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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 06-06-2007, 05.26.05   #11
gyta
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Originalmente inviato da querelle
dov'è questo mondo incantato al di là dei concetti, al di là delle scelte?

Al di là dei concetti, al di là delle scelte è questo mondo incantato!

L'incontro con la solitudine porta all'incontro con se stessi,
incontro attraverso cui ci si rende conto di non essere mai stati "soli";
muta il concetto di rapporto, di identità e di solitudine.
Passo sostanziale tra il bisogno e lo stato naturale;
tra la simbiosi del piccolo in fasce in stato di bisogno in impotenza -cordone ombelicale-
e la simbiosi dello stato naturale in potenza.

La sofferenza è data dal processo di lenta graduale maturazione
da uno stato all'altro; nel rendersi conto dell'unicità di sé, dell'individuo
verso una coscienza differente dove unicità e molteplicità divengono coscienza di imprescindibile unità sostanziale; quindi assenza di reale solitudine laddove la mente rompe gli argini della sua illusoria limitatezza.



Gyta
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Vecchio 06-06-2007, 08.56.41   #12
Fantasy
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probabilmente nel momente in cui "accetti" questa sofferenza, senza combatterla, questa sparisce da sola...il fatto di aggrapparsi mi sembra legato alla paura di rimaner soli...il mondo incantato non esiste...esiste la vita che ci fa vivere tutte le emozioni e i sentimenti,sia quelli brutti che quelli belli.Cerca di porre sempre l'attenzione a cio che di buono hai...
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Vecchio 06-06-2007, 09.09.22   #13
querelle
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Ringrazio tutti per il contributo. marco gallione, tutto passa ma è questo il problema. Il prendere atto che nella propria vita si ripetano ciclicamente determinati schemi è secondo me un'opportunità per affrontare la questione. Personalmente, intimamente, ne percepisco l'urgenza. Mi vedrei altresì come un meccanismo che a forza ripetere gli stessi cinematismi si rompe. La sofferenza non andrebbe ascoltata? Perchè invece si cercano immediatamente tutti i modi di fuga possibili? Non credo che la sua funzione sia questa( per rifarmi a quanto accennato da visir). Perchè scappiamo? Di questo parlo; e proiettarsi in avanti, in nuove situazioni lo vedo come un ulteriore tentativo di scappare. Non andiamo mai verso "qualcosa" piuttosto "scappiamo da qualcos'altro" che ci terrifica. Vi è mai capitato di pensare, colti dall'angoscia:-E adesso cosa faccio? Poi magari dopo un secondo magari troviamo sollievo in una qual si voglia attività. Ma che cos'è sta paura? Voi non la sentite? Certo lo scappare è ovvio che amplifichi la paura, perchè non risolvendo il problema innesca un circolo vizioso che porta in vicolo cieco, da qui la cosa che chiamiamo "despair" (...altro bel film di Rainer Werner).
Mi viene in mente un altra immagine del film "Mulolland drive" (D.Lynch) in cui un personaggio non vuole girare l'angolo all'uscita di un bar per il terrore di vedere qualcosa di spaventoso.
Io stò invece inchiodato alla sedia di qual bar da quando sono nato.
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Vecchio 06-06-2007, 09.18.15   #14
querelle
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Originalmente inviato da gyta
Al di là dei concetti, al di là delle scelte è questo mondo incantato!

L'incontro con la solitudine porta all'incontro con se stessi,
incontro attraverso cui ci si rende conto di non essere mai stati "soli";
muta il concetto di rapporto, di identità e di solitudine.
Passo sostanziale tra il bisogno e lo stato naturale;
tra la simbiosi del piccolo in fasce in stato di bisogno in impotenza -cordone ombelicale-
e la simbiosi dello stato naturale in potenza.

La sofferenza è data dal processo di lenta graduale maturazione
da uno stato all'altro; nel rendersi conto dell'unicità di sé, dell'individuo
verso una coscienza differente dove unicità e molteplicità divengono coscienza di imprescindibile unità sostanziale; quindi assenza di reale solitudine laddove la mente rompe gli argini della sua illusoria limitatezza.



Gyta

Voglio essere sincero, mai come questa volta mi sono reso conto di quanto cerchi di tradurre le parole di chi mi parla in concetti a me familiari. Te lo dico,senza fare dell'ironia, perchè in questo caso specifico credo di aver intuito il 10% delle bellissime cose che volevi dirci.
Secondo me la sofferenza, forse mi ripeto, non è la cosa a qui cerchiamo di dare i + svariati nomi. Chiedo, quanto pesa? E' verde? Non l'idea che ce ne facciamo. Quella è una elaborazione della mente, quindi ancora una volta un'idea. In altre parole, c'è differenza tra l'avere un chiodo nel ginocchio (scusate l'esempio, non me ne venivano di peggiori) o immaginarselo.
querelle is offline  
Vecchio 06-06-2007, 09.36.16   #15
klee
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Ti senti abbandonato, solo..
le tue ferite sono ancora profonde ancora nessuno può
violare la tua solitudine.

Devi cercare ancora più profondamente te stesso
per riempire questo vuoto
lasciato da questa ragazza.

Riuscirai a riempire questo vuoto e quel dolore
con l’amore che viene da te stesso ..
solo allora potrai permettere a qualcuno
di entrare a fare parte della sua vita..
Ma non è ancora il tempo..

Continua a camminare "verso se stesso"


Dal vuoto interiore nascerà sicuramente un'altra tua piccola vita..una tua rinascita.

Dopo avere vuotato il male...possiamo soltanto riempire una bella bottiglia di acqua sana..e potere annaffiare il

fiore che nascerà..

Forza e determinazione.! klee
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Vecchio 06-06-2007, 10.12.16   #16
falbala48
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Parli di abbandono, di oceano di sofferenza, di fuga, di dipendenza affettiva, di disperazione, ma alla fine secondo me viene fuori in due parole scritte quasi alla fine, la verità…..dici ….sofferenza ancestrale…allora mi viene da pensare che tutto ciò di cui scrivi è solo l’apoteosi di qualcosa già preesistente, come dire è la manifestazione di un disagio antico, forse mai scrutato fino in fondo e che adesso ti presenta il conto, il tuo nick la dice lunga ..querelle…fa pensare a qualcuno che lotta, che si scontra, che difficilmente accetta.Parlo ovviamente di mie impressioni, ma secondo me hai già iniziato il lungo percorso dell’introspezione, il fatto che sei consapevole dell’uso di vari anestetizzanti che poi non funzionano che parli di sofferenza ancestrale è indice di una presa di coscienza e direi che sei già a buon punto. Si può razionalizzare una sofferenza? Un dolore? Credo proprio di no, la ragione non c’entra, ma un dolore una sofferenza semmai si possono accettare, rifiutare, non vedere etc… ma alla fine il conto si presenta sempre. Posso parlarti della mia esperienza di come ho cercato di superare come dice bene vagabondo del dharma il conto delle mie paure, delle mie sconfitte,che ad un certo punto si sono presentate tutte insieme, ho dovuto iniziare a mettermi in discussione ripercorrere la mia infanzia e non è stato affatto facile. Ma alla fine dopo avere sbattuto mille volte la testa mi sono arresa, ho smesso di lottare contro la sofferenza in realtà mi è successo più per sfinimento che per altro, dopo l’ennesimo tentativo , ancora una volta sconfitta e ferita da chi in realtà avrebbe dovuto amarmi ho preso il coraggio a due mani e mi sono detta stai male, soffri e non puoi farci niente, mentre tornavo a casa, in preda allo sconforto non so perché mi è venuto in mente burt simpson e Il suo “ciucciati un calzino” e mi sono detta che volente o nolente avrei dovuto “ciucciarmi” la mia sofferenza. Mi sono messa buona buona, non ho più cercato vie di fuga, niente più uscite forzate con amiche più disperate di me, alla fine era più deprimente vedere nei locali carovane di donne sole, travestite da ragazzine, tutte fintamente spensierate ma ad uno sguardo attento piene di disperazione. Niente più ricerca frenetica dell’amore niente più palestra, corsa etc… niente più cinema perché non sai cosa fare il sabato o la domenica, ti assicuro che una certa pace arriva, una nuova consapevolezza, una nuova forza, bella perché non è la forza della disperazione, è pulita e soprattutto è tua perchè l’hai conquistata a fatica. Ed allora scopri il gusto di guardare il mare non perché sei disperata ma proprio perché ti piace, vai a cinema solo se c’è un film che ti piace, corri solo se vuoi correre, compri un libro ti fai una bella tazza di tè (se sei in inverno) ti sdrai sul divano e ti lasci rapire dalla lettura, viaggi con la mente. Ho scritto come sempre tanto….spero di esserti stata di aiuto….a volte un pò di follia serve
Scrive shakespeare …sebbene è pazzia c’è un metodo in essa….
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Vecchio 06-06-2007, 10.41.40   #17
nevealsole
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A tu per tu con la paura

Citazione:
Originalmente inviato da querelle
Non andiamo mai verso "qualcosa" piuttosto "scappiamo da qualcos'altro" che ci terrifica.

Prendo da questa tua frase.
Anche io, di me, ho capito + o - lo stesso un po' di tempo fa.
Ho capito anche che buona parte di ciò che mi succedeva dipendeva da me, dai miei comportamenti e dalle mie reazioni.
Dipendeva più di tutto dalla mia paura.
La paura esiste in tutti noi, ha origini diverse.
Mi hanno suggerito un libro, che è anche un'esperienza perché presuppone il tuo impegno attivo nell'analizzarti, nel ricordare, nel capire.
E' faticosissimo ed in molti momenti si cerca la fuga, abbandonando la lettura.
Lo trovo però molto utile, ed in molte parti assai vero.
Può essere uno spunto per capire alcune cose di te, ed accettarle.
Condivido il pensiero finale di Falbala, e quello di molti altri che hanno scritto.
Il libro si chiama: A tu per tu con la paura, autore Krishnananda (nome dietro al quale si cela un americanissimo psicoterapeuta che nel corso della sua vita di esperienze ne ha fatte molte), Universale Economica Feltrinelli.
Pare che nelle librerie sia posto nella sezione "antroposofia"... ancora mi domando cosa esattamente significhi...
nevealsole is offline  
Vecchio 06-06-2007, 10.48.48   #18
pallina
...il rumore del mare...
 
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Messaggi: 279
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Citazione:
Originalmente inviato da querelle
...e se la sofferenza fosse generata dall'illusione stessa di potersene sbarazzare?
Mi sembra che Visir ponga l'accento su un aspetto fondamentale, la sofferenza,o meglio la differenza tra essa e l'idea che ne abbiamo.
Sarebbe il caso, una volta per tutte prendersela a braccetto (con mandare giù il malloppo credo intendesse questo Visir) ma dov'è questo mondo incantato al di là dei concetti, al di là delle scelte?

La sofferenza è generata da una sempre maggiore percezione della nostra finitezza...Niente dura per sempre, il "carpe diem..." dovrebbe essere regola di vita....

E poi...a questo tipo di sofferenza "esistenziale" alla fine si impara a voler bene, si impara a conviverci, alle volte ci mette persino piacevolmente e inaspettatamente in comunicazione (qualche volta riconosciamo i segni di questa "malattia" anche solo incrociando uno sguardo) con coloro che se la portano a spasso, come noi in questo momento. Siamo quelli che forse della vita hanno capito tutto...o poco... o niente.... ma sicuramente all'esistenza di un mondo incantato non credono più... ...
pallina is offline  
Vecchio 06-06-2007, 11.01.25   #19
visir
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vuoto a perdere

L'analisi di marco è centrata, ma porta ad un "empasse", che fare?

Direi che è meglio, quando non si sa cosa fare, non fare nulla.
Come diceva la mia nonna: quando te lo mettono in quel posto è meglio non muoversi, almeno non gli dai soddisfazione!
Eh! la mia nonna che buddha vivente che era.
Vabbè, tornando a noi.

Due piccoli accenti.

Il primo è che la sofferenza è fatta principalmente di paura, e parlo sia della sofferenza fisica (tipo pugno sul naso) sia di quela morale (oddio! Lei mi ha lasciato per un mandingo ivoriano), non cambia nulla il principio è lo stesso.

La seconda è che ogni cosa si sostiene con il suo opposto.
Questa ciclicità che osserva marco, è in realtà un modello di interpretazione della realtà che adottarono i cinesi circa 4.000 anni or sono.
La loro semplice osservazione del susseguirsi delle stagioni come degli eventi giornalieri portò alla costruzione, da parte di saggi di impareggiabile profondità a cui mi inchino a mani giunte, del modello di opposti che si compenetrano in un moto a spirale (yin e yang).
Insieme poi al modello dei cinque elementi: forze primarie generatrici in continuo divenire e interelazione costante fra loro, sono di grande utilità nel nostro caso.

Un modello, attenzione, non sto parlando di un dato reale, ma di uno strumento di comprensione, meglio di armonizzazione interiore.

Questo per dire cosa? adesso ci arrivo (mica facile dire tutto in poche righe) al punto.
Nel caso si subisca in qualche modo un'influenza nefasta ( ma poi sarà veramente così?) come posso armonizzarmi?
Ancora attenzione, non parlo di equilibrarmi, ma di armonizzarmi cose tra loro molto diverse che spesso vengono confuse.
L'equilibrio è staticità, morte; mentre l'armonia e interprenetazione e dare e prendere e moto quindi vita.

Per la mia esperienza il lavoro interno deve essere operato su vari livelli.

Livello corporeo: richiusura del buco energetico operato dalla presunta perdita.
Livello emotivo: riapertura del centro emozionale imploso su se stesso.
Livello mentale: purificazione del pensiero parassita che sostiene la sofferenza.

Questo lavoro va fatto insieme, ma soprattutto va estirpata dal nostro spirito con spietata et inflessibile determinazione come una erba gramignia la paura di soffrire.

Da ultimo consiglio a tutti quelli che non padroneggiano le capacità per lavorare sui tre livelli, l'impareggiabile tecnica tantrica (rimasta segreta sino ad ora e che vi rivelo a rischio della mia vita) che consiste nello sbattersene il cacchio altamente ovvero chi non mi ama non mi merita e fanculo tutto il resto, io gurado avanti! Altimenti detto: chi vuol vivere sereno non deve avere memoria.

Operando in voi queste semplici regole (semplici non facili però) divverete come la mia nonna che aveva la grandissima calma del bufalo capro eguagliata solo dalla sua forza in battaglia.
visir is offline  
Vecchio 06-06-2007, 16.02.22   #20
Lucy
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Voglio dire tre cose:

1. Questo frammento sul ubriacarsi deve essere di Charles Baudelaire. Non ho mai letto questo poeta, ma su un forum francese qualcuno ha citato: "Enivrez-vous etc." di Charles Baudelaire.
Io non ero d´accordo con Baudelaire. Preferisco non essere mai ubriaca.

2. Mi ha piacciuto moltissimo il post di Visir, laddove parla della suocera che non muore mai.
È malinconico, ma fa ridere lo stesso.

3. La mia tecnica per sovravivere la sofferenza è leggere i libri su un tema universale, come "Essere e tempo" di Heidegger o altri, difficili a capire.
Si cambia la prospettiva. Le mie sofferenze sembrano ridicoli quando mi domando sulle cose eterne.

Ultima modifica di Lucy : 06-06-2007 alle ore 17.43.17.
Lucy is offline  

 



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