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Vecchio 18-12-2008, 10.08.08   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
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per un esercizio razionale dello spirito

Per un esercizio razionale dello spirito

Se oggi con “filosofia” intendiamo l'esercizio di una razionalità da “scienza dello spirito”, andrebbero tralasciate quelle domande improprie che girano a vuoto intorno a falsi problemi o a questioni mal poste.
Dovrebbe rendere coscienti di proprie incoerenze, avviare all'arte del corretto argomentare, sia con basi percettive che logiche; indurre alla ricerca di terze alternative fuori dal dibattito in corso, senza svicolare in scorciatoie che restringono i processi di pensiero.
Di una tema si dovrebbe individuare quello che conta veramente,evadendo da un'egocentrica visione angusta e da teleologismi metafisici e antiscientifici,riconoscendo il razionalismo critico della fallibilità novecentesca per discernere tra “scienze dello spirito” e “scienze della natura”.
L'ermeneutica è l'arte o la tecnica dell'interpretazione: tutto è riconducibile ad un senso. Si tratta di decifrare e interpretare, anche se il senso non ricopre tutto. Mentre l'epistemologia è la scienza del logos come discorso che appartiene alla teoria della conoscenza: il suo compito è individuare i criteri fondamentali che consentono di distinguere tra i giudizi di tipo scientifico e quelli di opinione. Da cui le scienze nomotetiche o della natura che riconoscono l'universale che obbedisce ai fatti e le “scienze idiografiche” o dello spirito che colgono le singolarità, le individualità e l'unicità di un evento nella sua forma storicamente determinata. (es.la psicologia, la psicoanalisi, ecc.).
Sarebbe da distinguerle dai sistemi di convinzioni: la verità non sta nelle suggestioni ma in una razionale analisi dei fatti, senza lasciarsi trascinare nella spirale di un verbalismo, che porta a un pensiero automatico e irriflesso, per un'illusione di sapere che oscura il proposito di apprendere.
Già Leopardi nel 1823 scrive: “la filosofia moderna è la cognizione del vero che non è altro che spogliarsi dagli errori”.
Per Wittgenstein la filosofia va pensata come attività critica concentrata sulle condizioni della sensatezza del linguaggio, sulle sue ambiguità,distorsioni e semplificazioni di questioni plurivalenti. Di ogni termine andrebbe indagata pure la storicità del senso; ad esempio la “felicità” degli ellenisti è ben diversa dalla concezione attuale, anche se non se ne può prescindere per un discorso su tale tema.
La pluralità dei “giochi linguistici” per il filosofo del “Tractatus” significa attenzione critica verso la metafisica della filosofia tradizionale che tende a produrre nonsense a causa della forzatura esercitata sul linguaggio naturale. Sono sovente nonsense creati dall'uso improprio della parola “è”. Problemi da lasciar cadere per evitare d'incapparvi nuovamente . Saper evitare le false strade dovute alle trappole del linguaggio; uscire dalle visioni malate del mondo; lavorare sul proprio modo di pensiero per “vedere” le cose. Smascherare le argomentazioni sbagliate, le assurdità della metafisica e di tutto ciò che nel linguaggio tende al trascendente. Rivolgersi alla vita stessa che di per sé è intrisa da problemi filosofici.
Oggi i discorsi che pretendono di essere filosofici in realtà sono contrapposizioni dello spirito. Falso rapporto con la verità, antiumanistiche astrattezze, ipocrisie moralistiche, ecc.
Molti siti sono non-logos che rubano tempo terreno con un sostituto molto povero. Si sciupa il tempo in esercizi oziosi; è caduto l'humour giocoso sostituito dal feticismo dell'immagine incollata, e per tali rituali rassicuranti e stordenti non necessita un'autentica spiritualità.
Le comunità escludono un criticismo,ci si assimila da inconsapevoli sugli stessi temi, ci si ripete all'infinito; tutto ritorna replicato dopo un centinaio di 3d. Le identificazioni l'uno con l'altro in quanto a tipo di subcultura linguistica avvengono per contrapposizioni improduttive più che per riflessivi confronti.
La mediocrità è un richiamo irresistibile anche per alcune new entry, nuovi specchi deformanti della cultura attuale.
Contro la malattia del pensiero vale soprattutto capire cosa si dice, usare le parole di cui si conosce il senso. L' e-scrittura rende alla fine incapaci di vedere con occhi rinnovati e di rettificare propri errori: si potrebbe tramutare in un percorso diseducativo e di controapprendimento.
Un'argomentazione dialogica dev'essere sempre proponibile nel contesto sociopolitico e religioso. Non avrebbe senso argomentare sul valore supremo dell'uomo con chi afferma che il primo posto è rappresentato da un Verità Assoluta,qualsiasi essa sia. L'esempio è dato da certe sterili dispute.
In ogni caso certi temi trascendenti esigono una conoscenza teologica,oltre che filosofica. E non si creda sia così retriva e irrazionale come quella ora propagandistica e politicizzata, a detta dei filosofi contemporanei. Si leggano fonti dirette, ad esempio:
“ Nessuno è in grado di porgere agli altri Dio e il suo Regno, nemmeno il credente a se stesso. Tanto il credente quanto l'incredulo,ognuno a suo modo, condividono dubbio e fede,sempre beninteso che non cerchino di sfuggire a stessi e alla verità della loro esistenza. ( J, Ratzinger, Introduzione al Cristianesimo; lezioni sul simbolo apostolico, '69, pagg. 11 – 18). Oggi confermerebbe? I tempi mutano e la Chiesa per non perdere la sua egemonia deve contrastare con una rigidità dogmatica e reattiva non negoziabile la società postmoderna ed il progresso tecnologico-scientifico che travolge le credenze tradizionali.
arsenio is offline  

 



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