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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 14-12-2008, 12.42.32   #1
arsenio
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pratiche filosofiche

Chi è il consulente filosofico? (Due giornate di studio a Trieste sull'argomento). Potrebbe far vedere che ci sono molti modi per leggere e vivere le nostre storie personali, comprese le contraddizioni, con lo scopo di pensare altrimenti il mondo in cui ci sentiamo incapsulati.
Tale esercizio filosofico avvia alla pratica del pensiero libero dalle etiche dei poteri, dai saperi tecnologizzati e dalle culture terapeutiche. Il linguaggio dev'essere lieve e preciso. Appropriata è la metafora dell'”acrobata” e dell'”umorista”, che sono aperti a esempi pluralistici per una visone non univoca della realtà. Ancora riferimento d'obbligo è Socrate ironico e dialettico.

Ma oggi,quale fortuna potrebbe aver questo rilancio della filosofia? In un'epoca dove si sprecano le parole e regna un caos verboso,oppure l'incoerenza delle parole contratte dei Sms? Come dice Zygmut Bauman, i discorsi mediati dal computer si stanno svuotando da ogni contenuto perché il senso di appartenenza si esplicita tramite il solo flusso verbale. È' questo il “messaggio”; ciò che viene detto non importa. Mentre una rinnovata filosofia dovrebbe quanto mai puntare sull'essenziale significatività. L'homo sapiens ha perso il senso delle domande sensate utili per la vita, e cerca altrove le risposte che forse nemmeno vuole avere.

Può curare la filosofia? Non nel senso della psicoanalisi e psicoterapie. Non ci si propone di risolvere problemi ma s'infonde fiducia nel proprio pensiero da inserire in più ampi orizzonti e con più raffinati strumenti di atoconsapevolezza; quindi il consulente deve avere una mentalità antiaccademica e flessibile che riconosca il legame della filosofia con la vita di ogni giorno. Soprattutto deve avere la capacità di “giocare” e di proporsi quale modello, avere fiducia pure nelle intuizioni “fantastiche”. Dote estranea alla filosofia tradizionale e sue deviazioni, perchè i nichilismi metafisici, i neospiritualismi, le convinzioni indubitabili,i teologismi, i filosofeggiari tortuosi e incongruenti sono a distanze siderali da ogni esperienza vitale. Invece nel nostro caso ci si attiene non a verità di fedi ma a verità d'ispirazione greca:dialogo aperto a possibili orizzonti, per pratica dia vita e non tanto di sapere.

E' così difficile intraprendere un'avventura delle idee per scoprire il mondo del possibile tra fantasia e limiti posti dalla realtà? Uscendo dalla noia, dalle ovvietà, da copioni di vita fallimentari?
C'è un rapporto con la filosofia classica? I “terapeuti antichi erano i filosofi che si riferivano all'intelligenza umana, alla vita spirituale, ai concetti riguardanti la vita; sono a tutt'oggi concetti validi per le terapie cognitive. Nelle piazze si discuteva su amore ,amicizia, famiglia, religione. Il “consuelor”, a qualsiasi scuola appartenga (gestalt, comunicazione di sostegno, facilitatore di gruppo,ecc), induce ad una revisione dei disagi esistenziali, che non abbiano origine da presenti disturbi patologici, per uscirne con creatività. Si cercano parole inusuali, non logorate dall'uso. Si verificano le idee personali sui valori, etiche, opinioni, per strutturare uno stile e affrontare le vita mettendo a fuoco le caratteristiche della propria personalità Valori, morale, conflitti, problemi vengono reinquadrati allargando i propri orizzonti mentali. Non si tratta di un'analisi ma di spunti di riflessione che stimolino approfondimenti ed elaborazioni sulle questioni esaminate. Quindi la filosofia diventa uno strumento pratico per migliorare la qualità della vita. Strategie per risolvere problemi d'amore, famiglia, lavoro, società, crisi di adattamento, scopi, ecc. Anche esigenze intellettuali di ricerca, conoscenza, etica,bioetica, ecc. si allarga l'ottica personale sulle normali debolezze e indecisioni che a volte paralizzano in momenti cruciali.

Tali pratiche rientrano in un “linguaggio del cambiamento” già sperimento dagli antichi, a cui alluse pure Whatlavick, teorico della comunicazione pragmatica. Antifronte di Atene usava le asserzioni dello stesso malato, ristrutturando ciò che il malato riteneva “reale” o “vero”, per cambiare l'immagine del mondo per cui soffriva. Così Gorgia persuadeva con la retorica,intesa come arte della parola, sempre tenendo a mente che il linguaggio in qualsiasi contesto compaia, non rispecchia la realtà ma ne crea una.
Particolarità linguistiche adatte sono le “verità” folgoranti che balenano da aforismi, versi, metafore, battute, sottintesi, rivolte alla ricettività dell' emisfero destro. Senza limiti teorici, se non dopo una verifica dell'efficacia. Del resto anche filosofie non della tradizione greca-occidentale insegnano che un'immagine della realtà non è la realtà stessa, come accadimento in sè e non come trascendenze. Con una fulminea visione si può comprendere che le “realtà” sono relative e variate. Altrimenti ci si fissa su di una convinzione che può essere distorta. Ma questo è pure il principio che ispira la terapia cognitivo-comportamentale.
Infatti in un articolo sul quotidiano locale P. A. Rovatti conclude:
Pratiche filosofiche ... “ per entrare in rotta di collisione con tutti gli assoggettamenti e le forme di dipendenza dentro cui si viene a trovarsi . Lavorando perchè i soggetti si distanzino dalle loro dipendenze o almeno riescano a rappresentarsele, il “filosofo”, (chiamiamolo così) che si cala nel sociale, se vuole ottenere qualcosa, deve innescare una critica dei poteri esistenti e aiutare,tentando di allargare lo sguardo, la formazione di una coscienza “politica”. Insomma deve agire in controtendenza rispetto ai processi di assuefazione e di ideologizzazione normalizzante. Non può far altro se non vuole lui stesso esser una pedina e se non vuole tradire il proprio – diciamo così – giuramento d'Ippocrate che lo vincola eticamente e praticamente allo spirito critico”.


“L'anima, o caro, si cura con certi incantesimi e questi incantesimi sono i discorsi belli” (Platone)
arsenio is offline  
Vecchio 14-12-2008, 14.54.32   #2
espert37
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Carissimo Arsenio,alla condivisione di quanto hai tu espresso,mi è caro aggiungere il seguente pensiero: La preoccupazione dell'uomo e del suo destino devono sempre costituire l'interesse principale di tutti gli sforzi tecnici e di tutti i pensieri filosofici. Non dimenticatelo mai in mezzo a tutti i vostri diagrammi alle vostre equazioni ed ai vostri pensieri.

Un caro saluto espert 37
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Vecchio 14-12-2008, 18.18.25   #3
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Tali pratiche rientrano in un “linguaggio del cambiamento” già sperimento dagli antichi, a cui alluse pure Whatlavick, teorico della comunicazione pragmatica.
non è Watzlavick vero?
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Vecchio 16-12-2008, 10.47.56   #4
arsenio
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Carissimo Arsenio,alla condivisione di quanto hai tu espresso,mi è caro aggiungere il seguente pensiero: La preoccupazione dell'uomo e del suo destino devono sempre costituire l'interesse principale di tutti gli sforzi tecnici e di tutti i pensieri filosofici. Non dimenticatelo mai in mezzo a tutti i vostri diagrammi alle vostre equazioni ed ai vostri pensieri.

Un caro saluto espert 37

Caro espert rifuggo dal formalizzare questioni umane o dilemmi filosofici che sono già stati sviscerati con rigore pur senza ricorre ad inutili complicazioni o schematismi riduttivi.
La tortuosità in qualsiasi forma venga proposta,non significa profondità di pensiero, né un dialogo culturale dovrebbe tramutarsi in saperi artefatti così come non dovrebbero costituire un mezzo per forzate ricerche sulla vulnerabilità argomentativa altrui. Le critiche non costruttive alla fine inferiorizzano chi le adotta.
Ho lacune che qui appaiono e altre non, ma credo di non essere mai stato un ragioniere dell'anima né un oscuro esoterico.
Sono interessato all'uomo capace di vivere su questa terra.

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Vecchio 16-12-2008, 10.52.27   #5
arsenio
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Originalmente inviato da La_viandante
non è Watzlavick vero?

E perché no?

Ho ravvisato nella connessione con alcune teorie di Watlawich l'apertura ad un linguaggio creativo, genuino ed immediato, ma pure non originato da improvvisazioni arbitrarie.
Mi fa piacere sapere che conosci Watlawich, che hai letto questo argomento con attenzione e ne parlo volentieri ancora.
Pragmatico della comunicazione e filosofo,interessato agli effetti comportamentali dello scambio verbale e all'uomo in rapporto con la realtà esistenziale. Nel suo “Linguaggio del cambiamento “ del '77 , credo non più ristampato, premette che il nostro pensiero manifestato attraverso un rapporto interattivo influisce su stati d'animo, opinioni, comportamenti, decisioni. La parola può essere farmaco ma anche veleno.
Quale migliore occasione per riscoprire e commentare questo testo in vista di una rivalutazione filosofica che ha come fondamento un linguaggio creativo? Watlawich dice: è impossibile non influenzare con la parola, per cui si esiste giocando un ruolo. Un ruolo adatto per ogni situazione e non solo secondo rigide teorie tradizionali. Il “sogno” e la fantasia possono compensare le delusioni della realtà, ma non come ristagno in una vana passività, ma per poter ripartire con una mente rigenerata.
La nostra civiltà occidentale ha da sempre trascurato l'emisfero destro, perchè “femminile” e non razionale, sede delle emozioni, delle facoltà artistiche, dell'empatia, elementi oggi in grave declino. E' appunto su questa zona del pensiero intuitivo che andrebbe rivolta l' attenzione. Ma oggi si preferisce una razionalità astratta e irrazionale,estranea alle situazioni umane, oppure un'irrazionalità come miscellanea di trascendenze.
In alcuni contesti privilegio un linguaggio denso e carico di significati; aforismi, metafore opportuni ed anche di propria invenzione; favole e miti paradigmatici. Pure la poesia per comunicare con rimandi in versi, se ciò si rivela catartico e autoconoscitivo per un'efficace forma di momento autonarrativo. A volte una frase intensa ed evocativa può raggiungere l'inconscio: si tratta di usare lo stesso strumento della propaganda pubblicitaria e politica, ma non per scopi manipolatori, persuasivi, subliminali, per ciniche suggestioni su cui si fonda il potere economico e politico.
Tale stile comunicativo, in un contesto adatto, richiede inventiva e molto esercizio. Ma alla fine si riescono a far balenare lampi di chiarezza su alcune situazioni umane complesse, e su possibili risorse per una via di uscita.
La soluzione di un problema dipende dal modo in cui lo si vede, e si tratta di far intravedere quella più adatta, tra le altre possibilità, per le esigenze di quella determinata e singola persona. Ma deve essere ricettiva ad una almeno parziale modifica della sua immagine del mondo, saperne fluire,se occorre, altrimenti non c'è crescita personale. Ci si rivolge all'emisfero destro in modi che divergano dall'usuale, da schemi condizionati per allinearsi ed essere conformi ad un gruppo a cui si appartiene, ecc.
Anche la Pnl insegna ad usare il linguaggio dell'altro, sempre rivelatorio della sua visione su se stesso e sul mondo circostante.
La vita è un continuo adattamento mai compiuto, perchè lo scenario sempre cambia. L'esistenza è la funzione di un organismo in rapporto con l'ambiente da decodificare come meglio si può. Per chi non si ripiega in utopie o ritualità replicate e inefficaci. O perde di vista la terra per scrutare il cielo: espedienti che non servono per un continuo trattamento dei problemi posti quotidianamente dalla vita.

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Vecchio 18-12-2008, 09.42.25   #6
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chiedevo solo se si trattasse di errore di battitura e se potevo inserire dunque qualche mio pensiero o se si trattava proprio di qualcun altro, allora concorro
Hai toccato a mio parere due punti importanti di questo nostro periodo, i media e la comunicazione.
Citazione:
È' questo il “messaggio”; ciò che viene detto non importa.
Come hai molto mcluhnianamente (ma si potrà mai dire così? O mi attiro le ire dei puristi del linguaggio?) detto tutto ciò che è medium è messaggio e plasma la società, la tv non è fonte di informazione è l’informazione stessa, come descrisse molto bene McLuhan il messaggio ha un livello di narcisismo (il mito di narciso è reinterpretato) che ha la stessa radice di narcosi, - se riesco a mandare alla pagina esatta dovrebbe essere qui
http://www.scribd.com/doc/457648/EBO...del-comunicare -
i media, quali estensioni dei nostri stessi sensi, creano un surplus di informazioni e non potendo riconoscerli come nostri lasciamo che agiscano senza che ne abbiamo consapevolezza, come in stati di trance.

Altro tassello non meno importante più che quello che viene detto è il come. Un continuo doppio messaggio contraddittorio ci viene dai notiziari senza che i fatti vengano mai presentati affinché il telespettatore possa farsi una sua opinione critica, pensiamo ad esempio al cronista che va ad intervistare i deputati dopo l’approvazione di una legge, uno dirà che la legge avrà ripercussioni nefaste su tutta la società, l’altro che è eccellente e che risolverà ogni problema. Così si resta intrappolati in uno di quei doppi legami di cui Watlzawick ci parla nel suo Pragmatica della comunicazione umana, restando al livello semantico contraddittorio ma senza poter avere accesso al testo della legge appena varata per poterne vagliare personalmente la validità. Oggi poi in maniera particolare perché il Governo dovrebbe essere punto di riferimento e sicurezza nella crisi che stiamo attraversando.
Di attualità è il dibattito se la chiesa abbia o meno contrastato le leggi razziali, anche la storia è dentro questo gioco nel quale tutti possono dire tutto e il contrario di tutto.
Su questo e tanto altro si basa oggi l’assenza del senso di realtà di molti, che a volte sfocia in quel nichilismo di cui Galimberti ci parla in L’ospite Inquietante, quel genere di nulla, di vuoto per il quale dei ragazzi per gioco posso dare fuoco ad un barbone, o far deragliare un treno, ma lo fanno quasi come si fa un videogioco, senza arrivare a capire che della gente può morire, senza avere più il senso del reale, il senso di cosa sia persona.
La filosofia può aiutare? Si, ma se abbandona certe sue eccessive speculazioni, scollegandosi dal dato reale, se torna a dare il senso reale alle cose senza indugiare oltre nella critica iperscettica all’evidenza, è proprio l’assenza di senso che bisogna combattere. E allora benvengano anche le pratiche filosofiche, per lo meno è un tentativo di porre una soluzione ma credo che debba rincorrere punti certi e fermi, perché come sempre più spesso sento ripetere, la scienza non ha tutte le risposte, la filosofia crea sono domande, solo la religione sembra oggi rispondere al bisogno di certezze. Ma nello stato di malattia in cui versa questa società anche la cura ne risente, e la religione diventa più ideologia e fanatismo che reale fonte di sicurezza.
Di mio proporrei piuttosto lo studio della storia della logica, i libri del Professore Odifreddi o di divulgazione di fisica e matematica
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Vecchio 18-12-2008, 15.25.15   #7
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La vita è un continuo adattamento mai compiuto, perchè lo scenario sempre cambia. L'esistenza è la funzione di un organismo in rapporto con l'ambiente da decodificare come meglio si può. Per chi non si ripiega in utopie o ritualità replicate e inefficaci. O perde di vista la terra per scrutare il cielo: espedienti che non servono per un continuo trattamento dei problemi posti quotidianamente dalla vita.
Mi sembra di vedere che non siamo su posizioni molto vicine, ma continuo lo stesso a voler portare il mio punto di vista.
Proprio di questi ultimi tempi è la rivalutazione nella psichiatria moderna del “prescrivere il sintomo” proprio nel significato che gli dà Watzlawick in casi come i disturbi ossessivo-compulsivi, quando cioè non si ha controllo su un automatismo, una ripetizione infinita di un gesto o un’azione (controllare il gas o lavarsi continuamente le mani ad es.) l’utilità nel prescrivere l’azione sta nella de-automatizzazione, nel rendere volontario un gesto che non si riusciva a dominare con la volontà
Ritagliarsi un’ora della giornata per fare volontariamente un controllo del gas ogni tot secondi riuscirebbe a rendere così controllabile l’automatismo.
Ecco credo che i rituali (per me) insensati della religione possano servire proprio a controllare quell’ansia che l’incertezza della vita crea, le ansie trasferite su un’azione compulsiva, come le preghiere o il segno della croce o il riunirsi a messa e praticarne i riti eucaristici e quant’altro, possano, se fatti consapevolmente evitare alcuni comportamenti altrettanto irrazionali, ma dannosi, convogliare l’irrazionalità che è nell’uomo in atti innocui alla società,
Qualora invece questi comportamenti divenissero patologici, o ne venissero preferiti altri meno innocui si può vedere l’impatto distruttivo o inutile della degenerazione del lanciare sassi dai ponti o nevrosi private.
Anche l’insensato trova dunque a mio parere il suo senso e la sua utilità, la ritualista religiosa ha la sua giusta collocazione e deve poter anche lei concorrere al benessere della società, purché non pretenda di imporsi in ambiti che non le competono diventando fanatismo. In questo caso diverrebbe invece uno dei molteplici fattori che concorrono a svuotare di senso il linguaggio, la comunicazione e farle perdere aderenza al reale diverrebbe la maggiore responsabile di quel nichilismo che porta a non capire la differenza tra persona reale e persona dei videogiochi tanto da poter pensare che dare fuoco ad un medico che pratica l’aborto non è grave, peggio, è giusto per preservare la dignità di persona e la sacralità della vita di un embrione. L’ideologia astratta sovrasta la realtà, e concorre con tante altre miserie a far restare l’uomo nel sonno della ragione.
Ma forse le nostre posizioni non sono poi così distanti, entrambi riconosciamo all’irrazionale la sua importanza, tu vedi nella ragione un nemico mentre io vedo la ragione in pericolo, ma credo che entrambi possiamo convenire sul fatto che il problema è l’eccesso e di ragione e di irrazionalità mentre la soluzione migliore sarebbe quella di trovare un perfetto equilibrio di modo che nessuna delle due si sostituisca all‘altra in tutto e per tutto.
Perché anche l’eccesso di ragione alla fine ha risvolti negativi, se infatti nell’azione non si infilasse quell’attimo di impulso irrazionale non agiremmo affatto tutti presi nel passare al vaglio della ragione le infinite predizioni di conseguenze che il nostro agire potrebbe avere resteremmo immobili in un agnosticismo radicale su tutto.
Mentre con William James la volontà di - scegliere tra il non credere e il - credere (teismo e ateismo, in assenza di una certezza dirimente sono due facce della stessa medaglia dell‘irrazionalità) credo nella necessità la si faccia dipendere dalla sua utilità pratica, in ragione di quanto di positivo apporta alla vita reale (individuale).
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Vecchio 19-12-2008, 12.13.24   #8
arsenio
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Originalmente inviato da La_viandante
).

prima parte

Amo le aperture interdisciplinari e mi fa piacere se spazi su vari temi, che pur si possano unificare sotto un denominatore filosofico, come in tal caso sarà possibile. Per proposti problemi attuali che riguardano la società massmediatica, la comunicazione, la politica e la religione,che reinterpreteremo in breve ma con maggior chiarezza.

In effetti il narcisismo, che si manifesta in molti modi, da livelli normali a gravi turbe della psiche, è un disturbo della personalità diffuso nell'attuale nostro tempo. Anche come autodifensiva esaltazione di se stessi, propria di di chi manca di autostima; essendo troppo autocentrato finisce per non accorgersi degli altri. Soprattutto è incapace di provare interesse autentico verso chi lo circonda, da dimostrare anche con un attento ascolto. Fino all'estrema patologia di chi usa gli altri esclusivamente come suoi mezzi strumentali e per propri tornaconti. Questo è l'aspetto del narcisismo oggi più frequente, che origina anche violenze e prevaricazioni da parte di chi a volte così nasconde in modo reattivo una sua marcata fragilità e incompiuta identità.

Sul bombardamento frastornante di migliaia di informazioni, senza aver appreso come riuscire a controllarle con uno spirito critico ma soprattutto con un filtro selettivo, come non essere d'accordo? Sotto accusa sono in particolare l'ipertestualità dei link e le disorganiche esplorazioni con i motori di ricerca.
Inoltre diffuse sono le dipendenze “ipnotiche” e obnubilanti dove le reazioni sono riflesse e automatiche ma non riflessive, a volte finalizzate solo all'evadere da una realtà troppo frustrante o per far parte di qualche aggregazione.

Esiste, e lo si sa da sempre, una relazione tra i diversi tipo di intelligenza e il “medium privilegiato in una data società. McLuhan ha dato solo risalto a tale relazione,ma già Platone osserva la connessione tra scrittura,organizzazione della memoria e conoscenza. Oggi,come Nota Raffaele Simone (La terza fase. Saperi che stiamo perdendo) si sta perdendo il sapere fondato sulla scrittura e sulla stampa ( libro, lettura) a sfavore di un'intelligenza di tipo logico-sequenziale. Con l'avvento dell'uomo videns,signore della civiltà dell'immagine, gli effetti sono già preoccupanti.. Non si sa più “leggere”nè “scrivere”. Computer, tivù, cellulari determinano un “post-pensiero molto impoverito, e un pericolo per la democrazia come notò Popper. In alcune chat ci si scambiano solo figure a copia e incolla e frasi smozzicate da nonsense, è in tale caso che non conta più il contenuto ma solo un flusso di parole scambiato in mutua complicità, che fa “esistere” in una comunità. E' ciò che intende Zygmut Bauman e che fa ormai parte della “società liquida” Il processo di deriva culturale è irreversibile e a me sembra sempre più grave.
Le visioni alfabetiche sono molto più impegnative perchè esigono un'intelligenza di tipo sequenziale e non simultanea come quella di chi solo guarderà figure. L'analfabetismo di ritorno si fa notare anche tra chi possiede una laurea ed ha abbandonato ogni forma di educazione permanente che non sia solo inerente al lavoro.

In quanto al “doppio legame”, è un concetto della scuola di Palo Alto ripreso da Watlawich nel suo “Pragmatica della comunicazione umana”, che io ho tralasciato perchè ai fini della “consulenza filosofica” e delle sue pratiche, come creatività della parola e avventura delle idee, ho ritenuto più adatto “Il linguaggio del cambiamento”. In ogni caso tale teoria si riferisce esclusivamente a contesti interpersonali e precisamente a una comunicazione malata in ambito familiare, terreno dove è più frequente. Avviene quando i vincoli affettivi sono intensi, come tra madre e figlio. Si tratta di segnali incongrui e contraddittori che disorientano il destinatario fino a favorire perfino stati psicotici, perchè non è in grado di sceglier un corrispondente atteggiamento logico. Un terapeuta dovrebbe disinnescare tale pratica comunicativa dannosa, oppure usare questa tattica paradossale per illuminare il paziente. Esempio: “Sii spontaneo” è un'imposizione impossibile perchè non ci si può imporre la spontaneità, così come tutti gli stati affettivi o comunque non imponibili con la volontà.
Viceversa, quella forma di comunicazione che citi in un ambito sociale, comunicativo e di opinioni espresse, come i messaggi politici, rientra nella “dissonanza cognitiva” di Festinger. Avviene quando veniamo a conoscenza di credenze, nozioni, opinioni tra loro contrastanti. Ad esempio se un individuo di destra si accorge di preferire un candidato di sinistra, al momento del voto vive una discordanza e deve assumere alcune strategie per ridurla o eliminarla: dovrà cambiare qualcosa nella sua mente per tollerare tale tensione di cui a volte nemmeno riconosce l'esatta origine.

Sulla Chiesa e le leggi razziali: è comprensibile che da certe fonti si propenda a negare tale “collaborazione”, da altre si calchi tale responsabilità, dovuta più a una innegabile tiepida opposizione. Si sa che la Chiesa,allora e forse ancora, temeva soprattutto il pericolo marxista,più che il nazismo di cui forse a quel tempo non valutò bene nelle sue implicazioni. Oggi potrebbe temere più la Cina che i Paesi islamici. E' difficile, per le gerarchie ecclesiali, rinunciare a un'egemonia che stanno perdendo, e così irrigidiscono i precetti dogmatici e decidono per una svolta politicizzata. Ma sarà la via giusta, per loro, abbandonare la carità evangelica e la compassione terrena, come tutti noi ormai possiamo avvertire?

Galimberti nel suo “L'ospite inquietante” (termine desunto da Nietzsche) esamina il nichilismo specie giovanile,dovuto al senso di vuoto che deriva dall'attuale insicurezza e impossibile proiezione nel futuro inteso più come minaccia che speranza. Oltre che da inadeguatezze e svalorizzazioni subite nell'ambiente familiare. Tale stato induce a comportamenti autodistruttivi o di violenza che ben conosciamo,su di un terreno di aridità sentimentale. Un deserto emotivo che secondo il filosofo è di origine culturale. (se credi, vedi il mio post sotto il 3d sulla cultura). Concordo con i rimedi proposti: la vita deve diventare un mezzo di conoscenza dove si sa vivere arte gioiosa. ( si riferisce alla Gaia scienza di Nietzsche). Per riconoscere le proprie personali risorse in autonomia e senza mimesi, capaci di esplicitarle al meglio possibile , fino a “innamorarsi di se stessi” che è ben diverso dal narcisismo come lo abbiamo descritto più sopra. La filosofia significa cura di se stessi per “diventare ciò che si è”, nel senso di realizzarsi come espressione di ciò che siamo, conoscendo le nostre potenzialità ma anche i limiti. Quindi una terapia della mente per migliorare la condotta umana. Ma è possibile essere se stessi rinunciando al conformismo che rende simili agli altri, che forse rassicura, ma rende cloni depersonalizzati?

continua
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Vecchio 19-12-2008, 12.17.51   #9
arsenio
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seconda parte


In quanto a Odifreddi, matematico e filosofo, ne conosco e apprezzo i saggi dove manifesta un rigore razionale e critico. Ne seguo pure una rubrica su Psychologies. Mi è piaciuto molto “Le menzogne di Ulisse. Tuttavia non complica la linearità dei suoi ragionamenti con inadatte formule matematiche o formalizzazioni inopportune che ostacolano l'immediatezza di un discorso, ecc. Riconosco che alcuni concetti delle discipline scientifiche tornano utili,come l”entropia”, i principi della termodinamica, la Teoria dell'informazione,l'insiemisti ca, la logica , così pure i sillogismi di Aristotele, ecc. anche per un discorso filosofico, ma con criterio e talora in senso metaforico, più che altro.
Oggi viene rivalutata la laurea in filosofia in vari settori anche non di stretta pertinenza, perchè ci si è accorti che un laureato “umanistico” con un curriculum nei tempi previsti e brillante, non delude mai chi seleziona il personale. In quanto può trasferire la sua capacità di pensiero razionale e creativo in qualsiasi campo. Si tratta del sempre più rivalutato pensiero divergente, assieme all'intelligenza sociale. Doti necessarie quanto e forse di più del pensiero convergente delle scienze esatte, della tecnica, ecc. Per assumere certe mansioni chiave dove è necessaria una mente flessibile e visioni d'insieme.
Quindi il mio discorso sulle pratiche filosofiche combacia perfettamente. Non so se si possono risolvere i gravi dilemmi che turbano la società, ma certamente sì agirvi con maggiori chances, sia per una maggiore lungimiranza, sia per meglio assaporare le opportunità che offre,malgrado tutto, la vita se si accentua l'attenzione sull'Uomo e le sue potenzialità,misura di tutte le cose.




Leggo adesso il tuo secondo post e ti rispondo in fretta , riprenderemo alcuni argomenti magari in un secondo tempo, se vorrai.

La prescrizione del sintomo avviene in un setting terapeutico e fa parte di un'imposizione paradossale che ha un ben preciso meccanismo psicologico. Va quindi contrapposta all'ossessione non coercitiva. Perchè con l'ordine” si toglie la spontaneità ad un comportamento che altrimenti non può sostenersi. Esempio: i bambini saltano sul divano e la madre non riesce mai a farli smettere. Ebbene, ad un certo punto esclama: “bambini, per favore, saltate ancora, più forte, più in alto, ecc. I bambini smettono all'istante perchè non riescono più a fare per prescrizione qualcosa che eseguivano in piena libertà.
Per il Doc oggi si usano gli psicofarmaci: effetti più rapidi ed efficaci di qualsiasi terapia della parola. Comprese le tormentose idee moleste. Ma io intendevo più le attuali dipendenze di ogni ordine che sono una vera e propria droga contro i disagi esistenziali, su di un piano sociale più che psicopatologico.
Altro è ancora il “mantra” di qualsiasi contenuto si voglia Infatti ho osservato che gli psicotici sono sovente ossessi religiosi e gli stessi preti si chiedono se si tratti di osservanza di fedeli oppure di strategia tranquillante. Si conoscono le terribili angosce senza sollievo che turbano la mente degli schizofrenici.
Ma non solo, perchè il rosario o anche una stessa preghiera ripetuta hanno certamente, a di fuori di intenti religiosi, effetti ipnotici sulla mente, creando uno stato di rilassamento, come il T. A., il biofeedback e simili.
Credo che tu ti confonda con qualcun altro oppure non hai letto i miei precedenti topic. E' vero che do molta importanza alla fantasia,alla poesia, alla dimensione del sentimento e delle emozioni, anche come cura di se stessi, come comunicazione di sostegno e strumento di conoscenza non meno importante di quello del pensiero razionale. Ma ti assicuro che ho pure i piedi ben piantati a terra quando si tratta di usare la ragione, sopratutto quando si deve discernere tra ragione e ciò che ragione non è.

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Vecchio 20-12-2008, 12.11.32   #10
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mi fa piacere se spazi su vari temi,
Ti ringrazio e ricambio l’apprezzamento per la capacità che hai di articolare il discorso su diversi ambiti disciplinari, per quel che riguarda me invece devo constatare che l’eccessivo affollarsi di argomenti penalizza la chiarezza espositiva e come se non bastasse riesco ad essere particolarmente confusionaria, ho sbagliato infatti a linkare alla pagina e se non si chiarisce il senso che ho dato alla parola narciso, cioè quello che ne dà McLuhan difficilmente si riesce a comprendere la totalità delle mie riflessioni.
Per maggior chiarezza allora rimando a questo link
http://www.scribd.com/doc/3818402/La...rshall-McLuhan
Dove asserisce che il mito è stato male interpretato, e nel nome Narciso, Narcosis in greco che si traduce come torpore (e non come avevo erroneamente detto riguardo la radice) bisogna intendere l’intero significato simbolico ed è la ragione stessa per la quale non è mai stato possibile interpretarlo correttamente.
Ovviamente sono sue asserzioni e passibili di dissenso, non è questo in discussione, ma prendiamolo qui per buono, la sua teoria del torpore davanti al non riconoscimento di se stessi o di estensioni di sé provocherebbe l’asservimento al mezzo e non il suo utilizzo, è da qui che nasce l’accostare alla tv il tipo di comunicazione utilizzato.
Come fai notare è nell’ambito famigliare che si studiano le dinamiche comunicative, fatte di relazioni anche più che contenuti, e la doppia relazione che si instaura nel messaggio su due piani diversi, quello ad esempio di una madre che intima di essere spontaneo è irrecepibile perché il figlio è nelle condizioni di far dipendere la sua stessa esistenza dal genitore. Ma questa relazione si può trasferire anche al di fuori dell’ambito famigliare, come tra un soldato ed il suo superiore in guerra, o in ambito lavorativo, in stai di precarietà del lavoro tra il lavoratore precario che vede in pericolo ilo suo mezzo di sostentamento e il suo capo, o, ancora, in un periodo di profonda crisi come questa dove il popolo dipende psicologicamente dal suo governo e dai suoi politici di riferimento, e ancora tra il sé e l’estensione di sé.
Bisogna che le due cose siano unite, il mezzo, con i suoi effetti incontrollabili e la comunicazione come aggravante, presi separatamente non avrebbero la portata che intendevo dargli.

Citazione:
Un deserto emotivo che secondo il filosofo è di origine culturale. (se credi, vedi il mio post sotto il 3d sulla cultura).
Ho letto anche il tuo post in cos’è la cultura, e condivido, mentre Galimberti lo condivido un po’ meno, secondo me non tiene in considerazione proprio l’apporto nichilistia -in senso negativo- della odierna situazione e dell’uso della comunicazione e i suoi mezzi, infatti queste riflessioni mi son nate proprio dal dissenso da quel che scrive lui nel suo libro, anche se fa delle analisi molto condivisibili, tralascia qualcosa di estremamente importante. Qualcuno lo ha ribattezzato oggi regime televisivo, regime inteso in ogni senso faccia venire in mente. (e forse internet potrebbe essere un mezzo per sottrarsi ma non so quanto migliore dell‘altro, in ogni caso spaventa molti dal momento che si sta cercando di porre censure e limiti all‘espressione internettiana)
Altro dissenso, ma probabilmente non l’ho poi tanto capito il suo proporre il viandante come soluzione, in qualità di viandante non mi pare di aver raggiunto una qualche elevazione sopra le incertezze, o una maniera per non farmene travolgere, anzi, il rivedere continuamente le mie opinioni e riaggiustarle per sopraggiunte ragioni ineludibili non mi permette affatto di poter vantare qualche tipo di serenità, anzi ..
Fin qui è solo opera mia e ho attinto alle teorie per farne di mie, mentre per quel che riguarda il d.o.c. ho riportato solo quello che ho appreso da un articolo su una rivista di neuroscienze e psicologia, Mente e Cervello, nel quale appunto si riprende la prescrizione del sintomo in alcuni casi, non potrei mai sognarmi di andare a pescare dalle tesi altrui per elaborare terapie di mia iniziativa per cose così delicate poi, mentre tanto altro di Watzlawick e della scuola di Palo Alto è stato lasciato per strada, come il doppio legame causa della schizofrenia, oggi ci sono altri metodi di studio, e per fortuna, e la “scatola nera” non sembra essere più sufficiente. Oggi si può osservare attraverso le tecniche di immagine cerebrale direttamente l’oggetto di studio.
Citazione:
Ma non solo, perchè il rosario o anche una stessa preghiera ripetuta hanno certamente, a di fuori di intenti religiosi, effetti ipnotici sulla mente, creando uno stato di rilassamento, come il T. A., il biofeedback e simili.
e, pare anche che, se recitato in latino la sua metrica permetta di sincronizzare il ritmo respiratorio a quello cardiaco, scientificamente provato.
Citazione:
Credo che tu ti confonda con qualcun altro
No, no, è dovuto al fraintendimento di una tua frase, che ora che la rileggo meglio
Citazione:
Ma oggi si preferisce una razionalità astratta e irrazionale,estranea alle situazioni umane,
Mi rendo conto di non aver capito cosa tu intendessi. Come non credo di aver ancora capito a cosa tu faccia riferimento con questa frase
Citazione:
Ma io intendevo più le attuali dipendenze di ogni ordine che sono una vera e propria droga contro i disagi esistenziali, su di un piano sociale più che psicopatologico.

Capisco invece e condivido la tua preoccupazione sulla perdita dell’alfabetizzazione lenta e ineluttabile che si sta verificando con i nuovi mezzi tecnologici, tra chat ed sms/MMS ed emoticons, l’immagine domina sulla parola, una trasmutazione quasi alchemica del segno, e persino sui fora (per fortuna questo ancora no), dove il contenuto dovrebbe essere il protagonista si trasferiscono comportamenti acquisiti da tv spazzatura come quelli della De Filippi sul fare a gara a chi urla di più imponendo sugli altri le cose più nonsense purché le si urli a suon magari pure di insulti e prevaricazioni di mille tipi. E torno dunque al discorso di Watzlawick sugli aspetti relazionali, più che di contenuto, contagiati da quel mezzo che è la tv dispensatrice di maleducazione e manifestazione di rigetto della cultura.
Temo anche io che editoria, i giornali, i libri, se non lo sono già verranno rimpiazzati ben presto da questi nuovi mezzi.
Infine, magari mi sto sbagliando su tutta la linea, ma mi piacerebbe riuscire a inquadrare bene il problema, e per quello che mi è possibile trovarne soluzioni, ma riuscire a trovare “il” colpevole in una situazione di tali dimensioni sembra difficile, al più si riesce a individuare più concause.
La_viandante is offline  

 



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