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Vecchio 01-02-2008, 16.12.02   #1
arsenio
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Quando la parola veicola emozioni?

Quando la parola veicola emozioni?

Quando la parola veicola emozioni? Quando si riesce a percepire la realtà della finzione letteraria con una sensibilità artistica e poetica. Quando una poesia, un romanzo, un film possono staccarci almeno per un attimo dalla superficialità dell'esistenza attraverso la pregnanza,l'intensità della parola,che talora ha un'immediatezza non posseduta da un'immagine. E certe opere richiedono di privilegiare il valore delle parole.
La letteratura alta svela la condizione umana ed i suoi vissuti ancor più delle indagini dei grandi psicologi.
E' la poesia soprattutto che riesce a farci intravedere il mondo con occhi diversi: è polisemica, gioca con le parole, esprime emozioni, comunica memorie,fantasie, desideri, tra realtà e fantasia,tra conscio ed inconscio. Ma deve nascere da una personale emozione o esperienza diretta, anche modesta cosa. Ne escluderei certi abili montaggi di parole.
Come già detto la parola può essere farmaco o veleno, ma anche afasia; ed è ancora la letteratura a descrivere meglio tale stato di discomunicazione.

“Ma se è tutto qui il male! Nelle parole!Abbiamo tutti dentro di noi un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci signore,se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente, le assume con il senso e col valore che hanno per sé,del mondo come egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci, non ci' intendiamo mai” (“Sei personaggi in cerca d'autore”, Pirandello)

“Quando IO uso una parola, disse Humpty Dumpty in tono sprezzante, “significa esattamente ciò che ho deciso che essa significhi - nè più , né meno. “ (“Alice nel Paese delle meraviglie”)

“Voi, mie parole, tradite invano il morso
secreto,il vento che nel cuore soffia.
La più vera ragione è di chi tace”

(“Portovenere”, da Ossi di seppia, Montale)

Da citare ancora Kafka ne “Il messaggio dell'imperatore”: “Scrivere ricette è facile, ma intendersi con la gente è difficile”.
Jonesco che rappresenta l'uomo standardizzato incapace di dialogo se non per frasi fatte; Beckett e lo scambio verbale come conferma che si parla per non dire nulla. Né si può dimenticare “Auto da fè” di Canetti dove i personaggi parlano senza capirsi e nemmeno lo vogliono. Impongono la propria molto parziale visione del mondo in monologhi a volte camuffati da dialoghi caratterizzati dall' incomprensione. Rappresentativo è il sinologo Kien che, murato nella sua biblioteca, comunica soltanto con il libri.

Dalle intuizioni letterarie alla realtà

L'incomunicabilità attraversa il '900,trapassando nel terzo millennio.
E' sempre cruciale comprendere se un messaggio interpreta esattamente il pensiero e le intenzioni di chi lo invia, e se è possibile una perdita d'informazione o qualche equivoco. I disturbi comunicativi derivano da interpretazioni sbagliate, da mancanza di chiarimenti e autocorrezioni. Le intenzioni dell' emittente vanno ricostruite con corrette inferenze. La metacomunicazione (comunicare sulla comunicazione) a volte è indispensabile. Se non compendiamo non si tema di chiedere: “Cosa intendi dire per ... ?”
L'uso delle parole crea ambiguità e la comunicazione verso l'altro è impossibile? In realtà traduciamo quel che l'altro dice nella nostra visione del mondo che non sempre coincide con la sua; a nostra volta non sappiamo come verrà interpretato ciò che noi diciamo.
E talora si parla per una recita inconcludente, senza neppure averne la consapevolezza, senza sapere che esistono punti di vista opposti. Pregiudizi, credenze,sfumature polisemantiche, scontri inconsapevoli con altrui mondi interiori occulti, ecc. sono alla base della discomunicazione. Se non si riesce a capire ,la responsabilità è sempre del parlante. Specie se vuole esibire un'identità artificiosa che si sostiene su verbalismi tortuosi,privi di sostanziali contenuti, e c'è poco da capire. Oggi il non sapere è ritenuto un'inferiorità e induce a sproloqui. O viceversa un discorso lineare viene anche inconsciamente “non capito” perchè rifiutato, se espone idee troppo in dissonanza con la nostra visione del mondo.

Calore e freddezza sono mediati in prevalenza dalla comunicazione non verbale, Forse la comunicazione perfetta sarebbe quella erotica , ma certe intese non sono molto frequenti.
Se rivalutassimo maggiormente una parola armonicamente equilibrata quale veicolo di affetti ed emozioni? O nell'attuale società sarebbe vano, e tacere sarebbe più giusto?
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Vecchio 03-02-2008, 20.05.38   #2
nevealsole
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Sempre?

Carissimo,
ho letto con piacere il tuo intervento... e come al solito ci ho pensato un po' su.
La risposta che mi viene da darti, però, è che la parola veicola sempre emozioni.
A noi resta solo da capire di quali emozioni si fa portatrice, e forse anche perché.
Ricordo di aver trovato per caso, nella mia ricerca di manuali per comprendere le emozioni, un testo venduto a psicologi ed altri soggetti che si occupavano di terapie di gruppo.
Aveva qualcosa a che fare con le canzoni, venivano dati suggerimenti circa le canzoni da far ascoltare al gruppo (almeno mi pare di ricordare), che tendenzialmente erano scelte per predisporre all'analisi di alcune emozioni.
Dopo l'ascolto il gruppo avrebbe dovuto, credo, raccontare quale emozione era stata suscitata da quella canzone.. e da lì sarebbe partito il confronto per l'analisi.
Ricordo che ho ritenuto l'idea interessante.
Credo che le parole facciano un effetto che non riesco a definire, ma è un meccanismo tipo vibrazioni sonore che si allineano.
Alcune parole - come quelle delle poesie, o delle canzoni - fanno vibrare alcune corde dentro di noi.
Certo, è possibile che l'autore intendesse tutt'altro da quello che a noi piace credere (ricordo un seccato De Gregori rispondere ad una intervistatrice che "Rimmel" descriveva una situazione per lui ormai così remota e superata da non esser più capace di descrivere cosa avesse voluto dire allora).
Le parole che più mi toccano, sempre, sono quelle che veicolano il "sentimento del tempo", parafrasando Ungaretti, il passaggio da ciò che eravamo a ciò che saremo compiuto sempre rivolti con lo sguardo verso ciò che stiamo lasciando, anziché verso ciò che troveremo.
Almeno, questo è il sentimento del tempo per me, Ungaretti - immagino - volesse riferirsi a tutt'altro...

nevealsole is offline  
Vecchio 04-02-2008, 09.54.13   #3
visechi
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Riferimento: Quando la parola veicola emozioni?

Stupendo il passo tratto dai ‘sei personaggi’ di Pirandello, lo ritengo esantematico di una patologia connaturata – direi genetica – della parola. L’impossibilità di comunicare compiutamente le proprie emozioni affidando il messaggio esclusivamente alla dizione o alla grafia è, al tempo stesso, il limite e il merito della parola. La comunicazione sconta il rischio – sempre incombente – del fraintendimento, ma contemporaneamente assegna al lettore o all’ascoltatore un ruolo attivo, perché non lo piega ed asservisce totalmente al significato portato dal messaggio, suggerendogli nuove strade e suscitando la nascita d’innovate emozioni, la cui essenza è costituita dalla somma di quelle che traspaiono dalla parola detta e quelle innescate nel lettore o auditore. E’, in fin dei conti, il delicato gioco dell’arte, che intesse un intricato arazzo le cui maglie sono costituite da emozioni accese dalle parole. Il medesimo ordito si rileva nell’arte figurativa e, perché no? Anche in quella che fa del suono, dell’armonia, del timbro il proprio vassallo. Il creatore e l’utente dell’opera d’arte permangono in un limine d’incomunicabilità che è anche cesura fra animi che si protendono l’uno verso l’altro, senza mai giungere a penetrarsi, solo sfiorarsi per grazia e virtù del volo immaginifico che la parola e il sentimento inducono. La parola solletica le corde del sentimento, ma è un sentimento individuale, son quasi tentato di dire solipsistico. Il trait d’union che impedisce l’abbandono alla propria solitudine non è il significato intrinseco o semantico, è piuttosto l’emergere etereo del sentimento suscitato e dichiarato dalla parola. Ma, in ogni caso, è proprio vero che siamo esseri prigionieri della nostra solinga impossibilità di comunicare.

In limine

Godi se il vento ch'entra nel pomario
vi rimena l'ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquiario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell'eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall'erto muro.
Se procedi t'imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l'ho pregato,- ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine…


(Eugenio Montale, Ossi di Seppia)
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Vecchio 05-02-2008, 13.48.48   #4
arsenio
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Riferimento: Sempre?

Citazione:
Originalmente inviato da nevealsole
Carissimo,
ho letto con piacere il tuo intervento... e come al solito ci ho pensato un po' su.
La risposta che mi viene da darti, però, è che la parola veicola sempre emozioni.
A noi resta solo da capire di quali emozioni si fa portatrice, e forse anche perché.
Ricordo di aver trovato per caso, nella mia ricerca di manuali per comprendere le emozioni, un testo venduto a psicologi ed altri soggetti che si occupavano di terapie di gruppo.
Aveva qualcosa a che fare con le canzoni, venivano dati suggerimenti circa le canzoni da far ascoltare al gruppo (almeno mi pare di ricordare), che tendenzialmente erano scelte per predisporre all'analisi di alcune emozioni.
Dopo l'ascolto il gruppo avrebbe dovuto, credo, raccontare quale emozione era stata suscitata da quella canzone.. e da lì sarebbe partito il confronto per l'analisi.
Ricordo che ho ritenuto l'idea interessante.
Credo che le parole facciano un effetto che non riesco a definire, ma è un meccanismo tipo vibrazioni sonore che si allineano.
Alcune parole - come quelle delle poesie, o delle canzoni - fanno vibrare alcune corde dentro di noi.
Certo, è possibile che l'autore intendesse tutt'altro da quello che a noi piace credere (ricordo un seccato De Gregori rispondere ad una intervistatrice che "Rimmel" descriveva una situazione per lui ormai così remota e superata da non esser più capace di descrivere cosa avesse voluto dire allora).
Le parole che più mi toccano, sempre, sono quelle che veicolano il "sentimento del tempo", parafrasando Ungaretti, il passaggio da ciò che eravamo a ciò che saremo compiuto sempre rivolti con lo sguardo verso ciò che stiamo lasciando, anziché verso ciò che troveremo.
Almeno, questo è il sentimento del tempo per me, Ungaretti - immagino - volesse riferirsi a tutt'altro...


Carissima nevealsole, bellissime considerazioni e stimolo per altri riflessivi post recentemente ho letto in fretta un volumetto di libroterapia per i disagi dell'anima , un manuale filmografico per curare i disturbi della psiche. La poesia è (sempre) un rifugio salvifico, per chi possiede una sensibilità che gli permette di fruirne. Concetti e ritmo parlano da inconscio a inconscio, se non è mera giustapposizione di termini preziosi, anche abile, ma fine a se stessa.
Il sentimento del tempo è la nostalgia. La memoria che viaggia nell' imamginazione; è il "mai più " del passato irraggiungibile ... è una poesia, una canzone per struggenti reminiscenze. Ma è pure recupero d'identità e non solo sofferenza.

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Vecchio 06-02-2008, 10.05.47   #5
arsenio
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Riferimento: Quando la parola veicola emozioni?

X nevealsole e per visechi

Arsenio è Montale?

Montale è il mio primo amore poetico, e nel corso degli studi ebbi l'occasione di approfondire la sua poetica. Arsenio fu tra i personaggi che indagai nel profondo; abitudine che poi non ho abbandonato nella lettura critica di certa narrativa problematica, specialmente dell' antieroico '900, ma pure nei romanzi attuali . Così la mia chiave di lettura nell'interpretare certi film è in prevalenza il confronto psicologico dei protagonisti.

La seguente è una brevissima sintesi ricavata da una mia ricerca giovanile.

“Non saprei che cosa dire sui personaggi poetici, oggi che il personaggio tende a sparire anche dal romanzo. Arsenio e il Nestoriano sono proiezioni di me”.
(da “Dialogo con Montale sulla poesia” - Quaderni milanesi – 1960

Arsenio è un personaggio lirico emblematico perchè riassume la poetica del “non essere” di Ossi di seppia. In delirio per un'inutile attesa fallisce il passaggio in un'”altra orbita”, “trema di vita”, non sa staccarsi dalla “ghiacciata moltitudine dei morti”. Negazione, ridimensionamento della realtà e ripiego individuale sono le sue salvifiche risorse: non ha senso né il vivere né il morire.

Montale disse che per la poesia s'ispirava a una “totale disarmonia con la realtà sentita fin dalla nascita”.
Chi è questo antieroe, tenendo conto anche di altri indizi sparsi nelle sue poesie? Non si conforta con nessuna certezza come l'uomo della massa: “Oh l'uomo che se ne va sicuro / agli altri ed a se stesso amico / . Esiste solo la ricchezza delle percezioni , quale apparenza che camuffa il vuoto. In immobile attesa di un passato rivelatorio che rompa il determinismo cosmico, con un miracolo che faccia percepire il vuoto come unica realtà.
Le sue “certezze” sono l'ignoranza cosmica, l'impossibilità di dogmi che possano salvare, il male di vivere che assoggetta l'indifferenziata materia: “non domandarci la formula che mondi possa aprirti”. Il bene sta nell'insensibilità assoluta, perchè anche la morte ci può trasformare in “larve rimorse dai ricordi umani”.
Vorrebbe uscire dalle sue giornate uguali come “scheggia fuori dal tempo”.
Raggiungerà mai l'indifferenza che sogna?” Ormai lo stesso / sapore han miele e assenzio”.
La memoria non è ricupero di emozioni o conoscenza,ma estranei frammenti di vita: “Si deforma il passato, si fa vecchio / appartiene ad un altro”.
Dubbioso vorrebbe fuggire dalla vita, ma il suo senso di nullificazione è ambiguo: “tremi di vita e ti protendi / a un vuoto risonante di lamenti /.
Nessuna risorsa di sopravvivenza : La vita è “immoto andare”, delirio nell'attesa del tempo che avanza venendoci incontro fino alla fine.
Resta solo qualche rara occasione illuminante (tale spiraglio si nota nelle Occasioni) (...) forse / ti salva un amuleto che tu tieni / vicino alla matita delle labbra / al piumino,alla lima: un topo bianco / d'avorio; e così esisti! (da “Dora Markus)
Eppure non esclude di poter pervenire a una serena saggezza priva di asperità: Triste anima passata e tu volontà nuova che mi chiami / tempo è forse d'unirvi / in un porto sereno di saggezza. /

Come Arsenio

La fine dell'estate avanza
deserto è il molo con sporte lenze.
Ormai sei solo in capanno corroso
quale dechirichiano bagnante misterioso.

Su rena non pesta – è luna park spento -
vaghi irrequieto – è prossima tempesta -
e fuggi dalla darsena,calpesti il bagnasciuga,
pervieni alla discesa e inizia la tua fuga

Volgerti non osar o muto soccombi
in insidiosa marea d'un popolo di zombi.

Arsenio


(...)
Discendi in mezzo al buio che precipita
e muta il mezzogiorno in una notte
di globi accesi, dondolanti a riva, -
e fuori, dove un'ombra sola tiene
mare e cielo, dai gozzi sparsi palpita
l'acetilene
- finché goccia trepido
il cielo, fuma il suolo che s'abbevera,
tutto d'accanto ti sciaborda, sbattono
le tende molli, un frùscio immenso rade
la terra, giù s'afflosciano stridendo
le lanterne di carta sulle strade.
*
Così sperso tra i vimini e le stuoie
grondanti, giunco tu che le radici
con sé trascina, viscide, non mai
svelte, tremi di vita e ti protendi
a un vuoto risonante di lamenti
soffocati, la tesa ti ringhiotte
dell'onda antica che ti volge; e ancora
tutto che ti riprende, strada portico
Mura specchi ti figge in una sola
ghiacciata moltitudine di morti,
e se un gesto ti sfiora, una parola
ti cade accanto, quello è forse, Arsenio,
nell’ora che si scioglie, il cenno d’una
vita strozzata per te sorta, e il vento
la porta con la cenere degli astri.
*
( Da Arsenio, E. Montale - Ossi di seppia)

Potremmo continuare il discorso sulla poesia di Montale, specie Ossi di seppia. Credo in Poesie o Arte.

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Vecchio 08-02-2008, 13.24.54   #6
Simaptico
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Riferimento: Quando la parola veicola emozioni?

Bisogna stare attenti, comunque, allo sciovinismo della parola, perchè la parola è vero che veicola le emozioni, ma nel senso che le rende comunicabili.
Le emozioni, però, nascono prima ancora di essere verbalizzate nel nostro cervello.
L'atto di tradurre le emozioni in parole non è immediato, e chi non ha la capacità di farlo in modo immediato non dovrebbe subire emarginazione sociale, come purtroppo avviene.
Non mantenere la consapevolezza della meta-verbalità delle emozioni è indice di scarsa empatia, e una comunicazione priva di questa consapevolezza diventa inevitabilmente un gioco che premia chi ha la capacità di verbalizzare più velocemente i concetti.
Questa consapevolezza dovrebbe essere talmente forte da arrivare addirittura a farci percepire chi si esprime poco allo stesso modo di un estroverso, purtroppo questo non avviene.
Il dovere etico è divulgare questa consapevolezza e farla applicare in tutti i contesti sociali, anche quelli ricreativi.
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Vecchio 09-02-2008, 10.30.08   #7
nevealsole
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Riferimento: Quando la parola veicola emozioni?

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Originalmente inviato da Simaptico
Bisogna stare attenti, comunque, allo sciovinismo della parola, perchè la parola è vero che veicola le emozioni, ma nel senso che le rende comunicabili.
Le emozioni, però, nascono prima ancora di essere verbalizzate nel nostro cervello.
L'atto di tradurre le emozioni in parole non è immediato, e chi non ha la capacità di farlo in modo immediato non dovrebbe subire emarginazione sociale, come purtroppo avviene.
Non mantenere la consapevolezza della meta-verbalità delle emozioni è indice di scarsa empatia, e una comunicazione priva di questa consapevolezza diventa inevitabilmente un gioco che premia chi ha la capacità di verbalizzare più velocemente i concetti.
Questa consapevolezza dovrebbe essere talmente forte da arrivare addirittura a farci percepire chi si esprime poco allo stesso modo di un estroverso, purtroppo questo non avviene.
Il dovere etico è divulgare questa consapevolezza e farla applicare in tutti i contesti sociali, anche quelli ricreativi.

Se ho capito cosa intendi, concordo abbastanza sul punto.
Però preciso che io con il mio intervento intendevo dire che qualunque parola del "trasmittente" fa nascere una emozione nel destinatario (positiva o negativa), che non necessariamente l'emozione che il destinatario percepisce è quella che il trasmittente intendeva indirizzargli.
In ogni caso, la comunicazione che fa maggior presa sull'interlocutore, secondo alcuni studi che avevo letto, sembrerebbe essere quella non verbale. Tanto che in caso di contraddittorietà tra messaggio verbale e messaggio non verbale arriverebbe solo quello non verbale inducendo il ricevente a ritenere la "falsità" del messaggio verbale.
Le eventuali problematiche di chi non è buon argomentatore certo esistono, se si svolgono mestieri che richiedono capacità dialettica, ma nel privato - in realtà - dovrebbe aiutare la comunicazione non verbale. Solo che, talvolta, secondo me si preferisce credere al messaggio verbale falso che al non verbale autentico.
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Vecchio 09-02-2008, 10.45.49   #8
arsenio
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Riferimento: Quando la parola veicola emozioni?

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Originalmente inviato da Simaptico
Bisogna stare attenti, comunque, allo sciovinismo della parola, perchè la parola è vero che veicola le emozioni, ma nel senso che le rende comunicabili.
Le emozioni, però, nascono prima ancora di essere verbalizzate nel nostro cervello.
L'atto di tradurre le emozioni in parole non è immediato, e chi non ha la capacità di farlo in modo immediato non dovrebbe subire emarginazione sociale, come purtroppo avviene.
Non mantenere la consapevolezza della meta-verbalità delle emozioni è indice di scarsa empatia, e una comunicazione priva di questa consapevolezza diventa inevitabilmente un gioco che premia chi ha la capacità di verbalizzare più velocemente i concetti.
Questa consapevolezza dovrebbe essere talmente forte da arrivare addirittura a farci percepire chi si esprime poco allo stesso modo di un estroverso, purtroppo questo non avviene.
Il dovere etico è divulgare questa consapevolezza e farla applicare in tutti i contesti sociali, anche quelli ricreativi.

Caro simaptico, non comprendo il rapporto tra lo sciovinismo (nazionalismo esagerato e fanatico?) e le emozioni.
E' vero che manca un'educazione ai sentimenti e alle emozioni, e che tale capacità nel presnte forum viene considerata "femminea" e non rilevante per i maschi. Mi sembra che tu condivida.
In precedenti post abbiamo esaminato meglio il rapporto emozioni/parole.
Le emozioni non sono facili da verbalizzare, da decifrare ed esprimere. Anche nel migliore dei casi ognuno sa cosa è per lui una certa emozione, ma non è detto che un'altra persona intenda esattamente la stessa cosa anche se usa la stessa parola. Possono essere chiamate con lo stesso nome cose che nulla hanno in comune,se non un certa somiglianza, e spesso si usano e intendono parole in modi impropri.
Ci sono vari modi di essere”tristi”, “allegri” o “arrabbiati”, in relazione alla situazione-stimolo,all'ambiente sociale, alle condizioni psicofisiche,che sono interpretabili non tanto semanticamente, quanto da posture ed espressioni: la comunicazione non verbale, perchè le emozioni coinvolgono tutto l'organismo. Attraverso il linguaggio disponiamo di un lessico per etichettare emozioni e stati affettivi, e di una terminologia nel campo psicologico.
Talora non si sa distinguere tra affetti, comportamenti,cognizioni.
In conclusione, per definire un'emozione è necessario far ricorso a più indici, come le sensazioni corporee , l'espressone del volto, il sentimento provato, le valutazioni cognitive dello stimolo, il campionamento messo in atto. Il lessico dei linguaggi naturali è troppo variabile e dipende dl contesto storico, culturale, ecc.
In ogni caso ci sarebbe un legame tra la natura delle emozioni, i nostri concetti su di esse e le forme linguistiche che usiamo per esprimerle.

Come interpretare le emozioni? Per fare un esempio, in un setting di gruppo, nell' interazione verbale a riflesso, c'è la possibilità di rispecchiare verbalmente anche il tono di voce, la mimica facciale, ecc. che rivelano stati d'animo e sentimento. In ogni caso ci vuole reciprocità e collaborazione.

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Vecchio 09-02-2008, 13.28.32   #9
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Riferimento: Quando la parola veicola emozioni?

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Originalmente inviato da arsenio
Come interpretare le emozioni? Per fare un esempio, in un setting di gruppo, nell' interazione verbale a riflesso, c'è la possibilità di rispecchiare verbalmente anche il tono di voce, la mimica facciale, ecc. che rivelano stati d'animo e sentimento. In ogni caso ci vuole reciprocità e collaborazione.
E' questo il fatto che volevo evidenziare: ci vuole collaborazione.
Collaborazione che viene ostacolata dallo sciovinismo della comunicazione extra-verbale e verbale, o meglio, sciovinismo di un'interpretazione standard spesso superficiale di queste forme di comunicazione.
Interpretiamo le emozioni degli altri da uno spettro di espressioni facciali, mimiche, sguardi, senza accorgerci che non sono linguaggi standardizzati, e che possiamo ingannarci nella valutazione della personalità della persona che stiamo osservando.
C'è poi lo sciovinismo del discorso organico: la capacità di improvvisare discorsi organici, bene articolati, dipende dalla prontezza di richiamare alla memoria blocchi di parole, richiede una procedura di decisione mentale che non è affatto banale, mentre nei contesti ricreativi viene imposta questa abilità come se dovesse essere innata: così vengono penalizzati quelli che sono più lenti a organizzare i discorsi, a verbalizzare le emozioni.
Per questo io sento il dovere morale di prendere coscienza dei danni di questa forma di sciovinismo, affinchè tutti, estroversi e introversi, persone sciolte e persone imbranate, abbiano la stessa dignità sociale nei contesti ricreativi, dato che la socialità è un bisogno intrinseco dell'essere umano.
Purtroppo lo sciovinismo di cui parlo è ancora troppo diffuso, io ne sono un testimone diretto.
Come vedi dai post che scrivo la mia mente è piena di contenuti, eppure se mi incontrassi nella realtà non mi vedresti capace di organizzare così bene un discorso
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Vecchio 10-02-2008, 17.12.19   #10
veraluce
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Riferimento: Quando la parola veicola emozioni?

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Da Nevealsole:
con il mio intervento intendevo dire che qualunque parola del "trasmittente" fa nascere una emozione nel destinatario (positiva o negativa), che non necessariamente l'emozione che il destinatario percepisce è quella che il trasmittente intendeva indirizzargli.

Sono pienamente d'accordo con Nevealsole ( )... soprattutto, personalmente, ho notato molto il dislivello di chiarezza comunicativa tra interazione verbale nella vita quotidiana e interazione verbale esclusivamente scritta...
In particolare come ha ben fatto notare Arsenio:

Citazione:
E' sempre cruciale comprendere se un messaggio interpreta esattamente il pensiero e le intenzioni di chi lo invia, e se è possibile una perdita d'informazione o qualche equivoco. I disturbi comunicativi derivano da interpretazioni sbagliate, da mancanza di chiarimenti e autocorrezioni. Le intenzioni dell' emittente vanno ricostruite con corrette inferenze. La metacomunicazione (comunicare sulla comunicazione) a volte è indispensabile. Se non compendiamo non si tema di chiedere: “Cosa intendi dire per ... ?”

Sono d'accordo sull'importanza delle delucidazioni, ovvero sul domandare il significato del messaggio, senza correre a conclusioni affrettate e fuorvianti...
E dico questo proprio perché ultimamente comunicando esclusivamente in forma scritta con qualcuno, ho notato che questi interpretavano le mie parole in tutt'altro senso da quello in cui era partito da me... e questo, sinceramente mi lasciava alquanto esterrefatta (soprattutto perché non mi era mai successo prima... )


Citazione:
Da Arsenio:
In ogni caso, la comunicazione che fa maggior presa sull'interlocutore, secondo alcuni studi che avevo letto, sembrerebbe essere quella non verbale. Tanto che in caso di contraddittorietà tra messaggio verbale e messaggio non verbale arriverebbe solo quello non verbale inducendo il ricevente a ritenere la "falsità" del messaggio verbale.

Le eventuali problematiche di chi non è buon argomentatore certo esistono, se si svolgono mestieri che richiedono capacità dialettica, ma nel privato - in realtà - dovrebbe aiutare la comunicazione non verbale. Solo che, talvolta, secondo me si preferisce credere al messaggio verbale falso che al non verbale autentico.

Infatti!!! Ci sono persone, come la sottoscritta che nel quotidiano sono molto affabili, usano nomignoli, diciamo che sono alquanto estroverse nelle manifestazioni di affetto.. ora ovviamente, riporto questo anche nell'ambito della verbalità scritta, però mancando la percezione della mimica, del tono di voce, dei gesti etc, alla fine la comunicazione non giunge sempre per quello che vuole significare veramente.

Per questo alla fine ho capito, sempre riferendomi alla mia esperienza sopracitata, che l'interlocutore dall'altra parte non capiva il reale senso delle mie parole, perché magari io facevo dell'ironia per alleggerire la pesantezza dei discorsi, mentre egli percepiva un atteggiamento di superiorità da parte mia, oppure interpretava una mia parolina gentile (come mio solito fare con tutti, ma un pò di più con chi comunico più armoniosamente) come un approccio di "diverso" tipo... se avessimo comunicato anche non-verbalmente (ovvero con mimica, gesti etc) sicuramente non si sarebbero venuti a creare tanti fraintendimenti...


Citazione:
Da Arsenio:
L'uso delle parole crea ambiguità e la comunicazione verso l'altro è impossibile? In realtà traduciamo quel che l'altro dice nella nostra visione del mondo che non sempre coincide con la sua; a nostra volta non sappiamo come verrà interpretato ciò che noi diciamo.

Concordo anche su questo... la nostra visione del mondo influenza i nostri rapporti interpersonali e di conseguenza la comunicazione... per questo è anche l'atteggiamento verso il prossimo che gioca un ruolo importante, secondo me...
Ad esempio credo che tutto si possa dire con garbo e gentilezza... io non so se riuscirei a portare avanti un dialogo con una persona che non mi usa gentilezza... non che mi debba stendere il tappeto rosso, ma comunque che mantenga un rispetto verso la mia persona... e detto proprio sinceramente amo molto quelle persone che sanno prendere la vita con filosofica leggerezza... che hanno voglia di andare incontro agli altri e non contro gli altri.
Bisognerebbe, come dico sempre, impegnarci tutti a costruire più ponti e meno muri!


Citazione:
Da Arsenio:
E talora si parla per una recita inconcludente, senza neppure averne la consapevolezza, senza sapere che esistono punti di vista opposti. Pregiudizi, credenze,sfumature polisemantiche, scontri inconsapevoli con altrui mondi interiori occulti, ecc. sono alla base della discomunicazione. Se non si riesce a capire ,la responsabilità è sempre del parlante. Specie se vuole esibire un'identità artificiosa che si sostiene su verbalismi tortuosi,privi di sostanziali contenuti, e c'è poco da capire. Oggi il non sapere è ritenuto un'inferiorità e induce a sproloqui. O viceversa un discorso lineare viene anche inconsciamente “non capito” perchè rifiutato, se espone idee troppo in dissonanza con la nostra visione del mondo.

Caro Arsenio, dalle mie parti quando ci piace quello che dice una persona gli diciamo: "ti darei un bacio in fronte!" (forse per onorarne il cervello!)... ecco, io virtualmente lo do a te ... perché mi piace "assai" il contenuto delle tue riflessioni e lo condivido sempre più, dato che la mia esperienza va confermando quanto da te detto (e non sto cercando di adularti, ma dico solo ciò che penso).



Citazione:
Da Arsenio:
Calore e freddezza sono mediati in prevalenza dalla comunicazione non verbale, Forse la comunicazione perfetta sarebbe quella erotica , ma certe intese non sono molto frequenti.
Se rivalutassimo maggiormente una parola armonicamente equilibrata quale veicolo di affetti ed emozioni? O nell'attuale società sarebbe vano, e tacere sarebbe più giusto?

Non so... per quel che mi riguarda, penso che dire delle cose con un "accento"
affettuoso (e qui mi riferisco anche alla comunicazione in forma scritta) non cambi il contenuto del messaggio da comunicare, tuttavia lo fa "viaggiare" diversamente... arriva al cuore, perché parte da un cuore... no?

Ultima cosa che ho notato in diverse occasioni (non mi riferisco esclusivamente al forum): in molte occasioni ho letto poesie meravigliose, delicate, che mi hanno trasmesso emotivamente molto... ma devo ammettere che spesso le persone che ne sono gli artefici non concretizzano in loro stessi i loro ideali poetici (anche il grande K. Gibran, da quanto ho letto ultimamente, nonostante i suoi meravigliosi testi poetici era molto lontano nella vita da quanto scriveva)... per cui, forse nella comunicazione come in tanti altri ambiti: non è tutt'oro quello che luccica!

Un e buona serata!!!
veraluce is offline  

 



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