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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 17-12-2008, 14.17.00   #1
emmeci
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Cos'è la cultura?

Con questo titolo la Repubblica apre un dibattito sull’iniziativa piuttosto vistosa dell’artista cileno Alfredo Jaar, che in questi giorni dissemina sui muri e nella metropolitana di Milano una serie di poster e cartelloni che invitano a riflettere su che cosa può significare oggi questa parola. “Qestions, questions!” è la sintesi di questo progetto che dovrebbe ricordare il problema della cultura e la responsabilità di farla.
Ci azzarderemo a rispondere? Per ora hanno risposto su Repubblica uomini e donne importanti, da Dario Fo a Bernardo Bertolucci, da Moni Ovadia a Dacia Maraini, Gae Aulenti e Inge Feltrinelli – per citare solo qualche nome di spicco. Piuttosto osserviamo che effettivamente l’operazione Jaar-Milano tende a risollevare un termine che ha perso da tempo la sua aura sacrale, che è divenuto una sigla d’obbligo e forse incolore nelle pagine “serie” dei quotidiani. E la Repubblica si domanda: che cos’è la cultura? Perché effettivamente non è solo oggi che il termine sembra usato in maniera talmente estesa da significare assai poco. Lo è, in fondo, da tempo e dalla stessa scienza. Per gli antropologi, a esempio, esso copre ogni campo del sapere e agire dell’uomo, dallo scheggiare una pietra fino a creare una grande opera letteraria e a dare forma a un impero: sono cultura dunque l’economia, la politica, il galateo e la strategia militare, per non dire la religione, la scienza e la filosofia…..e a questo punto a che più ci serve quella parola? Forse, piuttosto che inseguire una precisa definizione, vista la quantità di spazi che il termine dovrebbe coprire, può essere interessante scoprire se indica un’unica direzione di svolgimento, un’origine ed una meta: per esempio quella ricerca di una verità o un bene assoluto che a me sembra competere alla nostra specie e che ho esteso, forse con un’interpretazione un po’ troppo liberale se non temeraria, al divenire dell’universo. Una ricerca infinita perché solo nell’infinito – cioè mai - sembra che possa pervenire a una meta.
Però non tutto è perduto, se badiamo a quella ricchezza di aspetti che la ricerca assume all’interno dell’uomo, cominciando dall’impulso biologico e sviluppandosi come emozione, espressione, immaginazione, sapere e moralità, cioè teoria e prassi in cui si risolve la storia. Perché una cosa è sicura: piuttosto che attraverso i nostri individuali successi e insuccessi, la cultura è "la storia" e solo in questo trapasso dal piccolo al grande essa vive. Chi sa? Forse anche attraverso le provocanti "questioni" dell’artista cileno, che Milano ha inteso glorificare magari per riscattare il valore di quei graffiti che ai proprietari di case e agli assessori all’edilizia possono risultare sgraditi.
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Vecchio 17-12-2008, 16.54.06   #2
espert37
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Riferimento: Cos'è la cultura?

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Originalmente inviato da emmeci
Con questo titolo la Repubblica apre un dibattito sull’iniziativa piuttosto vistosa dell’artista cileno Alfredo Jaar, che in questi giorni dissemina sui muri e nella metropolitana di Milano una serie di poster e cartelloni che invitano a riflettere su che cosa può significare oggi questa parola. “Qestions, questions!” è la sintesi di questo progetto che dovrebbe ricordare il problema della cultura e la responsabilità di farla.
Ci azzarderemo a rispondere? Per ora hanno risposto su Repubblica uomini e donne importanti, da Dario Fo a Bernardo Bertolucci, da Moni Ovadia a Dacia Maraini, Gae Aulenti e Inge Feltrinelli – per citare solo qualche nome di spicco. Piuttosto osserviamo che effettivamente l’operazione Jaar-Milano tende a risollevare un termine che ha perso da tempo la sua aura sacrale, che è divenuto una sigla d’obbligo e forse incolore nelle pagine “serie” dei quotidiani. E la Repubblica si domanda: che cos’è la cultura? Perché effettivamente non è solo oggi che il termine sembra usato in maniera talmente estesa da significare assai poco. Lo è, in fondo, da tempo e dalla stessa scienza. Per gli antropologi, a esempio, esso copre ogni campo del sapere e agire dell’uomo,
dallo scheggiare una pietra fino a creare una grande opera letteraria e a dare forma a un impero: sono cultura dunque l’economia, la politica, il galateo e la strategia militare, per non dire la religione, la scienza e la filosofia…..e a questo punto a che più ci serve quella parola? Forse, piuttosto che inseguire una precisa definizione, vista la quantità di spazi che il termine dovrebbe coprire, può essere interessante scoprire se indica un’unica direzione di svolgimento, un’origine ed una meta: per esempio quella ricerca di una verità o un bene assoluto che a me sembra competere alla nostra specie e che ho esteso, forse con un’interpretazione un po’ troppo liberale se non temeraria, al divenire dell’universo. Una ricerca infinita perché solo nell’infinito – cioè mai - sembra che possa pervenire a una meta.
Però non tutto è perduto, se badiamo a quella ricchezza di aspetti che la ricerca assume all’interno dell’uomo, cominciando dall’impulso biologico e sviluppandosi come emozione, espressione, immaginazione, sapere e moralità, cioè teoria e prassi in cui si risolve la storia. Perché una cosa è sicura: piuttosto che attraverso i nostri individuali successi e insuccessi, la cultura è "la storia" e solo in questo trapasso dal piccolo al grande essa vive. Chi sa? Forse anche attraverso le provocanti "questioni" dell’artista cileno, che Milano ha inteso glorificare magari per riscattare il valore di quei graffiti che ai proprietari di case e agli assessori all’edilizia possono risultare sgraditi.

Carissimo Emmeci, con molta modestia voglio tentare di arrancare al primo gradino di quella scala dove tu hai posizionato l'elenco di quei personaggi di spicco;Rispondendo al quesito posto.
A mio avviso la cultura non è solo il conoscere la storia di tutto ciò che ci è stato tramandato,ma sopratrutto è il saperla analizzare ed interpretare con l'intento costante di migliorarla con CONSAPEVOLEZZA al fine di farci continuare il tragitto che ci avvicini sempre più alla pienezza dell'essere, alla felicità,alla VERITA'.
Un saluto amichevole e Buon Natale.
Fausto Feltrinelli
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Vecchio 18-12-2008, 09.21.40   #3
emmeci
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Riferimento: Cos'è la cultura?

Come vedo, non basta una Feltrinelli fra le persone di spicco, possiamo elencarne almeno due.
Giusto, Fausto, quello che dici sulla cultura, anche se non tutti sono d’accordo nel raccoglierla sotto un unico fondamentale concetto: per esempio Kluchhohn e Kroeber nel 1952 hanno elencato più di duecento diverse definizioni del concetto di cultura, e quando lo fecero non si era ancora prepotentemente affermato il successo dell’informatica e la conseguente globalizzazione via internet, tanto che oggi tutti i concetti classici di cultura (che erano contrassegnati dalla consapevolezza aristocratica della paideia greca e dell’humanitas latina, poi assorbite dal cristianesimo e andati in crisi dal Settecento in poi) si trovano a dover combattere una battaglia campale con un nemico imprevisto e assai seducente, in ogni caso di planetaria estensione. Il mio dubitare o esitare sull’uso di questa parola cultura era fondamentalmente suscitato dalle attuali discussioni sul mezzo, che minacciano di sconvolgere o rovesciare l’idea e il senso stesso della cultura, attraverso l’insorgere di nuovi modelli di ideare, scrivere, ricordare, archiviare….Io posso sinceramente riconoscere che la sostituzione del computer alla macchina da scrivere e alla scrittura a mano (che ho usato per almeno mezzo secolo) non ha rappresentato particolari sforzi o problemi di adattamento, ma per altri può essere diverso, e chi sa se hanno ragione quelli che credono che in futuro tutto sarà mutato e il libro tradizionale non esisterà più….E allora varrà ancora l’idea di cultura che ci ha consegnato la società greca, latina, rinascimentale, illuministica, moderna, e che ha rappresentato l’indice per valutare l’importanza di un popolo? Forse sta proprio qui il punto critico del cosiddetto post-moderno. Perché idee, creazioni di ogni tipo e certo non aristocratiche sprizzeranno da mezzi tecnologici sempre più imprevedibili e sofisticati rendendo impossibile quella selezione critica su cui la cultura si è eretta finora e un sistema di valori che poteva andare dall’idiozia al genio. E possiamo essere tanto fiduciosi sulla sostanziale persistenza di un'identità o almeno una sostanziale parentela dei concetti di storia e cultura, cioè in un grande e incontrastabile rinascimento, che distanzia da sé ogni riflusso non solo della barbarie ma forse anche di una religiosità che ritorna imperiosa a mettere in discussione il valore di scienza e filosofia? Certo sembra che almeno finora la cultura nella sua versione classica-europea abbia trionfato di ogni altra potenza, accettando magari - pro bono pacis - perfino l'accusa di relativismo: ma di fronte ai marosi del fondamentalismo nelle sue nuove versioni che possiamo fare?
Una cosa sola, ritorno a dire, è sicura: ed è che qualunque forma prenderanno le cose, tutto entrerà nella storia: perché la storia è una realtà più forte di ogni cultura, inglobando persino ciò che appare il contrario di essa e – per ripetere quello che hai detto – ciò che va contro l’intento di migliorare le cose e portare l’uomo verso la consapevolezza e la felicità.
Buon Natale anche a te (ma ho pronto un tema sul Natale che forse susciterà qualche riserva....). M.Cialfi
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Vecchio 18-12-2008, 10.41.47   #4
arsenio
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Riferimento: Cos'è la cultura?

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Con questo titolo la Repubblica apre un dibattito sull’iniziativa piuttosto vistosa dell’artista cileno Alfredo Jaar, che in questi giorni dissemina sui muri e nella metropolitana di Milano una serie di poster e cartelloni che invitano a riflettere su che cosa può significare oggi questa parola. “Qestions, questions!” è la sintesi di questo progetto che dovrebbe ricordare il problema della cultura e la responsabilità di farla.
Ci azzarderemo a rispondere?

Cultura e non cultura

Su cosa sia la cultura, se ricordo, abbiamo dibattuto a lungo poco tempo fa. Anzi si disse, con mio dissenso, che cultura è erudizione.
Ma nel chiedersi cosa sia “cultura” non sarebbe oggi forse più proficuo individuare cosa “cultura”non è? Io ci provo, con un taglio pure sociale ed educativo credo oggi inscindibile dalla filosofia per fruttuosi rimandi, nei nostri tempi così “trash – culturali.
Mi sembra che la via da seguire rimanga la collaborazione tra scuola, famiglia e società, sempre in reciproca interdipendenza. Un' utopia,ovviamente, per varie ragioni che inducono al pessimismo.
L'organizzazione dell'industria culturale manipola i bisogni di ogni individuo passivamente integrato - quale elemento chiave – nel sistema di produzione-vendita-consumo. La TV, Grande Educatrice ma cattiva maestra, deve adeguarsi all'orizzonte mentale e identificativo di un pubblico medio, dove comunque i rimandi sono reciproci e interdipendenti. Perchè anche i signori dell'economia, per i loro interessi, tendono a inscrivere l'individuo in una cultura mediocre e standardizzata. Viene immerso in una realtà che, in quanto intorpidito uomo “videns” gli appare oggettiva; “vede” ma è obnubilato e incapace di discernere il meglio, il vero, l'utile, e si ha buon gioco nell'adattarlo alla tragicità della vita con futili evasioni.
L'industria con le sue efficaci e strategiche manipolazioni, sa catturare la curiosità, e illude ovunque di far partecipare all'alta cultura. Ma a tale scopo deve semplificare, banalizzare e travisare la realtà con una produzione imitativa e ultra-kitsch. Le verità della vita sono ben più estese e complesse. E' ben diversa la curiosità di chi progetta la sua mente come un laboratorio d' idee.
Sarebbe più che mai necessario un tempestivo e preventivo intervento pedagogico-educativo in controtendenza, antagonista dell' onnipervasiva trash-cultura omologante.
I genitori dovrebbero facilitare, fin dalla prima infanzia, il pensiero critico dei figli, senza allinearli al proprio sistema di valori. Che anche per loro è stato conseguenza del curriculum degli spot e delle suggestioni del piccolo schermo. Ai quali adeguarsi, pena l'esclusione di chi conta, di chi non è come e più degli altri.

Ci siamo mai chiesti, da autocritici, quali sono le nostre modalità per allargare le conoscenze ed i modi di pensare? Se ci stiamo orientando verso manifestazioni sottoculturali, dove intelligenza, sensibilità, immaginazione e sentimento hanno spazi ben angusti? La scuola è stata sempre in mutua dipendenza con la realtà sociale. I nuovi educatori – e v'includo anche i genitori – dovrebbero insegnare una “lettura” analitica per esplorare la realtà che ci circonda, da mettere in confronto con quella rappresentata e distorta. Per poter reinquadrarla con punti di vista alternativi, per avere la conferma di come i tratti peculiari , le ideologie, i condizionamenti di chi osserva, siano sempre in rapporto con le sue descrizioni e valutazioni. C'è una stretta relazione tra linguaggio e pensiero, che devono diventare strumenti per una rigorosa discussione sui svariati e contradditori aspetti della vita. Per una corretta e lungimirante argomentazione che rivaluti le capacità linguistiche. Per un pensiero logico, complesso e concettuale, che stiamo ineluttabilmente perdendo. Oppure le tecniche persuasive, le lusinghe consumistiche, droghe che leniscono i disagi, formeranno una mentalità non più modificabile,e come conseguenza quel tragico vuoto esistenziale giovanile, di cui abbiamo già parlato.
I sogni e i desideri sono da accogliere, purchè non siano quelli eterodiretti e sovrapposti al reale. Dove i modelli sono solo proiezioni identificative di personaggi vacui come i divi, i personaggi dello spettacolo, i politici vincenti.
Nella progressiva diffusione tecnologica gl' incolti che partoriscono idee sono dappertutto in maggioranza. Non escludo neppure certi conferenzieri e oratori blasonati, ma pressapochisti e ideologizzati, che ci stupiscono con i loro abbagli ed omissioni.
La terza rivoluzione industriale è contrassegnata dalla tecnologia e dalla comunicazione digitale dei new media. Internet replica l' invasività dello stile volgare e superficiale di stampo televisivo, e forgia anche un pensiero, frastornando con il caos dei suoi pseudosaperi. ( wikipedia, maleusati motori di ricerca, forum cosiddetti culturali, ecc.) La comunicazione virtuale per crescere dovrebbe accettare una miriade di approcci diversi, o si appiattirà in un'omologazione passiva e replicante, dove il Pc sarà fine e non mezzo. Il declino delle idee è consequenziale alla società di massa, tecnologica e mercificante: quale progresso è ancora possibile? Solo quello materiale e verificabile, che non va mai di pari passo con quello etico e culturale.

Essere, avere, apparire: quanto ne teniamo rispettivamente conto? Come date spazio, se pure ne date, all' ”essere?” E in che misura siamo condizionati inconsapevolmente dalla persuasività della società di massa? Soprattutto nelle modalità di pensiero? Da cosa riconoscete una persona “massificata?” Quale secondo voi è la temperie etico-culturale degli ambienti (reali o virtuali) in cui trascorrete le vostre ore, le vostre esistenze? Quale tipo di umano evolutivo potrebbe porsi in controtendenza alla massificazione? Io delineerei un uomo capace di discernere, flessibile, relativizzante. Fa vagare in libertà il suo pensiero divergente, sempre sa distinguere tra giudizi con fondamento scientifico e giudizi di opinione. Conosce le proprie modalità privilegiate sia nell'acquisire conoscenze, che nel gestire con equilibrio le proprie emozioni. Comunicativo-relazionale, tollera le reciproche differenze,ma sapendo individuare inganni e autoinganni, clichè e pregiudizi. Si è decentrato dalle certezze,è aperto a nuove prospettive di significati, cambiamenti e ridefinizioni. S'inserisce in un processo di apprendimento per tutta la vita. Non è acriticamente conforme agli schemi indotti di cultura e comportamenti, scambiati illusoriamente per valori positivi. Sa stare al mondo in modo da avere vedute sempre aperte, critiche, creative.
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Vecchio 18-12-2008, 11.17.33   #5
emmeci
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Riferimento: Cos'è la cultura?

Come vedo, non basta una Feltrinelli come persona di spicco, e possiamo contare almeno su due che abbiano questo nome.
Giusto, Fausto, quello che dici sul concetto di cultura, anche se non tutti sono d’accordo su una sola definizione: per esempio Kluckhohn e Kroeber nel 1952 hanno elencato più di duecento diverse definizioni, e quando lo fecero non si era ancora verificato il trionfo dell’informatica e della conseguente globalizzazione, tanto che oggi tutti i concetti classici di cultura (fondati sull'aristocrazia della paideia greca e dell’humanitas latina, poi assorbite dal cristianesimo e andati in crisi dal Settecento in poi), si trovano a dover combattere con un nemico imprevisto e assai seducente, in ogni caso di planetaria estensione. Il mio dubitare o esitare sull’uso di questa parola era fondamentalmente motivato dalle attuali discussioni sul mezzo, che minacciano di sconvolgere o rovesciare l’idea stessa della cultura, attraverso l’insorgere di nuovi modelli di ideare, scrivere, ricordare….Io posso sinceramente riconoscere che la sostituzione del computer alla macchina da scrivere e alla scrittura a mano (che ho usato per almeno mezzo secolo) non ha rappresentato particolari sforzi o problemi di adattamento, ma per altri può essere stato diverso, e chi sa se hanno ragione quelli che credono che in futuro tutto sarà mutato e forse il libro tradizionale non esisterà più. Ma allora varrà ancora l’idea di cultura che ci ha consegnato la civiltà greca, latina, rinascimentale, illuministica, moderna, e che ha rappresentato finora l’indice dell’importanza di un popolo? Forse sta proprio qui il punto critico del post-moderno. Perché idee, creazioni di ogni tipo - certo non aristocratiche - sprizzeranno da mezzi tecnologici sempre più imprevedibili e sofisticati rendendo impossibile quella selezione su cui la cultura si è eretta finora, con un sistema di valori che poteva andare dall’idiota al genio. E possiamo essere tanto fiduciosi sulla persistenza di una identità o almeno una sostanziale parentela dei concetti di storia e cultura, cioè su un grande e imbattibile Rinascimento, in grado di allontanare da sé ogni riflusso della barbarie e riportare in auge quella filosofia che sembra essere sempre più esautorata di fronte alle religioni? Certo sembra che finora la cultura nella sua versione classica-europea abbia prevalso - per lo meno nel nostro emisfero - su altre potenze, accettando pro bono pacis qualche accusa di eresia o di relativismo: ma di fronte ai marosi del fondamentalismo nelle sue nuove versioni che possiamo fare? Una cosa sola, torno a dire, è sicura: ed è che qualunque forma prenderanno le cose, tutto entrerà nella storia: perché la storia è una realtà più forte di ogni cultura, inglobando persino ciò che sembra il contrario di essa o – per ripetere quello che hai detto – ciò che va contro "l’intento di migliorare le cose e portare l’uomo verso la consapevolezza e la felicità".
Buon Natale anche a te, già pentendomi di un argomento dedicato al Natale che ho elaborato e forse potrà suscitare qualche riserva….
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Vecchio 18-12-2008, 14.56.27   #6
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Riferimento: Cos'è la cultura?

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Originalmente inviato da arsenio
Cultura e non cultura

Su cosa sia la cultura, se ricordo, abbiamo dibattuto a lungo poco tempo fa. Anzi si disse, con mio dissenso, che cultura è erudizione.
Ma nel chiedersi cosa sia “cultura” non sarebbe oggi forse più proficuo individuare cosa “cultura”non è? Io ci provo, con un taglio pure sociale ed educativo credo oggi inscindibile dalla filosofia per fruttuosi rimandi, nei nostri tempi così “trash – culturali.
Mi sembra che la via da seguire rimanga la collaborazione tra scuola, famiglia e società, sempre in reciproca interdipendenza. Un' utopia,ovviamente, per varie ragioni che inducono al pessimismo.
L'organizzazione dell'industria culturale manipola i bisogni di ogni individuo passivamente integrato - quale elemento chiave – nel sistema di produzione-vendita-consumo. La TV, Grande Educatrice ma cattiva maestra, deve adeguarsi all'orizzonte mentale e identificativo di un pubblico medio, dove comunque i rimandi sono reciproci e interdipendenti. Perchè anche i signori dell'economia, per i loro interessi, tendono a inscrivere l'individuo in una cultura mediocre e standardizzata. Viene immerso in una realtà che, in quanto intorpidito uomo “videns” gli appare oggettiva; “vede” ma è obnubilato e incapace di discernere il meglio, il vero, l'utile, e si ha buon gioco nell'adattarlo alla tragicità della vita con futili evasioni.
L'industria con le sue efficaci e strategiche manipolazioni, sa catturare la curiosità, e illude ovunque di far partecipare all'alta cultura. Ma a tale scopo deve semplificare, banalizzare e travisare la realtà con una produzione imitativa e ultra-kitsch. Le verità della vita sono ben più estese e complesse. E' ben diversa la curiosità di chi progetta la sua mente come un laboratorio d' idee.
Sarebbe più che mai necessario un tempestivo e preventivo intervento pedagogico-educativo in controtendenza, antagonista dell' onnipervasiva trash-cultura omologante.
I genitori dovrebbero facilitare, fin dalla prima infanzia, il pensiero critico dei figli, senza allinearli al proprio sistema di valori. Che anche per loro è stato conseguenza del curriculum degli spot e delle suggestioni del piccolo schermo. Ai quali adeguarsi, pena l'esclusione di chi conta, di chi non è come e più degli altri.

Ci siamo mai chiesti, da autocritici, quali sono le nostre modalità per allargare le conoscenze ed i modi di pensare? Se ci stiamo orientando verso manifestazioni sottoculturali, dove intelligenza, sensibilità, immaginazione e sentimento hanno spazi ben angusti? La scuola è stata sempre in mutua dipendenza con la realtà sociale. I nuovi educatori – e v'includo anche i genitori – dovrebbero insegnare una “lettura” analitica per esplorare la realtà che ci circonda, da mettere in confronto con quella rappresentata e distorta. Per poter reinquadrarla con punti di vista alternativi, per avere la conferma di come i tratti peculiari , le ideologie, i condizionamenti di chi osserva, siano sempre in rapporto con le sue descrizioni e valutazioni. C'è una stretta relazione tra linguaggio e pensiero, che devono diventare strumenti per una rigorosa discussione sui svariati e contradditori aspetti della vita. Per una corretta e lungimirante argomentazione che rivaluti le capacità linguistiche. Per un pensiero logico, complesso e concettuale, che stiamo ineluttabilmente perdendo. Oppure le tecniche persuasive, le lusinghe consumistiche, droghe che leniscono i disagi, formeranno una mentalità non più modificabile,e come conseguenza quel tragico vuoto esistenziale giovanile, di cui abbiamo già parlato.
I sogni e i desideri sono da accogliere, purchè non siano quelli eterodiretti e sovrapposti al reale. Dove i modelli sono solo proiezioni identificative di personaggi vacui come i divi, i personaggi dello spettacolo, i politici vincenti.
Nella progressiva diffusione tecnologica gl' incolti che partoriscono idee sono dappertutto in maggioranza. Non escludo neppure certi conferenzieri e oratori blasonati, ma pressapochisti e ideologizzati, che ci stupiscono con i loro abbagli ed omissioni.
La terza rivoluzione industriale è contrassegnata dalla tecnologia e dalla comunicazione digitale dei new media. Internet replica l' invasività dello stile volgare e superficiale di stampo televisivo, e forgia anche un pensiero, frastornando con il caos dei suoi pseudosaperi. ( wikipedia, maleusati motori di ricerca, forum cosiddetti culturali, ecc.) La comunicazione virtuale per crescere dovrebbe accettare una miriade di approcci diversi, o si appiattirà in un'omologazione passiva e replicante, dove il Pc sarà fine e non mezzo. Il declino delle idee è consequenziale alla società di massa, tecnologica e mercificante: quale progresso è ancora possibile? Solo quello materiale e verificabile, che non va mai di pari passo con quello etico e culturale.

Essere, avere, apparire: quanto ne teniamo rispettivamente conto? Come date spazio, se pure ne date, all' ”essere?” E in che misura siamo condizionati inconsapevolmente dalla persuasività della società di massa? Soprattutto nelle modalità di pensiero? Da cosa riconoscete una persona “massificata?” Quale secondo voi è la temperie etico-culturale degli ambienti (reali o virtuali) in cui trascorrete le vostre ore, le vostre esistenze? Quale tipo di umano evolutivo potrebbe porsi in controtendenza alla massificazione? Io delineerei un uomo capace di discernere, flessibile, relativizzante. Fa vagare in libertà il suo pensiero divergente, sempre sa distinguere tra giudizi con fondamento scientifico e giudizi di opinione. Conosce le proprie modalità privilegiate sia nell'acquisire conoscenze, che nel gestire con equilibrio le proprie emozioni. Comunicativo-relazionale, tollera le reciproche differenze,ma sapendo individuare inganni e autoinganni, clichè e pregiudizi. Si è decentrato dalle certezze,è aperto a nuove prospettive di significati, cambiamenti e ridefinizioni. S'inserisce in un processo di apprendimento per tutta la vita. Non è acriticamente conforme agli schemi indotti di cultura e comportamenti, scambiati illusoriamente per valori positivi. Sa stare al mondo in modo da avere vedute sempre aperte, critiche, creative.

Carissimo Arsenio, condivido fermamente le tue SANTE PAROLE,ma nell'accertata inefficacia di demandare la trasmissione di buone norme a genitori e classe insegnante,(Spesso,in seguito a riflessioni,si arriva ad optare di insegnare le buone norme di vita a loro anzichè ai ragazzi),io penserei;(Sperando che non sia un'idea troppo utopistica e campata in aria,)di formare una associazione di persone che pensano e ragionano come tè, ed approfittando di questo potente e diabolico strumento che è Internet per trasmettere le fondamentali norme di sana asistenza che sarebbero: L'approfondimento della conoscenza del proprio essere, la meta comune che tutti aneliamo di raggiungere,nonchè il corretto sentiero da percorrere. Praticamente ciò che avrebbe dovuto sempre fare la nostra chiesa invece di strumentalizzare la sana tradizione ai fini dell'ottenimento del potere temporale.
Io sarei molto ottimista nella riuscita di un inizio di miglioramento della società odierna. Si dovrebbe riuscire a fare capire di come fare a creare quel santo connubio tra il proprio EGO ( corpo materiale e suoi desideri mondani ed il proprio IO, nostra parte spirituale che instancabilmente ci trasmette le giuste norme di vita,attraverso la coscienza, sino al punto di farci sentire dei grandi signori anche senza un solo euro in tasca. Pensi che sia una cavolata ciò che ho proposto? O forse possa avere qualcosa di positivo? Certo però che è senzaltro un investimento a lungo termine,per cui noi stessi non dovremmo aspettarci dei grandi risultati.
Scusami di come scrivo,cerco di fare il possibile per farmi comprendere.

Ciao e Buon Natale Espert37
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Vecchio 19-12-2008, 09.23.01   #7
emmeci
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Riferimento: Cos'è la cultura?

Sì, Arsenio, ogni tua frase può servire a elaborare un concetto di cultura che, pur ossequioso nei confronti della tradizione, non smarrisce quella tensione verso la verità che è insita nella dialettica della storia e non teme il futuro. Perciò io non vorrei porre limiti alla varietà di ciò che si appella umano, cioè ai modi di andare incontro alla verità assoluta attraverso religione scienza e filosofia – impegnate, ognuna per proprio conto (con sante o demoniache parole, Espert37), a dipanare il groviglio di ciò che pensiamo e compiamo ….Cioè io riconosco che nessuno può elevarsi a modello, nessun individuo, nessun popolo e – oso dire – nessuna fede e nessun Dio. L’unico sentiero che ci si apre per arrivare alla verità è quello della storia, che può dirsi la variante umana dell’evoluzione ed è un sentiero ramificato che mette alla prova individui e generazioni, popoli e umanità, quasi che solo in questo schiudersi all’infinito possa pensare di veder aprirsi le porte della verità. Ed è per questo che chiudere il concetto di cultura nell’aureola del passato – paideia greca, humanitas latina, ideale rinascimentale, barocco, illuministico, positivistico o idealistico, materialistico o spiritualistico non mi persuade, tanto più in un momento in cui da una parte insorge il fondamentalismo riportando le religioni al grado più basso del loro sviluppo e dall’altra una laicità che diventa sulla rete informatica una chiacchiera globale e spesso insensata. Sì, mi dà l’impressione che se l’origine della cultura sta nel bisogno di arrivare alla verità, e il cammino da percorrere è la storia, la meta si allontana quanto più la storia si svolge, costringendoci a una specie di rincorsa puerile, che ci fa balenare un premio che si allontana inesorabilmente.
Mentre, tanto per accontentare chi non crede in Dio e neppure nelle faticose analisi di filosofi e antropologi, potrei ricordare l’interpretazione psicoanalitica della cultura, che dove attecchisce si risolve in una repressione e quindi non è al servizio dell’uomo ma in un certo senso contro di lui e la sua natura. Ebbene, perché no? Infatti la nostra specie è qualcosa di intermedio fra natura e cultura, e la sua evoluzione non è affidata solo a un adattamento con qualche spruzzo di casualità, come poteva pensare Darwin, ma è risolutamente passata oltre questi incerti limiti e si basa ormai quasi interamente sulla cultura, perfino quando usa mezzi che non sono più pietre scheggiate ma bombe che possono ridurre a nulla l’intera natura: un evento che sancirebbe l’incontestabile prova che l’uomo non è confinato nella natura ma attraverso la cultura può liberarsene definitivamente.
(Scusate l'ironia e il paradosso, forse inammissibili, vicini come siamo al Natale).
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Vecchio 19-12-2008, 12.33.01   #8
arsenio
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Riferimento: Cos'è la cultura?

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Ciao e Buon Natale Espert37


caro espert ci vorrebbe, come da esempio degli antichi, riunirsi in un cenacolo conviviale, per deragliare (nel senso latino di uscire dal solco) dalle futilità e dalle insignificanze, da ogni pensiero malato,conformistico, supino imitativo, da cui nessuno è completamente indenne: come direbbe l'Ecclesiaste , ci sia un tempo per il gioco,per la chiacchiera, per il riso, e un tempo per la ragione, da raggiungere con un dialogo collaborativo e discernente. Ma chi aderirebbe? Certe “verità” fanno sempre più male e forse è meglio stordirsi con le chiacchiere inconcludenti.

Contraccambio il Buon Natale
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Vecchio 19-12-2008, 19.28.05   #9
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Originalmente inviato da emmeci
Come vedo, non basta una Feltrinelli fra le persone di spicco, possiamo elencarne almeno due.
Giusto, Fausto, quello che dici sulla cultura, anche se non tutti sono d’accordo nel raccoglierla sotto un unico fondamentale concetto: per esempio Kluchhohn e Kroeber nel 1952 hanno elencato più di duecento diverse definizioni del concetto di cultura, e quando lo fecero non si era ancora prepotentemente affermato il successo dell’informatica e la conseguente globalizzazione via internet, tanto che oggi tutti i concetti classici di cultura (che erano contrassegnati dalla consapevolezza aristocratica della paideia greca e dell’humanitas latina, poi assorbite dal cristianesimo e andati in crisi dal Settecento in poi) si trovano a dover combattere una battaglia campale con un nemico imprevisto e assai seducente, in ogni caso di planetaria estensione. Il mio dubitare o esitare sull’uso di questa parola cultura era fondamentalmente suscitato dalle attuali discussioni sul mezzo, che minacciano di sconvolgere o rovesciare l’idea e il senso stesso della cultura, attraverso l’insorgere di nuovi modelli di ideare, scrivere, ricordare, archiviare….Io posso sinceramente riconoscere che la sostituzione del computer alla macchina da scrivere e alla scrittura a mano (che ho usato per almeno mezzo secolo) non ha rappresentato particolari sforzi o problemi di adattamento, ma per altri può essere diverso, e chi sa se hanno ragione quelli che credono che in futuro tutto sarà mutato e il libro tradizionale non esisterà più….E allora varrà ancora l’idea di cultura che ci ha consegnato la società greca, latina, rinascimentale, illuministica, moderna, e che ha rappresentato l’indice per valutare l’importanza di un popolo? Forse sta proprio qui il punto critico del cosiddetto post-moderno. Perché idee, creazioni di ogni tipo e certo non aristocratiche sprizzeranno da mezzi tecnologici sempre più imprevedibili e sofisticati rendendo impossibile quella selezione critica su cui la cultura si è eretta finora e un sistema di valori che poteva andare dall’idiozia al genio. E possiamo essere tanto fiduciosi sulla sostanziale persistenza di un'identità o almeno una sostanziale parentela dei concetti di storia e cultura, cioè in un grande e incontrastabile rinascimento, che distanzia da sé ogni riflusso non solo della barbarie ma forse anche di una religiosità che ritorna imperiosa a mettere in discussione il valore di scienza e filosofia? Certo sembra che almeno finora la cultura nella sua versione classica-europea abbia trionfato di ogni altra potenza, accettando magari - pro bono pacis - perfino l'accusa di relativismo: ma di fronte ai marosi del fondamentalismo nelle sue nuove versioni che possiamo fare?
Una cosa sola, ritorno a dire, è sicura: ed è che qualunque forma prenderanno le cose, tutto entrerà nella storia: perché la storia è una realtà più forte di ogni cultura, inglobando persino ciò che appare il contrario di essa e – per ripetere quello che hai detto – ciò che va contro l’intento di migliorare le cose e portare l’uomo verso la consapevolezza e la felicità.
Buon Natale anche a te (ma ho pronto un tema sul Natale che forse susciterà qualche riserva....). M.Cialfi

Carissimo Emmeci, Scusami il ritardo nel risponderti,ma ho voluto analizzare e valutare un pò a fondo le tue perplessità espresse. Io credo che la cultura sia
apprendimento di nozioni, abbinato ad una capacità intellettuale di analisi,e ciò non potrà cambiare diversificando i mezzi per ottenerla,per cui se col tempo saranno abbandonati i libri ed i metodi,venendo sostituiti da nuove tecnologie,cambierà il metodo,ma l'apprendimento rimarrà comunque inalterato,anzi,da ottimista quale sono penso possa essere facilitato.E sono convinto che difficilmente oggi potrà tornare qualche altro che possa chiudere la bocca a chi desidere parlare.Questo lo dico per il partecipare anche di coloro che non si dovessero adattare ai nuovi mezzi divulgativi.
Relativamente alle attuali punte di fondamentalismo a cui tù accenni,e che purtroppo suscitano non poche reali preoccupazioni, Io penso,sperando di non sbagliare, che ottenendo una maggiore cultura sociale sulle basi del saper giusto vivere,si può ottenere una più corretta pianificazione dei beni materiali con una più giusta distribuzione del capitale,per cui il fondamentalismo ridurrebbe automaticamente la sua forza di opposizione.Io peragono ciò al nostro governo democratico;Se la maggioranza governa bene,l'opposizione è blanda,ma se la maggioranza governa male,la stessa opposizione aumenta la sua forza oppositrice.

Ciao e di nuovo Buone feste
espert37 is offline  
Vecchio 20-12-2008, 11.11.50   #10
arsenio
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Riferimento: Cos'è la cultura?

Citazione:
Originalmente inviato da emmeci
Sì, Arsenio, ogni tua frase può servire a elaborare un concetto di cultura che, pur ossequioso nei confronti della tradizione, non smarrisce quella tensione verso la verità che è insita nella dialettica della storia e non teme il futuro. Perciò io non vorrei porre limiti alla varietà di ciò che si appella umano, cioè ai modi di andare incontro alla verità assoluta attraverso religione scienza e filosofia – impegnate, ognuna per proprio conto (con sante o demoniache parole, Espert37), a dipanare il groviglio di ciò che pensiamo e compiamo ….Cioè io riconosco che nessuno può elevarsi a modello, nessun individuo, nessun popolo e – oso dire – nessuna fede e nessun Dio. L’unico sentiero che ci si apre per arrivare alla verità è quello della storia, che può dirsi la variante umana dell’evoluzione ed è un sentiero ramificato che mette alla prova individui e generazioni, popoli e umanità, quasi che solo in questo schiudersi all’infinito possa pensare di veder aprirsi le porte della verità. Ed è per questo che chiudere il concetto di cultura nell’aureola del passato – paideia greca, humanitas latina, ideale rinascimentale, barocco, illuministico, positivistico o idealistico, materialistico o spiritualistico non mi persuade, tanto più in un momento in cui da una parte insorge il fondamentalismo riportando le religioni al grado più basso del loro sviluppo e dall’altra una laicità che diventa sulla rete informatica una chiacchiera globale e spesso insensata. Sì, mi dà l’impressione che se l’origine della cultura sta nel bisogno di arrivare alla verità, e il cammino da percorrere è la storia, la meta si allontana quanto più la storia si svolge, costringendoci a una specie di rincorsa puerile, che ci fa balenare un premio che si allontana inesorabilmente.
Mentre, tanto per accontentare chi non crede in Dio e neppure nelle faticose analisi di filosofi e antropologi, potrei ricordare l’interpretazione psicoanalitica della cultura, che dove attecchisce si risolve in una repressione e quindi non è al servizio dell’uomo ma in un certo senso contro di lui e la sua natura. Ebbene, perché no? Infatti la nostra specie è qualcosa di intermedio fra natura e cultura, e la sua evoluzione non è affidata solo a un adattamento con qualche spruzzo di casualità, come poteva pensare Darwin, ma è risolutamente passata oltre questi incerti limiti e si basa ormai quasi interamente sulla cultura, perfino quando usa mezzi che non sono più pietre scheggiate ma bombe che possono ridurre a nulla l’intera natura: un evento che sancirebbe l’incontestabile prova che l’uomo non è confinato nella natura ma attraverso la cultura può liberarsene definitivamente.
(Scusate l'ironia e il paradosso, forse inammissibili, vicini come siamo al Natale).

Grazie, hai capito ciò che intendo dire anche questa volta, e mi dai l'occasione di chiarire alcuni punti per meglio spiegare alcuni i miei riferimenti filosofici e linea di pensiero, purtroppo spesso divergenti da quelli che orientano attualmente il gruppo inteso come attuali e non molti partecipanti ora qui presenti.

Non so se ho elaborato compiutamente il concetto di “cultura”, termine così ricco di accezioni, sfumature e connotazioni soggettive,come abbiamo notato l'altra volta, anche con scontri di pareri opposti. Comunque è vero: quando intendo affrontare un tema che fa parte delle scienze umane, la mia figura mitica di riferimento è Giano Bifronte, forse con un'interpretazione personalizzata. Per vivere (sopravvivere?) nel presente, con una faccia guarda al passato, ma senza troppi indugi e rimpianti, altrimenti ristagna nella staticità delle tradizioni senza fluire, e con l'altra, alla luce del passato ( non dimentichiamoci del valore della memoria) e dello stesso presente guarda al futuro senza ipotecarlo. Che non è solo una metafora in ambiti culturali, ma pure di chi vive al presente senza rimugini controfattuali o timori. Quindi per il nostro concetto di cultura, che ancora oggi,semplificando si definisce come elaborazione d'idee, ridefinizioni e reinquadramenti del già conosciuto, discernimento, ecc. si potrebbe chiedersi dialogicamente cosa può essere recuperato dal passato, cosa attuare al presente secondo alcune esigenze attuali, e alla luce di una precaria lungimiranza, progettare. Potremmo dissertare sull'uomo dei classici (virtute e conoscenza) sull'uomo rinascimentale ( virtù contro fortuna), sulla dialettica dell'illuminismo con le sue luci, ombre e involuzioni,sulle culture promosse dai new media: motori di ricerca e wikipedie, ecc. Chiederci perchè ancor oggi per qualcuno la cultura s'identifica con l'erudizione nozionistica; distinguere i significati di “cultura”, “sapere” e “saggezza” spesso travisati l'uno con l'altro, con qualche ipotesi di definizione operativa,più che astratta, ecc. Non so comunque se nel nostro discorso “Dio” e ricerche di verità assolute potranno avere molto spazio,sebbene tali siano gli argomenti che rientrano nelle inclinazioni culturali dei presenti forumisti partecipanti.
E' anche vero che nessuna “cultura” deve diventare “chiesa”,psicoanalisi e socialismi vari compresi.


“Natura” e “cultura”, sono altri due termini polisemantici e svariate sono le accezioni da vocabolario, per chi lo consulta. ( lo so che qualcuno si vanta, per “cultura”, di non leggere nemmeno i quotidiani, pazienza). Il termine ha molte accezioni e può apparire in vari contesti. Indica perfino una parte anatomica, specialmente femminile.
In ogni caso accetto di confrontarmi, con chi è disposto a parlare di natura e cultura e del loro reciproco rapporto.
“Natura” in che senso? C'è molta confusione. Per i cristiani è “opera di Dio”, per gli gnostici è “opera del demonio” Per alcuni è “madre benefica”, per altri “matrigna malefica” E' forse “armonia naturale”guastata dalla civiltà? Ma Leopardi afferma che “è funesto a chi nasce il dì natale” e come non approvarlo?

Per gli stoici è uguaglianza e dignità umana, per Aristotele la schiavitù sarebbe conforme a natura e per Platone la natura esige padroni e servi.
Sarebbero i razzisti i veri difensori del diritto naturale? Far sopravvivere bisognosi e ignoranti secondo loro è un danno per la collettività.
Non esiste una natura da tutti riconoscibile, ma sempre definita dall'interno di un sistema di pensiero e visione del mondo. Si confonde cultura con natura.
L'eutanasia è contro-natura? Ma un opuscolo nazista del '40 consiglia l'eliminazione dei malriusciti e delle razze decadenti, dovunque si voglia rispettare la natura. Chi non compete con i forti è eliminato dal flusso della vita: è selezione naturale, e la carità è una piaga a spese della società. Concetti che fanno orrore (almeno spero qui a tutti) ma non è che così si tradirebbe la natura, perchè si tratta di derivazioni culturali, civili, religiose.

Secondo un teologo è una visione del mondo teologica, non biologica né sociologica. E' fede, è grazia, che sarebbe il discorso cristiano sulla natura. Per cui innaturale è il non credente.
Ecco che la natura diventa maschera della sopraffazione. Chi è privo di fede, è contro natura e per rimediare si comporti almeno come se Dio ci fosse.
C'è il pericolo di collocare i drammatici problemi dell'esistenza sul terreno della natura. Può alimentare guerre civili, invitare a disobbedire alle leggi e porsi al di sopra della Costituzione.
Non è la natura, l'ancora di salvezza, può rivelarsi una risposta falsa, ingannevole, aggressiva che ci divide.
La natura umana sta nella ricerca collaborativa da cui la Chiesa si allontana. Le vecchie visioni della natura sollevano da responsabilità ma per ottenere maggior potere a scapito della libertà.

Sconfinamenti tra natura e cultura: è l'interdipendenza ed effetti reciproci ammessi oggi dalle scienze tra natura (eredità genetica) e cultura (condizionamenti ambientali), ecc.

arsenio is offline  

 



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