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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 14-12-2003, 16.37.12   #1
Ygramul
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Essere amorale

Scrivo qui, nel settore della filosofia, un argomento che peraltro tocca la vita quotidiana, e riguarda il modo in cui si percepiscono gli avvenimenti e la maniera di affrontare giorno dopo giorno ciò che la vita ci mette davanti.

Dopo lunghe riflessioni non ho saputo dare un’altra definizione del mio modo di essere. Io infatti sono amorale. Non immorale, badate bene, amorale e immorale indicano due concetti estremamente differenti. L’immoralità infatti è un “andar contro” qualcosa, è una regola alla rovescia.

Vivere come amorale invece significa guardare la realtà senza filtri, per quella che ti si presenta momento per momento, senza incasellarla in codici precostituiti. E' un modo di vivere difficilissimo, perchè costringe ad una costante e incessante attenzione all'attimo presente, e mette davanti in ogni momento scelte che non puoi fare sulla base di schemi preimposti, e quindi tali scelte diventeranno di volta in volta estremamente originali.

La morale infatti presuppone una serie di norme astratte di riferimento che generalmente vengono applicate in modo rigido a situazioni che non sono affatto simili allo schema di riferimento. Il comportamento morale di conseguenza finisce per determinare una percezione nella migliore delle ipotesi distorta della realtà, e induce a delle scelte che di solito sono poco opportune.

Faccio un esempio banale: la guida in auto. Non so come sia in altre zone d’Italia, ma da noi la maggior parte delle persone guida in modo approssimativo e spesso anche pericoloso. Chi come me ha invece un modo amorale di vedere le esperienze, paradossalmente guida meglio, e ne spiego il perchè: momento per momento stiamo attenti a com'è la situazione nella strada e scegliamo il comportamento più opportuno per la nostra incolumità. Va da sé che siccome le norme del codice stradale sono globalmente abbastanza sensate, finiamo per applicarle anche senza renderci conto di farlo. Quando invece la situazione è insolita, anormale o abnorme, le regole non ci legano a vincoli e possiamo all'istante scegliere di violarle quando il rispettarle potrebbe portare a rischiare invece un grave incidente (tra l'altro faccio un esempio di qualcosa che mi è successo davvero...) Questo è vero in tutte le situazioni della vita: le si guarda per quello che sono, e nella maggior parte dei casi le nostre scelte sono anche in linea con la morale comune, pur non essendo quella l’ intenzione originaria. Però se capitano situazioni particolari, le si può cogliere per quelle che sono. Non avendo vincoli di regole prestabilite, le si vive in pienezza giorno dopo giorno, con amore, con passione, con gioia, oppure anche con sofferenza e con impegno, ma le si vive da essere umano libero!

Con questo non voglio dire che le regole della morale siano inutili: esse hanno la loro utilità in un cammino di crescita, quando ancora non si è imparato a osservare con attenzione con occhi liberi la realtà, diventa necessario avere quantomeno una traccia. Ma arriva un momento in cui seguire questa traccia in modo acritico diventa fonte di dolore inutile se non addirittura pericoloso, a volte per la stessa sopravvivenza!

Sempre per fare l’esempio banale della guida: è necessario conoscere prima il procedimento di guida e le regole della strada, ma darle per scontate quando si è imparato a guidare diventa pericoloso: la memoria è spesso fallace se deve trattenere troppe cose, e affidarsi ad essa piuttosto che alla propria capacità di reagire istante per istante alle situazioni contingenti fa correre gravi rischi.

Da quanto esposto, sono arrivata alla conclusione che la vita “morale” è una vita finta, basata su schemi astratti, fonte di dolore e di male. Troppo spesso ho visto persone fare davvero molto del male al prossimo perché questo prossimo non rientrava all’interno di determinati schemi, ma era semplicemente in situazioni personali, sociali e di vita diversi da quelli di chi li giudicava…
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Vecchio 14-12-2003, 20.28.54   #2
moka
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Ciao
giustissima la distinzione tra immoralità e amoralità.
Il concetto di immoralità presuppone una negazione ( come indica il prefisso stesso della parola ) , ovvero un non-essere qualcosa (in questo caso, il non essere morali) .
Il concetto di amoralità indica invece il superamento stesso del concetto di moralità, a favore di qualcos'altro.

Guardare con occhi liberi la realtà, senza alcun genere di filtri, è umanamente impossibile e, personalmente, ritengo sia anche illusorio.
Noi osserviamo la realtà e la giudichiamo in base a determinati criteri di valore e di giudizio che abbiamo così profondamente assorbito (attraverso la cultura e l'educazione ricevuta o se si preferisce inculcata) da farci pensare che questi "filtri" non esistano.
Ma la realtà è un'altra: i filtri esistono sempre e comunque, poi il fatto che spesso non si è consapevoli di questo è un altro tipo di problema.
Quali sono questi filtri?
Sono l'educazione che ci hanno dato la scuola e i nostri genitori, le norme e regole sociali che abbiamo imparato quando, da piccoli, abbiamo intrapreso il processo di socializzazione, l'insieme di quelle norme non scritte che regolano tutti i comportamenti sociali ecc.
E' umanamente impossibile agire senza tali filtri, perchè li abbiamo imparati sin da piccoli e poi sono diventati degli automatismi, forse è per questo che non ci rende conto dell'influenza che hanno sul nostro comportamento sociale.
La cultura di appartenenza, nel nostro caso la cultura occidentale, è come un occhiale che automaticamente ci mettiamo ogni giorno e che ci fa percepire la realtà in un determinato modo.
Poniamo che l'occhiale di noi occidentali è blu: allora, dal momento in cui lo indossiamo (cioè da piccoli, attraverso l'educazione) vedremo in blu tutto.
Il fatto che poi ci si dimentica che abbiamo l'occhiale è un'altra questione.
Il concetto è questo: volenti o nolenti, consciamente o incosciamente, la morale comune esercita su di noi, sul nostro comportamento, una profonda e inevitabile influenza.
Poi il fatto che determinate regole siano sbagliate o non condivise ecc. rappresenta un altro tipo di questione.
In termini psicologici, la facoltà critica nei confronti della realtà si acquisisce mediamente intorno ai 14 - 15 anni, quando ormai in noi agiscono influenze sociali e culturali ben precise e determinate.
E' impossibile liberarsi di tali influenze perchè sono profondamente radicate in noi sin dai primi mesi dell'infanzia.
Io perlomeno la vedo così, ma la mia naturalmente è solo un'opinione. Un abbraccio!
moka is offline  
Vecchio 14-12-2003, 20.40.53   #3
Ygramul
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Moka

Al contrario di te, io penso invece che certi condizionamenti siano superabili. Sicuramente non lo sono in tutti i campi e probabilmente nell'arco della vita non verranno superati al 100%. Ma non credo che sia impossibile farlo. E non credo neppure che sia una questione di aver l'abitudine a portare determinati occhiali che ci fa dimenticare di averli sul naso. E' proprio un cambio di prospettiva, ed è talmente radicale che è impossibile non notarlo quando avviene. Il guaio è che ci vogliono avvenimenti molto "forti" perchè esso avvenga, e non sempre la vita li elargisce a tutti.

Non è un'utopia, è un livello maturativo differente. E in quanto tale solo chi l'ha raggiunto sa che esiste. Poi, ripeto, è ovvio che essere così al 100% in tutto è molto difficile. Ci sono sempre dei residui qua e là, come delle isole. Ma se stai in questo livello, le isole le vedi e finisci per accettarle come inevitabile limite umano.
Ygramul is offline  
Vecchio 14-12-2003, 22.37.13   #4
r.rubin
può anche essere...
 
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Concordo sia con Moka che con Ygramul.
I filtri sono parte del nostro apparato..digerente mi verrebbe da dire..ma invece dico psicologico.

Ma è possibile evitarne l'influenza inconsapevole: occorre proprio l'attenzione al presente.

La differenza tra un'automa e un'essere umano.
Tra l'automatismo e l'intelligenza.

Ma posso chiederti una cosa Ygramul?
A te riesce spontaneo?

A me si è squarciato questo velo dell'apparenza (sa un pò di Shopenauer..dove và l'h?!) diciamo comprensione del presente istante per istante: come se tutt'ad un tratto cadessi per terra, e ti accorgi per contrasto che fino ad un momento fa stavi su un'altro pianeta(molto meno interessante).

Ma credo di essere ancora distante dal camminarci 24ore al giorno, e sopratutto senza sforzo: perchè non è mai una cosa naturale, dove sforzarmi.

A te invece riesce naturale?

r.rubin is offline  
Vecchio 14-12-2003, 23.22.51   #5
Ygramul
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Citazione:
Messaggio originale inviato da r.rubin

Ma posso chiederti una cosa Ygramul?
A te riesce spontaneo?

[...]

Ma credo di essere ancora distante dal camminarci 24ore al giorno, e sopratutto senza sforzo: perchè non è mai una cosa naturale, dove sforzarmi.

A te invece riesce naturale?


Devo dire che mi riusciva stranamente una forzatura prima, quand'ero zuppa di schemi morali e preconcetti di ogni tipo. Per qualche ragione col tempo mi son sfogliata via queste cose (la vita mi ha anche dato una ripassata di pialla che non sto a raccontare). Ho l'impressione che non sia affatto una situazione connaturata all'essere umano, quella di fare dei riferimenti a schemi astratti. Solo che è più comodo per tante cose: non devi sbatterti ad ogni istante per chiederti tutto su qualunque cosa...

Solo dopo, col tempo, ho visto quanto fosse una forzatura la vita di prima. Ora devo dire che mi sento decisamente più serena. Ma se mi chiedi il perchè, sinceramente non saprei cosa risponderti...
Ygramul is offline  
Vecchio 14-12-2003, 23.43.17   #6
r.rubin
può anche essere...
 
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la comodità sembra essere la necessità a cui riferire l'esistenza di schemi.
Che non sia connaturata, non lo so, certo credo non sia la norma pensare con la propria testa.
Stereotipi e standarizzazioni socialmente consone sono la cosa più comune, una scaletta del giorno che sembra più un tapì-roulant...quando ci si accorge che può anche crollare, si sta più attenti a dove si mettono i piedi.

Il difficile lo trovo più che altro nell'investimento di energia necessario a mantenere l'attenzione costantemente al presente.
Abituato ad avere la testa tra le nuvole, svolazzando qua e la sbadatamente, una volta che metto piede a terra mi accorgo che non è che sia poi così sveglio.
Perchè come giustamente dici, attenzione al presente implica necessità di risoluzioni originali. Ed è vita, se vogliamo, consapevolezza di esserci, piacere di esserci...ma anche fatica.

D'altra parte l'essere da dipendenza, una volta assaggiato non puoi più farne a meno: ogni volta che il suo benefico effetto scompare devi al più presto recuperarlo, ovunque si sia cacciato!
Come passare dal sole alla nebbia, non puoi fare a meno di notarlo, e di notare che non noti più niente, e di notare che non puoi fare a meno di notare qualcosa altrimenti non è vita!

r.rubin is offline  
Vecchio 14-12-2003, 23.50.31   #7
mauropitta
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Amoralità ed evoluzione

L'amoralità come superamento individuale di schemi collettivi e generalizzati di livello minimo: si, mi piace.
IN questo sistema dove i grandi gruppi di potere creano schemi sempre più raffinati che in alcuni paesi sono tanto perfezionati e immodificabili, se non atrtraverso procedure complesse, da creare propri stili di vita completa (vedi in Giappone dove ogni violazione al codice di comportamento e lavorativo è equiparato a tradimento verso lo Stato), immaginare che alcuni (ma spero tanti) granelli di sabbia si infilino negli ingranaggi non può che farmi piacere.
Personalmente sono un individualista ad oltranza e i sistemi mi stanno stretti perchè io la mia vita l'ho imperniata sull'esperienza diretta e sulla verifica personale.
Non ho mai dato nulla per scontato, nè creduto ciecamente e senza verifiche a teoremi religiosi, psicologici o sociali indipendentemente al sistema di potere che me li voleva propinare e questo mi ha fatto scoprire almeno due cose:
1) I sistemi di potere indottrinano tutti a proprio vantaggio
2) I sistemi di potere eliminano in svariati modi ogni "perturbativa"
Questo significa che vivere scegliendo volta per volta, ad ogni istante cosa fare e come comportarsi è estremamente impopolare e a volte controproducente per le conseguenze, ma visto che alla fine, l'unica cosa di cui vantarci è la nostra individualità e la libertà, seppur relativa, di pensare e comportarsi, allora io faccio un punto di arrivo nel comportarmi come ritengo giusto alla luce della mia esperienza vissuta.
So che questo può essere incompleto e a volte anche contaminato da interessi personali, ma io ne ho la consapevolezza sempre e questo fa la differenza credo.
Inoltre non credo che i miei piccoli interessi eventuali siano peggiori di quelli grandi dei grandi sistemi di potere e poi almeno io ho l'umiltà di non volere spacciare la mia visione come verità o peggio come opera di bene.
mauropitta is offline  
Vecchio 14-12-2003, 23.50.51   #8
Fragola
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Messaggio originale inviato da Ygramul
(la vita mi ha anche dato una ripassata di pialla che non sto a raccontare).

Sai, mi sa che la ripassati di pialla ha giocato la sua bella parte in tutto questo. Di solito gli schemi precostituiti ci fanno talmente comodo che ci vuole "una bella botta" perchè ci venga in mente che ce ne possiamo liberare.

Sono pienamente d'accordo con quello che dici. Usavo più o meno per la stessa cosa i termini di "morale", per intendere quella che tu chiami amoralità, e "moralismo" per quella che tu chiami morale. Per intenderci, non vedevo come un atto morale seguire dei codici pretracciati perchè ci sono, per me l'atto veramente morale era (è) la scelta consapevole di fare la cosa più adatta al momento, anche se non coincideva con la morale comune. Ma a parte la scelta delle parole mi pare che il concetto sia lo stesso. Poi, da qui al metterlo in pratica 24 ore su 24...
io non me la sento di dire che ne sono capace.

Spero che per questo non mi tocchi ... un'altra ripassata di pialla, ho già dato.

ciao
Fragola is offline  
Vecchio 15-12-2003, 00.14.46   #9
r.rubin
può anche essere...
 
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già mauropitta, il potere! meschino spacciatore di prospettive a lui opportune!

Piallate a tutti, bisognerebbe dare, altrochè!
Altro che granelli di sabbia, ci vorrebbe un'intera spiaggia assolata che un soffio di vento porti dove è bene che vada

r.rubin is offline  
Vecchio 16-12-2003, 16.37.45   #10
Ygramul
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Sono pienamente d'accordo con quello che dici. Usavo più o meno per la stessa cosa i termini di "morale", per intendere quella che tu chiami amoralità, e "moralismo" per quella che tu chiami morale. .

Ricordo molto bene il discorso che hai fatto a proposito di "morale" e "moralismo". E infatti penso che in parole lievemente diverse vogliamo esprimere un concetto se non identico almeno molto affine. Già in altri post ho notato molta affinità di pensiero con te, e colgo l'occasione per comunicartelo.

Citazione:
Messaggio originale inviato da mauropitta
Non ho mai dato nulla per scontato, nè creduto ciecamente e senza verifiche a teoremi religiosi, psicologici o sociali indipendentemente al sistema di potere che me li voleva propinare e questo mi ha fatto scoprire almeno due cose:
1) I sistemi di potere indottrinano tutti a proprio vantaggio
2) I sistemi di potere eliminano in svariati modi ogni "perturbativa"
Questo significa che vivere scegliendo volta per volta, ad ogni istante cosa fare e come comportarsi è estremamente impopolare e a volte controproducente per le conseguenze, ma visto che alla fine, l'unica cosa di cui vantarci è la nostra individualità e la libertà, seppur relativa, di pensare e comportarsi, allora io faccio un punto di arrivo nel comportarmi come ritengo giusto alla luce della mia esperienza vissuta.

Rispetto a te, Mauro, io invece mi sono trovata ad attraversare l'opposto di quello a cui sono approdata ora. Ho cercato a tutti i costi di seguire "le regole", in modo il più coerente e "perfetto" possibile. Ho rischiato di restarne irrimediabilmente schiacciata, ma ero comunque incapace (è un limite? Penso di si) di scendere a compromessi con le cosiddette regole. Il cammino che mi ha portato alle conclusioni (peraltro tutt'altro che definitive) che ho esposto nel tema del 3ad è stato costellato da grandi fatiche e sofferenze interiori. Ma devo dire che poi mi si è aperto come uno squarcio improvviso, che mi ha dato una gioia immensa. E credo che ne valesse davvero la pena!
Ygramul is offline  

 



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