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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 15-01-2008, 14.53.08   #1
arsenio
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Data registrazione: 01-04-2004
Messaggi: 1,006
La parola è farmaco e veleno

La parola? A volte lieve come il volo di una farfalla, a volte pesante come la caduta di un mattone.
Specialmente chi si propone di dare sostegno con lo strumento della parola deve conoscere i principali meccanismi delle relazioni umane. Soprattutto l'importanza dei rimandi reciproci, celle circolarità non sempre virtuose e conseguenti mutue reazioni. Il potere delle parole può diventare farmaco, come da visualizzati effetti sulla plasticità dei circuiti cerebrali, ma anche veleno responsabile di disturbi comunicativi.

Comunicare è oltrepassare l'individualità per socializzare efficacemente le proprie conoscenze ed autoriflessioni. Perchè anche una ricchezza interiore dev'essere valorizzata con un'adeguata espressione comunicativo-relazionale.
Superare l'isolamento scambiandosi idee ed emozioni con chi ci circonda è un bisogno essenziale anche per alleviare tensioni esistenziali. In negativo, ci autorappresentiamo volendo suscitare certe impressioni che spesso non coincidono con la nostra autentica immagine identificatoria, e rivelano come vorremo essere e venir percepiti. A volte non ci si apre per timore di non essere accettati. Le nostre realtà e l'autoimmagine sono in larga misura plasmate dal confronto con gli altri e le loro reazioni. Privilegiamo chi ci vede come noi stessi ci vediamo.
Le persone si differenziano in particolare per le capacità d'instaurare e mantenere rapporti interpersonali soddisfacenti e per l'abilità nel comprendere gl' interlocutori. Entrano in gioco tratti di carattere, esperienze e cultura. Parlando riveliamo la nostra istruzione o pedanteria, le nostre rigidità mentali e prevenzioni, le chiusure nevrotiche e molto altro ancora. E ogni impressione suscitata sarà quasi impossibile da modificare.
Il saper comunicare è inconsueto, se significa usare le parole adatte per far conoscere i propri pensieri e per conoscere quelli altrui, cercando di non ferire, di non manifestare ansia o frustrazione che provocano reazioni altrettanto negative, perchè si viene ricambiati in egual modo.

Quando entrambi i parlanti protestano che il proprio comportamento è la reazione a quello dell'altro, potrebbe essersi instaurato un circolo vizioso, e occorre chiarire con disponibilità ciò che s'intende dire ed esplicitare gli aspetti della relazione in corso. Comunicare è un confronto di conoscenze e opinioni, un partecipare e interessarsi alle idee dell'altro. Senza proporsi di soggiogarlo. Si espongono non certezze, ma ipotesi per collaborare ad una “verità” sempre precaria, consci che il contrario di una verità può esserne un'altra ugualmente degna di considerazione.
La competenza comunicativa impronta ogni forma di socialità: amicizia, amore, famiglia, gruppi. L' insuccesso è frequente. C'è difficoltà nelle confidenze intime, nella comunicazione profonda che sta alla base dell'amore, nel pronunciare le parole adatte per motivare i subalterni, ecc.
Una conversazione riuscita influenza e struttura positivamente la relazione. In negativo, se diventano palesi certe incomprensioni e punti di vista dissonanti, pregiudizi, credenze, diverse accezioni dei termini,l'ascolto reciproco non intenzionale e non attento, risonanze negative suscitate da certe frasi non meditate, ecc.
il modo con cui l'altro ci sperimenta può non coincidere con ciò che noi pensiamo di essere per gli altri. Né sapremo come e quanto le persone circostanti conoscono se stesse. I loro giudizi occulti su di noi potrebbero vanificare il nostro voler apparire migliori o in un certo modo desiderato.

Anche valori e aspettative divergenti possono disturbare un rapporto; ad esempio a causa di schemi mentali incompatibili per la distanza generazionale. Errate modalità comunicative come causa di problemi psichici è un concetto caposaldo delle psicoterapie. Lo stile di rapportarsi agli altri è stato modellato secondo i rapporti avuti durante l'infanzia.

Anche per prevenire gravi disturbi psichici giovanili si consiglia di agire per tempo sul piano comunicativo. In certe famiglie la comunicazione è difficile o distorta, quindi i genitori devono mettersi in discussione e aprirsi al dialogo. Nel rapporto di coppia la mancanza di un equilibrato scambio di opinioni è tra le maggiori cause di dissidio. Ipercriticismo, ambiguità, disconferme, l'elusione di problemi,rendono la comunicazione disfunzionale. Insufficienti relazioni interpersonali sono un rischio psicosomatico, e viceversa, ogni follia è uno scacco al rapportarsi empaticamente con gli altri.
Eppure presumiamo di essere abili nel comunicare, senza mai verificare i nostri livelli di competenza. Essere brillanti conversatori non c'entra per nulla con l'intelligenza sociale.

Le stesse psicoterapie si fondano su strategie comunicative, dove ha più importanza un catartico saper ascoltare che la parola in sé. In ogni caso da usare con parsimonia e come un farmaco; appunto rivalutata in tal senso in tali ambiti.
Eppure proprio certi professionisti della psiche non superano la tentazione di servirsi dei clienti come mezzi per conseguire solo una loro personale e compensatoria soddisfazione e sicurezza.
arsenio is offline  
Vecchio 17-01-2008, 03.05.55   #2
Maura
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Messaggi: 50
Riferimento: La parola è farmaco e veleno

Caro Arsenio,
ecco alcuni brevi pensieri sul tema da te proposto.

La parola è ciò che ci differenzia dagli animali.
Le parole non ci servono solo per comunicare con le altre persone, ma per comunicare anche con noi stessi.
Quando impariamo ad ascoltarci, possiamo cercare di ascoltare anche gli altri.
Purtroppo tutti tendiamo a parlare e a non ascoltare il prossimo, dimenticandoci che solo con lo scambio di idee possiamo arricchire le nostre conoscenze e migliorare reciprocamente la nostra vita.

Scendendo sul piano dell’esperienza personale direi che quando non riesco a pensare con le parole, sono in crisi. Un tempo cercavo di bloccare i rumori interni che passavano velocemente dalla mia mente, successivamente ho imparato a portare la mia attenzione sui sentimenti che provo in quei momenti e direi che proprio staccandomi e guardandomi dentro nascono i pensieri che mi permettono di individuarne le cause.
Quando mancano le parole, quasi sempre vengono in soccorso i sogni con le loro immagini.
I Sogni permettono all’inconscio di rivelarsi, così come si rivela attraverso le parole.
Purtroppo, c’è stata una fase della mia vita in cui, interpretavo le parole altrui come frecce pronte a colpirmi, anche se venivano pronunciate per tutt’altro scopo..
Ho letto da una qualche parte che
“La parola è per metà di chi la pronuncia e per metà di chi la riceve”, direi che questa frase descrive esattamente il significato di “parola”.
Significato/significante Concetto/Immagine acustica.
Ho avuto la fortuna e la possibilità economica (pensa quanta gente è sotto farmarci perchè non se la può permettere ) di entrare in psicoanalisi, sono grata all’analista che mi ha curato con le parole.. trasmettendomi anche qualcosa in più. Come dice quella canzone “metti in circolo il tuo amore!”
Scusami per i periodi brevi e spezzettati, ma ho scritto di getto.
Quante volte ho scritto la parola: “parola”?
Un cordiale maura
Maura is offline  
Vecchio 18-01-2008, 14.54.44   #3
arsenio
Ospite abituale
 
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Messaggi: 1,006
Riferimento: La parola è farmaco e veleno

Citazione:
Originalmente inviato da Maura
Caro Arsenio,
ecco alcuni brevi pensieri sul tema da te proposto.

La parola è ciò che ci differenzia dagli animali.
Le parole non ci servono solo per comunicare con le altre persone, ma per comunicare anche con noi stessi.
Quando impariamo ad ascoltarci, possiamo cercare di ascoltare anche gli altri.
Purtroppo tutti tendiamo a parlare e a non ascoltare il prossimo, dimenticandoci che solo con lo scambio di idee possiamo arricchire le nostre conoscenze e migliorare reciprocamente la nostra vita.

Scendendo sul piano dell’esperienza personale direi che quando non riesco a pensare con le parole, sono in crisi. Un tempo cercavo di bloccare i rumori interni che passavano velocemente dalla mia mente, successivamente ho imparato a portare la mia attenzione sui sentimenti che provo in quei momenti e direi che proprio staccandomi e guardandomi dentro nascono i pensieri che mi permettono di individuarne le cause.
Quando mancano le parole, quasi sempre vengono in soccorso i sogni con le loro immagini.
I Sogni permettono all’inconscio di rivelarsi, così come si rivela attraverso le parole.
Purtroppo, c’è stata una fase della mia vita in cui, interpretavo le parole altrui come frecce pronte a colpirmi, anche se venivano pronunciate per tutt’altro scopo..
Ho letto da una qualche parte che
“La parola è per metà di chi la pronuncia e per metà di chi la riceve”, direi che questa frase descrive esattamente il significato di “parola”.
Significato/significante Concetto/Immagine acustica.
Ho avuto la fortuna e la possibilità economica (pensa quanta gente è sotto farmarci perchè non se la può permettere ) di entrare in psicoanalisi, sono grata all’analista che mi ha curato con le parole.. trasmettendomi anche qualcosa in più. Come dice quella canzone “metti in circolo il tuo amore!”
Scusami per i periodi brevi e spezzettati, ma ho scritto di getto.
Quante volte ho scritto la parola: “parola”?
Un cordiale maura

Brava maura, dai giusto rilevo all'ascolto attivo e al dialogo interiore.
Non si ritiene mai abbastanza importante l'ascolto intenzionale, né s'insegna a scuola, mentre torna a vantaggio di entrambi gl' interlocutori.: ascoltare per comprendere ma anche per farsi comprendere. Significa essere disponibili a conoscere l'altro, a volte a intuire ciò che sta rivelando veramente del suo mondo. Anche allo scopo di aiutarlo a meglio comprendere se stesso. Le parole possono indicare o celare un significativo problema personale, ma per interpretare certi indizi ci dev'essere un interesse autentico per chi ci sta di fronte.
Tu hai avuto fortuna nel trovare un analista adatto alla tua soggettività nel vivere un evento problematico. Non sempre avviene che le reciproche motivazioni coincidano. Le teorie di riferimento non contano tanto quanto un'accoglienza relazionale. Tuttavia in certi casi gli psicofarmaci monitorati per dosi e durata da un medico sono necessari e talora aggiuntivi.
Una comunicazione di tipo analitico, se riuscita, si fonda sulla comunicazione sia esplicita che tra inconscio e inconscio, strutturato come un linguaggio , secondo Lacan. Il sogno rimane ancora la “via maestra” per indagarlo.
Un nostro interlocutore percepisce e giudica se si tratta di una frase convenzionale, di un'irriflessiva banalità culturale o di generalizzazioni superficiali. Chi soffre di disagi della psiche è particolarmente ricettivo e sensibile . Basta a volte uno sguardo che disconfermi le parole benevole che lo accompagnano.
Si coopera ponendo domande, invitando a chiarire, incoraggiando a continuare. Tuttavia la riuscita dell'ascolto è sempre soggettiva, dipende dalle risonanze suscitate e capacità socioculturali.
Anche una conversazione confidenziale tra amici, con il proposito di reciproco sostegno, può diventare un mezzo con cui si riflette sulle proprie concezioni del mondo. Per un possibile ri-adattamento . Scoprendo proprie risorse e potenzialità talora rimaste in ombra.

Privilegerei un ascolto a “specchio”, dove la parola è piuttosto misurata. Si aiuta a far comprendere le altrui reazioni facendole verbalizzare, si rispecchiano le espressioni emotive, anche non verbali, riformulandole sinteticamente. Perché ognuno avrebbe dentro di sé la possibilità di autogovernarsi e vedere da solo le proprie soluzioni più consone. La persona parla e la si ascolta con immedesimazione, si riformula e riassume ciò che ha detto. In definitiva si tratta di restituire in modo chiaro e conciso le idee, i sentimenti, i pensieri espressi.
E' richiesto un iniziale buon rapporto interattivo, e soprattutto non proiettare proprie emozioni negative. Spesso notiamo e attribuiamo agli altri nostre caratteristiche che possediamo anche inconsapevolmente. Ad esempio ansia, colpa, aggressività, egocentrismo, ecc. Ed è per questo che chi si propone di aiutare deve conoscere bene se stesso.
Ora rivedremo il dialogo interiore. Intenzioni, programmi ,azioni, sono organizzati dal discorso che ognuno intrattiene con se stesso. Focalizza i problemi e concede confronti. E' un'attività non meno importante, e complementare, del verbalizzare manifesto.

I pensieri, i ricordi, le impressioni interagiscono con gli stimoli esterni e danno vita a un discorso interiore rinnovantesi, che influenza la percezione di noi e degli altri. E' il linguaggio che forma l'autocoscienza ed i miti personali. Questa è anche la base della psicoterapia cognitiva che sta soppiantando le analisi del profondo, specie in America. Significa indagare sulle proprie interpretazioni della realtà, ad esempio troppo pessimistiche, e comprenderne il perché. Non è il fatto che turba, ma l'idea che ce ne facciamo: concetto già dei classici.
Potrebbe subentrare il problema di capire se un messaggio interpreta esattamente il pensiero di chi lo invia;se va perduto o travisato qualcosa.

A volte, come tu dici, è difficile riuscire a pensare con le parole. Mentre la descrizione del vissuto è un elemento fondamentale per comunicare efficacemente ed entrare in relazione empatica con qualcuno. Il nostro linguaggio per descrivere come si vive soggettivamente un'esperienza( espressività emozionale più che trasmissione di conoscenza) è abbastanza povero e si dovrebbero conoscere le principale categorie di emozioni, sentimenti, sensazioni, percezioni, anche in base al livello di intensità: alto, medio, basso. Ad esempio “felice”, euforico, elettrizzante, raggiante, pazzo di gioia, su di giri, allegro, in forma, di buon umore, deliziato, contento grato, lieto, soddisfatto, spensierato, pago, ecc. Oggi ti risparmio le attribuzioni negative Da usare anche indagando nelle vicende, episodi, storie altrui, pure sotto forma di testi, autoracconti, romanzi.
A volte, come sai, occorre distacco e valutazioni prospettiche, riguardo a nostre o altrui assunzioni, per poterne meglio vedere e individuare malintesi, visioni parziali, etichettature., ecc.

Concludendo, le forme comunicative fanno parte di un'arte sociale che va sviluppata e scoperta assieme ad altre persone, in un circolo virtuoso e “amoroso” di reciproci rimandi, come tu accenni. “Esercitazione” da mettere in pratica nella realtà, pur essendo indispensabile qualche base teorica.
La parola – usata nel modo giusto – indaga, trasmette affettività e può curare.

La tua forma, i tuoi periodi, vanno molto bene. Spero di averti “ascoltato” ...

arsenio is offline  
Vecchio 23-01-2008, 10.45.01   #4
percaso
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Riferimento: La parola è farmaco e veleno

Credimi le tue parole, per me, sono un farmaco piacevole curativo e oso dire veramente istruttive.
Amo ascoltare e sei l'oratore che preferisco.
Un grazie sentito
percaso is offline  
Vecchio 23-01-2008, 15.20.32   #5
Maura
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Riferimento: La parola è farmaco e veleno

Caro Arsenio,
grazie per le risposta !
Hai iniziato un nuovo 3d sull’auto conoscenza in cui scrivi:
“Con l'introspezione, viaggiando nel mondo interiore, indagando i nostri comportamenti; attraverso il dialogo intrapsichico e le parole usate e più frequenti che ci tradiscono; sapendo distinguere l'assoluto dal relativo, il reale dall'illusorio e dai sogni, ecc.ecc.”

Vorrei tornare "sulla parola”: come si fa a dare il reale significato alle nostre parole se non si ha una guida (per es. analista) che sappia leggerle per noi? Come acquisire questa conoscenza?

Se non ricordo male, in altri tuoi interventi hai riferito di come il tenere un diario possa essere un mezzo di auto conoscenza.

Non avendo letto tutti i tuoi 3d forse mi è sfuggito, o forse non ne hai ancora parlato e ti vorrei chiedere:
“Pensi ci sia differenza tra il significato della parola parlata e di quella scritta?
E’ possibile analizzare una persona attraverso i suoi scritti? Certo sarebbe molto più difficile, visto che non ci sarebbe la possibilità di analizzare gli artefatti e la postura del corpo”

Sottolineando che per me è un piacere leggerti (molto più difficoltoso e stancante scrivere) aspetto che tu prosegua con l’elenco delle emozioni e sentimenti negativi. Maura
Maura is offline  
Vecchio 25-01-2008, 16.13.21   #6
arsenio
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Riferimento: La parola è farmaco e veleno

Citazione:
Originalmente inviato da percaso
Credimi le tue parole, per me, sono un farmaco piacevole curativo e oso dire veramente istruttive.
Amo ascoltare e sei l'oratore che preferisco.
Un grazie sentito

Grazie a te, cara percaso.Fa piacere scoprire di avere una lettrice occulta che comprende e ricava qualche spunto di riflessione, anche se per il momento non interagisce.

arsenio is offline  
Vecchio 25-01-2008, 16.15.08   #7
arsenio
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Riferimento: La parola è farmaco e veleno

Citazione:
Originalmente inviato da Maura
Caro Arsenio,
grazie per le risposta !
Hai iniziato un nuovo 3d sull’auto conoscenza in cui scrivi:
“Con l'introspezione, viaggiando nel mondo interiore, indagando i nostri comportamenti; attraverso il dialogo intrapsichico e le parole usate e più frequenti che ci tradiscono; sapendo distinguere l'assoluto dal relativo, il reale dall'illusorio e dai sogni, ecc.ecc.”

Vorrei tornare "sulla parola”: come si fa a dare il reale significato alle nostre parole se non si ha una guida (per es. analista) che sappia leggerle per noi? Come acquisire questa conoscenza?

Se non ricordo male, in altri tuoi interventi hai riferito di come il tenere un diario possa essere un mezzo di auto conoscenza.

Non avendo letto tutti i tuoi 3d forse mi è sfuggito, o forse non ne hai ancora parlato e ti vorrei chiedere:
“Pensi ci sia differenza tra il significato della parola parlata e di quella scritta?
E’ possibile analizzare una persona attraverso i suoi scritti? Certo sarebbe molto più difficile, visto che non ci sarebbe la possibilità di analizzare gli artefatti e la postura del corpo”

Sottolineando che per me è un piacere leggerti (molto più difficoltoso e stancante scrivere) aspetto che tu prosegua con l’elenco delle emozioni e sentimenti negativi. Maura

Cara maura, alcune peculiarità della scrittura, in breve:

Funzione autoespressiva. Lo scrivere soddisfa il desiderio di esprimersi per sé, mette in rapporto con la nostra stessa mente favorendo introspezione, percezione della propria vita interiore,analisi di esperienze. Nel suo momento espressivo permette al soggetto l'opportunità di definire il suo orizzonte di valori e può avere anche una funzione catartica.

Funzione comunicativa. Ci si esprime per gli altri facilitando loro la comprensione del nostro linguaggio.

Funzione cognitiva. La scrittura diventa strumento che ordina esperienze, argomenti, problemi; che fa conseguire obiettività, precisione,coerenza. Allarga la possibilità del pensiero.

Priva di espressività facciale, gestuale, tono di voce, ecc. Tende ad essere formale rispetto al parlato informale.
Nel parlato si è esposti alle reazioni imprevedibili dell'ascoltatore che può interferire. La conoscenza della caratteristiche del destinatario influenza l'emittente. Specie se il destinatario è unico. Lo scrivere può essere pure associato a destinatari indefiniti e sconosciuti. Si può definire lo scopo: scientifico, confidenziale, argomentativo, ecc.

Le esigenze salienti dello scritto sono la necessaria progettazione e argomentazione che deve precedere il lavoro di composizione, e la possibilità di ripetute correzioni che eliminano le imperfezioni del discorso di getto tipico del parlato. Lo scritto non è la sua trascrizione, dev'essere più controllato, più ordinato, ma non per questo artificioso o poco comunicativo.
Non si sa molto sui meccanismi della scrittura. Sembra che sia possibile passare direttamente dal significato al segno scritto senza prima produrre internamente il messaggio sonoro per poi trascriverlo. (cortocircuitamento). Non saper scrivere significa limitarsi a riportare il proprio modo di parlare, ignorando la specificità della scrittura. Accresce la possibilità di comunicazione e potenzia le capacità cognitive (memoria esterna , pensiero razionale controllabile,possibilità di pianificare,di ragionare su cose astratte,di fissare regole. La scrittura, strumento del pensiero, offre vantaggi per ogni problema o esercizio di natura intellettuale. (capire, analizzare un fenomeno, un testo, formulare punti di vista, risolvere problemi, ecc. ) E' mezzo di comunicazione sempre passibile di elaborazione. Ma non se ne ignori l'aspetto cognitivo e sociale . Ha più parole astratte, privilegia determinati termini; si potrebbe parlare di uno specifico “lessico scritto”.

L'autobiografia caratterizza la stessa psicoanalisi che si basa sul racconto del paziente e sulla scrittura del terapeuta, in una relazione di tipo affettivo. Alcuni scrittori sono i veri scopritori dell'inconscio (Proust, Kafka, Svevo, ecc.). L'uomo ha bisogno di scrivere per appagare quei desideri che la realtà frustra, inventandone una sostitutiva più appagante. La scrittura può elaborare un trauma,un affetto, un'angoscia, una perdita che prima deve venir accettata. Si guarisce una sofferenza a patto di non fuggirla e sperimentandola pienamente. Si arriva a pensare che solo ciò che viene scritto ha un senso. Si sottrae la propria vita al caso dando significato al proprio dolore, annullando l'impressione di aver sprecato la propria esistenza. Zeno (Svevo) dice che gli sembra di aver vissuto solo la vita descritta e idealizzata.
La scrittura del ricordo rende più intense e vere le nostre emozioni liberamente estrinsecate, rivela il conscio e l'inconscio e affiorano cose mai pensate.
E' utile per sentirsi un soggetto che ha vissuto e scopre l'unicità di se stesso e la sua identità. Se il linguaggio influenza il pensiero – concetto base della psicoterapia cognitivo-comportamentale,sarebbero da evitare parole negative e autocommiseranti.
Ed ora ... scrivi un tuo ricordo. Bastano anche trenta righe.

E' utile tenere un diario autoesplorativo Come suggerisce Hillman,analista junghiano, nel saggio “La forza del carattere”,addirittura intorno alla mezza età, per sapere chi si è stati veramente e a quali mete e conclusioni si è pervenuti. Altro esercizio può essere l'autocaratterizzazione: invito a descriversi con un breve bozzetto in terza persona come se si scrivesse a un amico benevolo che ci conosce molto bene.

Le interpretazioni possono essere a vari livelli. Per una psico-analisi profonda dello scritto ci vuole un professionista. Esperto in teorie delle letture autobiografiche, con un certo distacco , per non proiettarvi propri conflitti. Dovrebbe essersi sottoposto, direi, all'analisi didattica.
In un situazione narrativa di autoracconto parlato, si usa la tecnica della riformulazione oggettiva,sintetica,a “specchio”,collaborando per ottenere autochiarificazioni reciproche, per facilitare riflessioni sulle proprie visioni del mondo, su certe distorsioni. Senza interventi diretti,lasciando conclusioni,soluzioni, scoperte, al “narratore” . Nello scritto si potrebbe tentare qualcosa di analogo. Oppure accontentarsi di autoletture ugualmente utili.
Per le emozioni negative accennerò ancora all'analisi cognitiva. Di cosa si tratta, senza pretese di esperienza esaustiva.

arsenio is offline  
Vecchio 25-01-2008, 16.30.12   #8
veraluce
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Riferimento: La parola è farmaco e veleno

Caro Arsenio,

con te mi capita spesso di lasciare i discorsi a metà... questo perché le tematiche che proponi meritano molta attenzione ( come già ti dissi una volta ) e coinvolgono questioni importanti... e purtroppo, a causa della poca disponibilità di tempo che ho, non riesco ad intessere un dialogo più accurato con la tua persona (alla quale, tra le altre cose sono anche affezionata ), così come mi piacerebbe...

Le parole, sono uno strumento potentissimo... ultimamente ho avuto occasione di constatare che nel virtuale assumono ancora maggior potenza, essendo la forma espressiva per eccellenza che si manifesta in esso... la loro forza si amplia... in modo spropositato alcune volte... e gli effetti, positivi-negativi, che ne derivano, vanno di pari passo con tale forza..

Sto imparando che occorre una buona dose di "consapevolezza" anche nell'assemblare una parola dietro l'altra... per questo, alcune volte (come mi è capitato anche personalmente), si causano cospicui danni...

La parola è un'arma a doppio taglio... caro Arsenio... badiamo bene a come "parliamo".

Con rinnovato affetto ed immutata stima nei tuoi confronti...
veraluce is offline  
Vecchio 26-01-2008, 01.36.38   #9
bomber
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Riferimento: La parola è farmaco e veleno

beh il farmaco spesso provoca effetti collaterali .. potendo sarebbe meglio non prednerne maiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
bomber is offline  
Vecchio 26-01-2008, 10.16.29   #10
daria
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Riferimento: La parola è farmaco e veleno

condivido molto di ciò che hai scritto.
la parola è farmaco e veleno, costruzione e distruzione. il risultato dipende da tre fattori: chi parla-chi ascolta-o da entrambi. il risultato dipende anche dal contesto. è la verità che fa la differenza. ma sono sempre discorsi che andrebbero ad occupare spazi infiniti, riassumerli e sintetizzare con un semplice commento diventa impossibile. cercare di capire con l'empatia è un compito molto arduo, specialmente per chi si riempie la bocca con questa parola " empatia" pensando di capirne il significato. molti professionisti la usano, pochi correttamente.

cordiali saluti
daria
daria is offline  

 



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