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Vecchio 04-04-2008, 11.18.30   #1
arsenio
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La sindrome ipervirtuale

La sindrome ipervirtuale

Si può comprendere il rapporto che ognuno di noi ha con la realtà e con gli altri, osservando l'uso che fa di Internet?
Da osservazioni protratte nel tempo si notano in alcuni casi trasformazioni di personalità e di comportamenti,riguardo ai modi di partecipazione. In partecipanti che sono rimasti a lungo in un forum di discussione, assidui per permanenza e numero di ore. Qualora abbiano usato il medium con imprudenza,senza possedere strumenti critici e selettivi.
Un rischio possibile è la sindrome ipervirtuale. Si crea una barriera verso il contatto con la realtà fuori rete; si riduce la vigilanza cognitiva e si assume come codice linguistico privilegiato l'estemporaneità del parlato.
Si perde un ordinato orientamento culturale e disciplinare. Passando da link a link il pensiero attivo retrocede a fronte di un illusorio accrescimento di competenze: ma si tratta solo di una sovraesposizione a una marea d' informazioni. Si ritiene di fruire al massimo del tempo con una perpetua connessione che esclude le riflessioni profonde,sostituite da un'iperattività a volte quale mezzo per controllare uno stress che si autoalimenta. Sono sempre meno approfondite le questioni che riguardano la vita, gli altri e noi stessi. Se non in forme astratte o comunque poco agganciate con la quotidianità e non coerenti con il problema esposto. Le relazioni con persone in carne ed ossa diventano più rare, distaccate e disimpegnate; si pensa di esistere solo se si è connessi.
Non occorre avere qualcosa da dire, perchè si ha bisogno solo di una sicurezza che deriva dal partecipare a un tacito gioco,adeguandovisi nei modi che presto vengono appresi. Si diventa indifferenti a sè e agli altri; si temono relazioni che implicano costi, tensioni, meditate interpretazioni alternative. Le opinioni diventano più fisse e non si accetta di confrontarsi con temi che richiedono fatica e tempo. Si imita passivamente il pensiero di altri a sé congeniali, preferendo spesso quelle questioni prive di fondamento, ma con le quali si percepisce affinità di esposizione e possibilità di dissertare su temi su cui non si hanno eccessive cognizioni.
Particolarmente usata è la tecnica dell'”ignoranza della questione” : l'interlocutore non conosce la tesi proposta e la critica: in effetti non ha afferrato il senso dei termini per inesperienza logica.
Sovente si scatena un deresponsabilizzata guerra di espressioni folkloristiche e insolenti da assemblea condominiale.
E' specchio di una realtà sociale opaca di contenuti e di conflittuali circoli viziosi.

La nostra vita si ridurrà a una perpetua seduta in cui si digita occhieggiando il monitor? La comunicazione diventa solo funzionale pretesto; per le idee dell'altro non c'è spazio, se si è troppo convinti delle proprie.
La griglia psichica personale fa esistere solo il mondo presente nella propria fissata Realtà Interna, dissociata con la Realtà Esterna. Sono percepite solo le parole che corrispondono alle proprie percezioni e atteggiamenti, e non quelle contrarie al proprio modo di pensare.
arsenio is offline  
Vecchio 04-04-2008, 15.36.13   #2
donella
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Riferimento: La sindrome ipervirtuale

Citazione:
Originalmente inviato da arsenio
Si può comprendere il rapporto che ognuno di noi ha con la realtà e con gli altri, osservando l'uso che fa di Internet?

Si può rischiare di provare (solo provare) ad intuirlo.... limitatamente (secondo me) a chi è molto molto presente ed assiduo. Soprattutto se presenta con costanza ed assiduità modalità peculiari. Non è una spiritosata da cinque centesimi, è solo una esternazione sincera: poichè mi sembra puntuale che tu dia vita a nuove discussioni, poichè mi sembra che di regola non intervieni in discussioni aperte da altri e che, quando vuoi farlo, ne trai spunto per l'apertura di una nuova discussione..... ecco: questa è una caratteristica sufficientemente riscontrabile, costante e personale.... da consentire di PROVARE a TRATTEGGIARE un IPOTETICO carattere.... ma sempre con il rischio fortissimissimo di proiettare (in quella prova e in quel tratteggio) quelle che sarebbero le PROPRIE motivazioni di osservatore piuttosto che le reali motivazioni dell'osservato.
Se aggiungiamo che la reperibilità congiunta di assiduità-caretterizzazione della partecipazione-presenza di costanti enlla caratterizzazione.... è oggettivamente una vera e propria rarità....... forse è un pochino arrogante illudersi di comprendere.... il così tanto che dici tu.... dal cosi poco che - di tanti o forse dei più - traspare qui. E di cui comunque, per aver esatta lettura,... "esatta" occorrerebe fosse la corrispondenza fra pensato e scritto, ma "esatta" occorrerebbe fosse, anche e soprattutto, la corrispondenza tra l'altrui scrivere (e NON scrivere) ed il proprio leggere (che molto può sullo scritto, e nulla sul NON scritto).

Citazione:
Da osservazioni protratte nel tempo si notano in alcuni casi trasformazioni di personalità e di comportamenti,riguardo ai modi di partecipazione. In partecipanti che sono rimasti a lungo in un forum di discussione, assidui per permanenza e numero di ore.


Per poter dire che si abbiano "trasformazioni" di personalità, forse bisognerebbe poter disporre della mappa certa di come erano e di come sono, e per differenza poter estrarre la trasformazione.
Non so tu.
Ma io non conosco nessuno personalmente, e tanto meno lo conoscevo "da prima".
Per cui (e a riprova di quanto ogni lettura sia condizionata dal proprio vissuto): quando io leggo un "cambiamento di stile" (perchè capita anche a me di leggerlo)... per me è istintivo ricollegarlo a qualcosa di simile ai miei primi sedici anni.... vissuti da iper-timida filo-autistica. In realtà cominciai a parlare (e subito dopo ad eliminare una castrante serie di reverenti ossequi) quando mi resi conto che non necessariamente "gli altri" (compresi i paludati) avessero ... nè "più" idee di me... nè "migliori" delle mie.
Magari non sarà la regola, però credo che a molti accada di (intelligentemente) entrare con garbo e persino soggezione, e poi rendersi conto, magari, che la soggezione... bè , magari quella, è un "di troppo".

Torno al tema : se così fosse.... ecco che tu non assisteresti a nessuna trasformazione "indotta dal virtuale" nell'individuale. Ma potrebbe essere esattamente il contrario : l'individuale, che sempre quello è, (intelligentemente e, aggiungerei, garbatamente) .... entrerebbe portanto sè stesso con la propria voglia di ascoltare e misurarsi. Misuratosi... o almeno momentaneamente cominciato a misurarsi e misurare .... comincia a dare quel che già aveva ma che, per qualcosa che è insieme pudore-rispetto-considerazione del prossimo o del luogo che lo ospita, aveva inizialmente e riservatamente tenuto per sè.

Citazione:
Un rischio possibile è la sindrome ipervirtuale. Si crea una barriera verso il contatto con la realtà fuori rete; si riduce la vigilanza cognitiva e si assume come codice linguistico privilegiato l'estemporaneità del parlato.
Si perde un ordinato orientamento culturale e disciplinare. Passando da link a link il pensiero attivo retrocede a fronte di un illusorio accrescimento di competenze: ma si tratta solo di una sovraesposizione a una marea d' informazioni. Si ritiene di fruire al massimo del tempo con una perpetua connessione che esclude le riflessioni profonde,sostituite da un'iperattività a volte quale mezzo per controllare uno stress che si autoalimenta. Sono sempre meno approfondite le questioni che riguardano la vita, gli altri e noi stessi. Se non in forme astratte o comunque poco agganciate con la quotidianità e non coerenti con il problema esposto. Le relazioni con persone in carne ed ossa diventano più rare, distaccate e disimpegnate; si pensa di esistere solo se si è connessi.
Non occorre avere qualcosa da dire, perchè si ha bisogno solo di una sicurezza che deriva dal partecipare a un tacito gioco,adeguandovisi nei modi che presto vengono appresi. Si diventa indifferenti a sè e agli altri; si temono relazioni che implicano costi, tensioni, meditate interpretazioni alternative. Le opinioni diventano più fisse e non si accetta di confrontarsi con temi che richiedono fatica e tempo. Si imita passivamente il pensiero di altri a sé congeniali, preferendo spesso quelle questioni prive di fondamento, ma con le quali si percepisce affinità di esposizione e possibilità di dissertare su temi su cui non si hanno eccessive cognizioni.
Particolarmente usata è la tecnica dell'”ignoranza della questione” : l'interlocutore non conosce la tesi proposta e la critica: in effetti non ha afferrato il senso dei termini per inesperienza logica.
Sovente si scatena un deresponsabilizzata guerra di espressioni folkloristiche e insolenti da assemblea condominiale.
E' specchio di una realtà sociale opaca di contenuti e di conflittuali circoli viziosi.

La nostra vita si ridurrà a una perpetua seduta in cui si digita occhieggiando il monitor? La comunicazione diventa solo funzionale pretesto; per le idee dell'altro non c'è spazio, se si è troppo convinti delle proprie.
La griglia psichica personale fa esistere solo il mondo presente nella propria fissata Realtà Interna, dissociata con la Realtà Esterna. Sono percepite solo le parole che corrispondono alle proprie percezioni e atteggiamenti, e non quelle contrarie al proprio modo di pensare.

Tutto è astrattamente possibile. Quindi anche tutto ciò.
La descrizione della sindrome è dettagliata ed esaustiva.

Ma il paziente osservato dov'è? (ossia: c'è qualcuno che tu hai potuto osservare prima-durante-dopo?).

Io, purtroppo, no.
E , in ogni caso, medici mi insegnano che per classificare una sindrome sia necessario averne riscontro su campione numericamente significativo.
donella is offline  
Vecchio 06-04-2008, 12.18.10   #3
arsenio
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Riferimento: La sindrome ipervirtuale

[quote=donella]Si può rischiare di provare (solo provare) ad intuirlo.... limitatamente (secondo me) a chi è molto molto presente ed assiduo. OTE]


Mi accorgo che il presente tema richiede chiarimenti e distinzioni, con esempi di analisi del testo di 3d, post e di vissuti personali, condotti nel tempo. In qualche misura potrei parlarne per elaborare ipotesi e premesse da cui partire. Anche un approfondimento teorico da semplice osservatore richiede vari ampliamenti e delimitazioni dei punti considerati. Forse più che categorie di personalità si possono individuare tipicità di comportamenti.

Internet non può cambiare il nucleo della personalità di base; impresa non prevista né possibile nemmeno per uno psicoanalista. Può solo accentuare disturbi preesistenti o latenti, o viceversa favorire la scoperta di proprie risorse e potenzialità disconosciute, anche attraverso la sintonia di sequenze discorsive con alcuni nick.
Può indurre a conformismi con riadattamenti comportamentali: in analogia con dinamiche di gruppo reali, perchè il luogo virtuale è comunque un contesto pubblico e condizionante.
Si potrebbero ricavare tratti ipotetici di personalità, osservando negli scritti certe costanti di termini, tempi verbali, espressioni di dubbio,di certezze, di pessimismo, la flessibilità e poliedricità in connessioni remote d' idee in apparenza distanti, o in accostamenti sicuramente arbitrari, stereotipi , linguaggio lessicale specialistico eppure necessario, dell'area delle scienze della formazione o delle scienze naturali; il “calore” o la “freddezza” che riesce a emanare la persona solo con le parole; come potrebbe porsi anche verso persone della sua cerchia fuori Rete, ecc. Ma rivelatori sono anche i libri preferiti, la scelta dei topic proposti e discussi, lo stesso nick e cosa evoca, le esternazioni politiche (in altri settori) le idiosincrasie, le ideologie, le incongruenze tra attribuzione dei saperi e certi abbagli, come esperti in storia pretenziosi quanto confusi, ecc.
A volte viene usata una miscellanea ibrida di termini eterogenei e inusuali; presumo che l'intenzione sia di suscitare straniamenti d'effetto, ma non incantano tutti. Nemmeno te, credo,se dici di riuscire a demistificare coloro che non hanno nessuna capacità argomentativa per cui ti debba sentire inferiore. Sono strategie note e antiche per celare insicurezze o contenuti poveri e così mettesi al riparo da critiche con esplicitazioni troppo dirette. Non tutti hanno strumenti per distinguere ciò che è possibile discutere da ciò che è artificio che invita a rispondere assecondando con altrettante nebulosità. All'opposto c'è un parlato povero di contenuti,velleitario nel volere partecipare a discipline estranee o con conoscenze male apprese da riviste new age. Sono nick più adatti alla chat, dove gli scopi sono orientati più all'appartenenza, per un succedaneo di socialità carente fuori Rete. Ci sono esternazioni personali che sollecitano pareri, ma non tanto uno scambio articolato in prolungati confidenze per vantaggiosi confronti e esemplificazioni psicologiche. Interessanti sono le citazioni estrapolate: apprezzamento e/o richieste di meglio chiarire o ampliare un concetto ( più i nick femminili) o stroncatura aprioristica e senza appello, con giudizi ad personam? (più i nick maschi). Come si capisce che l'altro ci ha letto e capito, parola per parola, e anche se è stato capace di considerare la globalità contestuale dello scritto? Di sintetizzare i contenuto in pochi punti scritti? (è il mio metodo)

Ci si esibisce in svariati giochi d'identità tra verità e menzogne, realtà e finzione che s'intersecano e ingannano lo stesso nick esibente. Oppure si rappresenta una virtualità che non esiste ma riflette ciò che si vorrebbe rappresentare,diversa da una virtualizzazione di una nostra personale realtà che ci appartiene. E qui si va a interpretazione incerta, ma infine nessuno regge a interpretare copioni simulando ciò che non è, per lungo tempo. Ma ci sono anche le deindividuazioni indotte dall'omogeneizzazione richiesta dalla coesione di gruppo o di sottogruppo. Si sacrifica un'interazione produttiva a favore di un'identificazione comune. Ciò determina anche alleanze orientate da leader informali ma impliciti, più autoritari non per qualità ma per quantità, visibilità, ecc. Tuttavia da qualcuno ritenuti i più competenti del reame,nella disciplina in oggetto; in realtà non s' impegnano nemmeno ad un ascolto attivo per rispondere con pertinenza.
Una cosciente metacognizione dei propri modi di partecipazione è opportuna per meglio ridefinire la propria personale motivazione e gli scopi che ci si è prefissati nel frequentare un forum virtuale,ed eventualmente cambiare la propria persona online e rimanere se stessi.
La Comunicazione non verbale è molto più efficace dell'espressività verbale,ma non è da sottovalutare il potere simbolico di alcune sole parole o frasi recepite senza la mediazione del ragionamento: come suggestione sono parimenti efficaci di una realtà effettiva. Le parole possono avvolgere e contenere ma anche creare distanze insormontabili.
Infine c'è il paradosso delle cibertossicodipendenze che limitano i propri contatti sociali e le fonti culturali esterne e alternative. Di conseguenza non c'è alcuno apporto al forum di idee rinnovate, con lo scopo di di un arricchimento sia individuale che collettivo a favore del gruppo. E' rilevabile dal numero d' interventi, dalla connessone continuata, ecc. In altri forum qualcuno raggiunge i 10.000 interventi all'anno.

La mia partecipazione è fuori norma, e sotto certi aspetti giustifico le critiche più costruttive nei miei confronti. Infine sono me stesso e mi propongo nel “ruolo” che mi è più congeniale e possibile, dopo aver sperimentato altre forme. In ogni gruppo anche off line i componenti si creano sempre ruoli a propria misura. Alcuni a volte possono arricchire loro stessi e la comunità con servizi alternativi, altre no. Sono disponibile verso ogni nick, ma rispetto chi non trova i miei argomenti graditi o mi tralascia per un confronto orientato verso altri nick più affini: è anche questo un indizio per conoscere le altrui preferenze da forum.
L'attuale mia più attiva partecipazione è dovuta in particolare a una reattività ad intrusioni, ma ne uscirò o parteciperò come prima con mezz'ora e saltuariamente.
In ogni caso noto un cambiamento “storico” dei modi di partecipazione, se ricordo i primi forum nel 2000 con la struttura ancora ad albero. C'era un maggior dialogo , i nick erano diversi;poi si sono ritirati per non tornare più quando c'è stato un turnover che escludeva un certo modo di argomentare.

arsenio is offline  
Vecchio 15-04-2008, 00.49.38   #4
donella
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Ho letto la tua analisi Arsenio e, come mi è accaduto per altre tue analisi sulla stessa tematica, a lasciarmi dubbiosa/perplessa è, molto più che il metodo, la premessa (o "principio" che dir si voglia).

Troverei queste tue analisi pressochè Perfette ....se fosse verficato o anche solo verificabile che la partecipazione al virtuale sia e DEBBA essere costantemente ed invariabilmente motivata e sostenuta da un nucleo di motivazioni che (senza che vi sia alcuna stringente necessità d'etichettarle) coincidono necessariamente CON quelle che motivano e sostengono, per esempio, te.
Intendo dire - continuando nell'esempio - che chiunque può individuare devianze e patologie rispetto ad un assetto "fiosiologico"... se ed in quanto l'assetto fisiologico sia noto e certo.
In caso contrario, ossia laddove non sia affatto definito e certo un assetto fisiologico o, meglio, sia perfettamente fisiologico condursi in assetti alternativi.... l'individuazione di assunte sindromi e devianze e patologie... potrebbe - integralismo per integralismo - rivelare patologie nell'osservatore.

Avrai la compiacenza di perdonare l'orrido ma utile paragone: se fosse verificato e verificabile che per essere uomini si debba essere ariani.... Hitler sarebbe stato un encomiabile igienista dell'umanità; ma - se questa è una cazzata - Hitler resterebbe soltanto un essere profondamente disturbato.
O no?

Bene: il virtuale e le sue sindromi!

Se tutti venissero qui - per esempio - a far le prove generali delle minute di dotti studi che desidererebbero veder pubblicati, e se, soprattutto, fosse pressochè doveroso venirci PER questo et similia..... ma, perbacco!, tu avresti perfettamente individuato, censito, fustigato e alfine bandito in modo cattedratico OGNI devianza rispetto al fine fisiologico.

MA... sei sicuro che il fine fisiologico sia quello?

Senza presunzione.... ma non ti sembra che.... se sposti quel principio (almeno in attesa di verifica) si sposta poi tutto?

Tu usi spesso "dovrebbe"-"si dovrebbe".

Magari qui passa, con la sua ricchissima valigia di speranza e fantasia, chi "vorrebbe".... e vorrebbe anzitutto (sempre per esempio) liberarsi cinque minuti da ogni tipo di "dovrebbe-si dovrebbe".

Magari qui passa anche chi stacca la spina (arroventata dall'uso) del "come" comunicare "in modo perfetto".... perchè gli ha preso la voglia di comunicare "come si sente, qui e ora, poi domani si vedrà e magari sarò un pochino diverso perchè ho parlato con chi mi ha parlato di qualcosa che sento vero o possibile e non mi ha parlato SOLO di come <si dovrebbe> parlare".

Questa è una confessione : da bambina collezionavo portamonete (fantastici quelli con le perline di tutti i colori!). Mia madre mi prendeva affettuosamente in giro, facendomi osservare che il continuo acquisto di fantasiosi portamonete mi lasciava puntualmente senza monete da metterci dentro.
In realtà l'osservazione non mi toccava nè mi turbava nè mi sconfortava.
A me , il portamonete, interessava per se stesso.... metterci le monete - credimi - era assolutamente secondario. Anzi: forse era persino indesiderabile!
Alcuni miei portamonete erano delicatissimi, con l'interno di raso bianco: le monete vere - alla fin dei conti - l'avrebbero sporcato e avrebbero rovinato quella purezza incontaminata che era tutta potenza candida e niente atto.

Qualche volta, onestamente, ho la sensazione che comunicare il dover essere della comunicazione sia come i miei portamonete che temevano le monete.

donella is offline  
Vecchio 15-04-2008, 11.58.15   #5
arsenio
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Citazione:
Originalmente inviato da donella
Ho letto la tua analisi Arsenio e, come mi è accaduto per altre tue analisi sulla stessa tematica, a lasciarmi dubbiosa/perplessa è, molto più che il metodo, la premessa (o "principio" che dir si voglia).

Troverei queste tue analisi pressochè Perfette ....se fosse verficato o anche solo verificabile che la partecipazione al virtuale sia e DEBBA essere costantemente ed invariabilmente motivata e sostenuta da un nucleo di motivazioni che (senza che vi sia alcuna stringente necessità d'etichettarle) coincidono necessariamente CON quelle che motivano e sostengono, per esempio, te.
Intendo dire - continuando nell'esempio - che chiunque può individuare devianze e patologie rispetto ad un assetto "fiosiologico"... se ed in quanto l'assetto fisiologico sia noto e certo.
In caso contrario, ossia laddove non sia affatto definito e certo un assetto fisiologico o, meglio, sia perfettamente fisiologico condursi in assetti alternativi.... l'individuazione di assunte sindromi e devianze e patologie... potrebbe - integralismo per integralismo - rivelare patologie nell'osservatore.

Avrai la compiacenza di perdonare l'orrido ma utile paragone: se fosse verificato e verificabile che per essere uomini si debba essere ariani.... Hitler sarebbe stato un encomiabile igienista dell'umanità; ma - se questa è una cazzata - Hitler resterebbe soltanto un essere profondamente disturbato.
O no?

Bene: il virtuale e le sue sindromi!

Se tutti venissero qui - per esempio - a far le prove generali delle minute di dotti studi che desidererebbero veder pubblicati, e se, soprattutto, fosse pressochè doveroso venirci PER questo et similia..... ma, perbacco!, tu avresti perfettamente individuato, censito, fustigato e alfine bandito in modo cattedratico OGNI devianza rispetto al fine fisiologico.

MA... sei sicuro che il fine fisiologico sia quello?

Senza presunzione.... ma non ti sembra che.... se sposti quel principio (almeno in attesa di verifica) si sposta poi tutto?

Tu usi spesso "dovrebbe"-"si dovrebbe".

Magari qui passa, con la sua ricchissima valigia di speranza e fantasia, chi "vorrebbe".... e vorrebbe anzitutto (sempre per esempio) liberarsi cinque minuti da ogni tipo di "dovrebbe-si dovrebbe".

Magari qui passa anche chi stacca la spina (arroventata dall'uso) del "come" comunicare "in modo perfetto".... perchè gli ha preso la voglia di comunicare "come si sente, qui e ora, poi domani si vedrà e magari sarò un pochino diverso perchè ho parlato con chi mi ha parlato di qualcosa che sento vero o possibile e non mi ha parlato SOLO di come <si dovrebbe> parlare".

Questa è una confessione : da bambina collezionavo portamonete (fantastici quelli con le perline di tutti i colori!). Mia madre mi prendeva affettuosamente in giro, facendomi osservare che il continuo acquisto di fantasiosi portamonete mi lasciava puntualmente senza monete da metterci dentro.
In realtà l'osservazione non mi toccava nè mi turbava nè mi sconfortava.
A me , il portamonete, interessava per se stesso.... metterci le monete - credimi - era assolutamente secondario. Anzi: forse era persino indesiderabile!
Alcuni miei portamonete erano delicatissimi, con l'interno di raso bianco: le monete vere - alla fin dei conti - l'avrebbero sporcato e avrebbero rovinato quella purezza incontaminata che era tutta potenza candida e niente atto.

Qualche volta, onestamente, ho la sensazione che comunicare il dover essere della comunicazione sia come i miei portamonete che temevano le monete.


Mi sembra che nel mio 3d abbia abbastanza chiarito. Intanto si tratta sempre di supposizioni, ipotesi, congetture e mai certezze come qui qualcuno s'illude, quando è lui ad affermare certe cose, o propone di formalizzare i sentimenti, o simili amenità.

Non intendevo tanto lo scoprire i motivi delle motivazioni, ne le motivazioni certe, essendo quelle reali spesso ignote a noi stessi, essendo per lo più celate nelle pulsioni dell'inconscio.
Più semplicemente intendevo un'analisi testuale e ammetto che in tal caso oltre l'aspetto sintattico, linguistico, di formazione presupposta, lapsus, frequenze, riferimenti, citazioni, coerenza, sequenze logico- consequenziali, educazione, classe sociale;( i “big five” in parte sarebbero rilevabili con osservazioni protratte.) ci vorrebbe una competenza psicanalitica, o accontentarsi di analisi intuitive, ermeneutiche e non così professionali.
A “Parlare”, a comunicare, certo non s'impara con un manuale, così come la saggezza è un percorso solitario. A parer mio conoscere certe basi ti fa evitare alcuni errori tipici, ti può orientare a certi comportamenti, come sempre osservare la comunicazione non verbale. In qualche misura puoi migliorare la comprensione di chi ti sta di fronte; ma certamente bisogna volerlo e non presupporre , come oggi tutti di saper sempre e comunque che si sa già quanto occorra. Specie il genere maschile, perchè voi avete certe capacità per natura e cultura, istintive che noi raramente abbiamo. Anch'io ho imparato molte cose teoricamente e poi con assiduità applicate sul campo, e se ti va potremmo parlarne più in dettaglio. Ho molto migliorato proprio quando si dice che risulta più difficile apprendere.

arsenio is offline  

 



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