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Vecchio 08-05-2009, 14.15.31   #1
emmeci
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Data registrazione: 10-06-2007
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Epicuro: scienziato e martire

Gli scambi di idee che ho avuto, in questo forum, con il simpatico e valido interlocutore che si firma Epicurus, mi spingono a introdurre un argomento in cui vorrei suggerire un paragone fra lo scienziato moderno, preso nella sua figura emblematica, e l’antico filosofo. A parte le risonanze che la fisica attuale – leggi la fisica delle particelle - trova nella innovativa concezione atomistica di Epicuro, è la tensione spirituale, vorrei dire il carattere dello scienziato che mi pare suggerisca un nitido parallelo: e non è un’indifferenza orgogliosa ma una quasi ascetica quiete, quella con cui lo scienziato formula la sua teoria e la espone pubblicamente in quanto la ritiene capace di corrispondere a leggi reali dell’universo, leggi forse dure ma vere - dure da accettare per chi serba una delicatezza morale e aspirerebbe a riconoscere nella realtà qualcosa di divino, magari qualcosa che non escluda del tutto la pietà. Del resto anche Epicuro non escludeva a priori la presenza di un che di divino, anche se non era disposto a vederne l’effettivo intervento fra noi e lo lasciava per così dire confinato negli anfratti del mondo, comunque senza effetto sulle forze che reggono le cose e non badano ai desiderata degli uomini.
L’illusione di poter esorcizzare quelle forze risalta d’altra parte nel II libro del “De rerum natura” di Lucrezio, là dove il poeta romano, convinto della verità epicurea, offre la potente immagine di un naufragio con spettatore “Bello, quando sul mare si scontrano i venti/ e la cupa vastità delle acque si turba/ guardare da terra il naufragio lontano:/ non ti rallegra lo spettacolo dell’altrui rovina/ ma la distanza da una simile sorte”. Dove, indipendentemente da ogni giudizio moralistico, mi sembra che il quadro evocato suggelli quella che possiamo chiamare la grandezza d’animo classica, alla quale non so se sia paragonabile la predicazione cristiana della pietà, che qualche volta appare retorica e comunque si guarderebbe dal temperare il crudo giudizio dantesco sulla filosofia di Epicuro, condannato a soffrire con quelli “che l’anima col corpo morta fanno”: tanto da far ravvisare in lui, quasi quasi, il patrono degli scienziati o dei filosofi-martiri.
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