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Filosofia - Forum filosofico sulla ricerca del senso dell’essere.
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Vecchio 21-10-2006, 09.40.13   #1
ludovicofrescura
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-08-2006
Messaggi: 48
La scrittura filosofica è bella/può?



È possibile che qualche avventato di questo Forum possa lasciarsi dietro le spalle i verdi/ameni pianori del senno, per un attimo, e inerpicarsi, su per la cresta del monte, a cercar di scorgere in cima, se è fortunato, un quid – cenno, frase, articolo… – che gli renda, soprattutto a lui, la filosofia bella?
La domanda netta/non specifica è dunque:
la nostra filosofia – in prestito o di rimessa, di orecchio/di cuore ma soprattutto di cerebro, quasi sempre di altri o proprio ‘nostra’/del nostro frantoio se del caso - oltre ad essere acuta ed utile (che sicuramente lo è, comunque) può essere anche bella?… Bella dove|bella come|bella quando?
Con fede, con uno spolvero o sfiduciato del tutto vi aspetto TRIS
ludovicofrescura is offline  
Vecchio 22-10-2006, 13.24.54   #2
S.B.
Ospite abituale
 
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Messaggi: 486
Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

Secondo me la filosofia è bella, forse ancor prima che utile, una delle prime cose di filosofia che ho letto è stata l'"Apologia di Socrate" ed essendo che all'epoca non avevo colto tutte le sfumature di significato, mi è rimasta impressa proprio per la sua bellezza.
S.B. is offline  
Vecchio 22-10-2006, 15.34.47   #3
ludovicofrescura
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-08-2006
Messaggi: 48
Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

“… credevo di non essere più io,
tanto mi parvero i loro discorsi
persuasivi; e il bello è che non c'era
parola che mi rispondesse al vero…”
(AP,inizio)

A me piace il ritmo oltre che l’assennatezza; e l’endecasillabo, lo trovo intrigante per ammettere ironico il valore dell’altro. E poi mi piace la quiete con cui si tende l’arco e la determinazione forte d’avere ragione per proprio conto di fronte al carnefice. Mi piace la scena del vecchio che racconta e del giovane che ascolta, ma forse mi piacerebbe più il contrario magari ficcato a forza dentro un film di Tarantino. Mi piace il mio nome/cognome, che è d’un trisavolo in linea matrilineare; e di meno/molto di meno mi piace una sigla come la… Ti faccio una domanda filosofica perché implica sostanza|contenuto|forma – uno dei miei infiniti ternari di riferimento: l’Apologia che dici può essere la esemplificazione di te che ti ricordi di quel tempo bello? il contenuto, invece/magari, una situazione masochistica di giudizio (quello della scuola da una parte e quello tuo di risposta dall’altra) vincente/perdente, sempre comunque molto bella? e la forma… Ecco, la forma mi sfugge perché dovresti indicarmi (ma prendi tempo) una frase dell’Apologia che veramente trovi emblematicamente bella. Sai – la bellezza è sempre piccola, minuta, infinitesimale…
TRIS
ludovicofrescura is offline  
Vecchio 23-10-2006, 21.27.26   #4
S.B.
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Messaggi: 486
Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

Mi dispiace che la ... non sia di tuo gradimento, ma non è stata una scelta molto ponderata.

E' difficile scegliere un passo in particolare, però dovendo eleggerne uno in particolare direi:

"Perciò non mi contrariò mai il segno dell'Iddio; e io stesso non sono niente in collera con quelli che m'han votato contro e con gli accusatori, quantunque non con questa intenzione m'avessero votato contro e accusato, ma sibbene credendo farmi del male. E in ciò sono da biasimare."

Proprio nella parte finale, che è la più carica e concentrata, o almeno così è parso a me, anche dal punto di vista della scrittura, con questa serie di tre negazioni seguita da una sententia finale. Le negazioni tutte riferite al "contro" e al "contrario", che riceve poi il biasimo.
Ma il modo in cui proclama la sua superiorità nel momento della morte, che non è arroganza ma consapevolezza, è un ricordo indelebile per me, che probabilmente, se ho compreso bene la tua domanda, mi rimanda direttamente ad eventi di quel periodo o anche successivi.
Però non sono sicuro di aver capito bene la domanda, scusa ma non sono troppo sveglio.
S.B. is offline  
Vecchio 30-10-2006, 09.04.47   #5
ludovicofrescura
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-08-2006
Messaggi: 48
Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

A proposito della bellezza della scrittura filosofica… (rivolgendomi particolarmente a S.B., che è l’unico in questo argomento ad essere intervenuto)

Proponendo questo topic, temo che non sia riuscito a farmi capire molto, a guardare il risultato. Ovviamente il difetto, se c’è, è il mio: mia nonna m’insegna che chi esce dalla propria porta di casa parlando ad alta voce, quelli che vi si trovano davanti a passare non possono che guardarlo e dirsi mentalmente. “ E questo adesso che vuole?!!…”

No/no!… Il problema in oggetto è comunque molto più semplice, per me, che cercare le parole più appropriate per farmi capire da chicchessia (e magari trascinarlo in un ambito che non solo non gli sia congeniale, ma addirittura avverso - a tanto mi porta l’immaginazione sfacciata). Il mio vero problema – cioè a dire – è il seguente…

Distinguendo grosso modo tre ordini di linguaggio – quello tecnico, quello giornalistico e quello poetico – sono in grado di stabilire che certa incomunicabilità, certa indifferenza, certa ostilità culturale tra la gente (mi ci comprendo) dipenda dal fatto che ci si stia arroccati, chi più/chi meno, in ciascuno dei tre ordini?

Ché se questo sospetto fosse vero, mi chiedo di conseguenza (e chiederei a voi) se mai valga la pena di tentare di travasarmi/travasarci da un ordine all’altro – tutto qui.

Certo, il discorso è molto più complesso e le posizioni risultare infinitamente sfumate; ma intanto… Questo ho voluto sostanzialmente dire con “La scrittura filosofica è bella/può?” Perché (non so se voi ne convenite) ma la ‘bellezza’ della scrittura appartiene al linguaggio letterario (comprendendoci quello giornalistico); la sua ‘complessità’ al linguaggio tecnico (comprendendoci quello filosofico); e la ‘profondità’ a quello poetico (comprendendoci le immagini, ma questo è già un altro versante).

Non so bene al riguardo, ma continuo ad aspettare qualcuno!…

TRIS.
ludovicofrescura is offline  
Vecchio 07-11-2006, 11.04.34   #6
r.rubin
può anche essere...
 
Data registrazione: 11-09-2002
Messaggi: 2,053
Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

La bellezza non è virtù esclusiva della parola poetica: quanti matematici innamorati della loro materia adorano accarezzare per ore e ore le loro formule matematiche, e così quanti medici adorano il loro linguaggio specialistico.. e così tutti i "tecnici", se innamorati della loro tecnica materia, ne ammireranno pure, probabilmente, la bellezza del linguaggio. Sia tecnico, che letterario, che poetico, ogni cosa ha il suo fascino e la sua bellezza.

Sono daccordo con te quando sostieni che le asintonie tra persone dipendono anche dal linguaggio che usano, perchè ogni distanza crea difficoltà di rapporto e comunicazione, ma soprattutto ogni rigido arroccamento nelle proprie posizioni crea incomunicabilità. Arroccamento protettivo ma sterile ai fini di un ampliamento della propria visione del mondo. Per allargare i propri confini mentali e quindi la propria visione dle mondo è indispensabile ammorbidire quella linea di confine troppo dura, per renderla permeabile a ciò che si trova al di fuori, di modo che entrando il contenuto fino ad allora estraneo, per farsi spazio espanda lo spazio interno. Cercare di prendere dimestichezza con più linguaggi, ritmi espressivi, è un espansione del proprio spazio interno, del proprio modo di pensare, della propria vita, della propria visione del mondo.

Circa la filosofia come pensare poetico... molti autori hanno intrapreso questo sentiero, rivalutando il ruolo della filosofia in quanto poiesis, rivalutando il divenire continuo delle cose che quindi sfugge alla principio di verità come corrispondenza tra idea e cosa: poichè la cosa non è mai la stessa, e non appena colta da un idea è già mutata, il concetto immutabile della logica nulla stringe. Meglio allora cercare di entrare in risonanza interiore con il fluido accadere del reale, e cercare di esprimere quanto si può con la pulsante, carnale, parola poetica piena di vita. La vita sfugge alla fredda razionalità del concetto, ma può essere colta dalla metafora, alchimia di idea ed emozione.
r.rubin is offline  
Vecchio 07-11-2006, 19.14.51   #7
ludovicofrescura
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-08-2006
Messaggi: 48
Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

Citazione:
Originalmente inviato da r.rubin
La bellezza non è virtù esclusiva della parola poetica: quanti matematici innamorati della loro materia adorano accarezzare per ore e ore le loro formule matematiche, e così quanti medici adorano il loro linguaggio specialistico.. e così tutti i "tecnici", se innamorati della loro tecnica materia, ne ammireranno pure, probabilmente, la bellezza del linguaggio. Sia tecnico, che letterario, che poetico, ogni cosa ha il suo fascino e la sua bellezza.

Sono daccordo con te quando sostieni che le asintonie tra persone dipendono anche dal linguaggio che usano, perchè ogni distanza crea difficoltà di rapporto e comunicazione, ma soprattutto ogni rigido arroccamento nelle proprie posizioni crea incomunicabilità. Arroccamento protettivo ma sterile ai fini di un ampliamento della propria visione del mondo. Per allargare i propri confini mentali e quindi la propria visione dle mondo è indispensabile ammorbidire quella linea di confine troppo dura, per renderla permeabile a ciò che si trova al di fuori, di modo che entrando il contenuto fino ad allora estraneo, per farsi spazio espanda lo spazio interno. Cercare di prendere dimestichezza con più linguaggi, ritmi espressivi, è un espansione del proprio spazio interno, del proprio modo di pensare, della propria vita, della propria visione del mondo.

Circa la filosofia come pensare poetico... molti autori hanno intrapreso questo sentiero, rivalutando il ruolo della filosofia in quanto poiesis, rivalutando il divenire continuo delle cose che quindi sfugge alla principio di verità come corrispondenza tra idea e cosa: poichè la cosa non è mai la stessa, e non appena colta da un idea è già mutata, il concetto immutabile della logica nulla stringe. Meglio allora cercare di entrare in risonanza interiore con il fluido accadere del reale, e cercare di esprimere quanto si può con la pulsante, carnale, parola poetica piena di vita. La vita sfugge alla fredda razionalità del concetto, ma può essere colta dalla metafora, alchimia di idea ed emozione.






(Tutto bene, ma così non si fa giorno!...) Se fisso metodologicamente tre ordini di linguaggio, mi puoi ribattere: non sono tre, ma sono cinque, due, quanti ne vuoi. E allora, seppure divergenti, si seguita a ragionare con certo ordine e confrontarci sulla reale possibilità di passare da un ordine all’altro.

Il linguaggio matematico per me è tecnico; il linguaggio medico per me è tecnico… Il problema che mi pongo qui è: è possibile tradurre il linguaggio matematico o medico – ad esempio – in linguaggio letterario o poetico? e come? e perché? Così che, facendo un esempio magari, ne tocco con immediatezza la fattibilità e la ragione.

Il topic che ho proposto – mi accorgo – impone la bellezza come parametro; ma il mio ultimo post, l’ho formulato più ad aggirare quel nodo da sciogliere, assai difficile, invadendo piuttosto un terreno meno ostico – mi sembra: quello della comunicabilità.

Dunque mi puoi chiedere: sei sicuro – a parte l’intrinseca bellezza del linguaggio medico o di altro linguaggio tecnico da una parte, e del linguaggio letterario o del linguaggio poetico dall’altra – sei veramente sicuro che, traducendo ad esempio una diagnosi medica o un teorema matematico in linguaggio letterario (meglio direi qui giornalistico) o addirittura poetico (la cosa mi incuriosirebbe) ti fai capire meglio? Il problema – come è ovvio – diventa così di colpo non più del piacere e del gusto, ma della comprensione e condivisione. Per cui ancora esempi necessiterebbero per capirci e seguitare a comunicare…

Certamente che un matematico può andare in brodo di giuggiole di fronte al suo stesso linguaggio e inorridire se mai venisse volgarizzato da chicchesia; ma il linguaggio letterario rimane di gran lunga più gradevole, per la stragrande maggioranza delle persone, di quello matematico: quel matematico – voglio dire – non fa testo.

Il problema per ciò stesso cambia/cambierebbe ancora faccia: al di là dei tre linguaggi che proponi – mi puoi chiedere ancora – ci sono altri parametri prioritari da stabilire piuttosto? Sì, certo – ti risponderei subito: per me erano sottintesi, e l’ho trascurati vuoi nel topic vuoi nel post ultimo a seguire. Ovverosia il parametro della gente (giacché noi siamo gente) che definisco nella seguente denominazione ternaria: uomo comune|uomo della strada|uomo anonimo.

A questo punto, tanto per dire, uno scacchista mi potrebbe obbiettare dal suo punto di vista: tu che parli di bellezza, tu che parli di linguaggio, tu che parli di maggiore/minore comprensibilità; ma mi sai dire perché allora… Alt – lo fermo fulmineo – tu non m’interessi: sei l’eccezione, l’incognita, la mina. Lo tratterei conseguentemente, nel discorso che sto/che stiamo facendo, come il tuo computer ti tratta quando sbagli a digitare un tasto: non ti risponde.

Inoltre, la cosa strana è che mi attribuisci un’affermazione che non ho detto (e tuttavia mi alberga nell’animo): che la bellezza – specifichiamo però del linguaggio – appartenga alla poesia. Io ho parlato piuttosto di linguaggio letterario/bello, tecnico/complesso e poetico/profondo. Perché dunque?…

È vero sì che la parola assolutamente bella è più quella poetica che prosastica; ma bisogna sceglierla (primo punto), bisogna capirla (secondo punto), bisogna averla già introiettata (terzo punto), bisogna ripasteggiarla (quarto punto) con calma estrema, immedesimazione nell’immagine che racchiude e lentezza di esecuzione da tardigrado. E se poi quella parola poetica, la recita una bella voce (punto quinto) nel contorno di un volto|corpo belli e di un insieme scenografico appropriato, allora veramente (punto sesto) diventa più che bella: illuminante! Ma questo è altro discorso che qui non è possibile fare. Semmai in palcoscenico in un momento preciso con le persone giuste.

Infine “Circa la filosofia come pensare poetico...” – ho detto questo? Qualche bella frase di filosofia, presa dove vuoi, può anche essere ritrascritta metricamente; però è più un giuoco di scrittura. Semmai la filosofia può essere più utilmente ritrascitta in linguaggio letterario (meglio ancora sarebbe se giornalistico). Ma non credo che possa mai verificarsi quella sinonimia che mi attribuisci. Comunque vediamo, parliamone, solleva il problema…

Ti ringrazio per l’attenzione.

TRIS
ludovicofrescura is offline  
Vecchio 08-11-2006, 00.06.47   #8
r.rubin
può anche essere...
 
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Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

troppa carne al fuoco, secondo me. se vuoi fammi una domanda una, chiara e semplice, e vediamo dove andiamo a parare.
r.rubin is offline  
Vecchio 08-11-2006, 09.42.39   #9
la civetta
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Riferimento: La scrittura filosofica è bella/può?

Carissimi, gli antichi Romani asserivano che i filosofi erano come gli orologi ad acqua, rudimentali segnatempo con elevati margini di errore, "mai che se ne trovi uno che va daccordo con un'altro".
Vedere le cose dal proprio punto di vista in un determinato attimo spazio-tempo della propria vita, la filosofia è un pensiero, per alcuni è vita e per altri un attimo fuggente.
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Vecchio 08-11-2006, 09.55.27   #10
Spaceboy
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