia come gli anni del nazismo e dello stalinismo, posso per esempio chiedere che cosa pensasse Kant su quello che lui chiamava “male radicale”.
Stabiliamo intanto che se parliamo di male parliamo del male di cui possa essere responsabile l’uomo, cioè del male morale (siete d’accordo?). Bene, Kant sostiene che c’è nell’uomo un’inclinazione naturale al male, che chiama male radicale e che non può essere estirpato perché è radicato nella stessa esistenza dell’uomo e fa parte della sua natura, rendendolo un peccatore in quanto egli è un essere responsabile, libero e consapevole delle sue scelte. Sembra dunque evidente che, essendo l’uomo libero di scegliere male o bene, ed essendoci per Kant un bene assoluto (il sommo bene è l’attenersi alla legge pura della ragione pratica che per lui s’identifica col famoso imperativo categorico) ne conseguirebbe che c’è anche la possibilità di un male assoluto.
Però questa concezione di un bene o un male assoluto mi sembra imprigionare e in qualche modo vanificare la ricchezza dell’effettiva vita morale, che è piuttosto un continuo tormentarsi e cercare qual è quella legge. Cioè, ritornando al mio secondo principio, potrei dire che, come la verità assoluta c’è ma non so quale sia, così il bene assoluto c’è ma non so quale sia. Certo dobbiamo rinunciare in questo modo alla gloria che Platone si è conquistato facendo discendere tutte le idee da quella del bene, e rinunciare pure a tutti i decaloghi e le tavole delle leggi, ma che farci? D’altra parte è forse meglio rimanere nella nostra incertezza senza bearci o dannarci prima del tempo, cioè del momento in cui sapremo se abbiamo ceduto al bene o al male assoluto.
emmeci is offline  
Vecchio 07-04-2008, 08.39.32   #6
donquixote
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Riferimento: Il male assoluto non esiste

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Originalmente inviato da emmeci
Stabiliamo intanto che se parliamo di male parliamo del male di cui possa essere responsabile l’uomo, cioè del male morale (siete d’accordo?).


Se parliamo di male di cui possa essere responsabile l'uomo non parliamo di male assoluto, ma relativo al mondo e alla condizione umana. Tutto ciò che si può quindi dire a questo proposito non ha affatto le caratteristiche dell'assolutezza, ma della estrema relatività; è inoltre sottoposto e condizionato dalla razionalità umana, la quale lungi dall'essere un assoluto in sè o un metodo per raggiungere qualcosa di assoluto è (ancora) una caratteristica circoscritta ed esclusiva dell'ambito umano.
donquixote is offline  

 



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