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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 19-11-2007, 10.04.48   #1
arsenio
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Chi ha paura dell'inconscio?

“Chi ha paura dell'inconscio?” di Lorena Preta, in “Psiche”, rivista di cultura psicoanalitica – Il Saggiatore, 2007

L'inconscio come zona dello psichico indicata dalla psicologia del profondo ha aperto orizzonti vastissimi nel rapporto corpo e mente, individuo e società, per una nuova visione del mondo . Andrebbe rilanciata la portata provocatoria di questa teoria , quale rottura con la tradizione del pensiero.
Sarà difficile che possa misurarsi con i parametri scientifici classici: la psiche non è misurabile, nemmeno se entra nell'ambito delle neuroscienze, o del cognitivismo. Quest'ultimo è interessato più alla coscienza, quale rapporto della mente (o del cervello) con una macchina. Le psicoterapie cognitive che ne derivano sono pure di tipo relazionale , ma escludono le emozioni, gli affetti, le conflittualità. La psicoanalisi, se limitata al campo culturale, è solo ricerca ermeneutica e non considera l'aspetto biologico della psiche e dell'inconscio.
Nell'attuale contesto la psicoanalisi quale rivelazione di dinamiche inconsce alla base delle nostre azioni ha ancora un posto di primo piano. Ad esempio, individuabile nell'utenza compulsiva e feticistica delle “protesi”, come i telefonini.
L'immaginario individuale sta sparendo, schiacciato da quello indotto dalla società. L'”altrove” dell'inconscio soggettivo è diventato pervasivo, tra psichico interno e psichico esterno, e la nostra vita assomiglia più al linguaggio bizzarro di un sogno. Ma così è diventato ancor più opportuno distinguere e disciplinare conscio ed inconscio, regolarmente strutturati, divisi e integrati. A fronte di queste nuove dinamiche l'inconscio fa ancora paura?



E' la sintesi di un articolo sulle ultime concezioni dell'inconscio.
Cosa intende la psicoanalista quando allude alla “portata provocatoria della psicoanalisi quale rottura con la tradizione del pensiero?” E perchè l'inconscio dovrebbe “far paura?” Rivoluzionò una tradizionale visione del mondo. Inizio con il superamento del cogito ergo sum cartesiano, per cui “l'Io non è più padrone in casa sua” (Freud). E del dualismo tra anima e corpo, disconfermato dalla pratica terapeutica. Oltre all'inquietudine suscitata dal considerare l'inconscio quale unica realtà psichica.
La responsabilità del singolo parte dall'inconscio, il resto è mascheramento. Tanti discorsi, garanzie, affermazioni, non hanno rilevanza: sono simulazioni per l'immagine che si vuol dare di sé (Fromm).
Quindi ci sarebbe una discrepanza tra il pensare e l'essere. Pensiamo e affermiamo – razionalizzando – di comportarci per motivi lodevoli, ma la sincerità conscia vale poco: la vera motivazione, inconscia, può essere ben diversa o antitetica. Così certe conflittualità latenti;ad esempio a una buona coscienza può corrispondere un inconscio senso di colpa, a coscienza di amore inconscia indifferenza o odio, alla coscienza di fede, può corrispondere un mancanza di fede, ecc. Un docente di psicologia sociale,in contatto anche con sacerdoti, ci raccontò della loro diffidenza a sottoporsi al test di Rorschach (le “macchie d'inchiostro”). Subodoravano quali mostri, inconfessabili repressioni, disconferme di cieche credenze, potevano emergere dagli abissi del loro inconscio.
L'ipotesi che non tutta la vita psichica sia cosciente è antica: Platone,i mistici medioevali, la filosofia indiana, ecc. Poi l'inconscio di Leibniz, la “volontà cieca” dei Schopenhauer, ecc. Significativi sono Nietzsche, per cui solo una piccola parte del pensiero è cosciente; Jung e l'inconscio collettivo. E certe intuizioni di scrittori come Balzac, Dostoevskij, Kafka, Scnhitzler, ecc, sono ammirate anche da chi s'interessa professionalmente di processi mentali.
Per Freud, che non ignora questi antecedenti, l'inconscio è lo psichico reale, contrapposto al conscio fenomenico, punta di un iceberg. Cerca le connessioni nei sogni, nei piccoli incidenti”, nei motti di spirito, nei ricordi.

Oggi l'inconscio non è stato accantonato. Certe depressioni sembra siano causate da vissuti traumatici che la mente ha sofferto a sua insaputa, ma vano sarebbe indagare nella memoria. Da recenti ricerche, (con la collaborazione di c .s. m ), ipotetiche manifestazioni dell'inconscio trapelano dalle dimensioni virtuali. Sotto forma di tracce dissociative, pc-dipendenze dal mezzo, dai nick quali doppi d'invenzione, dagli avatar delle “second life”. Ma anche dalle dinamiche da community,con perdita di potere critico. Con supini adeguamenti al gruppo-pensiero diretto da quelli che sono più mediocremente visibili. Fino alla perdita di controllo delle vita reale. Le paure devono essere ben altre. Della perdita di un pensiero autonomo, dell'inabilità al saper vedere e valutare i fatti concreti. L'inconscio individuale sta cedendo il posto a un comune magma di frammenti ideativi disfunzionali, imposti dalla società mediatica, telematica, digitale. Così come lo spessore di un proprio personale mondo interiore si fa sempre più sottile.
Anche interpretato come prolungamento dell'Io nell' Es, percepire l'inconscio senza errori è impossibile, al di là d'ipotesi, deduzioni,interpretazioni provvisorie.
Illusorio è scoprirlo, difficile ammetterne l'esistenza di dinamiche interiori che sfuggono al controllo della consapevolezza e razionalità, inquietante la possibilità di essere diversi o peggiori di quanto si crede.
arsenio is offline  
Vecchio 24-11-2007, 20.11.36   #2
katerpillar
Ogni tanto siate gentili.
 
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Riferimento: Chi ha paura dell'inconscio?

arsenio
Citazione:
L'ipotesi che non tutta la vita psichica sia cosciente è antica: Platone,i mistici medioevali, la filosofia indiana, ecc. Poi l'inconscio di Leibniz, la “volontà cieca” dei Schopenhauer, ecc. Significativi sono Nietzsche, per cui solo una piccola parte del pensiero è cosciente; Jung e l'inconscio collettivo. E certe intuizioni di scrittori come Balzac, Dostoevskij, Kafka, Scnhitzler, ecc, sono ammirate anche da chi s'interessa professionalmente di processi mentali.
Per Freud, che non ignora questi antecedenti, l'inconscio è lo psichico reale, contrapposto al conscio fenomenico, punta di un iceberg. Cerca le connessioni nei sogni, nei piccoli incidenti”, nei motti di spirito, nei ricordi.

Oggi l'inconscio non è stato accantonato. Certe depressioni sembra siano causate da vissuti traumatici che la mente ha sofferto a sua insaputa, ma vano sarebbe indagare nella memoria. Da recenti ricerche, (con la collaborazione di c .s. m ), ipotetiche manifestazioni dell'inconscio trapelano dalle dimensioni virtuali. Sotto forma di tracce dissociative, pc-dipendenze dal mezzo, dai nick quali doppi d'invenzione, dagli avatar delle “second life”. Ma anche dalle dinamiche da community,con perdita di potere critico. Con supini adeguamenti al gruppo-pensiero diretto da quelli che sono più mediocremente visibili. Fino alla perdita di controllo delle vita reale. Le paure devono essere ben altre. Della perdita di un pensiero autonomo, dell'inabilità al saper vedere e valutare i fatti concreti. L'inconscio individuale sta cedendo il posto a un comune magma di frammenti ideativi disfunzionali, imposti dalla società mediatica, telematica, digitale. Così come lo spessore di un proprio personale mondo interiore si fa sempre più sottile.
Anche interpretato come prolungamento dell'Io nell' Es, percepire l'inconscio senza errori è impossibile, al di là d'ipotesi, deduzioni,interpretazioni provvisorie.
katerpillar

Purtroppo, riguardo all'inconscio, nessuno di quelli nominati e che, a ragion veduta, possiamo classificare nell'olimpo dei grandi, ci hanno dato una indicazione precisa da cosa sia composto e del perché influenzi in modo cosi
pesante la nostra vita.

Come sempre, quando l'uomo non riceve giustizia cerca di farsela da solo, perché la ritiene di una importanza vitale, così avviene quando nessuno gli da delle risposte sui quesiti che si pone, e l'inconscio è un problema che mi ha sempre affascinato e nello stesso tempo messo paura.
Citazione:
arsenio

Illusorio è scoprirlo, difficile ammetterne l'esistenza di dinamiche interiori che sfuggono al controllo della consapevolezza e razionalità, inquietante la possibilità di essere diversi o peggiori di quanto si crede.
katerpillar

Proprio così, ho paura dell'inconscio proprio perché ritengo che il suo contenuto non faccia parte dell'esperienze da noi fatte, ma che troviamo già belle che fatte; e credo che queste esperienze partono da così lontano, fino ad arrivare indietro nel tempo, alla prima forma di vita che è apparsa sulla terra. Proprio così: sono fermamente convinto che l'inconscio è formato da tutte quelle esperienze fatte anche da altre specie di vita che poi si è tramutata in uomo/donna, e non vi dovrebbe essere dissenso credere che moltissime di queste esperienze saranno risultate drammatiche, ecco lì che i nostri comportamenti, le nostre nevrosi e la nostra infelicità non sara facile dominarla sarà difficile sgominarla.

Inoltre credo che se l'uomo partisse sempre da zero ogni volta che nascesse una nuova vita, le esperienze che fa in questa breve vita non sarebbero sufficienti nemmeno per creare un piccolo immaginario, figuriamoci per creare una nevrosi. La nevrosi ha bisogno di ben altro per instaurarsi, ha bisogno dell'inconscio; ovvero: di milioni e milioni di esperienze fatte da altri e che sono in noi come patrimonio primario, a cui va ad aggiungersi l'esperienza che facciamo per conto nostro, tutti i giorni, ma ormai influenzata da tutte le altre che ci portiamo dietro.

Al di fuori di questo assunto non vedo altri validi significati che si possano dare alla compilazione dell'inconscio.....per questo continuo ad averne paura; ma ormai, incominciando a conoscerlo, non più del mio: ma di quello degli altri.
katerpillar is offline  
Vecchio 27-11-2007, 09.41.09   #3
arsenio
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Riferimento: Chi ha paura dell'inconscio?

Citazione:
Originalmente inviato da katerpillar
arsenio katerpillar

Purtroppo, riguardo all'inconscio, nessuno di quelli nominati e che, a ragion veduta, possiamo classificare nell'olimpo dei grandi, ci hanno dato una indicazione precisa da cosa sia composto e del perché influenzi in modo cosi
pesante la nostra vita.

Come sempre, quando l'uomo non riceve giustizia cerca di farsela da solo, perché la ritiene di una importanza vitale, così avviene quando nessuno gli da delle risposte sui quesiti che si pone, e l'inconscio è un problema che mi ha sempre affascinato e nello stesso tempo messo paura. katerpillar

Proprio così, ho paura dell'inconscio proprio perché ritengo che il suo contenuto non faccia parte dell'esperienze da noi fatte, ma che troviamo già belle che fatte; e credo che queste esperienze partono da così lontano, fino ad arrivare indietro nel tempo, alla prima forma di vita che è apparsa sulla terra. Proprio così: sono fermamente convinto che l'inconscio è formato da tutte quelle esperienze fatte anche da altre specie di vita che poi si è tramutata in uomo/donna, e non vi dovrebbe essere dissenso credere che moltissime di queste esperienze saranno risultate drammatiche, ecco lì che i nostri comportamenti, le nostre nevrosi e la nostra infelicità non sara facile dominarla sarà difficile sgominarla.

Inoltre credo che se l'uomo partisse sempre da zero ogni volta che nascesse una nuova vita, le esperienze che fa in questa breve vita non sarebbero sufficienti nemmeno per creare un piccolo immaginario, figuriamoci per creare una nevrosi. La nevrosi ha bisogno di ben altro per instaurarsi, ha bisogno dell'inconscio; ovvero: di milioni e milioni di esperienze fatte da altri e che sono in noi come patrimonio primario, a cui va ad aggiungersi l'esperienza che facciamo per conto nostro, tutti i giorni, ma ormai influenzata da tutte le altre che ci portiamo dietro.

Al di fuori di questo assunto non vedo altri validi significati che si possano dare alla compilazione dell'inconscio.....per questo continuo ad averne paura; ma ormai, incominciando a conoscerlo, non più del mio: ma di quello degli altri.


Ti confondi con gli archetipi dell'inconscio collettivo di Jung: eredità spirituale che appartiene al patrimonio culturale dell'umanità. I prototipi collettivi dell'esperienza umana sono affascinanti e possono ispirare certe “figure” eterne che ci accompagnano durante l'esistenza. Ma non c'entrano con la struttura freudiana dell'inconscio, già difficilmente indagabile quale scienza naturale.
Né mi convince l'inconscio lacaniano come discorso dell'Altro simbolico, interpretato come leggi culturali, storiche, familiari, sociali, che precedono la nascita e la condizionano attraverso le leggi del linguaggio. Mentre la sua teoria dell'inconscio che si struttura come un linguaggio, posso condividerla. Certe poesie riuscite che condensano un significato anche in un solo verso, come la scena di un sogno, lo confermerebbero.

arsenio is offline  
Vecchio 29-11-2007, 00.24.43   #4
-Ivan-
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Riferimento: Chi ha paura dell'inconscio?

Interessante la questione sull'inconscio, personalmente sono molto appassionato a ciò che scrive Fromm e mi piace il suo punto di vista su diverse questioni, quella dell'inconscio pur essendo non troppo esaustiva e molto teorica è una di queste.
Prima di tutto bisogna partire dalla premessa che conscio ed inconscio non esistono, sono aggettivi usati per determinare dei pensieri.
Io non ho un inconscio, ma ci sono dei pensieri che nascono in me e che sono inconsci, cioè io non li "penso" o meglio li genero e li metto da parte dove non posso raggiungerli, o almeno non nella normale vita quotidiana.
Detto questo si può definire quali pensieri diventano consci, cioè quali io percepisco effettivamente.
Secondo Fromm ci sono dei filtri di pensiero che ne determinano la natura conscia o inconscia, la lingua e l'influenza della società sono due di questi, ce n'è un altro ma non lo ricordo al momento.
Se io non posso esprimere un concetto a parole è difficile (o impossibile) che questo diventi conscio, perchè è qualcosa che per la mia mente non può esistere. E questo è piuttosto semplice come concetto.
Per quanto riguarda il filtro sociale bisogna dire che ogni uomo ha in sè tante pulsioni che fanno tutte parte della natura umana ma che molte vengono soppresse dalla società per necessità.
Come abbiamo purtroppo avuto modo di constatare una certa persona in determinate condizioni, con una storia particolare alle spalle può diventare un soggetto che la società non può accettare, facciamo il caso di un pedofilo.
Una determinata società può giustamente non accettare il fenomeno della pedofilia in quanto lo riconosce dannoso per la vita del bambino.
In questa società le persone che hanno tenenze pedofile le tenderanno a rimuovere e quindi a renderle inconsce per poter continuare ad essere accettati e non essere allontanati dal gruppo, solo chi ha una tendenza troppo forte verso questa pulsione non potrà rimuoverla e la vivrà in modo conscio.
E' un esempio poco approfondito e buttato un po' li per spiegare il concetto.
Per quanto riguarda l'inconscio invece Fromm dice che è tutta la natura umana in sè meno la parte conscia. E' tutto quello che nel corso della vita un uomo può essere tranne quello che effettivamente è.
E' quello che per un motivo o per un altro ho sentito ma non ho potuto vivere come esperienza di pensiero.

A me piace molto come punto di vista, però non ho molti punti di riferimento perchè a parte qualcosina di Freud e molti libri di Fromm per il resto in materia di psicologia non ho molte conoscenze anche perchè la psicologia per come è oggi non mi piace affatto.
-Ivan- is offline  
Vecchio 30-11-2007, 09.54.58   #5
arsenio
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Riferimento: Chi ha paura dell'inconscio?

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Originalmente inviato da -Ivan-
Interessante la questione sull'inconscio, personalmente sono molto appassionato a ciò che scrive Fromm e mi piace il suo punto di vista su diverse questioni, quella dell'inconscio pur essendo non troppo esaustiva e molto teorica è una di queste.
Prima di tutto bisogna partire dalla premessa che conscio ed inconscio non esistono, sono aggettivi usati per determinare dei pensieri.
Io non ho un inconscio, ma ci sono dei pensieri che nascono in me e che sono inconsci, cioè io non li "penso" o meglio li genero e li metto da parte dove non posso raggiungerli, o almeno non nella normale vita quotidiana.
Detto questo si può definire quali pensieri diventano consci, cioè quali io percepisco effettivamente.
Secondo Fromm ci sono dei filtri di pensiero che ne determinano la natura conscia o inconscia, la lingua e l'influenza della società sono due di questi, ce n'è un altro ma non lo ricordo al momento.
Se io non posso esprimere un concetto a parole è difficile (o impossibile) che questo diventi conscio, perchè è qualcosa che per la mia mente non può esistere. E questo è piuttosto semplice come concetto.
Per quanto riguarda il filtro sociale bisogna dire che ogni uomo ha in sè tante pulsioni che fanno tutte parte della natura umana ma che molte vengono soppresse dalla società per necessità.
Come abbiamo purtroppo avuto modo di constatare una certa persona in determinate condizioni, con una storia particolare alle spalle può diventare un soggetto che la società non può accettare, facciamo il caso di un pedofilo.
Una determinata società può giustamente non accettare il fenomeno della pedofilia in quanto lo riconosce dannoso per la vita del bambino.
In questa società le persone che hanno tenenze pedofile le tenderanno a rimuovere e quindi a renderle inconsce per poter continuare ad essere accettati e non essere allontanati dal gruppo, solo chi ha una tendenza troppo forte verso questa pulsione non potrà rimuoverla e la vivrà in modo conscio.
E' un esempio poco approfondito e buttato un po' li per spiegare il concetto.
Per quanto riguarda l'inconscio invece Fromm dice che è tutta la natura umana in sè meno la parte conscia. E' tutto quello che nel corso della vita un uomo può essere tranne quello che effettivamente è.
E' quello che per un motivo o per un altro ho sentito ma non ho potuto vivere come esperienza di pensiero.

A me piace molto come punto di vista, però non ho molti punti di riferimento perchè a parte qualcosina di Freud e molti libri di Fromm per il resto in materia di psicologia non ho molte conoscenze anche perchè la psicologia per come è oggi non mi piace affatto.


Da un punto di vista fenomenologico l'inconscio non si può spiegare, ma solo comprendere. Quindi più che non esistere, diciamo che non fa parte delle sperimentabili scienze naturali. In quanto al “conscio” come coscienza, la sua esistenza dipende dal punto di vista considerato: coscienza comportamentale o psicologica. Quindi si potrebbe ipotizzare una soglia sensitiva suscettibile di sperimentazione psicofisica. In tal caso si possono separare contenuti psichici avvertiti coscientemente e contenuti preconsci: coscienza come fenomeno qualitativo della psiche,o entità fisiologica neurofisiologicamente localizzabile? Il campo di discussione e di ricerca, cono l'avvento delle neuroscienze, è sterminato.
Certe potenzialità e risorse rimangono, se non inconsce,inespresse, finchè non vengono stimolate e valorizzate. Il “disagio della civiltà” (Freud) dipende anche dalla repressione delle pulsioni sessuali e aggressive. Per un'istintualità da incanalare adeguatamente, non sempre facilmente esprimibile o sublimata in altre mete deviate.
Fromm condivide con Freud lo scopo principale della psicoanalisi, quale il rendere cosciente l'inconscio per conoscere e comprendere se stessi. Originale è il suo concetto d'inconscio sociale,parte repressa della psiche universale. Per cui critica gli ordinamenti sociali che deformano l'uomo. Com'era un tempo la psicologia, secondo te?
A volte una disciplina comincia a piacere quando si comincia a studiarla. Provaci.
arsenio is offline  
Vecchio 30-11-2007, 11.29.53   #6
-Ivan-
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Originalmente inviato da arsenio
Da un punto di vista fenomenologico l'inconscio non si può spiegare, ma solo comprendere. Quindi più che non esistere, diciamo che non fa parte delle sperimentabili scienze naturali. In quanto al “conscio” come coscienza, la sua esistenza dipende dal punto di vista considerato: coscienza comportamentale o psicologica. Quindi si potrebbe ipotizzare una soglia sensitiva suscettibile di sperimentazione psicofisica. In tal caso si possono separare contenuti psichici avvertiti coscientemente e contenuti preconsci: coscienza come fenomeno qualitativo della psiche,o entità fisiologica neurofisiologicamente localizzabile? Il campo di discussione e di ricerca, cono l'avvento delle neuroscienze, è sterminato.
Certe potenzialità e risorse rimangono, se non inconsce,inespresse, finchè non vengono stimolate e valorizzate. Il “disagio della civiltà” (Freud) dipende anche dalla repressione delle pulsioni sessuali e aggressive. Per un'istintualità da incanalare adeguatamente, non sempre facilmente esprimibile o sublimata in altre mete deviate.
Fromm condivide con Freud lo scopo principale della psicoanalisi, quale il rendere cosciente l'inconscio per conoscere e comprendere se stessi. Originale è il suo concetto d'inconscio sociale,parte repressa della psiche universale. Per cui critica gli ordinamenti sociali che deformano l'uomo. Com'era un tempo la psicologia, secondo te?
A volte una disciplina comincia a piacere quando si comincia a studiarla. Provaci.

Grazie del consiglio, lo farò sicuramente, devo solo trovare i libri adatti per farlo. Io studio informatica all'università, la psicologia come qualche altra materia è un "hobby" che voglio portarmi dietro a lungo ma ho difficoltà a scegliere libri adeguati. Un po' alla volta comunque ci sto forse riuscendo.
-Ivan- is offline  

 



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