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Vecchio 10-04-2009, 09.05.32   #1
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
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Mestiere pericoloso, quello del filosofo

No, non dico pericoloso perché quello che pensi potrebbe essere giudicato non rispondente o addirittura dannoso verso i valori che oggi prevalgono, cioè verso le verità costituite: parlare, in questo caso, dipende dal coraggio e quindi dalla forza morale di cui dispone il filosofo – oltre che ovviamente dalla situazione in cui egli si trova, una situazione di ampie libertà oppure così difficile da richiedere un grande coraggio per dire quello che pensi. E ne vediamo di esempi, anche nel nostro secolo post-moderno.
No, il pericolo che puoi sentirti vicino quando ti decidi a parlare è qualcosa che precede o meglio ignora la situazione, qualcosa che ha a che fare con la violenza insista nella parola. Ciò che distingue il filosofo è la ricerca della verità, si è detto, eppure questo non basta: nel momento in cui egli si sente fortificato dalla sua autocoscienza e si appresta a parlare è sfiorato almeno per un istante da un soffio di responsabilità verso gli altri, quasi fosse spinto a chiedersi se ne ha tenuto conto, o se l’importanza di quello che dirà è tale da giustificare ogni irruenza. Certo il permettere anche per un solo istante a questo dubbio di farsi strada rischia di paralizzare il filosofo: come è possibile infatti che prima di pronunciare una frase la metta a confronto con quello che non solo hanno detto altri filosofi, ma quello che si potrebbe dire ora, o forse domani? Chi può avere il monopolio di una storia infinita? Dunque è un rischio che deve essere corso, un doversi piegare a una fatale condanna – quella che Sartre chiamava la condanna della libertà - perché se questa è una caratteristica indelebile del pensiero, c’è sempre qualcosa che va oltre il pensiero: no, non parlo di verità dogmatiche, religiose o politiche che pesano su di noi - tutto questo può e forse deve essere trascurato da un filosofo libero. Parlo di qualcosa di più intimo e quasi fisiologico – qualcosa che pur essendo d’infinitesime dimensioni si fa sentire come un tormentoso aculeo di vespa: col sospetto che quello che stai per dire forse farà male a qualcuno. Sì, il pensiero ha la forza di aprirsi come una gemma, ma che cosa produrrà è più importante, anche se ti è forzatamente ignoto: è come se dentro il valore del pensiero ci fosse un valore più grande e più misterioso… Ma non si è detto che l’essenza del filosofo è la libertà e quindi tu hai il diritto di dirla, quella tua frase, costi quello che costi?
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