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Vecchio 03-12-2007, 19.57.45   #1
marco gallione
Utente bannato
 
Data registrazione: 22-05-2007
Messaggi: 363
E' peggio Natale o Capodanno?

So che non mi crederete, e che troverete qui ennesima conferma della mia mitomania.
Domenica vedo il caro Vito insieme ad altri amici. E domenica succede il fattaccio. Non ci crederete, vi dicevo. Non ci crederete..

Non la faccio lunga: sapete che, di solito, si usa scrivere a Babbo Natale (certo che lo sapete!) Lo fanno i bimbi buoni, e lo fanno anche gli adulti, per sé o per i propri bimbi buoni.
Ebbene – incredibile a dirsi – Vito ha ricevuto lui da Babbo Natale una lettera. Altro che scrivere a Babbo Natale. Lui riceve da Babbo Natale!

Quel che ho capito è che Babbo Natale è coinvolto in un processo di umanizzazione preoccupante.
Leggete voi stessi, vi prego.

"
Caro Vito,

quando muore il bimbo dentro di noi è il momento che cominciamo ad invecchiare.

Negli ultimi tempi nella mia vita si è insinuata come ospite ingombrante e molesta, ma soprattutto non invitata la depressione, almeno credo si possa definire così.
Una sensazione nera e pesante di tristezza infinita che mi aggredisce improvvisamente, specialmente la sera dopo il lavoro, quando rientro a casa.

Sono lì, bello come il sole, che guido la mia auto nel traffico in mezzo ad una città illuminata del nord, con il mio bel vestitino bianco e rosso alla moda, con il portafoglio di Gucci in tasca, con dentro un bel carico di euro (non sono ricco ma, oltre alle creste sui regali, lavoro molto e quindi guadagno di conseguenza). Con l’auto nuova di concessionario, che si muove silenziosa in mezzo al frastuono della metropoli… Ed ecco che sgomento mi sembra che tutto si sciolga davanti ai miei occhi che si velano di tristezza, una sorta di affresco che scivola via dalla parete rivelando un’informe macchia grigia… il mostro.

Minchia! Antica parola che significa stupore.

Le ho provate di tutte, per esorcizzare “la signora” tutte parimenti sbagliate.

Ho iniziato una cura a base di cocktail nei locali alla moda con gli amici, alla fine, tornato a casa, ho rimediato solo uno specchietto retrovisore rotto (guidare ubriaco non è facile) e uno spavento che mi ha ridotto il culo a spillo, ad ogni luce blu incontrata sul tragitto verso casa.

Al solo pensiero di un controllo di etilometro della polizia, mi viene da pensare a cosa avrei inventato.
Comunque quella volta l’ho sfangata, ma l’ho pagata al risveglio il giorno dopo, con un fegato mezzo distrutto e un mal di testa pulsante come un sonar di un sottomarino russo.
Dopo una settimana di questa vita ero uno straccio, anzi un mocio vileda.

A parte la patente che i signori tutori dell’ordine mi avrebbero giustamente bruciato davanti agli occhi al solo risultato del test dell’alcol, non ho trovato conveniente pagare trenta minuti di spensieratezza con 15 ore di malessere generale che mi hanno ridotto ad un’ameba, quindi ho mollato l’alcol.
Le sigarette le ho mollate da un po’, sono dunque sulla strada della beatificazione?
Purtroppo no, o meglio, per fortuna no?


Scartata a piè pari questa soluzione alcolica, ho deciso di affrontare “il mostro” con un antidepressivo illegale di origine sudamericana che con parsimoniosa somministrazione mi sembra aiutare il mio spirito fiacco e mi fa passare la sera alla meno peggio.
Non esagero perché altrimenti non dormo più, diciamo lo o la uso “cum grano salis”.
Voi ci credete? Io No.
Inutile dire che anche se ho smesso di fumare e di bere la mia faccia non migliora con simili stravizi ed ho il sospetto (ahimè più che un sospetto… una prova certa) che anche il mio sistema nervoso abbia solo un momentaneo e apparente ritorno alla giocosità. Subito dopo mi vedo ripiombare nel pozzo artesiano della mia sconfinata “depression”, come amabilmente mi piace chiamarla, un po’ all’inglese che mi sembra meno schifa.

Quindi sto sempre peggio e in più sono anche nervoso (prima almeno ero solo depresso), quindi incazzato e tristo, che coppia!

Ecco che calo l’asso di bastoni, vedo se riesco a vincere se non la partita almeno la mano.

Allora provo con il sesso, mi sono messo di impegno a sedurre un po’ di donne.
Alla fine ne trovo una che mi piace, con cui sto bene assieme, con cui ci rido e ci scherzo (urca penso c’è l’ho fatta) niente, torno a casa e sono più triste di prima e al momento della copula agognata non mi funziona neanche Exalibur, ovvero la spada resta nella roccia invece che nella gnocca.
Io che sono stato sempre un bestione…niente.
Una Caporetto, manco la bandiera resta alta.
Affondo con il Titanic? Mi butto su una scialuppa? Imparo a nuotare nelle acque gelide? Faccio come Hemingway mi sparo?
Il ventaglio di possibilità si apre rapido come maneggiato da una geisha.

Mi interrogo giustamente sulla normalità, sono normale?
Sono un Babbo Natale normale?

Già…la normalità, “l’irreprensibile” normalità!

Normalmente alti, normalmente vestiti bene, normalmente felici, normalmente morti…che significa normalità? Domandarselo è già un chiaro indizio di non esserlo.
L’uomo normale non si domanda è così di default (sempre citando gli anglosassoni) se è normale..

Allora io che sono?
Un gnappo bastardo? Anzi un Babbo Bastardo, perché arriva la neve (azz la neve), che giunga al fine il Santo Natale.

Giro ramingo con il mio vestito rosso i miei risvolti di pelliccia bianca, sornione guardo le case degli uomini illuminate sotto la neve (ummmmh ancora quella, ma è un’ossessione!).

Sospiro e penso che alla fine fra poco mi toccherà cominciare il mio giro.
Non per portare doni quest’anno, ma per togliere.
Quest’anno “revolution”, sono un Babbo Bastardo.

Toglierò via ogni cosa, soprattutto da me stesso e solo allora, forse, tornerò bambino e vivrò ancora una notte di stelle, magari una sola ma piena di magia.

Auguri Vito. A te e alla tua famiglia.

Babbo Natale
"


Questa lettera, assai esclusiva, Vito me l’ha regalata per Natale, con grande anticipo, e con una certa tirchieria (visto che non gli è costata un gran che..).
Leggendola, oggi pomeriggio, mi ha fatto un certo effetto devo dire. Ho deciso di metterla qui.

Mi ha fatto pensare a una domanda semplice semplice.
Come vedete voi le feste ormai prossime ad arrivare?
(comunicazione di servizio importante: lungi da me intavolare un discorso sui profili religiosi delle festività natalizie, che chi vorrà potrà trattare altrove, magari nell’altro Forum Spiritualità, o dove meglio crede).

Su di un piano psicologico, mi e vi chiedo: non è che il quadro riumanizzato, o disumanizzato, di una delle icone natalizie maggiori riportato nella lettera di Vito (Babbo Bastardo), sia la dimostrazione surreale che il mito consumistico natalizio ha ormai preso una direzione strana, la deriva buonistica della felicità diffusa, generando un nuovo significato del Natale che, per molti – spero non per me –, non può che essere fonte di avvilimento, se non di depressione?

So che si tratta di questioni note e arci-note a molti di voi.
Ma perchè non discuterne?

Saluti e tanti auguroni in anticipo a tutti.


Ps: siccome sono buono, non calo subito il Jolly Jocker; ossia il concetto di Capodanno, che vedo un po’ come un prodotto chimico per indurre depressione anche in chi è il capo dei giovialoni più felici. Figuriamoci in chi non sta troppo bene di suo… Se volete dire anche di quello, secondo me ci sta; ed ha pure implicazioni ancora più estreme, a bene vedere.
marco gallione is offline  
Vecchio 03-12-2007, 23.01.59   #2
catoblepa
Ospite abituale
 
Data registrazione: 30-06-2006
Messaggi: 282
Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

Io trovo ormai estranee e innaturali per la mia indole tutte le feste comandate o quelle in cui è d'obbligo una "particolare atmosfera" ...natale, capodanno, ferragosto....
festeggiare dovrebbe essere nel mio mondo-perfetto una cosa spontanea e non preordinata a tavolino (fra circa venti giorni so già che "festeggerò"....ma come si può programmare la gioia?) e quindi non vedo perchè il 25 dicembre o il giorno del mio compleanno dovrei per forza essere nell'umore giusto per festeggiare.

So che le ricorrenze collettive hanno un significato e le loro storie alle spalle, e gli antropologi ci dicono che servono a tenere unite le comunità di persone, perchè sono momenti in cui tanti si riconoscono in un avvenimento che accomuna.

Ma la gioia è prima di tutto un fatto personale, e non può essere una data di calendario a dovermi dire "oggi sarai felice".
catoblepa is offline  
Vecchio 04-12-2007, 05.07.46   #3
hava
Ospite abituale
 
Data registrazione: 05-12-2005
Messaggi: 542
Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

Povero Babbo Natale, e' triste quando si perdono le illusioni, ed ancora piu' triste quando ci si impedisce di rallegrare chi ne ha bisogno, quando ci si chiude in se stessi meditando sul proprio dolore.
Su Babbo Natale, prendi il tuo sacco colmo di doni e di saggezza e mettiti in strada! Non c'e' bisogno d'essere motorizzati e sofisticati perche' cio' potrebbe rovinare la bellezza del mito. Ed il bimbo dentro di noi non morira'.
[io Babbo Natale non lo conosco personalmente perche' sono ebrea, ma gli porto grande rispetto anche se alle volte si ubriaca...]
hava is offline  
Vecchio 04-12-2007, 12.45.43   #4
senzanome
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Data registrazione: 17-04-2006
Messaggi: 163
Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

io odio il natale, ancora più del capodanno.
ovviamente mi assale la depressione, più passano gli anni e più mi assale.

lo scorso anno, al pranzo a casa dei parenti, mi sono scolata una bottiglia di vino di mio zio, prodotto da lui. era buono, molto.
non era proprio mia intenzione berlo tutto. è andata così.
scambiavo due chiacchiere con il parente seduto accanto a me e appena la vivace conversazione terminava, sentivo il bisogno di versarmi da bere.
provavo a intavolare un'altra vivace discussione con il parente seduto dall'altra parte, terminata la conversazione mi versavo da bere.
con il parente di fronte, stesso effetto.
eravamo una quindicina e ho anche provato a cambiare posto a tavola, soprattutto per stare più vicina all'altra bottiglia.
sono stata molto brava a mimetizzarmi tra i parenti, però.
ho amabilmente conversato con tutta la tavola, anche grazie al fatto che ho una buona resistenza alcool.

quest'anno spero di trovare sotto l'albero la stessa bottiglia, una o due, dipende da quanto siamo a tavola, non lo so.

marco gallione, potresti coiedere a Vito se per piacere può dire a Babbo Natale di non fare troppo il bastardo e di non passare a casa dei miei parenti a rubare le bottiglie di vino?
Adda passà a nuttata...
senzanome is offline  
Vecchio 04-12-2007, 14.12.22   #5
hava
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Messaggi: 542
Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

Citazione:
Originalmente inviato da senzanome
io odio il natale, ancora più del capodanno.
ovviamente mi assale la depressione, più passano gli anni e più mi assale.

lo scorso anno, al pranzo a casa dei parenti, mi sono scolata una bottiglia di vino di mio zio, prodotto da lui. era buono, molto.
non era proprio mia intenzione berlo tutto. è andata così.
scambiavo due chiacchiere con il parente seduto accanto a me e appena la vivace conversazione terminava, sentivo il bisogno di versarmi da bere.
provavo a intavolare un'altra vivace discussione con il parente seduto dall'altra parte, terminata la conversazione mi versavo da bere.
con il parente di fronte, stesso effetto.
eravamo una quindicina e ho anche provato a cambiare posto a tavola, soprattutto per stare più vicina all'altra bottiglia.
sono stata molto brava a mimetizzarmi tra i parenti, però.
ho amabilmente conversato con tutta la tavola, anche grazie al fatto che ho una buona resistenza alcool.

quest'anno spero di trovare sotto l'albero la stessa bottiglia, una o due, dipende da quanto siamo a tavola, non lo so.

marco gallione, potresti coiedere a Vito se per piacere può dire a Babbo Natale di non fare troppo il bastardo e di non passare a casa dei miei parenti a rubare le bottiglie di vino?
Adda passà a nuttata...



E' tutto questione di punti di vista. Come si sa uno la vede bianca ed uno nera, e probabilmente non e' bianca ne' nera...
A me il Natale della mia infanzia in Italia ha lasciato un gusto amaro e di invidia per quelli a cui la magica festa apparteneva. Io ero di fuori e mi sentivo estraniata, non appartenevo.
Ed ora lontano lontano, da un paese dove non si celebra il Natale, penso con una certa nostalgia all'albero luccicante degli ex-vicini di casa, alle luci ed ai negozi illuminati e festosi.
Buon Natale!
hava is offline  
Vecchio 04-12-2007, 16.52.15   #6
iulbrinner
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Data registrazione: 25-10-2007
Messaggi: 303
Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

"quando muore il bimbo dentro di noi è il momento che cominciamo ad invecchiare." (Babbo Natale)
"Come vedete voi le feste ormai prossime ad arrivare?" (Marco Gallione)

Personalmente non trovo le festività un momento triste; neanche "necessariamente" allegro, a dire il vero. Direi che è un momento un pò ritualizzato dove si è chiamati a fare una serie di cose che ordinariamente non ci passerebbero per la testa.
Se però devo essere del tutto sincero, sino in fondo, come si addice ad un angolo riparato di confessioni psicologiche, confesso allora che quello è l'unico momento dell'anno in cui la mancanza di figli (non ne voglio in tutto il resto dell'anno, sia chiaro) mi dà un pò di malinconia.
Vedere il Natale attraverso gli occhi di bimbetti che rimangono ingenuamente estasiati davanti alle lucine dell'alberello o alle scatole dei regali con l'incarto colorato o ai dolci di cioccolata ed alle altre cose buone, è tornare a percepire la magia della vita oltre il disincanto che accompagna l'età adulta.
Quando il bambino dentro di noi cresce sino a non far sentire più la sua vocina desiderosa di protezione ed affetto, e sembra che muoia, un altro bambino dovrebbe prenderne il posto e tornare con il suo incanto ad incantare il nostro bambino morente. Sarebbe il ciclo naturale della vita.
Ma oggi le cose sono più complicate; la famiglia non è più un luogo di certezze e di protezione e, allora, bisogna organizzarsi per il Capodanno; per non rimanere indietro, per continuare ad ignorare, tra i botti le risa e lo spumante il bambino morente....
iulbrinner is offline  
Vecchio 04-12-2007, 19.24.21   #7
cielosereno52
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Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
"quando muore il bimbo dentro di noi è il momento che cominciamo ad invecchiare." (Babbo Natale)

Ma oggi le cose sono più complicate; la famiglia non è più un luogo di certezze e di protezione e, allora, bisogna organizzarsi per il Capodanno; per non rimanere indietro, per continuare ad ignorare, tra i botti le risa e lo spumante il bambino morente....


Trovo molto dolce e tenera questa discussione.. confessiamo le nostre amarezze.. le nostre aspettative deluse.. i nostri rimpianti..
Cerchiamo il vecchio miracolo del buon Babbo Natale.. del Gesù Bambinello dei presepi nella nostra infanzia..
Lo cerchiamo fuori di noi.. nel mondo che scorre e consuma sempre più velocemente.. in viaggi che ci portino sempre più lontano.. dalle nostre radici..da noi stessi...per vederci sempre uguali.. per cercare ancora chissà che..

Forse.. il bambino che muore..è dentro di noi.. perchè..viene nutrito male..
troppe aspettative su di lui..troppe responsabilità.. gli creiamo un mondo artificiale.. dove vi sono pochi spazi per la fantasia.. per la creatività..tutto oramai è razionale.. non magico..

Per fortuna.. esiste ancora la magia.. la magia in ogni essere umano che vive e respira.. che crea il proprio mondo ogni giorno.... che accetta di vivere il tramonto perchè sà che vi è sempre una nuova alba..

Certo.. semplice non è.. difficile fidarsi di un bambino.. ma qualcuno scrisse che se non saremo come bambini.. nostro non sarà il regno dei cieli.. dove per regno dei cieli.. si può anche leggere di un piccolo e sereno angolo
di pace su questa terra.. di un mondo dove la condivizione delle
scoperte scientifiche rendi vita migliore a tutti.. e non ai soliti noti..
dove uomini e donne siano materialità e spiritualità assieme..

Ci sono ancora doni da ricevere.. capodanni da smaltire di botti e luci..
cielosereno52 is offline  
Vecchio 04-12-2007, 20.43.29   #8
nevealsole
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Il senso del Natale presente

Quando si parla con malinconia del Natale, mi torna sempre in mente Dickens, ed il suo Christmas Carol.
Come più volte detto, sono cristiana, e per me Natale è la venuta di Cristo in terra, la Sua incarnazione, ma non solo questo.
Domenica scorsa, prima di avvento, è stata proposta la liturgia della luce.
Si posizionano quattro candele vicino all’altare, una per ogni domenica di avvento.
Ogni domenica si accende una nuova luce, quando ogni luce è accesa arriva Gesù (un po’ il contrario di quello che succede di solito per le feste di compleanno… che quando arrivi è tutto buio).
La liturgia della luce non è cosa solo cristiana, credo sia un rito antichissimo, forse di origine celtica, che si compie in concomitanza con l’inizio del nuovo ciclo della vita (dopo il 13 dicembre le giornate si allungano e il ciclo vitale legato alle stagioni in qualche modo si compie).
La luce simboleggia la salvezza dalle tenebre: la luce di Dio, la luce della Vita, la luce dell’Amore, la luce della Sapienza… chiamatela e pensatela come volete, ma la luce per l’uomo è il simbolo dei simboli: senza luce non ci sarebbe vita.
La luce, caro Babbo, ben può essere anche rinascita da una vita che sembra senza senso, o scomoda, o faticosa, o triste.
Il Natale dovrebbe essere questo, ogni giorno.
Il cristianesimo lega alla luce l’attesa di Dio: svegli affinché non colga impreparati, pronti per la vita eterna.
Lasciamo da parte il cristianesimo, però, e guardiamo a questo mondo dove stiamo.
Questo mondo dove stiamo, dal mio punto di vista, ci offre già in vita – in parte – l’occasione di vedere il nostro inferno e cambiarlo, e scegliere la luce (non necessariamente Dio, intendiamoci).
Nel “Cantico di Natale” il cattivo Mr Scrooge è tormentato da un fantasma che gli mostra cosa è stato, cosa è e cosa sarà nella sua vita, se non cambierà.
Non credo sia necessario arrivare a tanto, al fantasma. Ognuno di noi si specchia ogni giorno nelle persone che incontra e per sapere dove ci porteranno i nostri comportamenti, e le nostre scelte, basta saper guardare. Però bisogna anche guardare oltre, e non fermarsi alla maschera.
Questo credo si chiami Karma: ripercorriamo a distanza di tempo i nostri passi all’infinito, fino a che non riusciamo a comprendere ciò che dovevamo comprendere.
C’è un film con Bill Murray: lui ogni giorno si sveglia e davanti a sé ha la stessa, medesima giornata.
Davanti a noi, ogni giorno con personaggi diversi, si ripropone la stessa identica situazione che ci fa soffrire.
E si ripresenterà finché non saremo capaci di “fare la scelta giusta”, di comprendere il perché di questa giornata sempre uguale che si ripropone.
La giornata di Natale, in fondo, la potete intendere così.
E’ la nostra capacità di viverla ed imparare da essa che la renderà differente.
Dobbiamo imparare a vivere ciò che ci si presenta dinanzi, senza pregiudizio.
Ho trovato asfittici molti pranzi di Natale, in passato.
Ho trovato noiosi i saluti ai parenti e le solite stupide chiacchiere.
Partecipavo indossando una maschera e mi irritavo ad ogni racconto altrui di meravigliose felicità.
Sapevo di indossare una maschera ma non sapevo immaginare che altri, per ragioni non così differenti dalle mie, la indossassero a loro volta.
E così dell’altro, scorgevo solo la maschera.
Quando ho buttato giù la maschera ho imparato a vedere quella degli altri, e l’ho compresa.
A quel punto anche gli altri hanno buttato giù la loro.
Il senso del Natale presente, per me, è ricordare che siamo tutti sulla stessa barca, con le nostre gioie e i nostri dolori, in una vita che per tutti è imperfetta ma che tutti vorremmo fare credere perfetta a chi ci sta dinanzi.
Il senso del Natale presente, per me, è vivere questo giorno con la capacità di riscoprirci “animali sociali”, bisognosi di essere insieme e bisognosi di identità, di appartenenza.
E il senso di appartenenza lo dobbiamo ricercare nelle nostre origini, nelle nostre famiglie, se le abbiamo.
Se non le abbiamo dobbiamo avere il coraggio di cercare la nostra famiglia, di costruirla, di unire le solitudini che ci rendono umani: perché gli altri un po’ rompono le scatole, ma senza si vive male.
Il senso del Natale presente.
Tutte quelle luci colorate e accese in ogni angolo, dovrebbero rappresentare questo: consapevolezza che la luce esiste e se non la vediamo è solo perché stiamo tenendo gli occhi chiusi.




A proposito, Babbo, l’hai ricevuta la mia letterina vero? Il Capodanno lo passerei con Bradd, me lo puoi buttare direttamente giù per il camino…
nevealsole is offline  
Vecchio 04-12-2007, 20.45.32   #9
nevealsole
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Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

Citazione:
Originalmente inviato da iulbrinner
Quando il bambino dentro di noi cresce sino a non far sentire più la sua vocina desiderosa di protezione ed affetto, e sembra che muoia, un altro bambino dovrebbe prenderne il posto e tornare con il suo incanto ad incantare il nostro bambino morente. Sarebbe il ciclo naturale della vita.
Ma oggi le cose sono più complicate....

Questo l'ho pensato molte volte anche io, la cosa più semplice al mondo oggi è diventata la più complicata, c'est la vie...
nevealsole is offline  
Vecchio 07-12-2007, 10.53.50   #10
donjuan
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Riferimento: E' peggio Natale o Capodanno?

secondo me, tutte le manifestazioni che ti impongono la condivisione di una emozione o di una allegria, sono agghiaccianti.
Natale tradizionalmente, è la festa della famiglia. ma cosa vuol dire famiglia, che cosa rappresenta ora come ora la famiglia? e quanti e quali sono i modi di vedere la famiglia ed il Natale? c'è il modo dei miei genitori e dei miei suoceri, per cui la famiglia è un nucleo d'affetto, nel quale convergono anche ricordi del passato che magari sono rivissuti proprio attraverso il "Natale in famiglia". c'è il modo dei bambini, che sicuramente abbinano il Natale all'emozione dei regali e comunque alla sicurezza dell'affetto attraverso i regali. C'è il modo dei giovani, adolescenti o preadulti, per i quali i conflitti all'interno della famiglia rendono il Natale una seccatura, un imprigionamento, una ipocrisia, una falsità. E poi c'è il mio che vedo, sento , percepisco e sto male non certo per il Natale, ma per quel che il Natale rappresenta per le persone che mi stanno intorno. per me famiglia significa l'unione di elementi che isolati sono utili e perfetti e gestibili, ma uniti creano una mistura infiammabile che può esplodere e arrecare dolore. ed il Natale può essere una di quelle occasioni alchemiche di mistura infiammabile .
succede solo a me o queste situazioni sono comuni? e come vengono superate? solo arrivando al 2 gennaio?
donjuan is offline  

 



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