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Vecchio 02-04-2008, 17.08.57   #21
vagabondo del dharma
a sud di nessun nord
 
Data registrazione: 28-08-2006
Messaggi: 245
Riferimento: Viviamo in una Italia capitalista

Intervento lapalissiano e scontato, il mio.

L'impressione che ho io (volendo portare la discussione sui binari consoni a questa sezione) è che siamo sempre più condizionati dall'avere e sempre meno dall'essere. Tanto vali quanto hai, stabilisce la maggioranza attraverso tutta una serie di rappresentazioni simboliche veicolate soprattutto tramite i media. Il successo di una persona è commisurato alla quantità e qualità degli oggetti di status che riesce ad accumulare nel corso della sua vita. Sia chiaro, una parte di questi optional contribuisce realmente a migliorare la qualità della vita degli individui che ne entrano in possesso, ma altri servono solo a compensarli di "carenze" notevoli. Se si viene giudicati in base a criteri materialistici e consumistici, gli individui (per questo e per altro divenuti sempre più individualisti) sceglieranno la strada più corta per arrivare al successo. Il successo è quello, altre forme di successo sono solo delle "camere di compensazione" che comunque alla fine fanno da anticamera al mondo del capitalismo e del materialismo (vedi la deriva degli hippie, ad esempio). Da qui anche lo scadimento morale che accompagna società largamente basate su valori di questo tipo.

Il bello è che una società che ha un'impostazione del genere (il migliore dei mondi possibili, come lo definiscono i suoi cultori) riesce a fagocitare anche quelli che vorrebbero avere una visione alternativa delle cose e misurare il valore del proprio successo con criteri del tutto diversi. Le posizioni alternative, secondo me, devono giocoforza ispirarsi a valori interiori (appunto "alternativi") di elevato spessore, ma che partano da posizioni pro-positive e non op-positive. Oggi i valori alternativi che dovrebbero indicare un'altra visione della società e del mondo (specie in Italia) diventano strumento (nel senso che risultano funzionali) per acquisire gli stessi benefici materiali e immateriali cui ci si oppone. Vedi molte forme di lotta politica e associativa. Spesso l'identità alternativa è coniugata al "negativo", nel senso che si parte da quello che si combatte per definire la propria (di identità). In questo modo il migliore dei mondi possibili non dà alternativa, in quanto anche chi combatte ferocemente il sistema diventa parte integrante dello stesso, spesso assurgendo a puro elemento di folclore.

La proposizione di un'alternativa che indichi una chiara identità da cui partire per costruire qualcosa di diverso non deve muovere dalla debolezza, sia livello individuale che collettiva (nelle forme di rappresentanza politica serve per costruire consenso) ma da posizioni di forza, dove ampie parti del sistema, non escludendo anche elementi economicamente e politicamente influenti, assumano posizioni sì critiche verso il sistema attuale ma anche capaci di costruire qualcosa di diverso con proposte e metodi che, gradualmente, possano mutare la consapevolezza di un numero quanto più alto possibile di persone oprientandolo verso valori diversi da quelli attuali.

Quale la strada? Se avessi una soluzione, sarebbe bello.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 03-04-2008, 14.23.26   #22
-Ivan-
Ospite abituale
 
Data registrazione: 09-03-2007
Messaggi: 49
Riferimento: Viviamo in una Italia capitalista

Citazione:
Originalmente inviato da vagabondo del dharma
Intervento lapalissiano e scontato, il mio.

L'impressione che ho io (volendo portare la discussione sui binari consoni a questa sezione) è che siamo sempre più condizionati dall'avere e sempre meno dall'essere. Tanto vali quanto hai, stabilisce la maggioranza attraverso tutta una serie di rappresentazioni simboliche veicolate soprattutto tramite i media. Il successo di una persona è commisurato alla quantità e qualità degli oggetti di status che riesce ad accumulare nel corso della sua vita. Sia chiaro, una parte di questi optional contribuisce realmente a migliorare la qualità della vita degli individui che ne entrano in possesso, ma altri servono solo a compensarli di "carenze" notevoli. Se si viene giudicati in base a criteri materialistici e consumistici, gli individui (per questo e per altro divenuti sempre più individualisti) sceglieranno la strada più corta per arrivare al successo. Il successo è quello, altre forme di successo sono solo delle "camere di compensazione" che comunque alla fine fanno da anticamera al mondo del capitalismo e del materialismo (vedi la deriva degli hippie, ad esempio). Da qui anche lo scadimento morale che accompagna società largamente basate su valori di questo tipo.

Il bello è che una società che ha un'impostazione del genere (il migliore dei mondi possibili, come lo definiscono i suoi cultori) riesce a fagocitare anche quelli che vorrebbero avere una visione alternativa delle cose e misurare il valore del proprio successo con criteri del tutto diversi. Le posizioni alternative, secondo me, devono giocoforza ispirarsi a valori interiori (appunto "alternativi") di elevato spessore, ma che partano da posizioni pro-positive e non op-positive. Oggi i valori alternativi che dovrebbero indicare un'altra visione della società e del mondo (specie in Italia) diventano strumento (nel senso che risultano funzionali) per acquisire gli stessi benefici materiali e immateriali cui ci si oppone. Vedi molte forme di lotta politica e associativa. Spesso l'identità alternativa è coniugata al "negativo", nel senso che si parte da quello che si combatte per definire la propria (di identità). In questo modo il migliore dei mondi possibili non dà alternativa, in quanto anche chi combatte ferocemente il sistema diventa parte integrante dello stesso, spesso assurgendo a puro elemento di folclore.

La proposizione di un'alternativa che indichi una chiara identità da cui partire per costruire qualcosa di diverso non deve muovere dalla debolezza, sia livello individuale che collettiva (nelle forme di rappresentanza politica serve per costruire consenso) ma da posizioni di forza, dove ampie parti del sistema, non escludendo anche elementi economicamente e politicamente influenti, assumano posizioni sì critiche verso il sistema attuale ma anche capaci di costruire qualcosa di diverso con proposte e metodi che, gradualmente, possano mutare la consapevolezza di un numero quanto più alto possibile di persone oprientandolo verso valori diversi da quelli attuali.

Quale la strada? Se avessi una soluzione, sarebbe bello.

La strada è il problema, ora rilancio la discussione con una domanda, voi come siete arrivati alla conclusione che il capitalismo non è la scelta migliore per costruire una società in cui viver bene?

Io ci sono arrivato leggendo alcuni libri, in particolare testi religiosi anche se religioso non sono, saggi di psicologia, sociologia tramite Fromm soprattutto e pedagogia.
Questo mi ha dato una visione abbastanza universale che unita alla cattiva impressione che avevo di come stanno funzionando le cose in politica ed in generale nella società mi ha smosso qualcosa e mi ha fatto maturare alcune idee che ho deciso di seguire.
In questo senso per cambiare la società quello che sarebbe da cambiare è la scuola, ma non credo che tutti siamo arrivati alle conclusioni che discutiamo in questo thread allo stesso modo quindi vi chiedo da dove vengono le vostre idee.
-Ivan- is offline  
Vecchio 04-04-2008, 14.53.26   #23
vagabondo del dharma
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Riferimento: Viviamo in una Italia capitalista

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Originalmente inviato da -Ivan-
La strada è il problema, ora rilancio la discussione con una domanda, voi come siete arrivati alla conclusione che il capitalismo non è la scelta migliore per costruire una società in cui viver bene?

Io ci sono arrivato leggendo alcuni libri, in particolare testi religiosi anche se religioso non sono, saggi di psicologia, sociologia tramite Fromm soprattutto e pedagogia.
Questo mi ha dato una visione abbastanza universale che unita alla cattiva impressione che avevo di come stanno funzionando le cose in politica ed in generale nella società mi ha smosso qualcosa e mi ha fatto maturare alcune idee che ho deciso di seguire.
In questo senso per cambiare la società quello che sarebbe da cambiare è la scuola, ma non credo che tutti siamo arrivati alle conclusioni che discutiamo in questo thread allo stesso modo quindi vi chiedo da dove vengono le vostre idee.


Ma non ci vuole poi molto per capire che il capitalismo è pieno di difetti. Basterebbe solo guardare cosa succede nel Terzo Mondo. Il problema è che le alternative, finora (dimostrato storicamente), non hanno prodotto nulla di meglio o di estendibile a realtà più vaste di quelle dove sono state applicate.

Fin da quando si è affermato, il capitalismo ha largamente condizionato, togliendogli progressivamente terreno, gli "esperimenti" economico-politici di diversa portata, compromettendone, fin dalla nascita, la riuscita, anche se è pur vero che le "alternative" avevano sempre qualcosa di radicalmente sbagliato, se non nelle idee e nei valori, di sicuro nel metodo con il quale hanno cercato di affermarsi.

Ma chi è che deve cambiare la scuola? La scuola è funzionale alla perpetuazione del capitalismo essendo concepita per allevare ed educare individui "allineati" rispetto al sistema. Le riforme della scuola le fanno i politici, mica le fanno i cittadini.

La domanda da fare è un'altra, analizzandoci a fondo e con estrema onestà: noi siamo disposti a rinunciare all'attuale stile di vita occidentale eliminando dallo stesso tutto quanto è spreco ed eccesso e risulta solo funzionale alla soddisfazione di bisogni immateriali creati artificiosamente dall'establishment?

Lo siamo perchè ci crediamo o perchè, attraverso questa forma di "protesta", vogliamo solo distinguerci dalla massa rivelando e affermando valori "distintivi", che servono a gratificarci interiormente (ma anche esteriormente) proprio come fa una bella macchina o un telefonino figo?

Insomma io trovo che nella protesta e nella lotta al capitalismo ci sia bisogno di estrema consapevolezza da parte degli individui, dalla quale potrebbe scaturire una sorta di consapevolezza aggregata ("politica?"), superiore alla somma delle parti, che produca cambiamenti di fondo e duraturi nella società.

ma qui sono entrato in Utopia.
vagabondo del dharma is offline  
Vecchio 05-04-2008, 18.03.25   #24
-Ivan-
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Riferimento: Viviamo in una Italia capitalista

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Originalmente inviato da vagabondo del dharma
La domanda da fare è un'altra, analizzandoci a fondo e con estrema onestà: noi siamo disposti a rinunciare all'attuale stile di vita occidentale eliminando dallo stesso tutto quanto è spreco ed eccesso e risulta solo funzionale alla soddisfazione di bisogni immateriali creati artificiosamente dall'establishment?

Bè la risposta è no, ma è no perchè veniamo educati in un certo modo, se la scuola cambiasse e non fosse conforme al capitalismo avremmo anche desideri diversi e potremmo desiderare sinceramente di rinunciare allo spreco capendo quali danni porta agli altri ma anche a noi.
Però è ovvio che la scuola è in mano ai politici dunque non è una riforma proponibile.
-Ivan- is offline  

 



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