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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 02-05-2009, 20.30.06   #1
Socrate78
Ospite abituale
 
Data registrazione: 06-05-2007
Messaggi: 107
Libertà e conoscenza

Assai spesso mi interrogo su una tematica singolare:il rapporto esistente tra la libertà umana di formulare giudizi e la conoscenza certa ed evidente. Ognuno di noi infatti formula giudizi in base a vari fattori, ai nostri punti di vista, alle nostre opinioni, perfino in base ai sentimenti e ai preconcetti, il filosofo Gadamer addirittura affermava che anche i pregiudizi sono elementi imprescindibili del comprendere umano. Spesso si sente dire che prima di giudicare bisogna conoscere approfonditamente ogni dettaglio della realtà. Non sono d'accordo, infatti credo che ogni persona con i suoi punti di vista, i propri sentimenti, preconcetti e percezioni sia una realtà a suo modo unica ed abbia il diritto di dire:"Questo per me è giusto, lo sento come tale, quest'altro è sbagliato e lo rigetto", perchè in questo modo io esprimo ciò che sono ed esercito la mia libertà. Ciò è importante soprattutto in questioni che la persona ritiene fondamentali e su cui si sente in dovere di esprimersi in modo incontrovertibile anche rinunciando a conoscere in ogni dettaglio una realtà che percepisce magari come orrenda.Se conoscessi sempre ogni dettaglio e poi formulassi il mio giudizio non sarei mai libero, perchè sarei sempre "costretto" dall'evidenza ad esprimermi e, oltretutto, non potrei mai esercitare il diritto di dire:"Io credo, scelgo di dar credito a questa realtà e non a quest'altra".
Socrate78 is offline  
Vecchio 05-05-2009, 22.17.24   #2
S.B.
Ospite abituale
 
Data registrazione: 24-04-2006
Messaggi: 486
Riferimento: Libertà e conoscenza

Certamente abbiamo il dovere di azzardare, congetturare. Se non si da a noi, per la maggior parte delle questioni, l'evidenza o addirittura la certezza soggettiva, allora noi non possiamo aspettarla: dobbiamo vivere, operare scelte, prendere posizioni.

L'epoché, la sospensione del giudizio degli scettici, se svolta con rigore è incompatibile con la vita umana. Ma adottata moderatamente è, io credo, una buona norma di convivenza civile, in alcuni contesti.

Certamente quest'operare "alla cieca" rispecchia la libertà dell'uomo e la finitezza della sua conoscenza: nel senso che, una volta accettata la seconda essa giustifica la prima come condizione necessaria alla convivenza.
(La libertà e il suo corrispettivo: la tolleranza).
S.B. is offline  
Vecchio 06-05-2009, 11.23.14   #3
epicurus
Moderatore
 
L'avatar di epicurus
 
Data registrazione: 18-05-2004
Messaggi: 2,725
Riferimento: Libertà e conoscenza

Condivido l'idea generale sostenuta da S.B., però vorrei precisare alcune cose.

Sono convinto anch'io che lo scetticismo radicale sia pragmaticamente insostenibile, perché porterebbe alla non-vita, dato che nessuna conoscenza ha la caratteristica di essere certa nella misura nella quale è assolutamente indubitabile.

Ma lo scetticismo è anche teoreticamente insensato, infatti poniamo che io dubiti della proposizione p, ma ora potrei dubitare che sia corretto dubitare di p... quindi o dubito di una cosa o dubito dell'altra, non di entrambe, perciò non si è più uno scettico radicale (cioè che dubita su ogni cosa).
Ancora: la conoscenza è fondamentale per il dubbio, infatti senza la conoscenza non si può neppure formulare un dubbio; Wittgenstein ("Della Certezza") scrive “310 Uno scolaro e un maestro. Lo scolaro non si lascia spiegare nulla, perché interrompe continuamente il maestro con dubbi riguardanti, per esempio, l’esistenza delle cose, il significato delle parole, ecc. Il maestro dice: ‘Non interrompermi più, e fà quello che ti dico; finora il tuo dubbio non ha proprio nessun senso’.”

Peirce e Wittgenstein hanno giustamente notato come il dubbio necessiti di giustificazioni proprio come le credenze ordinarie. Questo è sfuggito a molti filosofia, ma mi pare di centrale importanza.

Anche se lo scetticismo radicale -- come abbiamo visto -- non è una strada percorribile, dobbiamo riconoscere come di fondamentale importanza lo scetticismo moderato, nel senso di utilizzo delle nostre facoltà critiche: solo così potremo progredire epistemicamente ma anche politicamente.

Non esiste solo la certezza assoluta e l'incertezza assoluta, in mezzo ci sono diverse gradazioni di plausibilità e ragionevolezza: anche di questo, alcuni filosofi, si dimenticano spesso.
Quindi, non è tanto -- come dice Socrate78 -- che noi dobbiamo avere i nostri pregiudizi, non è una nostra cattiva conoscenza dei fatto o una nostra fallacia di ragionamento che ci dà libertà. Sono proprio i pregiudizi che ci incatenano ed imprigionano in una visione del mondo non corrispondente ai fatti, noi dovremo infatti aver più timore di essere autoingannati invece di temere che gli altri ci facciano cambiare idea.
Ricollegandomi alla prima parte del mio intervento: è cosa buona e giusta applicare lo spirito critico ed è giusto volersi informare sui fatti (sopratutto se sono fatti per noi importanti), ma sempre nell'orizzonte della ragionevolezza e plausibilità, senza farsi sedurre dalla mitica (e mitologica) certezza assoluta.
epicurus is offline  
Vecchio 06-05-2009, 21.03.03   #4
Aristippo di Cirene
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-05-2008
Messaggi: 61
Riferimento: Libertà e conoscenza

Citazione:
Originalmente inviato da Socrate78
non sarei mai libero, perchè sarei sempre "costretto" dall'evidenza ad esprimermi e, oltretutto, non potrei mai esercitare il diritto di dire:"Io credo, scelgo di dar credito a questa realtà e non a quest'altra".

L’incontrovertibilità di un oggetto mi costringe ad adeguarmi ad esso, dunque non sono libero.
Ma sarei comunque libero di errare volontariamente (se sentirmi libero, per me, fosse più importante che operare conformemente all’incontrovertibilmente vero).

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
nessuna conoscenza ha la caratteristica di essere certa nella misura nella quale è assolutamente indubitabile.

Questo “nessuna” è da intendersi in modo radicale o moderato?

Citazione:
Originalmente inviato da epicurus
Peirce e Wittgenstein hanno giustamente notato come il dubbio necessiti di giustificazioni proprio come le credenze ordinarie. Questo è sfuggito a molti filosofia, ma mi pare di centrale importanza.

Effettivamente questo meriterebbe una discussione a parte..
Cosa è che giustifica il dubbio? La stessa cosa che giustifica una certezza?
Aristippo di Cirene is offline  

 



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