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Vecchio 25-09-2006, 18.15.23   #1
Fallen06
Ospite abituale
 
Data registrazione: 12-08-2006
Messaggi: 127
Influsso del determinismo sulla ricerca in Popper

Non sò se ciò di cui parlerò può contribuire alla "ricerca del senso dell'essere" ma,ad ogni modo,ne parlerò lo stesso

Ecco un problema riguardante l'epistemologo Karl Popper,la cui conoscenza sto approfondendo in questi giorni.
Nell'approfondirla,sono capitato in questo rovo:

Nella "Logica della scoperta scientifica" un giovane Popper sostiene che l'indeterminismo,in scienza,che sia vero o no,è più sterile nei confronti del determinismo in quanto alla capacità che possiede di far avanzare la ricerca scientifica stimolando gli scienziati al loro lavoro.
Questo perchè,dice il nostro,l'indeterminismo,colpen do alla radice la concezione per la quale nel mondo possiamo trovare,scientificamente,delle regolarità tali che ci consentono di parlare e formulare leggi di natura,favorisce l'abbandono,da parte degli scienziati,della loro "fiducia" nella scienza,che,sebbene in odore di positivismo,è tuttavia utile alla ricerca proprio perchè opera sulla psicologia degli scienziati al modo di una buona iniezione di ottimismo e fiducia nei propri mezzi e in quello che si sta facendo.

Fin qui tutto bene(nel senso che non mi sembra ci siano contraddizioni nel pensiero popperiano).
Poi però "succede" che Popper afferma pure,sempre nella "Logica",che la conoscenza è fatta di tentativi ed errori,e che ai fini della conoscenza l'errore svolge un ruolo importante perchè ci permette,scoprendolo,di saperne un pò di più sulla verità e di superarlo.
Un errore che resta creduto,un errore che non viene superato,è negativo in quanto rappresenta un grande STOP al processo di costruzione della conoscenza.
Ora,il problema è questo:se il determinismo,come pensa Popper,è in realtà un errore(non è scientificamente vero),se il determinismo è stato falsificato,come può essere positivo il fatto che gli scienziati credano ancora in esso?

Il problema mi è sembrato rappresentare una contraddizione nel pensiero popperiano.
Una possibile soluzione(ma più che altro una piccola idea che mi è venuta in mente) potrebbe essere che il determinismo di cui parla Popper,quello che fa bene alla ricerca,non è tanto un principio operante a livello di pratica scientifica,ma piuttosto a livello di psicologia dello scienziato.
Ovvero gli infonde coraggio e fiducia.
Ma credo poco in questa "soluzione",perchè mi è evidente che non ci può essere un determinismo che opera solo a livello psicologico nel ricercatore e non influenza il modo in cui egli imposta la ricerca,la teoria e l'esperimento.

Attendo risposte,specialmente da qualche appassionato(critico o meno) di Popper

saluti
Fallen06 is offline  
Vecchio 25-09-2006, 19.40.50   #2
epicurus
Moderatore
 
L'avatar di epicurus
 
Data registrazione: 18-05-2004
Messaggi: 2,725
Riferimento: Influsso del determinismo sulla ricerca in Popper

Citazione:
Originalmente inviato da Fallen06
Un errore che resta creduto,un errore che non viene superato,è negativo in quanto rappresenta un grande STOP al processo di costruzione della conoscenza.
Ora,il problema è questo:se il determinismo,come pensa Popper,è in realtà un errore(non è scientificamente vero),se il determinismo è stato falsificato,come può essere positivo il fatto che gli scienziati credano ancora in esso?

Il problema mi è sembrato rappresentare una contraddizione nel pensiero popperiano.
Una possibile soluzione(ma più che altro una piccola idea che mi è venuta in mente) potrebbe essere che il determinismo di cui parla Popper,quello che fa bene alla ricerca,non è tanto un principio operante a livello di pratica scientifica,ma piuttosto a livello di psicologia dello scienziato.
Ovvero gli infonde coraggio e fiducia.
Ma credo poco in questa "soluzione",perchè mi è evidente che non ci può essere un determinismo che opera solo a livello psicologico nel ricercatore e non influenza il modo in cui egli imposta la ricerca,la teoria e l'esperimento.

Poincaré scrisse: "una scienza che non fosse determinista non sarebbe più una scienza; un mondo in cui non regnasse il determinismo sarebbe un mondo chiuso agli scienziati"; questo per far capire quanto impensabile fosse una scienza intrinsecamente statistica (una scienza che faceva del caso un ingrediente essenziale): scienziati e filosofi ritenevano che parlare di 'caso' (che poi, rigorosamente, divenne 'indeterminazione') fosse un errore concettuale, e che esso semplicemente rappresentasse la nostra ignoranza.

Popper si inserisce proprio nel periodo di passaggio tra meccanica classica e quella quantistica, quindi ritiene che il mondo scientifico subirà un grave danno: la fiducia nel conoscere (e controllare) perfettamente il mondo cade, cade quindi anche la scienza. Ma col passare del tempo, si dimostra che Popper ha torto: dopo il naturale scombussolamento di un così grande cambio di paradigma, la comunità scientifica riprende la sua normale routine, senza aver perso forza o ottimismo. Il progressivo aumento delle nostre conoscenze scientifiche (in questo caso, la fisica) continua come prima, ciò che è cambiato è il modo di pensare al progresso.

Certo che avere credenze false, per i scienziati non è una cosa tanto gradita. Ed è altrettanto ovvio che continuare a credere al determinismo (alla meccanica newtoniana), che si è rivelato falso, provocherebbe una dilagazione dell'errore in ogni teoria. Forse, Popper -- con quel suo discorso -- voleva semplicemente affermare che sarebbe stato meglio che fosse stato vero il determinismo, per evitare cali nella fiducia della scienza. Ma, come ho già detto, il pericolo che ci presentava Popper non si è verificato.


epicurus
epicurus is offline  

 



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