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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 03-06-2004, 17.42.03   #1
epicurus
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Data registrazione: 18-05-2004
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La negazione

io sono agnostico, operativamente (moralmente) ateo.

non capisco come si possa dire che l'onere della prova spetti a chi afferma.

posso capire questo atteggiamente in un ambito scientifico, perche` e` comodo ed inevitabile: d'altro canto lo scopo della scienza e` di funzionare (prevedere), non dire cose vere.

in ambito filosofico io mi comporterei come da un punto matematico-logico...


ciao
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Vecchio 04-06-2004, 02.09.36   #2
neman1
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Provare-esperimentare: non da confondere con dimostrare...sopratutto ad altri. Ciao
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Vecchio 04-06-2004, 14.02.28   #3
7219
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A proposito di logica...

...spero che per il sagace Voltaire non fosse certo che la certezza è ridicola...a meno che si considerasse imbecille...ma se non è certo che la certezza è ridicola,in virtù di quale argomento questa non-certezza dovrebbe essere seriamente(seppur per persuasione)accettata?


Sk
7219 is offline  
Vecchio 04-06-2004, 14.46.53   #4
epicurus
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x 7219 : a parte che la tua osservazione non mi sembra inerente con il topic, comunque cercherò di rispoderti in modo chiaro.

innanzitutto, piccola osservazione: una persona può essere solo certa o incerta. se entrambe le soluzioni sono ridicole, allora qualsosa non quadra.

comunque il fatto è che per "certezza riguardo x" intendo che una persona ha un grado di fiducia tendente al 100% riguardo un fatto del mondo (fatto=relazioni tra oggetti) o un insieme di fatti.
se io ho una "certezza riguardo a x", nel mio caso x non è un fatto (non si parla di relazioni tra oggetti).

il linguaggio ci reca problemi dire che "io sono certo che non ci sono certezza", non è uguale a dire "io sono certo che domani sorgerà il sole".
dire "io sono certo che non ci sono certezza" vuol dire "può succedere questo, può succedere questo, etc...".
tramutare l'incertezza, in sicurezza di incertezza mi sembra non corretto.


ciao,

epicurus
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Vecchio 04-06-2004, 18.36.31   #5
7219
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Epicurus...

lodevole questa tua difesa...del provocatore Voltaire.
Anch'io non credo di esser stato attinente al topic...mi perdonerai...ma la mia è stata una reazione...come dire epidermica

...comunque veniamo al punto -certo è- che una cosa è la certezza...sic et simpliciter,cioè assoluta...altra cosa è una particolare certezza...certezza di -x- dove -x- ad esempio è = a un determinato fatto...ma il sagace di tutto questo tace...parla di certezza e non di certezza-di-un-fatto...ecco perché messa così la contraddizione è evidente...diciamo che si sega il ramo su cui sta appollaiato...ma forse era questo il suo scopo...provocare e determinare ilarità...attraverso un ostentato quanto ingenuo scetticismo...

Sk
PS
Sei certo di avere letto questo post oppure meglio dubitarne?

7219 is offline  
Vecchio 04-06-2004, 20.29.56   #6
epicurus
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P.S. ultima cosa da precisare: il dubbio deve essere costruttivo, non distruttivo!

ciao
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Vecchio 05-06-2004, 01.49.00   #7
leibnicht
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7219... o che diavolo!

Mi chiedo da dove venga, da quale tradizione, questa istanza che, negli italiani, sembra in buona fede, mentre negli anglosassoni è visibilmente e palesemente orientata all'avocare a sè una causa.
La gratuità della buona fede mi fa temere un difetto di intelligenza, eppure mi ripugna di credere che un popolo che sforna da secoli cervelli bizzarri ma brillanti sia così spesso percosso dalla baudelairiana "ala nera della stupidità".
A che scopo pretendere di giocare sull'evidenza interpretativa di un senso: apparire ridicolo non significa affatto essere nel torto.
Non credo, e non mi pare affatto coerente con il personaggio, che Voltaire ritenesse biasimevole il fatto in sè di possedere certezze: ciò che lo indispettiva era il modo, ex authoritate, mediante cui i suoi contemporanei (non tutti, probabilmente) lo palesavano.
L'affermazione contestata va collocata nel complesso e nel contesto culturale in cui fu espressa: solo così può esserne preservato il senso effettivo che dichiarava.
Sarebbe idiota ritenere che Voltaire ridicolizzasse le certezze logiche mediante le quali formulare proposizioni di senso compiuto: non altrimenti gli sarebbe stato possibile considerare ciò.
Il concetto del "ridicolo" si applica all'atteggiamento ed al comportamento dell'effettore, non al grado di verificabilità o affidabilità di un concetto cui la sua certezza si ispira.
E' talmente ovvio!
Un vero peccato sprecar parole e tempo per ciò.
leibnicht is offline  
Vecchio 05-06-2004, 15.24.14   #8
epicurus
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ciao a tutti, cerchiamo di riprendere il filo del discorso che ho proposto in questo topic?



ciao
epicurus is offline  
Vecchio 06-06-2004, 01.25.31   #9
neman1
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Affermare: 1) tentativo di convincere (se stessi e gl'altri)??? 2) pararsi dietro l'eventuale non possibilita' (propria e degl'altri) di conoscere il vissuto di una persona??? 3) una semplice richiesta di fiducia o condivisione??? Non usando dizionari mi viene da dirti cosi. Ciao Epicurus.
neman1 is offline  
Vecchio 06-06-2004, 12.24.29   #10
epicurus
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Citazione:
Messaggio originale inviato da neman1
Affermare: 1) tentativo di convincere (se stessi e gl'altri)??? 2) pararsi dietro l'eventuale non possibilita' (propria e degl'altri) di conoscere il vissuto di una persona??? 3) una semplice richiesta di fiducia o condivisione??? Non usando dizionari mi viene da dirti cosi. Ciao Epicurus.

ciao neman1, chiarisco subito cosa intendevo.

alcune persone (solitamente atei) ritengono che solo chi afferma positivamente (ovvero: solo chi crede in un fatto, espresso senza la negazione) deve portare prove, mentre chi afferma negativamente no.

ad esempio (per i loro ragionamenti):

"Dio esiste" è da provare, mentre "Dio non esiste" non è da provare perchè negativa: dicono che l'onere della prova è di colui che afferma (positivamente) e non di colui che nega.


ebbene volevo sapere cosa ne pensate.
io (come già detto) sono contro tale metodo.


ciao
epicurus is offline  

 



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