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Vecchio 30-12-2013, 12.24.35   #1
Giorgiosan
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-09-2004
Messaggi: 2,009
Cultura cybernetica

Perdita di una cultura ufficiale, di una cultura accademica?!
Le forme di divulgazione che nell’era pre-cybernetica facevano capo alla cultura ufficiale, quella consolidata e ne erano una semplificazione ad uso di un più vasto “uditorio”, costituivano e rappresentavano la necessaria mediazione per una fruizione a livello intermedio del “bene comune” della conoscenza.
Ovviamente la cultura consolidata e ufficiale (quella che si suppone più solida) continua ad essere prodotta ma fra di essa e quello che è il suo destinatario attraverso la divulgazione si è interposta la caotica produzione cybernetica.
La rete, se da una parte ha dato un contributo enorme alla divulgazione, diffusione, pubblicazione, della cultura dall’altra ha reso più infida e pericolosa la sua fruizione.
Blog, forum tematici, e-book, ogni genere di file è diffuso nella rete in forma accattivante e persuasiva, con lo stile e modalità di quella che era ed è la cultura ufficiale, rendendo più facile la frode culturale, l’equivoco, il fraintendimento.
Questa democratizzazione della cultura divulgata è di per sé un enorme beneficio per l’umanità con qualche pericolo.
Giorgiosan is offline  
Vecchio 30-12-2013, 16.49.12   #2
paul11
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: Cultura cybernetica

Citazione:
Originalmente inviato da Giorgiosan
Perdita di una cultura ufficiale, di una cultura accademica?!
Le forme di divulgazione che nell’era pre-cybernetica facevano capo alla cultura ufficiale, quella consolidata e ne erano una semplificazione ad uso di un più vasto “uditorio”, costituivano e rappresentavano la necessaria mediazione per una fruizione a livello intermedio del “bene comune” della conoscenza.
Ovviamente la cultura consolidata e ufficiale (quella che si suppone più solida) continua ad essere prodotta ma fra di essa e quello che è il suo destinatario attraverso la divulgazione si è interposta la caotica produzione cybernetica.
La rete, se da una parte ha dato un contributo enorme alla divulgazione, diffusione, pubblicazione, della cultura dall’altra ha reso più infida e pericolosa la sua fruizione.
Blog, forum tematici, e-book, ogni genere di file è diffuso nella rete in forma accattivante e persuasiva, con lo stile e modalità di quella che era ed è la cultura ufficiale, rendendo più facile la frode culturale, l’equivoco, il fraintendimento.
Questa democratizzazione della cultura divulgata è di per sé un enorme beneficio per l’umanità con qualche pericolo.

Ben ritrovato Giorgiosan.
Mi trovo d'accordo nelle tue considerazioni.
Ritengo che la cultura in rete non può sostituire le basi, le propedeutiche, le metodiche, la storia di una disciplina.
Senza queste basi siamo in balia delle opinioni che possono essere soggettivamente vere, false, verosimili quanto lo è l'informazione in generale.
Senza un filtro culturale di base ci si perde anche in buona fede, con il rischio di introdursi per strade senza focalizzare una argomentazione, in vicoli ciechi, perdendo tempo e motivazioni.

Se si ha una base e si cerca oculatamente, internet diventa una fonte enorme di informazione. Con le aperture delle università soprattutto statunitensi , di centri di ricerca nei più svariati campi e con la digitalizzazione di vecchi testi cartacei si possono approfondire e trovare argomenti che ci interessano.
Le biblioteche del mondo dovranno adeguarsi .
Anche se....la maneggiabilità di un libro cartaceo la trovo ancora impareggiabile e per me una biblioteca antica è una forma sacrale di conoscenza, il suo odore, le vecchie copertine....è una ritualità per me entrarci e cercare un testo o un autore.
Ma le due cose il libro digitale e quello cartaceo analogico non sono ad escludere quest'ultimo soprattutto se quel testo quella biblioteca è qualitativa. E' un poco il purismo musicale che ritorna sul suono degli amplificatori a valvole e non a transistor o sul vinile invece del cd.

Un altro aspetto che focalizzerei è il tempo, la velocità. Internet è veloce , la biblioteca è lentezza, raccoglimento e anche quì il paragone è fra fastfood e slowfood.
Se cerchiamo informazione di servizio che mi serve adesso, va bene la velocità (un meteo, delle informazioni dei giornali, cronaca,ecc), ma se voglio capire qualcosa devo dare tempo al mio cervello che quella memoria a breve termine del "mordi e fuggi" passi a quella del lungo termine, che si sedimenti attraverso una elaborazione di quella informazione:una riflessione.
Una cultura soggettiva non può essere dettata da velocità e quantità abnorme di informazione con quel passaggio dalla cultura della parola a quella visiva: sono flash, non sedimenta.
Il massmediologo dovrebbe riuscire a combinare le due cose per attirare attenzione e non annoiare ,ma nello stesso tempo dare una misura al pensiero , seguire il suo metabolismo logico.

La cultura ufficiale ,accademica, semmai adegua gli strumenti, ma non cambia la metodica, la pedagogia del conoscere.
Ma anche quì ritengo che l'incontro fisico ,di persona fra studente ed insegnante non possa essere superata. Sicuramente imparare a distanza in remoto si fa oramai, ma alcune discipline soprattutto richiedono un continuo confronto o dei test fra gli stessi alunni in classe.
Basta andare nella università del MIT e vedere i corsi come sono strutturati.

Anni fa (direi parecchi ormai)una studente di psicologia voleva fare una tesi sulla possibilità di eseguire una seduta psicologica fra paziente e psicologo via chat, ecc.
Penso che non se ne sia fatto nulla, perchè manca il "calore" umano di sostegno, che se da una parte può aiutare il paziente a impersonalizzare il trattamento nella seduta, dall'altra ha necessità fisica a volte di un confronto ,di una voce oltre alla parola, di una gestualità fisica che sono imprescindibili e nno sintetizzabili.
paul11 is offline  
Vecchio 31-12-2013, 15.35.20   #3
Roquentin
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 28-11-2013
Messaggi: 23
Riferimento: Cultura cybernetica

Quando parliamo di cultura ufficiale o di cultura accademica ci riferiamo al complesso organismo atto al mantenimento dell'egemonia della classe di potere. Talvolta cultura ufficiale e non-ufficiale sembrano scontrarsi, pare ci sia un rapporto dialettico di fondo. Ma possiamo dire con certezza che la produzione cybernetica, come tu la chiami, sia un fenomeno del tutto antitetico?
I segnali indicano che la cultura ufficiale, di stato, stia lentamente inglobando e fagocitando gli spazi sconfinati della rete. La mediaticità è figlia di una visione nata e cresciuta in seno alla cultura ufficiale, occidentale e quindi capitalistica. La rete funge da supporto e da pungolo alla mentalità consumista rinforzando l'unica ideologia contemporanea: il capitalismo.
Le università non sono mai state frequentate come oggi e ciò lascia presumere che la cultura accademica goda di ottima salute. Le tecnologie diventano sempre più importanti all'interno della tradizione; una tradizione che le ingloba e si lascia inglobare in un connubio spesso non privo di contraddizioni e confusione. Non credo sia sbagliato evidenziare il carattere tradizionale dell'era cybernetica, del tutto incapace di opporre alla cultura di stato una visione opposta.
I movimenti politici nati apparentemente sulla rete altro non sono che fenomeni tradizionali che “attraverso la rete” hanno trovato un consenso quasi immediato. Questa immediatezza è portatrice di un pensiero che vive nel fuoco dell'attualità, incapace di progettualità e di visione storica.
Il più noto social è in questi giorni teatro immateriale di una rappresentazione poco dignitosa. Mi riferisco alla vicenda della ragazza a favore della sperimentazione farmaceutica sugli animali. Si può notare come un sito nato per far incontrare i profili gli spinga invece alla polemica. Strano esempio di stato di natura moderno: un non-luogo in cui i non-protagonisti della storia (in un epoca senza storia) possono godere di una furiosa quanto inutile popolarità mediatica. Popolarità conferita loro dalla cultura tradizionale e dai suoi organi di propaganda che gli trascina alla ribalta per fini precisi.
Il problema non sono i libri elettronici, ma l'enorme quantità indistinta di informazioni reperibili sulla rete. Interessante a riguardo è il concetto di esposizione, di cui magari avremo modo di parlare se ci sarà l'occasione.
A mio parere la “cybercultura” si è rivelata uno strumento di massa poco “rivoluzionario” e molto conforme alla tradizione consumista. L'accelerazione dei tempi di consumo si è notevolmente rafforzata con l'avvento della rete, così come la cultura dominante. Le masse, illuse di partecipare, vengono facilmente controllate e indirizzate dal mondo immateriale, che prospetta loro una libertà pressoché illimitata, all'azione concreta che in democrazia si esprime col voto.
La cultura accademica non è in crisi, ma si evolve come qualsiasi fenomeno storico. Sarebbe sbagliato credere che la cultura non possa non esprimersi al di fuori delle forme tradizionali. Sarebbe come assumere la posizione di chi era contrario alla diffusione dei libri per mezzo della stampa. Se prima un operaio comunista distribuiva volantini in una fabbrica militarizzata lo faceva a rischio e pericolo della propria vita; se oggi un cittadino viene messo in mezzo per un post e balza a livello nazionale è altrettanto in pericolo. Forse non rischia nulla di concreto, ma la vertigine dell'esposizione, strana forma di “nudità”, non è del tutto innocua.
Concludendo, non parlerei di una “cultura cybernetica” in opposizione a quella “classica”. Credo che la cultura ufficiale stia vivendo, come ogni elemento storico, la contraddizione di un epoca senza più storia e monoideologica.
Roquentin is offline  
Vecchio 03-01-2014, 10.10.10   #4
maral
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Data registrazione: 03-02-2013
Messaggi: 1,314
Riferimento: Cultura cybernetica

La rete ha esteso enormemente la quantità informativa, la superficie accessibile all'informazione e per far questo ne ha limitato la profondità, per cui sotto la superficie del mare gli abissi del significato difficilmente si riescono ancora a intravvedere. Tutto scorre e fugge via navigando sul web, appena colto è già dimenticato.
C'è chi ti dice pure che se vuoi puoi sempre fermarti e approfondire, ma è come chi ti dice che se non ti piace l'I-phone puoi sempre usare i piccioni viaggiatori, non c'è più il tempo e la fatica è certamente troppa. Forse il peccato mortale della rete è quello di aver sottratto ancora tempo all'esistenza credendo di poterla rendere senza tempo come nei mondi delle fiabe. Il tempo è la dimensione della profondità dell'esistere, mentre lo spazio ne è solo l'estensione e tempo e spazio compongono un'unica dimensione, la dimensione integra della nostra esistenza. Proprio questo ci è stato fatto dimenticare, si è voluto dimenticare: ogni spazio richiede il suo tempo, il suo desiderio rimandato, la sua dura fatica.
L'amnesia che si celebra sul web ove ogni informazione è a portata di un clic rischia così di diventare la nostra catastrofe, di trasformare il mondo in una manciata di polvere da spazzar via con lo straccio cosicchè altra se ne depositi.

Ultima modifica di maral : 03-01-2014 alle ore 14.33.59.
maral is offline  

 



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