Forum di Riflessioni.it
WWW.RIFLESSIONI.IT

ATTENZIONE: Questo forum è in modalità solo lettura
Nuovo forum di Riflessioni.it >>> LOGOS

Torna indietro   Forum di Riflessioni.it > Forum > Psicologia
Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
>>> Sezione attiva sul forum LOGOS: Percorsi ed Esperienze
Vecchio 13-02-2008, 04.57.26   #1
brabale
Ospite
 
Data registrazione: 23-12-2007
Messaggi: 3
Exclamation Disfunzioni socio-familiari

ciao a tutti fresco fresco di iscrizione provo a contribuire al forum...

Premetto che mi vergogno sia di scrivere su un forum sia di esporre quanto segue.....

Mi chiamo Alberto ho 20 anni, sono disoccupato, da circa 2 anni ho problemi, non esco di casa, mi vergogno di me stesso, non perchè non mi accetti, credo invece che non sia mai stato mai stato me stesso(per quanto possa essere difficile crederlo, visto la mia scarsa permanenza)...

Vorrei ragionare con voi....

Sono l'ultimo arrivato in famiglia, (3 sorelle piu' grandi di 10 anni circa)...mia hanno sempre trattato come un moccioso cretino, dandomi delle false libertà, false responsabilità, controllandomi su ogni mio respiro e giudicando ogni mio possibile comportamento...

Non sono mai stato libero, e anche se alle mie spalle ho esperienze invidiabili(intendo da adolescenti o da chi si accinge come me ad addentrarsi "nel mondo dei grandi"), è come se fossi in realtà uno di quei ragazzi timidi, repressi e vuoti.

O perlomeno lo sono diventato...

Non sento il germe dell'uomo che dovrebbe divampare..e non posso fare altro che associare una colpa alla mia famiglia, che mi tiene ancora legato..

Mi vergogno...

Ho paura dei loro giudizi, del loro modo di considerarmi, pensate che aspetto con timore-ansia quando chiudono-aprono una porta, quando aprono bocca, i loro movimenti...è assurdo...

Eppure ho passato la maggior parte della mia vita fuori casa, dai 10 ai 18 anni, ho lavorato, ho avuto TANTI conoscenti, nessun problema per trovare qualcuno con cui passare le serate...sapete, ho passato tutte quelle esperienze che dovrebbero "emancipare", non sono vergine, sono oggettivamente un bel ragazzo, le poche volte che esco di casa mi guardano e mi basterebbe poco per portarmi a letto qualcuna...

Con che faccia mi presento ad un colloquio di lavoro??

Come faccio a "sviluppare" autostima e sicurezza se vengo trattato come un dodicenne che non è mai uscito di casa??

Otretutto come un cretino da tutte le mie sorelle...

e sono sempre stato un ribelle comunque..per quanto possa avere "paura", ho sempre mandato a cagare senza se e senza ma, in faccia e senza problemi...e lo continuo a fare...

Perchè mi sono trasformato in un verme?

Ridicolo per giunta...
brabale is offline  
Vecchio 13-02-2008, 13.10.17   #2
iulbrinner
Utente bannato
 
Data registrazione: 25-10-2007
Messaggi: 303
Riferimento: Disfunzioni socio-familiari

Citazione:
Vorrei ragionare con voi....
Sono l'ultimo arrivato in famiglia, (3 sorelle piu' grandi di 10 anni circa)...mia hanno sempre trattato come un moccioso cretino, dandomi delle false libertà, false responsabilità, controllandomi su ogni mio respiro e giudicando ogni mio possibile comportamento...
Non sento il germe dell'uomo che dovrebbe divampare..e non posso fare altro che associare una colpa alla mia famiglia, che mi tiene ancora legato..
Ho paura dei loro giudizi, del loro modo di considerarmi, pensate che aspetto con timore-ansia quando chiudono-aprono una porta, quando aprono bocca, i loro movimenti...è assurdo...
Come faccio a "sviluppare" autostima e sicurezza se vengo trattato come un dodicenne che non è mai uscito di casa?? (brabale)

Ciao a te. Preciso da subito che non sono uno psicologo e, quindi, tutto quello che esprimerò, riferendomi al tuo messaggio, è da considerarsi come l’opinione di un uomo comune.
Come tale vorrei che la leggessi, nella consapevolezza che ciò che commento è solo ciò che leggo - non ciò che si presuppone possa esserci “dietro” le parole – e, quindi, non commento né la tua persona, né la tua famiglia. In ogni caso le mie sono opinioni, tienilo a mente.
Che le dinamiche familiari siano centrali nello sviluppo psico-affettivo dell’individuo e nella sua maturazione emotiva (la c.d. “autostima” per dirla in termini generali e sintetici) è cosa oltremodo risaputa e, spesso, sin troppo evocata per giustificare una vasta gamma di stati di disagio giovanili, che vanno dalle difficoltà relazionali agli atteggiamenti ultratrasgressivi.
Quello che spesso non viene detto a completamento di questa teoria è che le difficoltà maggiori nascono in ambiti familiari nei quali la comunicazione tra i membri è, in qualche modo, distorta, incompleta o, in taluni rari casi, per fortuna, destrutturata e destrutturante.
Ci si limita, in genere, ad invocare la “necessità di più amore”, di maggiore affettività in astratto, ignorando che è anche e soprattutto il modo di esprimere l’affettività – il modo di comunicarla - che può avere, sì, valenza positiva ma, in altri casi, del tutto negativa. Dire “ti voglio bene” ossessivamente a qualcuno mentre si lavano i piatti non è esprimere affetto; è recitare un rituale psicologistico imparato dai rotocalchi e dai film americani. Come tale, ossia svuotato di senso effettivo e di piena autenticità, quel “ti voglio bene” sarà recepito, anche se la persona che lo esprime è sinceramente affezionata al destinatario delle sue attenzioni.
La capacità comunicativa, del resto, non è cosa facile perché essa coincide con quella corretta sintonia tra stato d’animo (stato emotivo) ed espressione personale che, comunicata in forme autenticamente sentite nel modo appropriato alla situazione, qualifica, a mio modo di vedere, la maggiore o minore “maturità” dell’individuo.
Ciò premesso, se a tutto questo si aggiunge una deformazione comunicativa della nostra cultura, quale quella che investe il mondo maschile in generale (a mio giudizio, bada bene), per la quale appare lecito e normale “giudicare” un ragazzo (un uomo) su parametri femminili ritenuti eticamente superiori (fenomeno del male-bashing), la questione si complica ancora di più.
Detto questo, in termini generali, non entro nel merito della tua situazione ma mi limito ad osservare che, anche laddove ricorressero i presupposti che ho sinteticamente descritto (cosa niente affatto scontata), essi non dovrebbero portarti a colpevolizzare le tue sorelle (di loro soprattutto parli) quanto, piuttosto, a comprenderne la possibile immaturità, che è un difetto tipicamente umano.
Il mio augurio, in conclusione, è prima di tutto quello di non averti confuso le idee e, in secondo luogo, che tu riesca a coltivare la tua maturità, invece, in modo sano, saldo e comprensivo.
Ti saluto.
iulbrinner is offline  
Vecchio 13-02-2008, 16.04.25   #3
brabale
Ospite
 
Data registrazione: 23-12-2007
Messaggi: 3
Riferimento: Disfunzioni socio-familiari

Ciao, ti ringrazio innanzitutto per il tempo che mi hai dedicato...

Ciò che ho scritto è molto confuso e, me ne scuso, sembra piu' uno sfogo personale di cattivo gusto e forma, che il tentativo di analizzare una situazione che possa suscitare un dialogo e uno scambio di opinioni....

E' vero, un modo di comunicare superficiale, privo di tatto e comprensione puo' portare alle frustrazioni di cui sopra..

Il problema sono io, che do troppa importanza alla mia famiglia, quando dovrei pensare piu' a me stesso!
Do troppa importanza a tutto ciò che fanno!
brabale is offline  

 



Note Legali - Diritti d'autore - Privacy e Cookies
Forum attivo dal 1 aprile 2002 al 29 febbraio 2016 - Per i contenuti Copyright © Riflessioni.it