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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 07-11-2007, 22.39.28   #1
cielosereno52
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Data registrazione: 21-05-2006
Messaggi: 211
Elogio del buon vino..

Trafficando in una cantina sociale.. mi sono reso conto che per ottenere un vino pregiato, occorre anche una buona metodica nel trattare il mosto, rispetto dei tempi di maturazione.. pulizia dei contenitori.. non essendo di per sè sufficiente la qualità dell'uva.
Nella fattispecie nel paragonare una persona umana.. con il vino...trovo molte analogie.. non basta infatti nascere da un buon vitigno.. se le successive fasi della vita in qualche istante sono carenti, o mancanti..o si evolvono in contrasto con una pulizia morale.

Poi.. continuando nel parlare di vino.. la trasformazione da mosto a vino lascia tracce
chiamate gergalmente feccia.. che se non vengono eliminate con il travaso
da botte a botte e con adeguato filtraggio..arrecano gravi danni al prodotto finito.. rendendo il vino opaco.. pieno di odori sgradevoli.. inbevibile..

In una persona.. queste feccie potrebbero essere le emozioni negative..
i traumi.. tutto quello che angustia il procedere della vita.. ..

Da uomo pieno di feccie.. mi chiedevo se.. la psicoterapia sia
l'eliminazione e il filtraggio che rende migliore la nostra qualità.. o..certe tracce rimangono fissate per sempre...e..si rimarrà sempre vino da tavola..
Prosit...
cielosereno52 is offline  
Vecchio 08-11-2007, 00.40.43   #2
sentieroluminoso
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Data registrazione: 18-04-2007
Messaggi: 60
Riferimento: Elogio del buon vino..

Penso che una persona possa essere molte bottiglie a seconda del pasto che sta gustando, intanto bisogna stabilire con precisione un punto basilare, si è rossi o si è bianchi? Per me il vino è rosso e mi piace aspirare alla floridità veronese magari di un ottimo Amarone Bertani, ma indugio con piacere con un Brunello di Montalcino, quello delle case basse e notti favolose ho trascorso con il Morellino di Scansano ed i suoi amichetti Sassicaia e Tignanello. Ma l'impegno talvolta lascia spazio all'effimero frizzante di un Gragnano delle mie terre o alla passione per la fruttata impertinenza del Cerasuolo di Vittoria, altra terra che adoro. Poi il vino buono va bevuto nei calici giusti, non si può imprigionare il nettare nel vetraccio, tocca che ci si liberi delle sovrastrutture ereditate e si propenda per lo smaltimento dei cocci direttamente nel cassonetto della raccolta differenziata. L'oste ahimè non può far molto se non sei preparato, mescerà per te molto lentamente litri e litri di robetta e poche gocce di qualità, affinchè si possa riconoscerne la valenza fino a giungere al vigneto autoctono.
sentieroluminoso is offline  
Vecchio 08-11-2007, 09.24.55   #3
donella
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Data registrazione: 30-06-2007
Messaggi: 710
Riferimento: Elogio del buon vino..

Citazione:
Originalmente inviato da cielosereno52
Poi.. continuando nel parlare di vino.. la trasformazione da mosto a vino lascia tracce
chiamate gergalmente feccia.. che se non vengono eliminate con il travaso
da botte a botte e con adeguato filtraggio..arrecano gravi danni al prodotto finito.. rendendo il vino opaco.. pieno di odori sgradevoli.. inbevibile..

Beh, ok, appunto! : arrecano "gravi danni al prodotto finito" ...ai fini della bevibilità.

Ma è auspicabile , per l'invidividuo, l'obiettivo di potersi qualificare, a fine filiera, come "buon prodotto finito" di ottima bevibilità?
Quando penso che mirabili pagine di letteratura non sarebbero mai state scritte se i rispettivi autori fossero stati "depurati" da una qualche feccia, o che inimmaginabili traguardi scientifici non sarebbero mai stati conseguiti se i rispettivi autori non avessero vissuto in modo ossessivo e maniacale la loro scienza,... io , pur dovendo ammettere che il filtraggio è funzionale alla bevibilità, concludo che non è la bevibilità (per l'individuo contrariamente al vino) l'obiettivo d'elezione.

E' un po' la storia della più vecchia contestazione mossa alla psicologia : il rischio della totale omologazione in uno standard di perfetto equlibrio, che sarebbe socialmente funzionalissimo ma individualmente mortifero ("finito", per l'appunto).

donella is offline  
Vecchio 09-11-2007, 08.29.17   #4
cielosereno52
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Data registrazione: 21-05-2006
Messaggi: 211
Riferimento: Elogio del buon vino..

Trovo che non manca la conoscenza del buon vino sul forum.. e me ne compiaccio..
Il colore del vino è certo importante, x mè, direi bianco.. nella Liguria mia terra di nascita è predominante.. pensando poi a tutta la passione
che ci vuole per coltivare le fasce ( piccoli rettangoli di terreno in forte pendenza) e alla fatica fisica nel trasportare le uve a spalla .. direi che lo bevo con più rispetto.. che a un vino coltivato in dolci colline.
Certo..il vino rosso lo lego alla passione.. al piacere carnale.. il vino bianco..è più spirituale.. in special modo il vino delle Cinque Terre...delle colline nel finalese..dove la vite si nutre anche dello spirito del mare.. a volte aspro.. a volte emozionante come le lacrime del rimpianto , a volte leggero come una vela sul mare.
Sicuramente poi.. il ruolo immaginato della psicologia atta a separare la feccia dall'uomo e renderlo più limpido.. era volta nella speranza di eliminare la sofferenza.. quel peccato originale che la nostra cultura occidentale
è stata incapace di metabolizzare trasformandola da colpa in opportunità..
di crescita e di sviluppo ..
Abbiamo sviluppato solo la materialità..l'accumulo.. altre culture forse
erano più attente alla spiritualità.. che al consumo.

Grazie di avermi permesso di esprimere il mio pensiero
cielosereno52 is offline  
Vecchio 09-11-2007, 10.22.43   #5
maxim
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Data registrazione: 01-12-2005
Messaggi: 1,638
Riferimento: Elogio del buon vino..

Non potrei mancare in una discussione alcolica pertanto, continuando a far pubblicità al libro di Massimo Donà “filosofia del vino”, vi riporto l’introduzione, così da poter continuare a dare una parvenza psico-filosofica alla discussione.


"Filosofia e scienza, filosofia e morale, filosofia e diritto...
In una compagnia tanto illustre e ormai da tempo codificata, potrebbe apparire singolare questo nuovo binomio: filosofia e vino, o, più esattamente, filosofia del vino.
Pure, a ben guardare, seppure inconsueto, il binomio è tutt'altro che ingiustificato, poiché il rapporto tra vino e filosofia può aiutarci a far luce su uno degli aspetti fondamentali e più affascinanti del vero filosofare.
Da sempre infatti lo spirito più autentico della filosofia è caratterizzato da una essenziale oscillazione: teso a disegnare i confini della misura consentita, di quello che può essere definito buono e vero, è a un tempo irresistibilmente chiamato a infrangerli.
Se per la filosofia il problema è quello della misura, sarebbe tuttavia difficile negare che possano essere dette cose assennate e credibili intorno alla "misura" soltanto partendo da una prospettiva radicalmente "smisurata". Bisogna porsi di là dalla misura per essere in grado di misurarla. O, in altre parole, la misura non può essere misurata se non alla luce del suo oltre.
Poste queste premesse, dovrebbe apparire quasi inevitabile la conclusione che gli effetti di un sano abbandono ai piaceri del vino, con la loro conseguente dis-misura, possano essere considerati parte integrante di una esperienza genuinamente filosofica. Soltanto chi li abbia sperimentati, con quella moderazione che molte menti del passato giudicavano condizione indispensabile perché la familiarità con il vino debba dirsi positiva, potrà ragionevolmente farsi consapevole del limite che separa il bene dal male o il vero dal falso.
La bevanda tratta dalla vite ha infatti tutti i requisiti per essere assunta come icona dell' ambiguità che esprime il senso più profondo del vero. Nessuna autentica esperienza di verità ha mai realmente sopportato - sebbene si siano adottate le strategie più diverse per dimostrare il contrario - le univoche strettoie in cui spesso ci racchiude il dominio di una ragione troppo sobria per essere davvero credibile.
Non a caso il vino, che può aiutarci a uscire dai confini di quelle strettoie, a superare la limitatezza di una ragione troppo sobriamente umana, veniva originariamente chiamato "nettare degli dei", e il nome esprimeva un vero e proprio simbolo sacro. Mentre il modo, le forme in cui la bevanda veniva di volta in volta assunta costituiscono una significativa cartina di tornasole per comprendere il modo di essere più generale nel quale di volta in volta si è espressa la vita degli uomini sin dai tempi più antichi.
Se è infatti vero che il vino comincia ad acquisire una serie di importanti significati proprio da quando la cultura filosofico-religiosa (e quella poetico-letteraria) lo assumono quale simbolo di precise esperienze rituali, di rigorose pratiche conoscitive, non è meno vero che il suo utilizzo risale a tempi assai più remoti.
Ricerche archeologiche attente hanno ormai provato che la vitis vitifera, pianta rampicante che cresceva spontanea nelle foreste e che è certamente all'origine di quei preziosi e delicati arbusti che sarebbero poi stati coltivati per ottenere il "nettare degli dei", affondava le sue radici nella terra già trecentomila anni fa.
E nasce allora spontanea la curiosità di immaginare quale fu la sorpresa di chi per primo assaggiò il succo spremuto dal frutto di quella pianta, rimasto a lungo in qualche rudimentale contenitore. Dovette senza dubbio avvertire, quel primo "assaggiatore" (se davvero è esistito un primo "assaggiatore"), che il succo si era radicalmente trasformato, aveva preso un gusto affatto diverso, provocando una condizione strana, e certamente piacevole, che altri, dopo di lui, avrebbe definito "ebbrezza", rendendo il cervello "perspicace, vivo, inventivo, pieno di forme agili, ardenti e dilettevoli".
Fonte di ebbrezza, il vino si trovò presto a svolgere un ruolo tutt'altro che indifferente nell'esercizio di pratiche religiose legate a quell'irrinunciabile desiderio di superamento dei consueti schemi quotidiani che sembrava poter condurre a un vero e proprio contatto con la divinità.
Vino e spiritualità, dunque; vino e conoscenza.
E sarebbe forse possibile non passare dall'accostamento con la conoscenza a quello con la filosofia?"
maxim is offline  
Vecchio 09-11-2007, 13.50.31   #6
katerpillar
Ogni tanto siate gentili.
 
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Riferimento: Elogio del buon vino..

cielosereno52
Citazione:

Da uomo pieno di feccie.. mi chiedevo se.. la psicoterapia sia
l'eliminazione e il filtraggio che rende migliore la nostra qualità.. o..certe tracce rimangono fissate per sempre...e..si rimarrà sempre vino da tavola..
donella
Citazione:
Beh, ok, appunto! : arrecano "gravi danni al prodotto finito" ...ai fini della bevibilità.
Ma è auspicabile , per l'invidividuo, l'obiettivo di potersi qualificare, a fine filiera, come "buon prodotto finito" di ottima bevibilità?
Quando penso che mirabili pagine di letteratura non sarebbero mai state scritte se i rispettivi autori fossero stati "depurati" da una qualche feccia, o che inimmaginabili traguardi scientifici non sarebbero mai stati conseguiti se i rispettivi autori non avessero vissuto in modo ossessivo e maniacale la loro scienza,... io , pur dovendo ammettere che il filtraggio è funzionale alla bevibilità, concludo che non è la bevibilità (per l'individuo contrariamente al vino) l'obiettivo d'elezione.
E' un po' la storia della più vecchia contestazione mossa alla psicologia : il rischio della totale omologazione in uno standard di perfetto equlibrio, che sarebbe socialmente funzionalissimo ma individualmente mortifero ("finito", per l'appunto).
katerpillar

Credo che faremmo bene a separare la psicoterapia dalla psiocologia, anche se si possono usare tutte e due per "togliere le fecce" da quel vino chiamato uomo/donna. Personalmente, tatissimi anni or sono, ho frequentato per 5 anni la prima, e non mi è sembrato di essere stato omologato; anzi, mi sembra che ne sia uscito tenendo in considerazione solo due fattori:

1°) L'assoluta innocuità ed inutilità, sotto un profilo terapeutico, di questa disciplina. 2°) L'utilità della stessa sotto un profilo di esperienza personale e sociale, di cui ne può beneficiare la memoria.
Anche se molti affermano che quest'ultima utilità si può ottenere senza spendere un patrimonio, riunendosi semplicemente tra persone, anche non conoscenti, anzi sarebbe consigliabile.

Quindi, caro cielosereno52, per togliere le famose fecce invita e raggruppa una decina di persone e parlate tra di voi -di tutto e di più- per cinque anni, senza andare a spensere dei soldi dagli strizza cervelli, con l'avvertenza di nominare un moderatore, possibilmente esterno al gruppo.

Se alla fine riuscite a uscirne fuori vincitori e deciderete di fare una cena di addio, ti posso dare un'altro consiglio-ma questo è più facile- per scegliere i vini, se fossi in te, chiamerei sentieroluminoso, che ha dimostrato una conoscenza raffinata- medio alta- della materia, e poi in qualità di forumista ti potrebbe dare il consiglio anche gratis...tentare non nuoce.
katerpillar is offline  
Vecchio 09-11-2007, 21.22.01   #7
cielosereno52
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Riferimento: Elogio del buon vino..

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Originalmente inviato da katerpillar
cielosereno52
donella katerpillar

Credo che faremmo bene a separare la psicoterapia dalla psiocologia, anche se si possono usare tutte e due per "togliere le fecce" da quel vino chiamato uomo/donna. Personalmente, tatissimi anni or sono, ho frequentato per 5 anni la prima, e non mi è sembrato di essere stato omologato; anzi, mi sembra che ne sia uscito tenendo in considerazione solo due fattori:

1°) L'assoluta innocuità ed inutilità, sotto un profilo terapeutico, di questa disciplina. 2°) L'utilità della stessa sotto un profilo di esperienza personale e sociale, di cui ne può beneficiare la memoria.
Anche se molti affermano che quest'ultima utilità si può ottenere senza spendere un patrimonio, riunendosi semplicemente tra persone, anche non conoscenti, anzi sarebbe consigliabile.

Quindi, caro cielosereno52, per togliere le famose fecce invita e raggruppa una decina di persone e parlate tra di voi -di tutto e di più- per cinque anni, senza andare a spensere dei soldi dagli strizza cervelli, con l'avvertenza di nominare un moderatore, possibilmente esterno al gruppo.

Se alla fine riuscite a uscirne fuori vincitori e deciderete di fare una cena di addio, ti posso dare un'altro consiglio-ma questo è più facile- per scegliere i vini, se fossi in te, chiamerei sentieroluminoso, che ha dimostrato una conoscenza raffinata- medio alta- della materia, e poi in qualità di forumista ti potrebbe dare il consiglio anche gratis...tentare non nuoce.


Grazie di cuore .

Veramente.. osavo sperare in interventi tosti.. ironici.. garbatamente ironici..
mi sembra strano che sia successo
Per il vino.. che garbatamente vorrei offrire .. e..visto che sono genovese..
di provincia ma ..genovese..dunque tirchio.. mi limiterei a un bianco della valpolcevera..appena ..matura nelle botti .. di quello sono sicuro della sua qualità..

Virtualmente lo offro volentieri adesso ( tanto non costa..) .

E a proposito di costo.. ritengo che alcuni dei tanti ottimi forumisti meriterebbero ricompense per la profusione di cultura che essi fanno..
ed è un peccato godere in modo limitato del loro sapere.
( scusate le sviolinate.. ma sono sincere..)

cielosereno52 is offline  
Vecchio 10-11-2007, 19.12.22   #8
donella
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Riferimento: Elogio del buon vino..

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Originalmente inviato da katerpillar
[b]Personalmente, tatissimi anni or sono, ho frequentato per 5 anni la prima, e non mi è sembrato di essere stato omologato;

Potrebbe significare anche soltanto che la psicoterapia non è riuscita!

donella is offline  
Vecchio 11-11-2007, 05.15.38   #9
katerpillar
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katerpillar
Citazione:
Personalmente, tatissimi anni or sono, ho frequentato per 5 anni la prima, e non mi è sembrato di essere stato omologato; anzi, mi sembra che ne sia uscito tenendo in considerazione solo due fattori:
1°) L'assoluta innocuità ed inutilità, sotto un profilo terapeutico, di questa disciplina. 2°) L'utilità della stessa sotto un profilo di esperienza personale e sociale, di cui ne può beneficiare la memoria.
donella
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Potrebbe significare anche soltanto che la psicoterapia non è riuscita!
katerpillar

Senza voler andare fuori tema, ma solo un escursus temporaneo, nell'arco della mia vita, dopo quella lunga esperienza, durante le serate in cui si pasteggiava del buon vino locale, quello per i palati meno esigenti ma più genuini, ho chiesto a cani e porci se conoscessero qualcuno da presentarmi che avesse beneficiato della disciplina.

Ti garantisco che la mia indagine mi ha lasciato esterefatto, poichè coloro che l'avevano frequentata, al termine della cura si sono ritrovati tutti con malattie primarie, come: la pressione alta, la cefalea a grappolo, il diabete ecc. Comunque, essendo io un ottimista, sono sempre in attesa "dell'incontro giusto"; il vino si rinnova anno dopo anno, per cui non dispero di trovare buona compagnia a cui chiedere.
katerpillar is offline  

 



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