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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 02-05-2008, 17.57.39   #1
natopigro
Ospite
 
Data registrazione: 01-05-2008
Messaggi: 7
Il senso comune

Mi spiace di essere uno di quelli che frequenta il forum solo per chiedere aiuto, ma spero che mi vorrete dare lo stesso una mano

Sto organizzando una tesina sul senso comune. Faccio il liceo scientifico.
Parto velocemente da Aristotele per arrivare a Popper per il quale il senso comunque è la base su cui poi potrà costruire una conoscenza oggetiva e congetturale attraverso una serie di processi critici.
L'affidabilità del senso comune si può giustificare evoluzionisticamente: se il senso comune che hanno tutti gli uomini fosse assolutamente contrastante con la realtà saremmo già estinti da un pezzo.

Poi ho intenzio di fare un escursus sulla scienza e su come il senso comune la ha contrastata: tipo aristotele e la sua concezione del moto che viene poi cambiata da galielo, o su come il senso comunque non ci sia più di alcun aiuto quando si indaga il mondo piccolissimo (fisica quantistica) e quello enorme (relatività). Parlerei poi delle geometrie non euclidee e della nostra concezione dello spazio, ripartendo da euclide e dal criterio di "evidenza".

Questa è un po' l'impostazione anche se disordinata e lacunosa. Se avete dei consigli, anche per quanto riguarda collegamenti con altre materie grazie
natopigro is offline  
Vecchio 03-05-2008, 07.25.47   #2
emmeci
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Il senso comune

Mi guardo bene - natopigro - dall’intervenire sul tuo intervento nell’argomento che avevo messo in onda quasi per scherzo (“Un test d’intelligenza….), vista la tua competenza nella computeristica, e mi limito a dirti qualcosa sul tema del così detto “senso comune”. Che ha avuto il suo momento di gloria - forse già lo sai - nel Settecento, quando Thomas Reid fondò appunto la scuola scozzese o scuola del senso comune, basata sulla convinzione che la mente umana, per una sorta di “istinto originario”, mostra di avere in sé alcune conoscenze o credenze di principio (come la certezza del mondo esterno o del principio di causa) che altri filosofi più attrezzati di Reid avevano già messo in discussione e rimetteranno presto in discussione con più elaborati argomenti. Quello di Reid, infatti, potrebbe essere quasi avvicinato – per lo meno per il modo come era impostato - a ciò che oggi è stato definito “pensiero debole”.
E’ vero però che la formula “senso comune” aveva già avuto una storia, perché era stata usata dallo stesso Aristotele a designare la percezione dei “sensibili comuni” (figura, numero, grandezza, ecc) cioè di proprietà che appartengono a ogni sensazione. Ma il senso o sensorio comune è in lui (nel De Anima) presentato anche come la facoltà capace di confrontare i contenuti dei diversi sensi per unificarli in un unico atto percettivo, come pure di accompagnare ogni sensazione con la coscienza di sentire: un’interpretazione del senso comune accolta dagli stoici e da Cicerone, il quale però ha poi accentuato la sua importanza definendolo come ciò che si può chiamare “consenso universale”, ossia l’ambito di quelle verità sulle quali concorda la maggior parte degli uomini.
C’è però anche un altro senso, meno tecnico e veramente più comune, che si riferisce al così detto “buon senso” o alla “sana ragione”, ai quali fa appello del resto positivamente Cartesio (nel Discorso sul metodo); finché alla fine il termine viene declassato dalla filosofia moderna a indicare ciò che non è che "pregiudizio o opinione volgare e acritica". Col che, mi pare, l’avventura filosofica del senso comune pare esaurita, a meno che tu, nella tua tesi, riesca a indicarne un nuovo uso per la filosofia.
emmeci is offline  
Vecchio 03-05-2008, 14.21.09   #3
natopigro
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Data registrazione: 01-05-2008
Messaggi: 7
Riferimento: Il senso comune

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Mi guardo bene - natopigro - dall’intervenire sul tuo intervento nell’argomento che avevo messo in onda quasi per scherzo (“Un test d’intelligenza….), vista la tua competenza nella computeristica [...]

non capisco se è un tono ironico o no...

comunque io non voglio fare un escursus della storia della filosofia su quello che i filosofi hanno inteso nel tempo per "senso comune"... non mi interessa e di sicuro non interesserà agli esaminatori se non al prof di filosofia. Io devo fare una tesina, possibilmente multidisciplianare. Credo che la difficoltà stia appunto nell'introdurre la multidisciplinarietà (anf anf... parola lunga... ) in questa tesina, e per farlo avevo intenzione di parlare del senso comune in rapporto alla scienza.
Del '700 pensavo proprio di non parlarne per niente, magari lo accenno come intruduzione...

Le materie che riesco a farci entrare sono: filosofia, fisica, matematica, forse scienze... altre non so...
natopigro is offline  
Vecchio 03-05-2008, 15.58.23   #4
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Il senso comune

Caro natopigro, io limito la sfera delle mie conoscenze alla filosofia - come del resto è detto in testata: penso che potresti forse ricevere aiuto inserendoti nella sezione “scienze”. Auguri per la tesi.
emmeci is offline  
Vecchio 03-05-2008, 17.42.52   #5
Il_Dubbio
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Data registrazione: 03-12-2007
Messaggi: 1,706
Riferimento: Il senso comune

Citazione:
Originalmente inviato da natopigro
Sto organizzando una tesina sul senso comune.

ciao, potresti forse allargare le tua tesi multidisciplinare, viste le tue conoscenze in abito informatico (senza ironia però), verso il "senso comune" della libertà di azione; la libertà è conciliabile con le nostre attuali conoscenze informatiche?
Avrai sentito parlare della IA (Intelligenza Artificiale); bene in che modo si potrebbe conciliare il libero arbitrio con le nuove conoscenze? Forse non coincidono, per cui è possibile dire che il senso comune della libertà di agire, in seguito alle nuove conoscenze tecniche, si sta evolvendo verso la negazione della libertà?
Credo che tutti siamo "convinti" di essere liberi! Giusto?
Questo è il nostro senso comune!
Ma nella realtà, seguendo le nostre conoscenze attuali sulle tecniche informatiche, potremmo in verità essere davvero liberi? E' la complessità a rendere liberi gli uomini? O è solo un'illusione?

Invero potremmo dire che il nostro senso comune ci impone di sostenere che non potranno esserci mai macchine pari all'uomo, ma non perchè un giorno esse non possano raggiungere un livello di complessità tale da raggiungerci, ma perchè crediamo che l'uomo non sia solo una macchina complessa.
Ma se fosse invece una macchina complessa, e quindi il senso comune fosse sbagliato, la libertà non sarebbe un'illusione del nostro senso comune di libertà? Oppure in che modo una macchina complessa potrebbe essere libera di agire, sempre che la complessità sia la ragione della libertà?

[nota. anche la coscienza potrebbe essere una forma complessa di informazione? Per cui è possibile creare in futuro una macchina cosciente?]

spero che tale argomento sia di qualche utilità per la tua tesina...
ciao
Il_Dubbio is offline  
Vecchio 03-05-2008, 20.06.12   #6
natopigro
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Messaggi: 7
Riferimento: Il senso comune

intanto grazie delle risposte.

il fatto, Il_Dubbio, è che se porto il discorso dove mi indiche te, la tematica della libertà, resto sempre in ambito filosofico, e non sarei in grado di parlare di intelligenza artificiale in modo non superficiale. E poi la libertà forse è un po' distante dall'argomento della mia tesina... è pià adatto per un argomento tipo "determinismo e indeterminismo"... comunque di sicuro è una discussione interessate.
natopigro is offline  
Vecchio 04-05-2008, 22.05.16   #7
albert
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Riferimento: Il senso comune

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
C’è però anche un altro senso, meno tecnico e veramente più comune, che si riferisce al così detto “buon senso” o alla “sana ragione”, ai quali fa appello del resto positivamente Cartesio (nel Discorso sul metodo); finché alla fine il termine viene declassato dalla filosofia moderna a indicare ciò che non è che "pregiudizio o opinione volgare e acritica". Col che, mi pare, l’avventura filosofica del senso comune pare esaurita, a meno che tu, nella tua tesi, riesca a indicarne un nuovo uso per la filosofia.

Il "buon senso", permette di evitare topiche clamorose che si potrebbero prendere secondo linee di pensiero più nobili,
(mi viene in mente l'asino di Buridano che non può razionalmente scegliere tra due mucchi di fieno: ma il buon senso gli dice di mangiare dove capita) e d'altro canto tarpa le ali ad idee audaci, che evidentemente non riesce a capire.

Credo che, in una eventuale macchina in grado di pensare, le inferenze del "buon senso" sarebbero le più dificili da realizzare. Secondo me sono ciò che completa la nostra conoscenza, dopo avere considerato le linee di pensiero più definite, come appunto la logica. Il buon senso è una serie numerosissima di inferenze puntuali e più o meno scorrelate tra loro, un bagaglio di conoscenza comunque indispensabile.
albert is offline  
Vecchio 05-05-2008, 11.06.59   #8
odos
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Riferimento: Il senso comune

Sono convinto che la filosofia del senso comune sia tutt'altro che estinta, ma anzi che vada capita a fondo prima di cestinarla.

Secondo me potrai trarre illuminazione da una autore troppo spesso trascurato: Edmund Husserl e la sua "Crisi delle scienze europee". Se hai un paio di giorni procurati il testo, e dagli una lettura. Il tema è proprio quello del rapporto tra scienza e senso comune (mondo della vita), cioè il rapporto tra prima persona e terza persona nella comprensione della Realtà.

Più complessi ma indispendabili mancano all'appello il secondo Wittgenstein e Charles Peirce.

Mio ultimo suggerimento, che centra perfettamente il tuo tema, è un autore ai più sconosciuto, tale Michael Polanyi, scienziato, candidato premio nobel, collaboratore di scienziati quali Einstein, Schroedinger, Planck, Heisenberg e tanti altri, e filosofo del pensiero post-critico, che fa del senso comune la sua arma filosofica contro il resoconto impersonalista del sapere scientifico.
Poco letto qui da noi in Europa, Polanyi analizza a fondo il processo della scoperta scientifica, con un certo grado di competenza, e senza sfociare nel relativismo del "tutto va bene", riabilita l'istanza del pensiero non fondato, acritico o "comune" appunto, quale elemento vitale della conoscenza scientifica stessa, e dunque della conoscenza umana in generale.

A costo di andare OT, ma mi preme rimarcare il fatto che destituire il fondamento, non porta dritto al pensiero debole, ci sono tante altre strade molto proficue prima.
odos is offline  

 



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