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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 04-05-2008, 01.43.27   #1
logos
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Data registrazione: 01-05-2008
Messaggi: 25
VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

Rapporto io mondo, è il nucleo del pensare fenomenologico; per la pedagogia fenomenologica se vogliamo comprendere il perchè del comportamento antisociale di un ragazzo/a dobbiamo comprendere il senso che quel ragazzo/a dà al suo comportamento in base al valore e al significato che per lui, lei hanno tanto la realtà, quanto la sua stessa persona e le sue esperienze vissute.
In breve, si tratta di prendere in esame il senso soggettivo che egli attribuisce al suo comportamento, ossia ciò che il soggetto sente come significativo per lui, un approccio di questo tipo rinvia direttamente al soggetto e lo coinvolge direttamente nel processo rieducativo.
Per la fenomenologia, ogni individuo in quanto soggetto vivente ha nell'intenzionalità della coscienza, nella sua capacità di investire di senso il mondo naturale e sociale la sua caratteristica essenziale........

vorrei approfondire, vi và?
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Vecchio 05-05-2008, 01.50.13   #2
logos
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Data registrazione: 01-05-2008
Messaggi: 25
Riferimento: VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

La coscienza è la nosta natura più autentica, il vero sè, in quanto "apertura a", la cosienza ci permette l'incontro col mondo.
Tra la coscienza e l'oggetto sussiste dunque una relazione necessaria, la cui natura comunque non consiste in una registrazione passiva degli oggetti del mondo, ma in un processo che supera il dato, grazie al contributo del soggetto.
Nell'intenzionare, la coscienza attribuisce un significato e un valore all'oggetto, la realtà assume il significato che ciascun soggetto le presta. Soggetto e oggetto sono sempre in un reciproco relazionarsi.......
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Vecchio 07-05-2008, 14.36.43   #3
Emanuelevero
Utente bannato
 
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Messaggi: 169
Riferimento: VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

La psicologia una volta mi attraeva ma non mi è
mai piaciuta una certa idea anche se non manifesta ma sottesa
dell'uomo ideale.
Ovvero se la psicanalisi può curare malesseri, non parlo tanto
delle vere forme di psicopatologia in cui è ovvio che c'è un disturbo
ma delle situazioni più ordinarie, vuol dire che esiste un concetto
di normalità.

E questo prelude ad una certa omologazione
che mi ha sempre allontanato da questa disciplina.
Non può spiegare l'essere, non mi sembra proprio
ma solo certe forme ma l'uomo non è forma.
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Vecchio 07-05-2008, 16.05.39   #4
emmeci
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Messaggi: 1,272
Riferimento: VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

“Mondo” sembra una grande parola: e forse è nulla davanti a un pensiero che aspira ad uscire da quella prigione perché sente, oltre di esso, il profumo dell’infinito. Eppure il filosofo non ha osato uscire dal mondo, quasi che il tentarlo fosse diritto dei folli o di qualche poeta.
Sì, l’intera filosofia occidentale si è sviluppata in questa gabbia prospettica, cioè in un rapporto, ritenuto fondamentale e non sorpassabile fra soggetto ed oggetto, cioè fra l’io e il mondo, anche quando questi termini non avevano ancora acquistato una precisa definizione, cioè fin dall’epoca dei mitici maghi e dei sapienti orfic. E quando – infrantesi le barriere orientali – arriva dall’oriente una religione che sembra riconoscere a Dio una libertà inaudita, in realtà anche a Dio è imposta quella medesima prospettiva, perché è come se l’io umano concependo Dio sia asceso fino a porsi alla sommità del mondo per guardarlo dall’alto. Rivelazione o filosofia, la prospettiva non cambia, ed è come se il concetto di Dio divenisse la massima esaltazione dell’uomo nel suo rapporto col mondo, cioè nella sua abilità di dominarlo ed usarlo…..Ma è possibile superare questa situazione che possiamo chiamare esistenziale perché legata alla nostra esistenza, se non al nostro fragile orgoglio? Una situazione che ho chiamato esistenziale anche perché ha trovato l’ultima conferma nel Da-sein di Heidegger.
Certo nel corso del cristianesimo ci sono state spinte a superare la fede in un Dio che è un sollevamento dell’io umano; ci sono stati teologi e mistici che hanno cercato di sciogliersi dall’antropomorfismo senza riuscire a liberarsi da quel fatale rapporto di somiglianza, che collocava Dio nella posizione – apparentemente sovrana – di un soggetto voltato verso un oggetto solo rendendo l'oggetto un poco più esteso di quello che si offre ad un individuo umano, fosse pure un un imperatore; forse perfino un oggetto infinito….perché in fondo che cosa cambia? E' sempre un guardare un mondo, un essere schiavi di un occhio, di una macula lutea: no, neppure questo può essere per un Dio sufficiente, questo allargare l’orizzonte in modo da fare di lui un super-ego vertiginosamente sublime, in grado di cogliere il numero immenso degli esseri e accompagnarli dal fiammeggiante big-bang all’ara sacrificale di un buco nero.
Certo, questa allegoria del rapporto io-mondo a livello di religione e filosofia è quasi un volo pindarico. Eppure, è qualcosa che vale anche restringendoci a considerare il semplice atto del nostro quotidiano conoscere, perché la struttura, direi il meccanismo è sempre lo stesso: è quel volgersi al mondo che incanta le nostre anime e che dal momento della percezione sensibile passa al concetto inteso sempre come proiettato nel mondo, quasi a vedere se l'oggetto può accontentare o deludere la nostra fame e le nostre attese, ignorando o temendo la nostra capacità di andare oltre l’oggetto, anzi di rovesciare il senso dell’attenzione, giungendo non a rispecchiare ma a creare un mondo…..Perfino nella filosofia dell’idealismo – che sembrava nata a esaltare le nostre forze creative - ci si è accontentati di questo tradizionale rapporto (vedi l’io v/s il non-io di Fichte, o lo spunto iniziale della hegeliana Fenomenologia dello spirito), cioè di limitare l’attenzione al mondo e incatenare ad esso lo spirito. Così, l’idealismo stesso diviene alla fine una teologia, un considerare un onore per l’io tornare ad identificarsi col concetto abituale di Dio. E forse lo stesso è capitato ad Heidegger quando ammette uno Sein che s’impone sopra tutti gli enti e naturalmente sopra il da-sein, assumendo la funzione di un Dio che osserva o domina il mondo.
Direi, alla fine, che è questo modo di concepire Dio che aprendoci apparentemente all’infinito della sua esistenza, incatena al mondo noi stessi e che, se da una parte esalta l’uomo facendogli intuire quale potenza si cela dentro di lui, dall’altra lo spinge ad abbassare Dio al suo livello, considerandolo non più che come un io gigantesco, dotato di una ben maggiore forza visiva…In fondo, una forma di fede, solo un poco più alta di quella dei primitivi che vedevano in un simulacro di pietra un Dio simile a loro, intento a osservarli, salvarli od ucciderli, così come l’uomo stesso faceva con gli animali anche se con un occhio più potente del loro e simile, forse, a quel lampo che da miliardi di anni sostiene lo sciame dei mondi conducendoli verso un buco nero o una misteriosa resurrezione.
emmeci is offline  
Vecchio 07-05-2008, 17.40.20   #5
Noor
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Riferimento: VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

Citazione:
Originalmente inviato da logos
La coscienza è la nosta natura più autentica, il vero sè, in quanto "apertura a", la cosienza ci permette l'incontro col mondo.
Tra la coscienza e l'oggetto sussiste dunque una relazione necessaria, la cui natura comunque non consiste in una registrazione passiva degli oggetti del mondo, ma in un processo che supera il dato, grazie al contributo del soggetto.
Nell'intenzionare, la coscienza attribuisce un significato e un valore all'oggetto, la realtà assume il significato che ciascun soggetto le presta. Soggetto e oggetto sono sempre in un reciproco relazionarsi.......
La coscienza non è l'ego,cioè l'identificazione di un io che ci rappresenta nel mondo..
La coscienza di sè è consapevolezza dell'Essere ,e non è personale..non è mia, tua..cioè non c'è una "mia" coscienza,ma solo un mio ego.
Ed è questi che divide ,nell'identificarsi col (proprio) corpo come un "dentro" (soggetto) da un" fuori" (oggetto)..ma ciò è solo una rappresentazione mentale..
Infine noi ,in quanto Coscienza del Mondo,Siamo il Mondo,la Realtà,non un rapporto ego-mondo..
O meglio: possiamo essere quel rapporto io/mondo, illusoriamente, in questo "legarsi" a questa Rappresentazione
di "me" in quanto "Noor" o di te "Logos"..
in questo bel "Giro di Giostra" ..
Noor is offline  
Vecchio 08-05-2008, 13.43.40   #6
logos
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Riferimento: VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

ciao gente, grazie per le vostre esposizioni, siete un tesoro da cui attingere nuove conoscenze.....
Rapporto io/mondo, in una presa di coscienza sogettiva e ogettiva in una relazione intersogettiva (con l'altro), a livello filosofico e pedagogico si basa su una concezione di esperienza, come rapporto tra uomo e ambiente, dove l'uomo non è spettatore involontario ma interagisce con ciò che lo circonda.
Il pensiero dell'individuo nasce dall'esperienza, quest'ultima come esperienza sociale, l'educazione deve aprire la via a nuove esperienze ed al potenziamento di tutte le opportunità per uno sviluppo ulteriore.
L'imdividuo è costante col suo ambiente, reagisce ad agisce su di esso, l'esperienza educativa deve quindi partire dalla quotidianità nella quale il soggetto vive.
L'esperienza è realmente aducativa nel momento in cui produce la espansione e l'arricchimento dell'individuo verso il perfezionamento di se e dell'ambiente, in un ambiente in cui vengono accettate le pluralità di opinioni di diversi gruppi in contrasto tra loro, favorisce lo sviluppo progressivo delle caratteristiche dell'individuo.....
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Vecchio 09-05-2008, 16.05.11   #7
Catone
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Riferimento: VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

Citazione:
Originalmente inviato da Emanuelevero
La psicologia una volta mi attraeva ma non mi è
mai piaciuta una certa idea anche se non manifesta ma sottesa
dell'uomo ideale.
Ovvero se la psicanalisi può curare malesseri, non parlo tanto
delle vere forme di psicopatologia in cui è ovvio che c'è un disturbo
ma delle situazioni più ordinarie, vuol dire che esiste un concetto
di normalità.

E questo prelude ad una certa omologazione
che mi ha sempre allontanato da questa disciplina.
Non può spiegare l'essere, non mi sembra proprio
ma solo certe forme ma l'uomo non è forma.
Quando nasce la psicologia? Nel 1800, quando l'uomo comincia ad essere spaesato da quel mostrusoso allontanamento dalla natura (la propria natura in primis) dovuto alla rivoluzione industriale. La nuova società che nasce da questo processo è fonte inesauribile di ansie, nevrosi, depressioni e repressioni che ciascuno di noi cerca di gestire come meglio può. Ma qualcuno non ce la fa ed ha delle reazioni fuori dalla logica e dagli interessi del sistema dominante. Qui arriva la bruttura: l'uomo viene preso, impasticcato, messo nelle mani di uno psicologo e "guarito" per rientrare immediatamente nel processo produttivo. Siamo arrivati all'abberrazione che il rifiuto nei confronti dell'attuale sistema produttivo diventa una malattia: non potendo essere fisica diventa mentale. Fate voi!
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Vecchio 14-10-2008, 00.56.07   #8
logos
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Riferimento: VISIONE DEL MONDO rapporto io/mondo

Rapportarsi con armonia in un ambiente che è sempre in continuo mutamento, porta ad avere una visione dinamica per un ulteriore interazione oggettiva con la realtà attingendo da un proprio patrimonio di esperienze...
Il pensiero filosofico e pedagogico di Dewey, si basa su una concezione di esperienza, come rapporto tra uomo ed ambiente, dove l'uomo non è uno spettatore involontario ma interagisce con ciò che lo circonda.
Il pensiero dell'individuo nasce dall'esperienza, quest'ultima come esperienza sociale.
L'educazione deve aprire la via a nuove esperienze ed al potenziamento di tutte le opportunità per uno sviluppo ulteriore.
L'individuo e costante col suo ambiente, reagisce e agisce su di esso, l'esperienza educativa deve quindi partire dalla quotidianità nella quale il soggetto vive.
L'esperienza è realmente educativa nel momento in cui produce la espansione e l'arricchimento dell'individuo, conducendolo verso il perfezionamento di sè e dell'ambiente.
Un ambiente in cui vengono accettate le pluralità di opinioni di diversi gruppi in contrasto tra loro favorisce lo sviluppo progressivo delle caratteristiche dell'individuo.
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