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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 14-01-2008, 10.23.50   #1
hava
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La nostra casa, noi stessi.

Gli inglesi dicono :"La mia casa e' la mia fortezza" intendendo con cio' il suo potere protettivo.
Io vorrei proporre un altro aspetto :quello della casa come parte di noi stessi, intrinsica della nostra personalita'.
La casa si trova come archetipo in tutte le civilta', e se osserviamo i primi disegnini dei bambini non manca la casa gia' dalla prima infanzia.
Ho usato questo archetipo con vecchi confusi ed incoscienti della realta', ed i risultati sono stati sorprendenti :su questo tema si sono espressi con chiarezza e fantasia, con racconti avvincenti.
Penso che solo il tema "Madre" abbia un simile valore come archetipo.
Secondo me visitando una persona nella sua casa possiamo conoscerla forse meglio che conversando, perche' qui non reggono le maschere.
La casa trasmette con la sua autenticita', luce e colori lo stato d'animo di chi ci vive, gioia e amarezza, amore e sociabilita'. E' uno stato d'animo che non si puo' celare.
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Vecchio 14-01-2008, 15.59.48   #2
nevealsole
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Riferimento: La nostra casa, noi stessi.

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Originalmente inviato da hava
La casa trasmette con la sua autenticita', luce e colori lo stato d'animo di chi ci vive, gioia e amarezza, amore e sociabilita'. E' uno stato d'animo che non si puo' celare.

Quello che dici è vero, Hava.
Bisogna però considerare che non sempre la casa rispecchia il vero essere completamente.
La scelta spesso è vincolata da motivi economici e non esprime totalmente ciò che vorremmo.
La mia casa reale non è la mia casa ideale, la mia casa reale è frutto di un compromesso.
L'unica cosa autentica sono forse i colori, perché in un ambiente con colori non congeniali ai miei mi sentirei in trappola.
Però devo dire che da quando la abito molte cose per me sono cambiate in meglio, perché è un rifugio dal quale ripartire per mettere ordine nella mia esistenza.
E l'ordine mentale, dal mio punto di vista, nasce nell'ordine dell'ambiente in cui viviamo.
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Vecchio 14-01-2008, 17.42.01   #3
falbala48
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Riferimento: La nostra casa, noi stessi.

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Originalmente inviato da hava
Gli inglesi dicono :"La mia casa e' la mia fortezza" intendendo con cio' il suo potere protettivo.
Io vorrei proporre un altro aspetto :quello della casa come parte di noi stessi, intrinsica della nostra personalita'.
La casa si trova come archetipo in tutte le civilta', e se osserviamo i primi disegnini dei bambini non manca la casa gia' dalla prima infanzia.
Ho usato questo archetipo con vecchi confusi ed incoscienti della realta', ed i risultati sono stati sorprendenti :su questo tema si sono espressi con chiarezza e fantasia, con racconti avvincenti.
Penso che solo il tema "Madre" abbia un simile valore come archetipo.
Secondo me visitando una persona nella sua casa possiamo conoscerla forse meglio che conversando, perche' qui non reggono le maschere.
La casa trasmette con la sua autenticita', luce e colori lo stato d'animo di chi ci vive, gioia e amarezza, amore e sociabilita'. E' uno stato d'animo che non si puo' celare.

Cara hava, concordo pienamente e mi ritrovo in ciò che hai scritto, a casa mia proprio perchè mi identifico in essa entrano pochissime persone, per me è come se vedessero la mia anima, ha ragione neve quando dice che spesso non è come noi la vorremmo ed è frutto di compromessi, ma sono sempre i nostri
comprpomessi, parlano di noi, delle nostre scelte, io quando entro in una casa, immagino sempre da ciò che vedo come sono i suoi abitanti od ancor meglio la padrona di casa, perchè gira gira siamo noi che scegliamo i mobili, i colori etc...e devo dire che raramente sbaglio, l'idea che mi faccio sulle persone mi viene puntualmente corfermata dalla visita alla loro casa.
la mia casa pur non essendo come la vorrei, mi piace molto, è ad un osservatore attento rivela molte cose...per esempio mia madre la definisce "una casa di studenti universitari" ma solo perchè a me piace viverla tutta, e lasciare appunto che le cose parlino di me, per cui poco importa se le stanze sono in disordine, per i miei amici viene descritta come calda, accogliente, ma non a caso sono i miei amici, per una delle mie cognate rasenta quasi la vergogna, perchè non ho una stanza "imbalsamata" cioè perfettina e finta, piena di orpelli che non significano niente (secondo la sua testa) nel senso che tutto ciò che c'è è frutto del mio vissuto, piena di ricordi dei viaggi fatti, di oggetti che hanno un loro significato, per esempio ho un letto moderno ed un cassettone liberty e per comodini due tavolini comprati a tunisi, non amo le cose stereotipate, ma piuttosto mescolo senza tanti problemi ciò che mi piace. Spero di essere stata chiara.
buona serata
falbala48 is offline  
Vecchio 14-01-2008, 20.21.48   #4
hava
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Riferimento: La nostra casa, noi stessi.

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Originalmente inviato da falbala48
Cara hava, concordo pienamente e mi ritrovo in ciò che hai scritto, a casa mia proprio perchè mi identifico in essa entrano pochissime persone, per me è come se vedessero la mia anima, ha ragione neve quando dice che spesso non è come noi la vorremmo ed è frutto di compromessi, ma sono sempre i nostri
comprpomessi, parlano di noi, delle nostre scelte, io quando entro in una casa, immagino sempre da ciò che vedo come sono i suoi abitanti od ancor meglio la padrona di casa, perchè gira gira siamo noi che scegliamo i mobili, i colori etc...e devo dire che raramente sbaglio, l'idea che mi faccio sulle persone mi viene puntualmente corfermata dalla visita alla loro casa.
la mia casa pur non essendo come la vorrei, mi piace molto, è ad un osservatore attento rivela molte cose...per esempio mia madre la definisce "una casa di studenti universitari" ma solo perchè a me piace viverla tutta, e lasciare appunto che le cose parlino di me, per cui poco importa se le stanze sono in disordine, per i miei amici viene descritta come calda, accogliente, ma non a caso sono i miei amici, per una delle mie cognate rasenta quasi la vergogna, perchè non ho una stanza "imbalsamata" cioè perfettina e finta, piena di orpelli che non significano niente (secondo la sua testa) nel senso che tutto ciò che c'è è frutto del mio vissuto, piena di ricordi dei viaggi fatti, di oggetti che hanno un loro significato, per esempio ho un letto moderno ed un cassettone liberty e per comodini due tavolini comprati a tunisi, non amo le cose stereotipate, ma piuttosto mescolo senza tanti problemi ciò che mi piace. Spero di essere stata chiara.
buona serata



Ecco, siamo entrati nei particolari ed era proprio quello che desideravo. Presentando la nostra casa presentiamo noi stessi anche piu' che attraverso le nostre opinioni. E' un modo di rimediare il virtuale dove mancano molti dei nostri dati.
Nella mia casa in Israele ci sono tanti quadri , foto ,suppellettili di produzione italiana che riportano me e la mia famiglia alle origini.
Ed i colori li uso senza far troppo caso a regole e vado d'istinto. E libri sparsi un po' dappertutto.
A me non importa che alcuni particolari siano giudicati "kitch" e non importa il loro valore di mercato, l'importante e' sentirmene attratta. Cosi' per esempio gli angeli per i quali ho una vera passione....
Gli ospiti piu' intimi vengono accolti nella mia cucina, il posto piu' caldo dove ci si sente liberi di parlare di tutto, e che mi serve pure da angolo da lavoro. E' il questa cucina che in mezzo ai tegami sono riuscita a sfoderare la mia tesi.

Rileggendo Falbala credo che abbiamo qualcosa in comune.

Buona sera a tutti.
hava is offline  
Vecchio 15-01-2008, 11.08.00   #5
nevealsole
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Originalmente inviato da hava
Ecco, siamo entrati nei particolari ed era proprio quello che desideravo. Presentando la nostra casa presentiamo noi stessi anche piu' che attraverso le nostre opinioni. E' un modo di rimediare il virtuale dove mancano molti dei nostri dati.

Ok, però poi mi dici se sono un caso grave...

Quello che mi piace della mia casa è la luce.
La posizione è ottimale per far entrare la luce per buona parte della giornata, il sole la colora completamente. Specie la cucina, le cui pareti sono giallo oro(che in estate forse per questo è un po' calduccia, ma non si può aver tutto), quindi mette una certa allegria.
Poi ho un forno fantastico che funziona alla grande, così ho anche ricominciato a cucinare.
Il resto è tutto sul beige, o meglio, come dico io "burro".
Ricordo ancora che ho fatto impazzire mio padre, perché togliesse le porte scure, e le ridipingesse (le vuoi bianche? no, non bianche: le voglio color burro). Ora sono perfette.
Poi ci sono le librerie, e libri ovunque (loro vengono sempre con me).
E qualche mobile di legno caldo, per ravvivare.
I quadri stanno per terra, o nello sgabuzzino, salvo pochissimi già alle pareti.
Perché per me tutto deve essere perfetto, e finché non trovo l'oggetto "perfetto", non ci metto niente... preferisco aspettare.
A ciò consegue che è un po' vuota, in qualche stanza... ma come ho detto a mia mamma: ho tutta la vita per riempirla, inutile inserire cose che non mi piacciono.
Ecco, e poi è profumata, di essenze che variano a seconda del periodo e del mio umore.
E' un po' così, ogni giorno "vive" un po' di più...
nevealsole is offline  
Vecchio 15-01-2008, 12.51.21   #6
VanLag
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Originalmente inviato da hava
Secondo me visitando una persona nella sua casa possiamo conoscerla forse meglio che conversando, perche' qui non reggono le maschere.
La casa trasmette con la sua autenticita', luce e colori lo stato d'animo di chi ci vive, gioia e amarezza, amore e sociabilita'. E' uno stato d'animo che non si puo' celare.

Immaginate una capanna nel deserto, prima di costruire una casa dentro le mura della città.
Giacchè come rincasate al tramonto, così fa il pellegrino che è in voi, eternamente remoto e solitario.
La casa è il vostro corpo più grande.
Essa cresce nel sole e dorme nella quiete della notte; e non è priva di sogni.
Non sogna forse la Casa? Non abbandona in sogno la città per i boschi e le colline?
Gibran K. Gibran

Non è solo un archetipo dei più intimi la casa, ma come dice Gibran è anche “il nostro corpo più grande” e come tale è anch’essa la sede della nostra identità, anche se in grado minore rispetto al corpo fisico.
Me ne stò rendendo conto proprio in questi giorni che stò cambiando casa. Gioia e drammi di una scelta fatta in maniera lucida e consapevole ma non per questo meno faticosa. Ci si affeziona alle cose soprattutto con l’età. Almeno questa è la mia esperienza.

Sicuramente ci stà anche il concetto che la casa riflette l’anima dei suoi abitanti, anche se, nel mio caso, la casa vecchia e la nuova appaiono parecchio differenti, ma guai se non trasparisse in esse, (nella vecchia e nella nuova casa) l’anima mia e della mia compagna.

VanLag is offline  
Vecchio 15-01-2008, 18.46.56   #7
marco gallione
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A beneficio del quesito di hava.
Ho acquistato una casa qualche anno fa, e per la prima volta ho potuto renderla vivibile ed arredarla a mio piacimento. La mia casa, insomma.
E’ stato un impegno vero ristrutturarla ed arredarla come la volevo.

Ho comprato un appartamento in una casa che ha più di centocinquantanni anni, e strutturalmente ho voluto portarlo al suo stato originario. Porte, finestre, pavimenti sono molto vecchi. Li ho fatti solo ripulire.
Non ho voluto affidarmi a nessun architetto. Mi sono improvvisato direttore lavori. Ho fatto uso di diplomazia soprattutto, e con gli operai me la sono cavata così.

Gli arredi sono nuovi, o, quando non nuovi, scelti da me e spesso de-contestualizzati rispetto all’epoca della casa: molto più vecchi, o molto più nuovi. Ho disegnato dei mobili nuovi, e me li son fatti costruire. Ho aggiunto gli oggetti che avevo collezionato negli anni.

E’ quasi finita oramai.

L’effetto cercato, l’effetto voluto, è precisamente quello di avere una casa strutturalmente classica, una abitazione molto molto tradizionale dove gli arredi fossero invece arrivati lì dopo. Creando un aperto contrasto, spesso molto molto marcato rispetto alla struttura di base dell’appartamento.

Paradossalmente, per accentuare quel contrasto, ho appeso qualche quadro in luoghi del tutto inadeguati, inadatti ad accogliere quadri. Immaginate un quadro appeso quasi al soffitto, in una posizione del tutto asimmetrica rispetto alla parete e ai mobili, per una parte coperto dalla tenda della finestra per di più. Posto accanto a quadri appesi, invece, nella maniera più prevedibile e tradizionale possibile.

Alcuni oggetti sono volutamente fuori misura, magari comicamente più grandi rispetto alla loro collocazione. I materiali sono anche quelli basati sul contrasto. In una casa dai toni sobri e accoglienti, quasi fanè, ci sono molti pezzi lucidi, plasticosi, e molto duri nel loro design.

Ho dovuto necessariamente rifare bagni e cucina. E anche lì ho voluto creare l’ennesimo contrasto. La struttura degli altri locali è classicamente prevedibile, molto casa-tradizionale dicevo, mentre bagni e cucina sono smaccatamente industriali, duri, pietrosi e ferrosi. Relegati ad una atmosfera monacale che può mettere anche a disagio la prima volta.

Se è vero che la casa ci rappresenta, la mia casa rischia a questo punto di essere un libro aperto, essendo ogni cosa puntigliosamente voluta dal sottoscritto. La cosa un po’ mi preoccupa. Il tema del contrasto – direi del contrasto voluto – mi sembra la cifra più evidente che rappresenta il mio progetto.

Forse – se dovessi chiedermi quale imagine di me vorrei dare a chi visita la mia casa – semplicemente mi risponderei così: vorrei che tutto quel che c’è dentro casa mia fosse rappresentativo del fatto che così l’ho voluto io. Chissà se vorrà dire qualcosa. Non saprei.
marco gallione is offline  
Vecchio 16-01-2008, 07.49.43   #8
hava
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Se è vero che la casa ci rappresenta, la mia casa rischia a questo punto di essere un libro aperto, essendo ogni cosa puntigliosamente voluta dal sottoscritto. La cosa un po’ mi preoccupa. Il tema del contrasto – direi del contrasto voluto – mi sembra la cifra più evidente che rappresenta il mio progetto.

Forse – se dovessi chiedermi quale imagine di me vorrei dare a chi visita la mia casa – semplicemente mi risponderei così: vorrei che tutto quel che c’è dentro casa mia fosse rappresentativo del fatto che così l’ho voluto io. Chissà se vorrà dire qualcosa. Non saprei. [quote][Marco]




La casa e' sempre un libro aperto, se si vuole o no, ed in un certo senso anche la sua descrizione.
Ma perche' preoccuparsi?
Credo che l'immagine che rispecchia questo post sia abbastanza chiara come nei tuoi post in generale.
hava is offline  
Vecchio 16-01-2008, 14.17.24   #9
marco gallione
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Originalmente inviato da hava
La casa e' sempre un libro aperto, se si vuole o no, ed in un certo senso anche la sua descrizione.
Ma perche' preoccuparsi?
Credo che l'immagine che rispecchia questo post sia abbastanza chiara come nei tuoi post in generale.

La preoccupazione, detto anche un po' scherzosamente, deriva dal fatto che di fronte alla interpretazione (o alla lettura) della mia casa da parte di un terzo, non potrei accampare scuse. La mia casa davvero mi rappresenta.

Certe volte mi è capitato che mi si dicesse che mette un po' in soggezione.
Se non posso accampare scuse, dovrei intendere quel commento come riferito anche a me stesso, almeno un po'.

Un altro aspetto che non so interpretare è il significato psicologico quanto all'uso dei colori.
La uniformità o la varietà dei colori alle pareti, nei vari locali.
L'uso di colori accesi, o piuttosto di colori tenui.
La presenza di arredi o di oggetti di rottura, quanto al colore, o uniformi rispetto al resto.
Credo che significhino qualcosa, ma non azzardo letture avventate.

Un'altro profilo rivelatore (o probabilmente rivelatore) riguarda l'ordine o il disordine che si tiene in casa. Mi colpisce sempre moltissimo sia l'ordine che il disordine di una casa.

Quel che però mi lascia senza dubbi è la presenza di carattere e personalità in una casa: per esperienza non credo di sbagliarmi, l'assenza di carattere e personalità in una casa lascia probabilmmente intendere che il suo padrone versi nelle medesime condizioni.
marco gallione is offline  
Vecchio 16-01-2008, 14.27.12   #10
marco gallione
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Aggiungo una breve osservazione, quasi banale.
Le capacità rivelatorie di una casa potrebbero essere simili alle capacità rivelatorie dell'abito, del modo di vestire.
Se ho capito il senso generale della discussione aperta da hava, immagino che una analoga discussione "I nostri abiti, noi stessi", potrebbe diventare altrettanto introspettiva, e forse ben più spietata.
Il rischio è un possibile appiattimento intorno a concetti tipo "l'abito non fa il monaco", ipotizzabile (ma meno agevolmete accessibile) in questa discussione.
Certamente ritengo - per esperienza - che gli abiti abbiano un significato enorme nelle relazioni e nel modo di rappresentare il sé agli altri.
Non ho paura di ammettere che il 40% (se non il 50%) del peso che do ad un giudizio su una persona sia influenzato dall'abito. Non mi fa onore, ma è così. Sono un sempliciotto.
La casa, a suo modo, è un abito. Meno cangiante, magari. Ovvio, ma vero.
marco gallione is offline  

 



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