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Vecchio 08-06-2008, 10.11.15   #1
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
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Rinascere

Voi sapete (mi rivolgo soprattutto a coloro che, come VanLag e Epicurus hanno più a lungo dialogato con me) con quanta diffidenza io mi accosto alle dottrine di una religione, senza per questo ignorare quella che può dirsi la silenziosa fede nell’assoluto, assoluto che non so neppure se posso chiamare Dio. E tuttavia ci sono parole, usate dalle religioni, di cui non so negare il fascino e disprezzare il valore. Una di queste è la parola “rinascita” usata, mi pare, soprattutto dal cristianesimo, ma che forse vive in ogni religione nel momento in cui un neofita si accosta ad essa.
Rinascere è il solenne Evento: cioè non la possibilità di risuscitare - che è una primordiale superstiziosa speranza davanti alla rigidità della morte, se non una grazia che una chiesa concede ai figli obbedienti - ma una vita che è la stessa di prima e nel contempo diversa, che ha il balbettio o il vagito del neonato ma è già in possesso di ciò che il neonato non ha, cioè una coscienza di sé che va oltre di sé….non un’estasi; ma sì forse un’estasi che non rispetta le ore canoniche e può considerarsi laica e priva di aureole, seppure giusta e feconda. E, volendo dare qualche chance alla scienza, potrei dire che è qualcosa che porta più in là l’evoluzionismo senza negarlo, ossia non è un cedere all’esistente, non è un adattamento e neppure il frutto di un’inseminazione casuale, ma un auto-perfezionamento della natura, una natura più consona alla specie homo.
Naturalmente si potrà obiettare che questo è un sogno o una tronfia pretesa, e perfino che sarebbe la dimostrazione di una insania più deleteria di quella nietzschiana, più folle di quella dei rivoluzionari decisi a bruciare la storia per poterla cambiare, cioè un’esilarante e malefica insania: eppure può, nella sua apparenza profana, essere ancora simile a quella benigna follia che ha accompagnato la nostra specie da milioni di anni e l’ha fatta crescere, se è vero che la religione ha costituito la prima forma compiuta di un’umana cultura. E io stesso, che attraverso una sorta di spogliazione interiore ho rinunciato alla religione degli avi, in realtà non ho rinunciato alla fede ma ne ho cercato una forma più alta e più pura….una fede in ciò che, essendo assoluto, non può avere la forma che è imposta dalle religioni, perché, se è vero che nella fede l’uomo può realmente rinascere, nessuna maschera umana può essere usata per rappresentare l’evento: nessun attributo di quanti le religioni assegnano a Dio, nessun nome e forse neanche quello che noi chiamiamo esistenza. E qui si potrebbe pensare che una vera fede sia piuttosto ravvisabile in Oriente che in Occidente….del resto, non è tutto nato di là?
(E se ho scelto per questa volta una parola usata nell’Occidente cristiano, forse tu, VanLag potresti indicarmi qualche parola d’Oriente che possa ancora affascinare noi europei, e collimare perfino con ciò che per me è la vera fede).
emmeci is offline  
Vecchio 08-06-2008, 18.26.51   #2
epicurus
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Data registrazione: 18-05-2004
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Riferimento: Rinascere

Caro emmeci, credo che ciò che tu chiami "rinascita" corrisponda, in generale, al cambio consapevole di paradigma. In poche parole: si vede il mondo con occhi diversi, sotto un'altra prospettiva. In questo senso, la capacità di "rinascere" è una conseguenza del nostro essere enti (auto)coscienti. Ogni volta che riflettiamo con massima profondità su di noi e il mondo, stiamo esperendo un qualche grado di "rinascita".
Questo per dire, inoltre, che la "rinascita" non è un fenomeno esclusivo delle religioni.

Voglio aggiungere che secondo me hai ragione nell'affermare che è questa caratteristica che rende i modelli biologici paurosamente incompleti per quando riguarda la creatura uomo.

Non vorrei essermi allontanato da ciò che volevi esprimere, speriamo di no.



p.s. Continuo a pensare che non sia corretto assimilare l'assoluto a dio.
epicurus is offline  
Vecchio 08-06-2008, 19.25.01   #3
albert
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Messaggi: 689
Riferimento: Rinascere

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
ci sono parole, usate dalle religioni, di cui non so negare il fascino e disprezzare il valore. Una di queste è la parola “rinascita” usata, mi pare, soprattutto dal cristianesimo, ma che forse vive in ogni religione nel momento in cui un neofita si accosta ad essa.
Rinascere è il solenne Evento: cioè non la possibilità di risuscitare - che è una primordiale superstiziosa speranza davanti alla rigidità della morte, se non una grazia che una chiesa concede ai figli obbedienti - ma una vita che è la stessa di prima e nel contempo diversa, che ha il balbettio o il vagito del neonato ma è già in possesso di ciò che il neonato non ha, cioè una coscienza di sé che va oltre di sé….non un’estasi; ma sì forse un’estasi che non rispetta le ore canoniche e può considerarsi laica e priva di aureole, seppure giusta e feconda. E, volendo dare qualche chance alla scienza, potrei dire che è qualcosa che porta più in là l’evoluzionismo senza negarlo, ossia non è un cedere all’esistente, non è un adattamento e neppure il frutto di un’inseminazione casuale, ma un auto-perfezionamento della natura, una natura più consona alla specie homo.

caro emmeci, concordo con te sul fatto che la "rinascita" è un paradigma fondamentale. Se ci pensiamo bene, ognuno nella sua vita può "rinascere" più volte, cambiando i suoi pensieri ed il suo modo di porsi di fronte alla realtà. Cercare di "rinascere" è uno strumento per essere più vivi.

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
E qui si potrebbe pensare che una vera fede sia piuttosto ravvisabile in Oriente che in Occidente….del resto, non è tutto nato di là?
(E se ho scelto per questa volta una parola usata nell’Occidente cristiano, forse tu, VanLag potresti indicarmi qualche parola d’Oriente che possa ancora affascinare noi europei, e collimare perfino con ciò che per me è la vera fede).

Credo anch'io che questo paradigma sia molto più affine al pensiero orientale. Purtroppo conosco molto poco quest'ultimo, spero che qualche partecipante alla discussione possa contribuire a sviluppare il concetto
albert is offline  
Vecchio 10-06-2008, 08.43.08   #4
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
Messaggi: 1,272
Riferimento: Rinascere

In attesa che VanLag ci illumini sul pensiero orientale, scelgo un’altra parola, diciamo così “religiosa”, che mi sembra possa valere anche per noi, deboli relativisti: la parola “salvezza”. Quel ritenere che solo consegnandoci all’abbraccio divino ci sia per noi la salvezza.
Ma che cos’è questa salvezza? La salvezza del corpo, che durante la vita terrena sembra essere il solo bene su cui possiamo contare e ci diranno che risorgerà l’ultimo giorno; o la salvezza della mente dall’idiozia e dalla follia; o il poter capire qual è la verità e addirittura qual è il sommo bene, rendendoci conto che magari l’avevamo vicino e l’abbiamo ignorato….
Salvezza: del corpo? del pensiero? o dell’essere intero, di tutto ciò che è ed è stato su questa terra, di tutto ciò che sarà e abbiamo già da ora perduto? Ma a che cosa aspiro? Che cosa desidero veramente? E perché il desiderio deve essere represso e non accompagnato verso una meta, e qual è questa meta? Una comprensione di sé e degli altri, una pietà universale? Può questo far cessare il dolore, dare un senso alle cose, a questo essere gettati in un universo? E’ l’infinito, dopo tutto, la sola salvezza – ciò che non annienta la morte ma la rende un transito a una vita più grande e forse veramente alla pace, cioè ad un equilibrio nell’infinito?
emmeci is offline  

 



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