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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 19-12-2007, 09.47.26   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Le passioni spente

Nella società dell'effimero si consumano rapidamente anche i sentimenti; né si dà importanza al riconoscere e manifestare i propri vissuti affettivi. Così come a decifrare ed accogliere quelli altrui.
Anche in famiglia le emozioni vengono inibite, specialmente ai maschietti. Quale malintesa linea educativa che le associa a una sensibilità concessa per tradizione solo alle femmine. Oppure si fanno coincidere negativamente con una psiche indifesa e incomprensibile,mentre andrebbero rivalutate. Non solo per sviluppare l'intuizione e modulare i propri stati emotivi. Anche per addestrare precocemente alla conoscenza di sé, degli altri,della varietà di stili relazionali, ecc. L'inadeguatezza di tali esperienze può predisporre ai disagi psichici.

Le passioni sane sono da discernere dai sentimenti di falsa coscienza suggeriti per assimilarsi all'identità collettiva. Esteriorizzati solo perchè conformi alla desiderabilità sociale. Come quelli esteriorizzati nelle varie spettacolarizzazioni televisive.
Le emozioni sono necessarie alla vita e all'azione, e l'apatia,come ogni fuga negli stati nirvanici, non è una soluzione virtuosa. Il calderone della new age, tra uno pseudocristianesimo, buddismo, vuoto della mente zen, omeopatia placebica, ecc. non educò allo scambio comunicativo, emozionale e conoscitivo.

Oggi la supremazia tecno-scientifica svaluta l'emozionalità, l'intuizione e l'immaginazione, perchè non utilitaristiche. Uno dei più significativi saggi sull'argomento è “L'amore liquido” di Zymunt Bauman, sull'attuale fragilità dei legami affettivi. Investire in sentimenti è considerato un rischio senza il tornaconto di un certo guadagno di ritorno. Eppure le emozioni attraversano tutto l'arco della nostra vita. Presenti sia in elaborazioni razionali, così come esse stesse presentano elementi valutativi della realtà.

Prevalgono le chiusure in se stessi, gl' individualismi di massa necessari a una leadership di successo. Aspirazione a cui tende anche l'evoluzione di un postfemminismo, che a favore di un'emancipazione imitativa dei modelli maschili sta rinunciando a valorizzare le differenze di genere. Specie l'empatia quale abilità indispensabile alla socializzazione. Anche nelle conversazioni non si sente l'esigenza di sintonizzarsi con l'umore dell'altro e di leggere i suoi segnali espressi, per condividerne le emozioni interne.

Il maschio “materno” ed emozionale è raro; ritenuto de-omologato e poco operativo. Estraneo anche all'immaginario femminile. Antieroe in contrasto con l'uomo avventuroso che ostenta sicumera. Sovente per celare le sue vulnerabilità.

Certe inquietudini esistenziali rivelatrici non vengono indagate nel loro significati profondi. In tempi in cui prevale l'aridità e l'indifferenza c'è il rischio che tali stati d'animo vengano repressi con gli psicofarmaci, spegnendo così ogni disagio reattivo, che viceversa andrebbe interpretato. Dovuto quasi sempre a carenze della sfera emotiva ed affettiva. Che possono predisporre alle malattie mentali.
arsenio is offline  
Vecchio 19-12-2007, 17.34.37   #2
veraluce
Ospite abituale
 
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Data registrazione: 16-08-2007
Messaggi: 603
Riferimento: Le passioni spente

Che triste ritratto della società... quindi questo dovremmo essere "noi"?

Arsenio caro, ci sono ancora speranze vero? Perché io in quel che hai riportato non mi ci vedo proprio... forse leggerò il libro che hai menzionato...
comunque spero che contempli anche la possibilità che ci siano ancora molte persone che non rientrano nelle tipologie che hai considerato...

Accendiamole queste passioni allora...

P.S.: Mi dai una tua definizione di "passione"?

Ti abbraccio
veraluce is offline  
Vecchio 21-12-2007, 10.40.12   #3
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: Le passioni spente

Citazione:
Originalmente inviato da veraluce
Che triste ritratto della società... quindi questo dovremmo essere "noi"?

Arsenio caro, ci sono ancora speranze vero? Perché io in quel che hai riportato non mi ci vedo proprio... forse leggerò il libro che hai menzionato...
comunque spero che contempli anche la possibilità che ci siano ancora molte persone che non rientrano nelle tipologie che hai considerato...

Accendiamole queste passioni allora...

P.S.: Mi dai una tua definizione di "passione"?

Ti abbraccio


Cara veraluce avevo cominciato a rispondere a qualche tuo dubbio sul tema: più o meno su come difendersi dall'aridità dei tempi e su cosa intendessi oggi per “passione”. Mi sono accorto che il tema si presterebbe a una lunga indagine per scoprine le varie implicazioni, che non si esaurirebbero nemmeno in un lungo post. In ogni caso tento una risposta in “ma cosa s'intende oggi per “passione”?, che ho preferito rendere più accessibile sotto forma di argomento. Anche se sono consapevole che nei forum in genere sviscerare un certo tipo di tematiche, non limitandosi a chattare con una certa superficialità, che non sempre rende onore alle “riflessioni”, non interessa molti.

Grazie e un
arsenio is offline  
Vecchio 21-12-2007, 13.06.24   #4
cianotico
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Data registrazione: 19-12-2007
Messaggi: 11
Riferimento: Le passioni spente

E forse che le persone al giorno d'oggi, ma forse è sempre stato così, si valutano per la capacità di sopravvivere in questo mondo così desolatamente competitivo. Conosco persone che competitive non lo sono affatto, che sono costrette per una forma mentale diciamo "inadeguata" ai nostri tempi, a rinchiudersi nei propri sentimenti e nelle proprie emozioni per evitare i giudizi delle persone competitive... Queste persone sono spesso depresse, autolesioniste, asociali...

La passione ci spinge sempre però a migliorarci, a metterci in discussione, a esporci in prima persona per il raggiungimento di uno scopo personale o altruistico. Per questo appena uno ha una passione per qualcosa si accende necessariamente la competizione con gli altri, per avere un confronto, una vittoria, un riconoscimento, o anche solo un attimo di visibilità.

Le persone che hanno paura del confronto, che sono particolarmente vulnerabili alle sconfitte, smetteranno di essere passionali negli argomenti che hanno dato loro delusioni. Perchè siamo fragili.

In realtà tutte le azioni passionali si fanno per raggiungere uno scopo sociale.

C'è da chiederci solo quante botte possiamo prendere prima di diventare solo dei pugili suonati cui nessuno vuole più assistere ad un incontro. Rocky non era nessuno, ma sapeva prendere un sacco di botte e rimanere in piedi, se fosse caduto ai primi pugni di Apollo non avrebbe mai potuto pareggiare l'incontro.

Hai ragione arsenio. Hai proprio ragione.

Secondo te, cosa porta alcune persone ad essere così fragili?
cianotico is offline  
Vecchio 23-12-2007, 10.20.50   #5
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: Le passioni spente

Citazione:
Originalmente inviato da cianotico
E forse che le persone al giorno d'oggi, ma forse è sempre stato così, si valutano per la capacità di sopravvivere in questo mondo così desolatamente competitivo. Conosco persone che competitive non lo sono affatto, che sono costrette per una forma mentale diciamo "inadeguata" ai nostri tempi, a rinchiudersi nei propri sentimenti e nelle proprie emozioni per evitare i giudizi delle persone competitive... Queste persone sono spesso depresse, autolesioniste, asociali...

La passione ci spinge sempre però a migliorarci, a metterci in discussione, a esporci in prima persona per il raggiungimento di uno scopo personale o altruistico. Per questo appena uno ha una passione per qualcosa si accende necessariamente la competizione con gli altri, per avere un confronto, una vittoria, un riconoscimento, o anche solo un attimo di visibilità.

Le persone che hanno paura del confronto, che sono particolarmente vulnerabili alle sconfitte, smetteranno di essere passionali negli argomenti che hanno dato loro delusioni. Perchè siamo fragili.

In realtà tutte le azioni passionali si fanno per raggiungere uno scopo sociale.

C'è da chiederci solo quante botte possiamo prendere prima di diventare solo dei pugili suonati cui nessuno vuole più assistere ad un incontro. Rocky non era nessuno, ma sapeva prendere un sacco di botte e rimanere in piedi, se fosse caduto ai primi pugni di Apollo non avrebbe mai potuto pareggiare l'incontro.

Hai ragione arsenio. Hai proprio ragione.

Secondo te, cosa porta alcune persone ad essere così fragili?

Chi sono oggi i più fragili? Proprio i competitivi allineati sugli antivalori dell'apparire. Non “sono” e spesso non “hanno”, male appagati dal sembrare. Velleitari che pretendono di essere ciò che non sono e che non possono essere, succubi di lusinghe ingannevoli. Schiavi delle mode, dipendenti da monomanie in voga e imposte nel loro tempo. Vogliono essere come gli altri per appartenere di buon diritto al gruppo,al gregge.
Ben diversi sono i “non competitivi” stranieri e distaccati dalla massa non per posa eccentrica o snobistica ma per una loro identità costruita nel tempo,dovuta a uno stile educativo che ha concesso loro uno spirito critico verso gli pseudovalori del collettivismo e dal nichilismo di ogni ideologia che annulla l'uomo.
Osservano i gironi dei dannati alle dipendenze compulsive con cui si stordiscono, incapaci di guardare in faccia la realtà quotidiana, non avendo imparato ad affrontarla. Senza l'inefficace sostegno dei simboli del successo e del potere, i desideri e le aspirazioni indotte dai monitor. Idolatri di calciatori, veline, presentatori, eroi di isole famose, industrie del consenso culturale, politico, religioso. Ex bambini frustrati, narcisisti per procura, che ora proiettano sui loro figli le loro ambizioni naufragate.
I non competitivi, se autentici, non sono interessati all'apparire senza sostanza, sono estranei che possono permettersi di osservare con distacco . Soprattutto liberi da suggestioni di culti e culture, di politiche ingannevoli, di pubblicità che promettono impossibili felicità. Felici? No, ma nemmeno “fragili” e contagiati dalle passioni tristi in una società che sta liquefandosi.

arsenio is offline  
Vecchio 23-12-2007, 12.53.59   #6
pallina
...il rumore del mare...
 
Data registrazione: 15-01-2007
Messaggi: 279
Riferimento: Le passioni spente

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Chi sono oggi i più fragili? Proprio i competitivi allineati sugli antivalori dell'apparire. Non “sono” e spesso non “hanno”, male appagati dal sembrare. Velleitari che pretendono di essere ciò che non sono e che non possono essere, succubi di lusinghe ingannevoli. Schiavi delle mode, dipendenti da monomanie in voga e imposte nel loro tempo. Vogliono essere come gli altri per appartenere di buon diritto al gruppo,al gregge.
Ben diversi sono i “non competitivi” stranieri e distaccati dalla massa non per posa eccentrica o snobistica ma per una loro identità costruita nel tempo,dovuta a uno stile educativo che ha concesso loro uno spirito critico verso gli pseudovalori del collettivismo e dal nichilismo di ogni ideologia che annulla l'uomo.
Osservano i gironi dei dannati alle dipendenze compulsive con cui si stordiscono, incapaci di guardare in faccia la realtà quotidiana, non avendo imparato ad affrontarla. Senza l'inefficace sostegno dei simboli del successo e del potere, i desideri e le aspirazioni indotte dai monitor. Idolatri di calciatori, veline, presentatori, eroi di isole famose, industrie del consenso culturale, politico, religioso. Ex bambini frustrati, narcisisti per procura, che ora proiettano sui loro figli le loro ambizioni naufragate.
I non competitivi, se autentici, non sono interessati all'apparire senza sostanza, sono estranei che possono permettersi di osservare con distacco . Soprattutto liberi da suggestioni di culti e culture, di politiche ingannevoli, di pubblicità che promettono impossibili felicità. Felici? No, ma nemmeno “fragili” e contagiati dalle passioni tristi in una società che sta liquefandosi.


Sai Arsenio, non sono mica tanto d'accordo...

Tu dici che i più fragili sono i competitivi perchè allineati sugli antivalori dell'apparire, ma dovremmo fare forse delle differenze perchè i competitivi li trovi dappertutto e alla fine quella più fragile penso di essere io che devo difendermi dagli attacchi, su vari fronti e a livelli diversi, di queste persone che si mettono in competizione con me alla quale (papale papale) non potrebbe fregar di meno.....
Molte di queste persone spesso hanno un ego spropositato, si circondano di persone come loro, autoincensandosi a vicenda, osservando con occhio quasi sprezzante chi non è, chi non pensa, chi non vive come loro. Però stranamente capita che si sentano in dovere di "farti vedere" ciò che fanno, ciò che hanno, quasi che abbiano la necessità, per convincere se stessi della loro grandezza, di far sentire te un minus habens. Si elevano sminuendo gli altri.
Io le considero persone tossiche e me ne tengo alla larga. Oltrettutto le riconosco immediatamente e mi basta poco per neutralizzarle. Anche se comunque alla fine mi infastidiscono perchè mi portano ad assumere atteggiamenti di difesa, atteggiamenti che caratterialmente non mi appartengono.
Penso, per contro, che esista anche una competizione "buona", con una giusta e sana dose di ambizione ma che sia quella che non viene nè manifestata nè tantomeno ostentata.

pallina is offline  
Vecchio 27-12-2007, 10.13.58   #7
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
Riferimento: Le passioni spente

[quote=pallina]Sai Arsenio, non sono mica tanto d'accordo...

Tu dici che i più fragili sono i competitivi perchè allineati sugli antivalori dell'apparire, ma dovremmo fare forse delle differenze perchè i competitivi li trovi dappertutto e alla fine quella più fragile penso di essere io che devo difendermi dagli attacchi, su vari fronti e a livelli diversi, di queste persone che si mettono in competizione con me alla quale (papale papale) non potrebbe fregar di meno.....
Molte di queste persone spesso hanno un ego spropositato, si circondano di persone come loro, autoincensandosi a vicenda, osservando con occhio quasi sprezzante chi non è, chi non pensa, chi non vive come loro. Però stranamente capita che si sentano in dovere di "farti vedere" ciò che fanno, ciò che hanno, quasi che abbiano la necessità, per convincere se stessi della loro grandezza, di far sentire te un minus habens. Si elevano sminuendo gli altri.
Io le considero persone tossiche e me ne tengo alla larga. Oltrettutto le riconosco immediatamente e mi basta poco per neutralizzarle. Anche se comunque alla fine mi infastidiscono perchè mi portano ad assumere atteggiamenti di difesa, atteggiamenti che caratterialmente non mi appartengono.
Penso, per contro, che esista anche una competizione "buona", con una giusta e sana dose di ambizione ma che sia quella che non viene nè manifestata nè tantomeno ostentata.

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cara pallina, è giusto ciò che osservi, ma
il presente discorso non riguarda i narcisisti patologici, gli aggressivi autocentrati, i leader carismatici arroganti, e simili persone autoadoranti. Per questi gli altri non esistono se non come loro specchio, mai fini, ma mezzi oggettivati., per tornaconti, vessazioni, mobbing. Discorso già affrontato. Ma nemmeno in tal caso escluderei che qualcuno così mascheri una propria fragilità con una “formazione reattiva”. Come un'esagerata autostima, megalomania, ecc.

Il tema qui in oggetto sono i “competitivi” non tanto per una leadership sul lavoro o in famiglia, quanto gli schiavi degl' imperativi consumistici e della mentalità mercificante che assume quale simbolo di ogni valore il denaro. Sovente tentano di arginare con strategie inefficaci l'infelicità. Ad es. con un apparire fittizio per celare un'identità mai ( o non ancora) compiuta. Dove maggior peso dovrebbe avere non un'esteriorità che uniforma uguagliando alla massa, ma una ben più difficile, gratificante, e se vogliamo ambiziosa , elevazione individuale. Scoprendo ognuno le vie che gli sono più congeniali. Mentre la vacuità ammantata di orpelli che sottintendono potere e prestigio, spesso pagati indebitandosi, non è indice di forza d'animo genuina. Molti non si rendono conto di venir condizionati dai mezzi di comunicazione di massa. Ho precisato che spesso si tratta di persone carenti sia nell'”essere” che rassicura sul proprio valere e autoefficacia, sia nell'”avere” che bene o male concede l'arrogante sicumera di chi dispone di denaro.

Personalmente giudico i “non competitivi”, su questo piano umano, vincenti. Seguono le loro attitudine, proiettati in un sano diventare se stessi, assecondando le loro potenzialità. Si pongono in genere più realisticamente di fronte alle avversità della vita.

arsenio is offline  

 



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