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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 12-12-2007, 02.56.02   #1
nexus6
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Data registrazione: 22-09-2005
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Lightbulb Progresso, suicidio collettivo, morte e... Tempo!

Il macigno che grava sulla mia testa... ecco da dove derivano molti dei problemi che mi, e secondo me, ci assillano, dalle depressioni alle stanchezze, alle difficoltà come singoli esseri sociali... il tempo! Ho pensato e scritto tanto intorno al tempo e contemporaneamente ho cercato di studiarlo nel modo che sentivo più profondo, ma più conoscevo, più lampade accendevo e più il buio si faceva pesto, pesto, sì... qualcosa mi ha sempre pestato, disturbato, coperto la mia passione, come una spada di Damocle perennemente pendente sulla mia testa, su ogni mia scelta, in ogni mio bivio da una parte cercavo di far aderire il mio ritmo a quello del "tempo", dall’altra c’era il rifiuto verso questa adesione e dunque un ancor più sottile prostrarmi a questo mito eretto a Dio... il Tempo...

... tutto deve essere sempre più "fast"! Veloce! Bisogna essere produttivi, avere un lavoro redditizio e dunque, per esempio, studiare ed in fretta, perché il mercato del lavoro è crudele con chi perde tempo; con questi principi hanno fatto un vero e proprio scempio nelle università italiane, le hanno messe in ginocchio e secondo me reggono solo per l’ampia presenza di professori coscienziosi che in cuor loro sanno che ciò che gli è stato imposto di considerare inutile è tra le vere preziosità dell’insegnamento, quelle scintille di comunicazione che non si possono dire, ma non si può far altro che sentirle ed assaporarle...

... e sul lavoro? Si sfiora l’apocalisse delle assurdità; uno dei tanti esempi è quello degli operai della Thyssen Krupp che vengono ammazzati dalla "sicurezza" della produttivissima azienda presente a Torino, morti "bianche" un *****, sono nient’altro che omicidi legalizzati e "previsti" dalla sicurezza; la difesa in nome di una presunta sicurezza per me coincide con l’ammissione degli omicidi, ma questo non è l’argomento in discussione.

... e le ferie, per esempio? Le avete notate? Nella famiglia in cui sono cresciuto sono state sempre tra i periodi con più conflitti dolorosi in assoluto: improvvisamente quel tempo derubato torna ad imporre la sua presenza... e... incredibilmente non si sa che fare! E ciò crea stress! Bisogna ammazzarlo quel prezioso tempo! Si usa proprio dire "ammazzare il tempo"... è incredibile quanto sia significativa questa espressione! Il Tempo ammazza noi per il resto dell’anno e noi ci preoccupiamo di ammazzarlo durante le vacanze o durante un semplice viaggio... e poi bisogna pure recuperare il "ritmo"... una vera e propria carneficina, insomma...

... c’è qualcosa di profondamente malsano in tutto ciò! Qualcuno mi ha chiesto, ci ha chiesto se il ritmo di queste società ci piace, ci soddisfa, aderisce al nostro di ritmo? A quello della nostra essenza, quel sottile modo in cui ci sentiamo fluidi, senza resistenze ed i contrasti galleggiano solo come gocce d’olio sporco sulla superficie dell’acqua limpida. Perché è questo ritmo che dovrebbe essere considerato il Re! E non il suddito! Credo che gli studi degli psicoanalisti inizierebbero a svuotarsi se "solo" si applicasse questo semplice ed elementare principio: quando c’è attrito tra due superfici, relativamente hanno velocità differenti e se questa differenza si attenua, l’attrito diminuisce... così il calore prodotto in eccesso e così l’entropia... perfino l’universo sarebbe più contento ed invece stiamo pure contribuendo alla sua morte... ed io l’intero universo sulla coscienza proprio non mi sento di sostenerlo... certo i taoisti l’avevano compreso un po’ di millenni prima della termodinamica...

Ed invece, a queste semplici considerazioni si oppone la ferma e netta convinzione che "così debba andare" ovvero che "questa è la realtà", che si studia per il pezzo di carta e per lavorare... e che si vive per lavorare... ma questi non sono principi morali o precetti psicologici... non sono leggi! Se non di malsane società!

Mi chiedo a questo punto se l’ossessione della produttività e del progresso sia un mito presente nell’inconscio collettivo dell’essere umano... è così? Non esistono tribù "primitive"(-?-) dove pare che questo mito proprio non agisca? Esistono depressioni in quel tipo di società? Ed in oriente? Nella più grande "democrazia" del mondo, l’India? Eh no, mi direte, perché non esistono certo i problemi che abbiamo noi e ne hanno molti altri e di più basilari... ma invece di creare palliativi per i problemi, non sarebbe meglio dotarci di una bella cura...?!

Al contrario sto notando chiaramente una netta ostinazione nel non voler risolvere veramente i problemi ed un vero e proprio amore e bisogno ossessivo per gli stessi; credo si chiami anche "masochismo". Guardate per esempio un autobus alle 8.30 o alle 18.30 e ne vedrete tanto; mi sono tante volte visto anch’io su quell’autobus ed ancora non so se restarci sopra o scendere definitivamente. E quando l’essenza di noi proprio non ce la fa più, ecco il palliativo soccorso ovvero le "cure" psicologiche che credo, per la maggior parte non per loro costituzione, ma perché esercitate nient’altro che da uomini, non facciano altro che privare la coscienza della propria essenza; non si cura il cancro, ma si estirpa la parte che esplicita coscientemente il dolore ovvero il cervello ovvero la mente, così il cancro rimane pronto ad infettare altri organi, mentre la coscienza a poco a poco svanisce. Si tratta di lobotomizzazioni, non di vere cure. Gli psicofarmaci questo d’altronde fanno: agiscono, inibendoli, sui neurotrasmettitori presenti nelle sinapsi che mediano gli impulsi elettrici del dolore o di ciò che si vuol curare... e li danno pure ai bambini, ai bambini "iperattivi"... oh mio dio... se avete un bambino e qualcuno vi propone un farmaco per l’iperattività sputategli pure in un occhio e poi nell’altro, con buona pace del politically correct...

Scavando ancora un poco, questo presunto mito collettivo del necessario progresso e dunque del presunto miglioramento avente come giudice il Tempo, non potrebbe derivare da qualcos’altro? Se sentissimo di avere un tempo infinito ovvero se la morte non fosse presente, se non la percepissimo come per la maggior parte siamo abituati? E’ l’ossessione del nostro tempo finito, ovvero la morte, che alimenta questo collettivo malsano sogno e che spinge tutto a dover essere sempre più ed ancor più "veloce" e giungiamo al paradosso che ci facciamo morire prima di morire in un suicidio doloroso e lento; la psicologia mi pare insegni che spesso le paure anticipino nella realtà il loro oggetto, trovo sia splendido e tragico questo meccanismo... abbiamo paura di qualcosa e finiamo per realizzare, per creare la situazione che temevamo.

Nel caso della morte l’applicazione del principio è chiaro: abbiamo paura della morte e dunque ci diamo la morte prima della naturale venuta della stessa; credo si chiami anche "suicidio".

Questa paura secondo me (sicuramente tale meccanismo è stato studiato da qualche parte), è molto ben presente nell’inconscio collettivo del genere umano, forse Freud, Jung o altri l’hanno sicuramente teorizzato ed analizzato. E, secondo me, pure alcuni di quelli che dicono di non averla, in realtà non fanno altro che viverla continuamente nelle loro azioni quotidiane; io sono uno di quelli: non ho paura della morte, sono pronto ad affermarlo, spiegarlo molto razionalmente e tramite ciò che a volte ho sentito, ma agisco a volte nient’altro come se l’avessi. Sento che l’idea, la quale spesso si trasforma automaticamente in ossessione, riguardante un qualsiasi progresso personale, come acquisizione di un "qualcosa" a livello morale, spirituale, materiale sia l’esplicitazione a livello cosciente della paura della morte. In poche parole bisogna ossessivamente migliorarsi in qualche modo, accumulare "qualcosa", denaro, proprietà, sapere materiale o spirituale, prima della propria fine; l’ossessione consiste proprio nell’idea assillante e soffocante che occorra ottenere queste "cose" prima che sia troppo tardi.

E scavando ancora un poco più in là, bisogna morbosamente migliorarsi prima della morte ovvero mutare ciò che si è, poiché evidentemente ci si considera mancanti, inadeguati, incompleti, poveri, sbagliati ed occorre rimediare diventando differenti, migliori, ricchi, sapienti seguendo modelli che ci si impone o imposti, tramite cui siamo stati educati o dovrei dire violentati, modelli esteriori, esterni e lontani da noi stessi, dai nostri peculiari ed unici ritmi... ma chi è "sbagliato"? Io, voi? O la partecipazione forzata al gioco che così continuiamo ad alimentare? Gioco frenetico che non fa altro che privarci di noi?

La mia domanda è essenzialmente questa: è proprio necessario seguitare singolarmente ad alimentarlo? E perché, invece, non scoprire cosa noi, cosa il nostro ritmo ha intimamente da dirci? Cosa la nostra preziosa unicità ha da comunicarci? Non troveremo forse lì quella felicità e libertà tanto bramata ed inseguita cercando invece d’aderire a questo o quel modello, a questo o quel ritmo differente, nel lavoro, nelle singole nostre attività, nella nostra vita?

Ciò che vorrei comunicare non è l’abbandono d’ogni attività per dedicarsi all’ascolto di se stessi, quanto integrare questo con la vita d’ogni giorno e considerarlo la base spontanea ed essenziale della quotidianità, così da riappropriarci di noi, del nostro tempo, del nostro ritmo.

Chi siamo non so, ma certo penso non automi il cui scopo ed il cui valore si stabilisce in base a criteri di produttività aziendale, come se la vita, qualsiasi cosa si pensi su di essa, iniziasse e finisse con il timbro di un cartellino... e che poi l’azienda produca soldi, proprietà, saperi, conoscenze spirituali... poco conta, per me una vita come questa è un lento e masochistico suicidio.

Finora mi sono reso conto ho in gran parte vissuto così, considerando la mia vita come fossi il manager di me stesso... e ne sto da un po’ timidamente sorridendo, ma l’educazione è sempre in agguato e la sento chiaramente...

Un saluto...
nexus6 is offline  
Vecchio 15-12-2007, 17.14.02   #2
sirmione
Ospite
 
Data registrazione: 11-12-2007
Messaggi: 24
Riferimento: Progresso, suicidio collettivo, morte e... Tempo!

...il tempo è lo spazio nel quale viviamo, togli lo spazio e sparisce anche il tempo, poichè i due sono intimamente una cosa sola. Siamo seppelliti sotto una valanga di condizionamenti che sin dall'infanzia ci sono piovuti addosso...si puo fare molto per ritrovare il nostro Essere originario, occorre però lavorare molto su se stessi e , di solito, le persone dicono che non hanno mai tempo per fare questo. Le parole volano e si disperdono restano i fatti e la ns capacità di tradurli in significativi risultati. Tutti noi abbiamo un'interessante occasione nel vivere quasta vita, mettere in campo i ns talenti, approfondire la conoscenza di come siamo fatti da un punto di vista fisico, emotivo, mentale, spirituale...
sirmione is offline  
Vecchio 17-12-2007, 23.42.24   #3
nexus6
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Data registrazione: 22-09-2005
Messaggi: 1,770
...

Già, i condizionamenti
siamo talmente immersi
in queste allucinazioni ipnotiche
di cui siamo vittime
che eresia è il solo parlarne.

Un ruolo, un carattere, una vita
svestiti i panni del tempo
non rimangono che vuoti contenitori
in cui faticano persino irrazionali parole
a trovare un filo che le leghi insieme.

Un saluto...
nexus6 is offline  

 



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