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Vecchio 30-11-2007, 12.15.47   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
il post femminismo e la "differenza"

Si dice che alle nuove femministe la parità attraverso la rivendicazione della”differenza” non interessi più, e che ora confidino in un dialogo con l'uomo per condizioni su basi non più di rivalutazione della loro specifica natura e cultura.

Cosa vuole la postfemminista? Fino a poco tempo fa si citavano femministe storiche come la filosofa-analista Luce Irigaray,che voleva ricuperare la dimensione della differenza sessuale negata dal fallocentrismo occidentale, che riduce il femminile a una “specularità” in negativo del maschile. Spesso assecondata dalle stesse donne che esigono l'uguaglianza con gli uomini tramite la neutralizzazione dell'ideale femminile, più che raggiungere una parità fondata sul valore della loro differenza, espressa in una salda identità femminile. L'obiettivo sarebbe la condivisione delle stesse caratteristiche di genere maschile. Il che oltrepassa la giusta emancipazione e “cittadinanza” femminile.

Mi sembra che il modello di riferimento resti sempre quello maschile, perchè le caratteristiche di genere delle donne finora non sono state rivalutare. Eppure si teorizzò perfino un oltre-uomo maschio mutante, accogliente,con alcuni stili comportamentali “femminili”; soprattuto per le professioni di aiuto, come i futuri psicoterapeuti, dotati di “maternage” che li renda maggiormente abili nelle relazioni di contenimento e di sostegno. Inoltre nel campo delle risorse umane qualità come lo spirito di collaborazione,la disponibilità a formarsi ed a formare, sono ritenute peculiari delle donne. Nonostante tale teorico apprezzamento, in una società ormai all'insegna della competizione,del successo, dell'efficientismo,del denaro quale unica etica anche sul piano simbolico, resiste un'identificazione con il “maschile” a cui mirano entrambi i sessi. Si deve tener conto anche che la nostra cultura occidentale non dà molta importanza alle attività derivanti dall'emisfero destro “femminile”, se non finalizzate a un successo professionale. Esse sono: capacità d'immaginazione,creatività,gus to estetico, disponibilità a comunicare e a decifrare l'altrui comunicazione non verbale,capacità di sintonizzarsi con il tono emotivo dell'altro.
Fin dall'antichità (Omero, Aristotele, Plutarco,; l'ellenismo, ecc. ) è misconosciuta l'alterità femminile come valore per esplorare altre possibilità di rapportarsi al mondo. Fu ritenuta addirittura antieducativa! Chiusura che non fu a favore di una necessaria simbiosi di processi cognitivi ed emozionali per un unico percorso pedagogico. Anche per apprendere a estrinsecare verbalmente stati d'animo, esperienze interiori in reciprocità , e on maggior attenzione alla altrui espressività,gestualità,attegg iamenti. L'analfabetismo emozionale è da correlare a una maschilità in evoluzione? Anche come archetipico modello desiderabile? Per Freud stesso, patriarcale-borghese, la bambina era un maschietto mancato. Nemmeno è stata pienamente indagata la sessualità femminile multiforme e pervasiva. Più complessa, ricca,sfumata. Vaginale e clitoridea,diffusa in molte zone erogene. La donna per sua natura e cultura è più affettiva e passionale. Ricordo alcune eroine rappresentative: Isotta, Eloisa, Anna Karenina. Letterariamente apprezzai la soggettività, certa sensibilità espressa nel lessico e d alcune intuizioni di scrittrici come l'Aleramo, la Deledda, la Woolf, Simon de Beauvoir, ecc. Ma anche tra le nuove scrittrici ho scoperto una conoscenza della realtà contemporanea riguardante il mondo conflittuale dell'amore in tutti i suoi problematici risvolti.

L'emancipazione femminista si è arenata in un'affermazione sociale che uguaglia, omologando alle norme del maschio occidentale greco-cristiano – borghese. Non ho mai approvato la donna relegata ad ”angelo del focolare”,a perfetta massaia succube del marito padrone. Tradizioni dalle radici lontane. Ricordo un mio professore di filosofia che mi chiese un giorno a bruciapelo cosa pensasse sant'Agostino delle donne. Si trattava della loro demonizzazione da parte sua, quale principale fonte di peccato. Donna equivalente a infermo. Ancora nell'atteggiamento sempre ambiguo delle gerarchie ecclesiastiche, le donne avrebbero tali limiti di casalinghe addette alla riproduzione.

Doverebbero ricuperare e difendere la ricchezza della loro specifica,ineguagliabile e sempre più occultata identità, Anche loro malgrado sottomesse e soggiogate da un'indifferenziata e presunta superiorità del maschio.
arsenio is offline  

 



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