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Vecchio 19-04-2008, 11.28.41   #1
emmeci
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E' una rivoluzione se il papa si appella ai diritti umani?

No, non è un evento rivoluzionario, perché la religione cattolica ha fin dall’inizio accolto la concezione greca del diritto, che Platone e Aristotele basano sull’essenza razionale della natura umana piuttosto che sull’ordine imperfetto e mutevole stabilito dal potere storicamente determinato degli stati: una dottrina che viene solo completata in quanto appoggiata alla rivelazione, cioè interpretata come legge divina. Ed è una posizione che rimane inconcussa per tutto il medio evo e conservata – anche se privata della sua sacralità - dal cosiddetto giusnaturalismo, almeno fino a Rousseau, il quale trasferisce i diritti naturali allo stato in quanto solo questo è espressione della ragione umana attraverso un contratto che, alienando tutti i diritti naturali, trasforma l’uomo naturale in cittadino.
Intorno al problema della naturalità o positività del diritto, cioè del farlo dipendere da una razionalità considerata essenza dell’uomo o da un’intesa fra gli uomini in vista dei loro interessi, della loro libertà, o come riflesso per così dire pratico della moralità, si svolgerà una problematica che dura in fondo fino ai tempi moderni, conducendo a varianti che comunque sembrano confermare l’autonomia del diritto rispetto all’arbitrio degli individui, cioè a una ragione totalmente libera o propensa a decisioni irrazionali. In sintesi, il problema del diritto non si disegna più come in passato attraverso un contrasto o una dialettica fra natura ed esigenze statali, ma tra valori normativi e valori etici, quando non si riduce a una sofisticata analisi delle norme stesse, fino a farmi pensare (ma è un’opinione personale) di poter ritenere desueta la stessa formula degli “inalienabili diritti di natura”, dando invece preminente importanza allo sforzo o all’impegno di costruire e, se necessario, completare, modificare o creare continuamente un diritto in relazione con le necessità (economiche, organizzative, professionali, ecologiche, perfino biologiche) che possono variare nel tempo rispetto a quei valori morali che trovano il loro fondamento in qualcosa che supera ogni legge scritta.
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Vecchio 19-04-2008, 14.50.13   #2
Emanuelevero
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Riferimento: E' una rivoluzione se il papa si appella ai diritti umani?

Il Diritto deriva dalla Natura, è legge divina inscritta in essa ed è interpretabile dall'organo migliore prodotto dalla Natura la Ragione. La morale pratica non può che coincidere col diritto naturale. Qualsiasi rivendicazione individuale che esca dai canoni della Natura (fare quelle cose che se le facessero tutti l'Umanità non esisterebbe) deve essere repressa dallo Stato che è organo della Natura e interprete del Diritto.
Lo Stato esiste per conservare la Specie deve tutelare gli individui che con i loro compartamenti escono dai canoni della Natura, fintanto che non ledono la libertà altrui. Perchè la comprensione, la pietas e la solidarietà sono attributi della Ragione e quindi rappresentano il meglio che la Natura abbia prodotto (la Natura che tende allo Spirito di Dio) ma lo Stato non può e non deve trasferire diritti naturali a comportamenti che non lo sono.
Se uno Stato lo fa prima o poi il popolo si ribella e riporta lo Stato all'ordine giusto, quello naturale.
Per questo motivo tutte le rivoluzioni sono state annullate da delle controrivoluzioni ed è un falso mito che queste siano all'origine del progresso.

L'uomo è fondamentalmente tradizionalista e conservatore.
Gli individui che non condividono questa semplice tesi naturale sono destinati all'infelicità del Dubbio e alla crisi della Ragione.

Il progresso è una variabile determinata da leggi di natura, quando abbonda produce da sè ricchezza e la necessità di distribuirla, in questo processo si formano anche rivendicazioni di falsi diritti che si basano su una falsa idea, l'illusione che il progresso sia costantemente in crescita per una legge storica, di natura (Popper ha dimostrato essere falsa quesa pretesa di storicismi quali il marxismo).

Sono un po' tranciante ma il Diritto non può basarsi sul consenso, ma su una fonte ispirata che nello Stato interpreti qual'è lo spirito della Storia in quel dato momento. Il Sovrano illuminato, un "Principe".
Le democrazie che basano la loro politica sul consenso elettorale
determinano una leva svantaggiosa a favore delle parti egoistiche della società, in crescita nei periodi di benessere (ad es. da noi gli anni 60 e il '68) che porta a una proliferazione di istanze egoistiche che tramutate in leggi deformano il Diritto fino a far "esplodere" lo Stato.
Esempio di ciò la politica dei veti ecologisti che ha condotto alla crisi dei rifiuti in Campania. Stesso discorso è già in corso con altri istituti del Diritto quali la Famiglia, in futuro se verranno accolte le istanze più egoistiche arriveremo allo sfascio dell'istituto base della società umana. A causa dell'instabilità sociale che ne deriverà sarabbero a quel punto inevitabili reazioni autoritarie.
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Vecchio 20-04-2008, 10.12.02   #3
emmeci
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Riferimento: E' una rivoluzione se il papa si appella ai diritti umani?

Ho paura, comunque, che nell’affermare urbi et orbi i diritti umani ci sia qualche malinteso e, se non altro, un filo di retorica. Sì, forse – davanti alle tristi visioni di popoli massacrati perché hanno costumi e fedi diverse – la reazione di noi europei, esseri civilizzati e almeno per il momento amanti della democrazia e della pace, è che non dovrebbero esistere in tutto il pianeta dottrine e politiche che contrappongano un popolo all’altro – diritti che non siano diritti di tutti. Il guaio è che invece è proprio questa la verità naturale. Sì perché anche se molte religioni – compresa quella ebraico-cristiana - insegnano che gli uomini derivano da un individuo o una coppia originaria, sono poi obbligate a riconoscere che ci sono i ricchi e i poveri (di denaro e di spirito), e che forse le possibilità di un idiota sono diverse da quelle di un profeta o di un genio…..E poi si è aggiunta la scienza a dimostrare che tutto è vario nella natura, e che se anche il DNA è composto degli stessi atomi e degli stessi elementi, poi le combinazioni sono infinite, e a quelle del genoma si aggiungono le diversità prodotte dall’ambiente e dall’esperienza, così che neppure due gemelli monozigoti possono dirsi uguali. Se poi guardiamo a ciò che è avvenuto lungo tutto l’albero dell’evoluzione e della storia…certo non possiamo non riconoscere che non c’è stato mai nulla e non ci sarà mai nulla di identico, e che la diversità è una proprietà della vita anzi della natura, fin dal primo nanosecondo dell’universo. Allora - si potrà obiettare - quello che diciamo sull’uguaglianza dei popoli e dei diritti è solo retorica? In gran parte sì, come è retorica, fin dal tempo dei Greci, ciò che dicono avvocati e politici.
Però però – questo non vuol dire che si debba rifiutare il concetto di unità, ma che piuttosto si deve considerarlo non come un punto di partenza ma d’arrivo – non come una realtà naturale ma come un valore o un ideale morale.
Del resto lo stesso Aristotele, che quando rifletteva sull’uomo in astratto lo considerava essere unico e naturale, nella pratica poi ammetteva diversità belle e buone, come quella tra schiavi e liberi, uomo e donna, greci e barbari. E quando nel secolo scorso gli etnologi europei ebbero un moto di reazione davanti alle ultime tribù rimaste selvagge e si spesero nel condannare la civiltà europea per essere stata colonialista e aver considerato inferiori quei popoli, caddero nel difetto opposto sbandierando un’unità che esisteva solo nella loro mente. Perché se la specie homo è unica, sta però nella sua essenza una tale complessità che le varietà umane sono tante quanto il numero di abitanti della terra: 6 miliardi nel 1997 e 10 miliardi a metà di questo secolo.
Però, come ho detto, c’è la possibilità di trasformare il falso dato di natura in un fine, cioè in qualcosa che potremmo intendere come futuro o meglio come un obiettivo morale, comportante una regola che potrebbe formularsi così: “Cerca, uomo, di aprirti agli altri, di comprenderli e, se ti è possibile, amarli”. E che importa se questo si scontra con la realtà naturale e con la realtà storica, che non conosce una sola nazione, una sola morale, una sola religione, e sembra piuttosto benedire i contendenti gridando, come si suol dire, vinca il migliore!
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Vecchio 20-04-2008, 11.29.11   #4
Emanuelevero
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Riferimento: E' una rivoluzione se il papa si appella ai diritti umani?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Ho paura, comunque, che nell’affermare urbi et orbi i diritti umani ci sia qualche malinteso e, se non altro, un filo di retorica. Sì, forse – davanti alle tristi visioni di popoli massacrati perché hanno costumi e fedi diverse – la reazione di noi europei, esseri civilizzati e almeno per il momento amanti della democrazia e della pace, è che non dovrebbero esistere in tutto il pianeta dottrine e politiche che contrappongano un popolo all’altro

Gli uomini non vengono contrapposti tra loro da delle dottrine
ma dal loro essere che è bellicoso.
È la Natura, il Male che è nella natura.
Costruiscono le dottrine per organizzare il loro vivere
e difendersi.
Con le guerre e le crisi la Natura seleziona la dottrina migliore
per la sopravvivenza della Specie.

Da questo punto di vista tutta la filosofia del Diritto è carta straccia.



Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
– diritti che non siano diritti di tutti.

Accanto a un Diritto c'è sempre un dovere.

Per questo il Papa ha detto che non basta la carta dei diritti.
Al centro dev'essere messo l'uomo nel suo complesso,
Anche nella relazione Diritti-Doveri si svolge la lotta del Bene contro il Male.
Il Male gioca sul concetto del Diritto dovuto mentre è il Dovere a stabilire il prezzo e quindi il Bene di ogni cosa.

Quanti politici non stanno facendo il loro dovere verso i popoli?

Quanti politici hanno rinunciato alla sovranità nazionale
per andare verso una specie di comunità mondiale del super-Diritto?
La globalizzazione, l'UE e il mondialismo.

L'idea che i popoli d'Europa debbano farsi imporre leggi
anche in materia di famiglia da pochi rappresentanti a Bruxelles è la vittoria di un super-Diritto che è contronatura.

La Natura non vuole questo. La Natura vuole i popoli
e i popoli vogliono il loro Diritto.
Solo il popolo migliore può imporre il suo diritto è quello
sarà il migliore per tutti.
È la lotta tra le culture a stabilire la migliore
e a "migliorare" la cultura sintetizzando cosa c'è di buono
in tutte le culture.
Il Diritto non può essere frutto di una mediazione dialettica
perchè diventa diritto di una minoranza, di un'oligarchia politica
che vuole orientare il mondo secondo gli interessi economici di pochi.
Il Diritto politico è il male della società moderna.
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Vecchio 23-04-2008, 11.23.30   #5
emmeci
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Riferimento: E' una rivoluzione se il papa si appella ai diritti umani?

Vedo - Emanuelevero - che sei propenso ad ammettere, come Kant, che l’umanità è in preda a un male radicale, tanto da asserire (cosa che farebbe inorridire Kant) che il diritto è “carta straccia”. Eppure è proprio per questo che molti popoli si sono arrabattati a creare un diritto, per combattere il male, cioè la lotta di tutti contro tutti, offrendo per così dire un’immagine – limitata e ipocrita quanto si voglia – di ciò che dovrebbe essere il bene, cioè di ciò che trascende anche il diritto in quanto si configura come moralità, che non ha bisogno di custodi ma della libertà di coscienza. Già, i filosofi in genere pensano che il diritto, dotato purtroppo di forza coercitiva, sia almeno uno strumento per invogliare a rispettare gli altri come vorresti che fossi rispettato tu, a prescindere dall’idea che si abbia della parola “natura” (che già nella grande epoca del razionalismo europeo oscillava da un valore positivo a un valore negativo, cioè dall’indicare uno stato selvaggio a indicare un sereno e ragionevole rispetto degli altri.
Quanto al metodo da seguire per stabilire quale sia la migliore tavola dei diritti, tu escludi la mediazione e propendi per adottare le leggi del "popolo migliore". Ma chi decide quale è questo popolo? Una sorta di Onu? Un congresso di sociologi o filosofi del diritto? Un congresso di tutte le chiese? O lasciare, come dici, che “vinca il migliore”? Non ti sembra che giudichi troppo facile la soluzione, e che questo appello sia dopo tutto un po’ troppo vicino a quello che intendono gli evoluzionisti più rozzi e più puri, identificando il migliore con chi ha più forza di convinzione, cioè più potere ?
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Vecchio 23-04-2008, 12.11.56   #6
Noor
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Riferimento: E' una rivoluzione se il papa si appella ai diritti umani?

Chiunque debba giudicare qual'è il migliore,giusto diritto dev'essere superiore,migliore al diritto stesso che giudica ..
Chi sarebbe costui?E giusta la domanda che ci si pone..
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Vecchio 25-04-2008, 11.19.36   #7
Emanuelevero
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Riferimento: E' una rivoluzione se il papa si appella ai diritti umani?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Vedo - Emanuelevero - che sei propenso ad ammettere, come Kant, che l’umanità è in preda a un male radicale, tanto da asserire (cosa che farebbe inorridire Kant) che il diritto è “carta straccia”.


Certo sono molto pessimista sulla possibilità di razionalizzare l'uomo
che sarebbe il compito del Diritto. Il buon Kant sarebbe inorridito ma non solo perchè ho detto che il Diritto è carta straccia ma anche nel vedere l'uso che si fa del Diritto nella società moderna. L'uso politico del Diritto come estensione del consenso elettorale. Aborto, eutanasia, modelli alternativi di famiglia, droga, sono diventate frontiere del diritto...
Oggi Kant parlerebbe come Hegel contro questi abomini.

In fondo la sua celebre frase "il cielo stellato sopra di me la legge morale dentro di me" non è un'implicita affermazione che nessuna carta può salvare l'uomo?



Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Eppure è proprio per questo che molti popoli si sono arrabattati a creare un diritto, per combattere il male, cioè la lotta di tutti contro tutti, offrendo per così dire un’immagine – limitata e ipocrita quanto si voglia – di ciò che dovrebbe essere il bene, cioè di ciò che trascende anche il diritto in quanto si configura come moralità, che non ha bisogno di custodi ma della libertà di coscienza.



Dato che considero il Diritto inscritto nella Natura da Dio e conoscibile
perfettamente tramite dal miglior "organo" della natura, la sola Ragione
(la legge morale) e chiaro che il diritto buono è espressione della migliore natura e non è certo carta straccia.
La mia era una considerazione tragica perchè è la Natura
a considerare carta straccia il Diritto quando l'Uomo per suo arbitrio e delirio di onnipotenza pensa di inserire qualsiasi astrazione antinaturale
in esso.

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci

Quanto al metodo da seguire per stabilire quale sia la migliore tavola dei diritti, tu escludi la mediazione e propendi per adottare le leggi del "popolo migliore". Ma chi decide quale è questo popolo? Una sorta di Onu? Un congresso di sociologi o filosofi del diritto? Un congresso di tutte le chiese? O lasciare, come dici, che “vinca il migliore”? Non ti sembra che giudichi troppo facile la soluzione, e che questo appello sia dopo tutto un po’ troppo vicino a quello che intendono gli evoluzionisti più rozzi e più puri, identificando il migliore con chi ha più forza di convinzione, cioè più potere ?

Risposta valida anche per Noor, questo è già avvenuto.
Con i dieci comandamenti.
La società civile promuove questo codice non quello del taglione.

Esso è stato la base della migliore costituzione quella degli stati Uniti
che tutti considerano la migliore democrazia del mondo.

Altro esempio, la società civile ha promosso il diritto romano contro l'ordalia
e le genti barbare alla fine l'hanno trovato migliore, alla fine i goti come i britanni ecc. hanno apprezzato il miglior modo di vivere dei romani rispetto al loro.

Il Diritto migliore si impone perchè lo impone la società migliore.
Migliore sotto quali aspetti? Sotto aspetti di universalità non certo sotto aspetti di pura forza altrimenti sarebbero nazismo.

Ad esempio, i cinesi sono vincenti in questo momento, stanno mettendo in crisi l'economia mondiale ma noi non ci sogneremmo mai di accettare il loro modello perchè è un modello schavista. Non hano diritti sindacali, diritti umani. Per questo sono forti.

In realtà la loro forza è solo la nostra debolezza, la nostra totale decadenza.
Ma la nostra forza è l'universalità dei nostri valori, un giorno anche i cinesi vorranno vivere secondo i nostri valori, avere diritti sindacali, libertà e godere del tempo del libero, la donna rivendicherà la sua dignità. Per questo il loro regime crollerà coi loro valori, statalismo, anti individualismo ecc...
Emanuelevero is offline  

 



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