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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 15-09-2007, 21.59.14   #1
NebbiaINvalPadana
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Data registrazione: 28-12-2006
Messaggi: 158
Ti accuso. Di me.

Avete mai notato come le persone accusino le altre con quello che farebbe male a loro?

Esempio?
Le persone che temono il giudizio degli altri diranno ai loro figli, come deterrente "ti rideranno tutti dietro".

E avete mai notato come si sprechino le frasi stile "A nessuno importa veramente di me" o "Aprirsi non serve a nulla"?

Il bello è che molti di questi dicono di -prendersi cura- -tenerci- a <nome>.
Ma di fatto pensano che tutti siano a loro uguali e perciò, siccome "A me non importa" -> "A tutti non importa".

In definitiva solo chi sa sinceramente condividere se stesso con gli altri può essere libero da questa insensatezza.
NebbiaINvalPadana is offline  
Vecchio 16-09-2007, 12.19.03   #2
sentieroluminoso
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 18-04-2007
Messaggi: 60
Riferimento: Ti accuso. Di me.

Ho letto qualcosa di perfettamente esplicativo sull'argomento, ne riporto quello che mi sembrò un ottimo cloux. Ma eventuali approfondimenti è possibile trovarli qui: https://www.riflessioni.it/forum/show... ght=giudizio

Citazione:
Originalmente inviato da VanLag
Qualcuno, mi sembra Nisargadatta, diceva: - non conosciamo neppure bene noi stessi come possiamo giudicare gli altri? –

U.G. diceva: - quello che vedete è un riflesso della vostra intelligenza –

Ancora Nisargadatta diceva: - se qualcuno mi definisce, (giudica), la mia contro reazione immediata è: “se lo hanno visto quello io non sono”

Shekerando quei pensieri nessuno può vedere niente di noi perché l’essere umano è troppo ricco per essere catturato dal pensiero degli altri. Il giudizio è il tentativo fallimentare dell’inserimento di quella ricchezza in uno “stereotipo” o in un luogo comune, troppo angusti per contenere l’immensità dell’essere.

Chi giudica è fortunato se è cosciente che proietta lati di se stesso sull’altro, se non vede questo semplice meccanismo e pensa davvero di avere colto qualche cosa dell’altro…., ohi, ohi naviga in pessime acque.

Da ultimo, meglio è dedicarsi a conoscere se stessi terreno più a portata di mano e più indagabile degli altri.

Il tutto ovviamente senza rinunciare al senso critico che ci permette di discriminare tra un malintenzionato da una persona che magari realmente vuole darci una mano come dire: - mancanza di giudizio si, ma con giudizio -

sentieroluminoso is offline  
Vecchio 16-09-2007, 17.41.37   #3
donella
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-06-2007
Messaggi: 710
Riferimento: Ti accuso. Di me.

A me sembra davvero luminosa la selezione di questo stralcio da VanLag (inclusa la collocazione del grassetto):

"Chi giudica è fortunato se è cosciente che proietta lati di se stesso sull’altro, se non vede questo semplice meccanismo e pensa davvero di avere colto qualche cosa dell’altro…., ohi, ohi naviga in pessime acque.

Da ultimo, meglio è dedicarsi a conoscere se stessi terreno più a portata di mano e più indagabile degli altri."

E magari faccio uno stupido dramma di quella che è una semplice frettolosità nella costruzione linguistica del quesito iniziale.... ma, mi chiedo, dire : "Avete mai notato come le persone accusino le altre con quello che farebbe male a loro?" (dirlo sic et simpliciter, intendo) ... a me suona come (appunto) un giudizio...sugli "altri", dato da una postazione isolata ed esclusiva che dall'alto osserva commiserando la massa indistinta e scontata delle "persone".... trovandole così piccole... da poter essere conchiuse in un sommario "persone"...al cui miserrimo blocco d'insieme... si contrappone il SOLO osservatore che pietosamente osserva (da diversa non so quale posizione).

Ma... come dire? A me fa l'effetto di una Persona che infastidita dal sentirsi destinataria di "giudizi" altrui non bene accolti.... finisca col giudicare il mondo intero ... impacchettandolo in blocco e in un secondo soltanto... sotto la povera etichetta di "persone"... delle quali s'è appena detto, in soldoni, che non arrivano a vedere il proprio naso....

Qualcuno più diretto di me avrebbe potuto , più semplicemente , andare all'unico controquesito che collocherebbe il quesito, ossia:

"chi chiede, si sente "persona" o si sente altro?
Perchè, per "accusare" - come dice il quesito - il postulante "accusa" di un qualcosa il mondo intero.
Dal che, delle due l'una :
-O il postulante NON si sente "persona", e allora il giudizio da fuori (sopra?) ci sta tutto.
- Oppure, sentendosi "persona" , se fedele al segno del postulato, non avrebbe neanche potuto formularlo, dalla logica costretto - al suo insorgere - al repentino ripiegamento nella doverosa riflessione ... di poter incappare per primo e proprio ponendo il quesito, nel denunciato "vizio" di proiettare sugli altri ciò che osserva in se', con la prerogativa aggiuntiva di farlo su dimensioni direttamente totalizzanti....

Non ho saputo leggere?
donella is offline  
Vecchio 16-09-2007, 22.51.09   #4
NebbiaINvalPadana
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 28-12-2006
Messaggi: 158
Riferimento: Ti accuso. Di me.

Citazione:
Originalmente inviato da donella
A me sembra davvero luminosa la selezione di questo stralcio da VanLag (inclusa la collocazione del grassetto):

"Chi giudica è fortunato se è cosciente che proietta lati di se stesso sull’altro, se non vede questo semplice meccanismo e pensa davvero di avere colto qualche cosa dell’altro…., ohi, ohi naviga in pessime acque.

Da ultimo, meglio è dedicarsi a conoscere se stessi terreno più a portata di mano e più indagabile degli altri."

E magari faccio uno stupido dramma di quella che è una semplice frettolosità nella costruzione linguistica del quesito iniziale.... ma, mi chiedo, dire : "Avete mai notato come le persone accusino le altre con quello che farebbe male a loro?" (dirlo sic et simpliciter, intendo) ... a me suona come (appunto) un giudizio...sugli "altri", dato da una postazione isolata ed esclusiva che dall'alto osserva commiserando la massa indistinta e scontata delle "persone".... trovandole così piccole... da poter essere conchiuse in un sommario "persone"...al cui miserrimo blocco d'insieme... si contrappone il SOLO osservatore che pietosamente osserva (da diversa non so quale posizione).

Ma... come dire? A me fa l'effetto di una Persona che infastidita dal sentirsi destinataria di "giudizi" altrui non bene accolti.... finisca col giudicare il mondo intero ... impacchettandolo in blocco e in un secondo soltanto... sotto la povera etichetta di "persone"... delle quali s'è appena detto, in soldoni, che non arrivano a vedere il proprio naso....

Qualcuno più diretto di me avrebbe potuto , più semplicemente , andare all'unico controquesito che collocherebbe il quesito, ossia:

"chi chiede, si sente "persona" o si sente altro?
Perchè, per "accusare" - come dice il quesito - il postulante "accusa" di un qualcosa il mondo intero.
Dal che, delle due l'una :
-O il postulante NON si sente "persona", e allora il giudizio da fuori (sopra?) ci sta tutto.
- Oppure, sentendosi "persona" , se fedele al segno del postulato, non avrebbe neanche potuto formularlo, dalla logica costretto - al suo insorgere - al repentino ripiegamento nella doverosa riflessione ... di poter incappare per primo e proprio ponendo il quesito, nel denunciato "vizio" di proiettare sugli altri ciò che osserva in se', con la prerogativa aggiuntiva di farlo su dimensioni direttamente totalizzanti....

Non ho saputo leggere?

Questa mole di parole raffinate per dire "chi lo dice sa di essere"?

E' la tua opinione, ne prendo atto.
NebbiaINvalPadana is offline  
Vecchio 16-09-2007, 23.18.57   #5
donella
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-06-2007
Messaggi: 710
Riferimento: Ti accuso. Di me.

Citazione:
Originalmente inviato da NebbiaINvalPadana
Questa mole di parole raffinate per dire "chi lo dice sa di essere"?

E' la tua opinione, ne prendo atto.

Ringraziando per il "raffinate", non era una opinione bensì un semplice dubbio, infatti esternato in formula dubitativa e poi sorretto dall'ulteriore interrogativo (espresso) di non aver (io) saputo leggere...

E , poichè si parlava di "giudizi", la fulminea catalogazione di due oggettivi dubbi, o interrogativi che dir si voglia , come "opinione" (formata e conchiusa) (e magari urticante come il resto del mondo) ... è a propria volta una cortese risposta (secondo me, s'intende).
donella is offline  

 



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