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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 07-05-2006, 17.47.26   #21
gyta
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Già, in fine, quali sono le caratteristiche esclusive che attribuiamo all’essere, quindi, una forma di vita animata? Qualcos’altro che l’empatia*?

Già..! Direi anch'io.. una forma di empatia!
Ovvero la capacità, la possibilità di riconoscerci in queste!
Certo la domanda (come al solito le tue! ) non è certo così licenziabile e semplice..


Gli istinti di certo hanno eccome corrispondenza a livello di coscienza!!!! (!!!!)
Ne sono il diretto sviluppo!! C'è profonda coerenza tra i messaggi dell'inconscio e la coscienza
come azione(esplicazione) d'essere! Se vogliamo possiamo ben delinearla come "continuità" dei messaggi primari degli istinti! Penso proprio che tutto il nostro lavorio sia proprio un tessere dal linguaggio più essenziale degli istinti del bagaglio genetico di memoria una trama del reale sempre più "sofisticata": una sorta di sviluppo delle caratteristiche istintive più radicate/profonde verso una sublimazione delle stesse che sembrerebbero indicare una sorta di tendere/tensione alla libertà intesa come capacità dell'individuo di non solo racchiudere in sé il prototipo stesso di "individuo" ma anche la (sostanziale) corrispondenza profonda nelle infinite interdipendenze.. Insomma sembrerebbe la strada voler giungere ad una ulteriore semplificazione dell'istinto/memoria(genetica) verso una aderenza completa, pur attraverso apparenti sofisticazioni di sorta(vedi le capacità del pensiero teorico/concettuale e l'arte come espressione di tale mondo), alla realtà unica dove il rapporto(connettivo) prende il posto dell'individualità.. (!) [Come un abbraccio al completo mosaico (del reale) i cui tasselli siano l'esplicazione dei simboli archetipi ereditati singolarmente tramite memoria genetica]

Gyta
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Vecchio 08-05-2006, 10.41.56   #22
maxim
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Ossia (in termini forse più manipolabili) conservano (o (volendo farne una graduatoria ordinata in base alla loro “ancestralità”) sono finalizzati a stabilizzare una coerente continuità nell’evoluzione, a..) quel tipo: specifico, ordinato e compatto di percorso esperibile.

Non sono forse, gli istinti, qualcosa di “più vicino” alle cosiddette leggi chimico-fisiche rispetto al livello, ancora tanto elastico, dell’attuale nostro pensiero (
come piano alto ed esposto (al contatto “superficiale” o estremo*) della nostra cosienzia)?
E non vi è dunque una continuità (
scandita, volendo, in una retta reale) tra quelle leggi e questo pensiero?

Ti sei Gytizzato oppure è la Gyta che si è Zenzerata?

Tant’è che non riesco a trovare una coerente continuità nell’evoluzione del pensiero
di questa bella discussione…
…mea culpa…

Nel nostro percorso esperibile non riesco ad intravedere nulla che possa farmi presagire che questo percorso possa essere specifico, ordinato e compatto.

D’altronde fosse così mi toglieresti proprio quella parte di “curiosità” che spinge all’esperienza. Lasciamo siano i caotici eventi venire a noi.

Gli istinti precedono (e di non poco) il pensiero. Nascono molto prima di noi (noi intesi come pensiero) e sono il vero motore della vita. Senza di questi non si potrebbe sopravvivere. Solo con questi non saremmo pensiero. Quest’ultimo li frena, li organizza, li indirizza e li guida…nel caotico e casuale mondo esterno. Istinti e pensiero fanno dell’uomo…un uomo!.
Quindi…più che continuità vedo il pensiero come la forma che tende al perfezionamento dell’animale umano “nudo”…un qualcosa che lo veste…a uomo.
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Vecchio 08-05-2006, 19.09.42   #23
gyta
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Messaggio originale inviato da maxim
Ti sei Gytizzato oppure è la Gyta che si è Zenzerata?


Ed infatti anch'io trovo una sorta di corrispondenza reciproca nel modo essenziale-simbolico di procedere.. !
Ciò che tu noti come puro caos
è per noi ordine.. essenzialmente

Si, sono d'accordo sulla sintesi del pensiero come "veste" degli istinti più 'puri'!
Chissà se "perfezionamento" o solo pura "sublimazione" e come tale.. solo "altra veste"
Io opterei forse per "altra veste" ed il concetto di "perfezionamento" lo lascerei al mondo delle modalità concettuali del senso..



Gyta
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Vecchio 09-05-2006, 14.31.19   #24
z4nz4r0
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gyta
Gli istinti di certo hanno eccome corrispondenza a livello di coscienza!!!! (!!!!)
Ne sono il diretto sviluppo!! C'è profonda coerenza tra i messaggi dell'inconscio e la coscienza
come azione(esplicazione) d'essere!


E allora, come quegli istinti un tempo erano semplici, se non elementari abitudini* conservate (secondo il principio Darwiniano del più adatto (o meglio secondo principi di compatibilità *(densità*(verso continuità))locale)) e accumulate secondo inter*compatibilità per dar forma e struttura a più complessi schemi mentali o fondamentali, differenzianti ed espandenti ordinatamente la vita in diversi regni, categorie, classi, famiglie, specie, sottoinsiemi vari; e occupanti (o fondanti) la maggior parte delle funzioni di quelle semplici “menti primitive” (o inversamente creando uno sfondo di supporto ad altri gradi (come ordini) di composizione) , “menti” la cui consapevolezza gestiva cose che adesso reputiamo sostanzialmente meccaniche e automatizzate e solo raramente (a meno di dogmatismo) sospettiamo guidate o modellate da una vagante, “libera” consapevolezza.

Ma quelle elementari abitudini come compaiono? Di cosa consistono?
Esattamente con quali parole conviene contestualizzare intorno a ciò che abbiamo(?) voluto intuire per “abitudini elementari”, ? Qualcos’altro che ricordi di subconscie memorie?
Chiamiamo “abitudini” quegli ipotetici elementi, scoprendo una
suggestiva tautologia* (ridondanzan* (che, detto brevemente è l‘opposto di contraddizione)) (da wikipedia: la ridondanza è in genere qualcosa di superfluo ma caratteristiche di ridondanza possono essere utilizzate in ambito tecnologico per evitare il fallimento completo di un sistema avendo a disposizione un duplicato).

E non è dunque la “nostra
” memoria, la “nostra
” coscienza, associata ad un qual certo “intorno ad un punto* di accumulazione” che, nell’evoluzione, trasla sulla retta reale?
Non è forse anche il sogno come, più generalmente, la variazione di frequenza delle onde celebrali; un traslare della coscienza*
(come luogo* ove converge l’attenzione: fuoco!)?
Cos’è infine l’attenzione? Qualcos’altro che un punto di convergenza?
In caso contrario cosa converge in quel punto ? Con quali parole*
(simboli* (astrazioni* (..verso esperienze elementari))) conviene contestualizzare intorno a quel termine? Con quali parole (precisamente con quale ordine di queste) si può tendere a intersecarlo? Con quali ordini di parole e frasi ordinate, si può adesso convergere?


Avrete notato quanti asterischi insoddisfatti e come si perpetua il dispiegarsi (o distendersi) di una singola parola…

Ultima modifica di z4nz4r0 : 09-05-2006 alle ore 14.51.00.
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Vecchio 09-05-2006, 15.51.09   #25
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gyta
Se vogliamo possiamo ben delinearla come "continuità"* dei messaggi primari degli istinti! Penso proprio che tutto il nostro lavorio sia proprio un tessere dal linguaggio più essenziale degli istinti del bagaglio genetico di memoria una trama del reale sempre più "sofisticata"

*forse conviene sostituire tale parola con quest’altra: proseguo..

E non ha forse il nucleo di una cellula la funzione di comporre degli stati di informazione* più semplici ad altri più complessi, somigliabile
(a meno dell’ampiezza dell’errore (o gioco)) a come il cervello tratta delle (scusate il gioco di parole) forme diverse d’informazione?

*che attua la forma
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Vecchio 09-05-2006, 19.41.40   #26
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maxim
Nel nostro percorso esperibile non riesco ad intravedere nulla che possa farmi presagire che questo percorso possa essere specifico, ordinato e compatto.

Percorso esperibile
Specifico*: di cosa conviene che tratti la conservazione della specie?
Ordinato: la successione esperibile si svolge nel tempo, ovvero gli stadi di crescita di un individuo si succedono secondo un ordine e con essa si svolge il suddetto percorso.
Compatto o denso: beh, se non reale(
=continuo) e consapevolmente lineare, perlomeno razionale(=denso, compatto) ossia tale che tra due “ricordi elementari” qualsiasi, nella memoria, ce ne stanno infiniti altri.

Converrai, ora, che la media dello sviluppo individuale gode delle sopra citate proprietà.

*sottoinsieme dell’insieme:{tutti i percorsi esperibili} tra quelli che più e quelli che meno frequentemente si verificano.



Citazione:
D’altronde fosse così mi toglieresti proprio quella parte di “curiosità” che spinge all’esperienza. Lasciamo siano i caotici eventi venire a noi.

Libertà e determinismo, ordine e caos… inversi aspetti della necessità.
Bisogna fare un altro po’ di circonvoluzioni per avvicinarci alla curiosità.


Citazione:
Gli istinti precedono (e di non poco) il pensiero.

Già, se si limita nettamente la considerazione o contesto ad una specifica e discreta quantità di “energia* dall’apparentemente libera creatività elaborante”
(
Ivi intendendo per libertà la sensazione (del *necessario (o semplicemente necessaria)) prodotta da una volontà determinata, concorde* al necessario).
Forse volevi dire che i nostri istinti precedono il nostro “pensiero” ma non vorrai certo dire che il pensiero è nato inaspettatamente*(
da chi poi? da chi non era atteso?) all’improvviso, non vorrai certo negare un vitale proseguimento allo svolgersi che si attualizza nel pensiero questo..


Citazione:
Nascono molto prima di noi (noi intesi come pensiero) e sono il vero motore della vita. Senza di questi non si potrebbe sopravvivere. Solo con questi non saremmo pensiero. Quest’ultimo li frena, li organizza, li indirizza e li guida…nel caotico e casuale mondo esterno. Istinti e pensiero fanno dell’uomo…un uomo!

Parole riduttive per il pensiero, meglio invece se complementa, l’oggetto, nel tendere al continuo*.

Citazione:
Quindi…più che continuità vedo il pensiero come la forma che tende al perfezionamento dell’animale umano “nudo”…un qualcosa che lo veste…a uomo.

La continuità sottostà al pensiero ed esso in quella base qui ora si fa denso e poi altrove si fa raro, come la trama dell’“universo”.
Si può chiamare sovrastruttura, richiede fondamenti che paiono più statici che, attenzione: il nostro(
in quanto particolare) pensiero riconosce come basi istintuali originarie; le quali a loro volta richiedono dei fondamenti sopra i quali “assemblarsi” e così all’infinito.. (..a meno di cambiare l’impostazione del problema).
Diciamo che vi è un’ordinata “cristallizzazione”* verso il subconscio.

Ma non è forse, il pensiero, un’elaborazione (
in fine per tentativi “curiosali” e *giocondi) d’assemblaggio? E cosa cambia dunque dal pensiero alla materia se non l’ordine di composizione (dei complessi mentali)?

D’altronde un tipico pensiero non emerge semplicemente da processi sottostanti, ma anche “precede” ed è tirato da processi sovrastanti.
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Vecchio 10-05-2006, 02.15.42   #27
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Ho capito!!!! Zanzaro sono> ioooo!!!!!
Nei miei momenti di superessenzialmentepoetico!
Incredibile.. nel privato scrivo peggio!! "Peggio" intendo che solo un estimatore della sintesi fotografico-poetica può giuggiolare (>nel senso di "andare in bordo di giuggiole!) come me di fronte a tal modo di comporre (partorire) frasi!!

Come si può 'rispondere' al tuo scritto..?? Io.. me lo godo estasiatamente..

Sento principalmente in tutto il tuo scritto una tensione (>tendere a) all' unità che presupponi come base e ne abbraccio appieno l'idea ed il suo svolgersi!
Quello che spesso mi si sentenzia come un sostanziale voler porre una sorta di portata d'azzeramento in qualunque tentativo di indagine più profonda, mentre è realmente la fotografia che meglio e puntualmente compare al fondo d'ogni mia possibile ricerca verso un tentativo di comprensione più profondo! Questo per dire che apprezzo questo tuo porre le cose in stretta unione, dove il filo tessuto è realmente un insieme unico e contestualizzandone parte per forza di cose ogni resto viene da sé per evidenza necessariamente colto in strenuo legame! E non è voler a tutti i costi far quadrare una volontà di base come perennemente tendente ad una sorta di metafisico misticismo linguistico-concettuale : che significa prendo uno e viene il tutto!!

Certo le domande da te poste necessitano di profonda riflessione..
Non troppo liquidabili di getto..!

Ravvisi al di sotto d'ogni moto sia questo più strettamente corporeo che esclusivamente animistico (psichico) una medesima qualità non solo originaria ma portante che fai sospettare in una mente sottostante che ovunque precede e (post)sintetizza! Avrei bisogno di più tempo per tirar fuori tutto ciò che sento su di quest'aspetto che se intendo correttamente è anche il mio percepire.. oltre che il mio pensiero (come già detto!)
"Mente" non come qualcosa di "paranormale" o più prettamente religio-spirituale.. ma proprio come evidenza in sé di una qualità naturale non attentamente colta dall'uomo.. anzi quasi dimenticata nel suo approccio meccanicistico con ciò che non solo lo circonda ma lo compone, come se di tutto questo, di ciò che è evidenza ad una vera attenzione non restasse che un'ombra fugace di un sapere dimenticato.. la materia che inanimata non è.. nulla di meccanico che non sia il solo profano sguardo di chi ha smarrito in fondo sé stesso nell'oscurazione della sua vista miope di fronte le sue radici e la sua stessa più particolare presenza.

Già.. ridondanza come possibile assuefazione colmata in insensibilità..
Così qualcosa che pur in ogni modo evidenzia se stesso viene stranamente a scemare seppur il quadro ne sia un'infinita riproduzione..
.. Coscienza come concentrazione, focalità di quella "cosa" che in differente grado ( ?) (> o differente "rivestimento" interattivo (!?) !!! ) è "memoria"//"mente" unica.. ripetuta all'infinito.. Ovunque! [Non per 'necessità di non dimenticanza' // di "duplicato" ma più precisamente per essere nient'altro che ('sostanza')essenza indispensabile!! Ma cos'è quella "mente" ?
Accenni ad "onde cerebrali" in ambiti diversi.. così pensavo, mi chiedevo.. quale entità fosse quell 'ente ("mente") che porta in sé essenzialmente "mente" ovunque.. Così preziosamente sintetizzata per.. interagire..
A specchio?? Interazione si presuppone tra due "cose" differenti.. ma lo si possono ancora ritenere tali?
[Quando sappiamo (in quest'ottica) benissimo che ogni cosa è la medesima.. perché in fondo è qui il discorso che va a collimare (!) ]

Molto altro.. da esprimere..



Gyta

Ultima modifica di gyta : 10-05-2006 alle ore 02.17.51.
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Vecchio 11-05-2006, 18.19.13   #28
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La continuità sottostà al è matrice del pensiero ed esso in quella base sulla base del cui spazio qui ora si fa denso e(sia prima che) poi altrove si fa raro, come la trama dell’“universo”.
Si può chiamare sovrastruttura, richiede fondamenti che paiono più statici che, attenzione: il nostro(
in quanto parziale, particolare*())

(come quel denso intorno al punto focale dell’immaginabile specificamente umano; che và sfumando i suoi estremi nell’oblio**(come memoria sperduta caoticamente*(per non curanza, mancanza, assenza di collegamenti*[con l’(come associazioni o estensioni dell’) origine o punto focale dell’attenzione di un essere o semplicemente di una attenzione], se non già lineari, perlomeno “superficiali°”), annegata, sommersa dalle nuove esperienza e stratificata nella massa materiale del nostro cervello) nella banda infinitamente estesa di “frequenze”* (che, dalla definizione della nostra umana forma (o meglio dal suo grado di definizione), restano fondamentalmente trascurate o impegnativamente considerabili (con l’insolito spostamento dell’attenzione raggiungibile tramite un profondo assorbimento introspettivo, da un verso, e tramite il progresso scientifico, dall’altro))))…
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Vecchio 11-05-2006, 18.36.34   #29
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Sento principalmente in tutto il tuo scritto una tensione (>tendere a) all' unità che presupponi come base e ne abbraccio appieno l'idea ed il suo svolgersi!

Preciso: unità (con riferimento alla misurazione (come termine fortemente associato ad esperienza)) di misura.
Come ho già scritto un po’ di giorni fa su spirit..à, trovo che sia un sentiero interessante quello percorso da abbaglianti “riflessoni” sulla prossimità caratteristica del criterio con cui si elegge l’unità di misura campione; successivamente proiettata a riferimento universale nel (
dopo che del) linguaggio (o comunicazione (o interazione controllata dalla volontà del livello più densamente conscio (ove scorrazza l‘attenzione (attesa, attendimento, aspettativa, speranza)))) tra esseri specialmente simili che si riconoscono nel loro prossimo.

Unità come “passo” uscente dall’origine per fondare ogni struttura a partire dalla costruzione di un primo ordine, il più semplice (
l’insieme dei numeri naturali (su cui si svolge il principio di induzione)
); successivamente incluso in ordini sempre maggiori per la necessità di protrarre il modello verso realtà sempre più “spaziose” e “corpose” (ove trovino origine nuove “artificistialiche*” forme di vita).
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Vecchio 12-05-2006, 23.06.27   #30
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Quello che spesso mi si sentenzia come un sostanziale voler porre una sorta di portata d'azzeramento in qualunque tentativo di indagine più profonda, mentre è realmente la fotografia che meglio e puntualmente compare al fondo d'ogni mia possibile ricerca verso un tentativo di comprensione più profondo!

È del tutto ovvio*(nondimeno ignorato) che “al di là” della forma, per definizione, non c’è misura: nessuna esperienza. C’è solamente l’idea di una pura dualità dell’inesteso, come principale reciprocità, tra il punto originale e il vuoto sconfinato (come è inesteso* il punto lo è anche il vuoto illimitato (ossia non misurabile (ovvero senza rapporto né relazione (o meglio, senza estensione di rapporto o relazione; non vi è lo spazio per essi), inerte, non interagisce con corpi estesi* (cioè definiti, rapportabili all’unità), è fuori dal mondo), trascendente) e incontrastato)…
Paradosso*
necessario e sufficiente alla comparsa di 'misure relative' (tautologia) scaturite dal rapporto tra le reciproche informità degli ipotetici elemento primo e matrice ultima.
Quando si parla di uno stesso, chiamiamolo “ordine di inesteso”, allora 0 e infinito sono reciproci o, più precisamente, inversi (
nel tendere al punto originale (“rappresentato” e “denaturalizzato” col surrogato, simbolo 0) vi è contrazione* (definizione dell’elemento definitivo*(che separando*(limitando) definisce contrasto) o nullo: nulla definitivo!) , l’espansione invece è un continuo sconfinare (un etereo sfumare (vagare) nel nulla: nessuna parte! “Impropriamente rappresentato” col succedaneo, termine: infinito)) rispetto all’operazione moltiplicativa.

Ultima modifica di z4nz4r0 : 12-05-2006 alle ore 23.09.48.
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