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Vecchio 23-04-2008, 10.28.10   #1
arsenio
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Conflitto di generi: la conferma di una tesi?

Conflitto di generi: la conferma di una tesi?

Da testimonianze dirette suffragate da osservazioni protratte nei forum posso confermare, quale conclusiva interpretazione, una tendenza che potrebbe rivalutare, per un revisione, alcune teorie freudiane, e confermare un'intuizione junghiana, sempre inosservata dall'Occidente.

La “femminilità” è determinata biologicamente come vuole la teoria psicoanalitica, o come afferma la psicologia interpersonale è ridefinita dal dato socioculturale?
Freud associa alla femmina la predominanza di atteggiamenti passivi e masochisti. La repressione della sua aggressività da parte della società favorisce lo sviluppo di tali impulsi. Sarebbe da reinterpretare in altra chiave di lettura l'”Invidia del pene” alla luce delle recenti posizioni postfemministe, come oggi si dice anche da parte verofemminista, “maschilizzate”?
Ma la psicologia interpersonale , che impronta in prevalenza tutti i temi che ho proposto, essendo interessato particolarmente in tale campo con tutte le implicazioni che ne derivano, ne dà diversa interpretazione. Non tiene conto di differenze anatomiche tra maschio e femmina. Anche ora si nota più un'interiorizzazione di valori con cui gli uomini hanno costruito la civiltà e cultura al “maschile”.
Eppure la superiorità biologica rappresentata dalla maternità, si rifletterebbe nell'inconscio maschile, che si tramuta in sublimazione nel creare valori culturali. Compensazione per il nostro peso modesto nella creazione degli esseri viventi. La bambina è esposta fin dalla nascita alla suggestione della propria inferiorità; ciò potrebbe esser l'origine di un suo complesso di non-mascolinità”.Anche l'essere penetrata si presta più facilmente a un immaginario masochista, mentre la penetrazione maschile può essere vista come un'attività sadica.
Ma quando vengono riconosciute o addirittura esaltate le sue attribuzioni di genere, la donna, (tendenze attuali ma non generalizzazione) si ribella Ma qui secondo me possono entrare in gioco anche i fondamenti di un' autostimae come è stata accolto in senso educativo il suo essere femmina. Perchè in cuor loro alcune non tollerano le attribuzioni per convenzione femminili? Perdono quel significato di femminilità passiva che concede loro un radicato modo di stare in rapporto con gli acquisiti comportamenti: donna, ma con la segreta aspirazione d'essere “uomo”?
Le condizioni socioculturali hanno indotto maggiori sofferenze nella donna, che ha minori possibilità di realizzare rispetto all'uomo. In quanto biologia, cultura patriarcale, rapporti genitori-figlia,concorrono a garantire gl' imposti ideali “femminili” e comportamenti: l' autosacrificio,il masochismo, la dipendenza, la svalutazione della donna.
Anche la pratica terapeutica si rivolge a lei con marcata dominanza e paternalismo; raramente con accoglienza da “maternage”, come oggi si auspica dovrebbe attenersi ogni curatore d' anime, anche verso pazienti maschi. La malattia mentale, il disagio esistenziale, o gli stress dai vissuti da perdita, rappresentano dunque uno dei modi decisivi attraverso i quali passa la presa di coscienza della donna.
Alla reazione femminista hanno contribuito in modo rilevante gli studi psicologici, mettendo in evidenza gl' incidenza del sesso nella vita degl' individui. Niente è più compenetrato di ideologia come il mondo della sessualità e la sua regolamentazione.
L'etica passiva della donna le rende auspicabile il possesso di caratteri maschili. Lei stessa ora si ritiene un surrogato delle virtù maschili? Il femminismo è stato l'espressione della crisi d'identità femminile. Conclusosi con il riconoscere la legittimità della sua subordinazione al maschio, notata dalle femministe ormai storiche, che ebbero il loro momento eroico nel '68. E' il fallimento postfemminista sul piano della rivendicazione della”differenza” per pari dignità e valore, sullo stesso piano, con i tratti di genere della migliore “maschilità”, ma non certo con le sue grottesche mistificazioni
Jung con la nozione di “anima” e “animus” infrange il modello della contrapposizione dei due sessi: uno interamente maschile, l'altro interamente femminile. Ma la civiltà occidentale ha diviso gl' individui in stereotipi antitetici come maschio/femmina; nero/bianco; matto/sano. Perpetuati dalla famiglia .Quindi non è possibile descrivere una psicologa femminile che non sia un calco degli stereotipi ricorrenti.

Ma pur rimane il dilemma del rapporto tra la funzione sessuale e le condizioni socio-culturali. Quanto valgono oggi le teorie freudiane per riprendere un discorso sulla “femminilità”, il momento biografico-individuale e storico-sociale per cui la differenza sessuale è qualcosa di pensato? Il postfemminismo ora ammette una percentuale pure biologica. Forse anche Simone de Beauvoir, femminista storica, direbbe oggi : “donne si diventa, e in parte si nasce.”.
Ma la psicologia tutta al maschile che le donne vorrebbero adottare per sé non è senza conflitti. D'altra parte l'etica del maschio fondata sul consenso tra uguali tralascia la rappresentazione della condizione umana che include certe verità sulla vita.
arsenio is offline  
Vecchio 23-04-2008, 15.47.52   #2
bluab
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Riferimento: Conflitto di generi: la conferma di una tesi?

La questione secondo me potrebbe essere messa in altri termini:la verità è che è l'uomo nettamente diverso e succube in termini emotivi, empatici, logici,affettivi intuitivi e biologici ( soprattutto) della donna.

La diversità biologica ci pone in netto vantaggio: nessuna ansia da prestazione, dato che non abbiamo bisogno di mostrare quanto e come il desiderio ci appartenga, considerata la nostra anatomia degli organi sessuali e questo ci consente una maggiore libertà di espressione dei corpi essendo difficile capire il nostro coinvolgimento, che non sarà sottoposto a nessuna valutazione o misurazione di sorta

La nostra affettività, a partire dalla maternità che è nella maggior parte dei casi è assoluta e incondizionata ( ovvio che nn generalizzo ma è la verità) si manifesta sempre in maniera pià completa ed evidente, rendendo l'oggetto del nostro amore sempre al centro dell'attenzione ( capricci e vezzi inclusi).

La nostra sensibilità ( che spesso è chiamata enfasi melodrammatica) in realtà è espressione di condivisione e di empatia che se forse se seguita potrebbe essere un vantaggio per il mondo, perchè è pura e semplice solidarietà.

Temo che la divisione sia solo espressione di una consapevolezza maschile della nostra potenza che invece potrebbe essere trasformata in accettazione della nostra complementarietà all'universo meraviglioso maschile che spesso non è compreso.

Se solo tutto fosse visto alla luce di semplice diversità naturale che ha un solo fine ( magari ce ne ricordassimo qualche volta): l'evoluzione della specie umana, possibilmente nel modo più piacevole e meno conflittuale possibile :
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Vecchio 24-04-2008, 13.49.17   #3
arsenio
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Riferimento: Conflitto di generi: la conferma di una tesi?

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Originalmente inviato da bluab
La questione secondo me potrebbe essere messa in altri termini:la verità è che è l'uomo nettamente diverso e succube in termini emotivi, empatici, logici,affettivi intuitivi e biologici ( soprattutto) della donna.

La diversità biologica ci pone in netto vantaggio: nessuna ansia da prestazione, dato che non abbiamo bisogno di mostrare quanto e come il desiderio ci appartenga, considerata la nostra anatomia degli organi sessuali e questo ci consente una maggiore libertà di espressione dei corpi essendo difficile capire il nostro coinvolgimento, che non sarà sottoposto a nessuna valutazione o misurazione di sorta

La nostra affettività, a partire dalla maternità che è nella maggior parte dei casi è assoluta e incondizionata ( ovvio che nn generalizzo ma è la verità) si manifesta sempre in maniera pià completa ed evidente, rendendo l'oggetto del nostro amore sempre al centro dell'attenzione ( capricci e vezzi inclusi).

La nostra sensibilità ( che spesso è chiamata enfasi melodrammatica) in realtà è espressione di condivisione e di empatia che se forse se seguita potrebbe essere un vantaggio per il mondo, perchè è pura e semplice solidarietà.

Temo che la divisione sia solo espressione di una consapevolezza maschile della nostra potenza che invece potrebbe essere trasformata in accettazione della nostra complementarietà all'universo meraviglioso maschile che spesso non è compreso.

Se solo tutto fosse visto alla luce di semplice diversità naturale che ha un solo fine ( magari ce ne ricordassimo qualche volta): l'evoluzione della specie umana, possibilmente nel modo più piacevole e meno conflittuale possibile :

Benvenuta bluab, e buona permanenza al forum Condivido tutto ciò che dici. Tu non conosci l'antefatto di questi miei ultimi temi Mesi fa ho proposto un argomento, dove ero a favore del maschio sensibile, relazionale, che accanto ad una assertività maschile avesse valorizzato pure quella relazionalità empatica di stampo femminile. Non l'avessi mai fatto: sono ancora in corso dispute sul mio voler proporre una maschilità non tradizionale. Oggi certo becero maschilismo cela in realtà un'estrema fragilità, che si maschera con un narcisismo arrogante, quello autentico di chi non intende dialogare con nessuno che proponga una tesi rivoluzionaria, che sconvolge i loro ancestrali istinti per tradizione assunti nella famiglia, per imposizioni di tratti di genere ,e nel branco.
Le donne non hanno mai smesso di rincorrere tale maschilità anche se a parole affermano il contrario. Infatti pure qui qualcuna mi ha definito narcisista, falso intellettuale proprio io che posso invitare a dialoghi infiniti su argomenti che interessano il loro mondo. E sono le espressioni più gentili. Altre tacciono e ... acconsentono.
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Vecchio 29-04-2008, 09.41.36   #4
bluab
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Riferimento: Conflitto di generi: la conferma di una tesi?

Caro Arsenio, grazie del benvenuto, e come rappresentante del genere femminile ancora convinta che siamo fatti di generi complementari seppur diversi, apprezzo i tuoi interventi volti di solito a sollevare dubbi ma anche a rafforzare certezze.

La crisi dei generi alla fine si riassume in una sola parola: prevaricazione.
secondo me c'è un senso di generale prevaricazione a discapito di un dialogo sereno e costruttivo.

E' vero che dobbiamo slegarci da stereotipi di ruoli predefiniti ( la donna dolce a casa, l'uomo grintoso a lavoro), perchè la società non ce lo premette e poi è limitativo pensarla per contrapposizioni, ma è anche vero che credo nella predisposizione empatica della donna e in quella territoriale dell'uomo e sono convinta che entrambi, uniti sinergicamente, possano rendere la vita migliore a tutti

Ovviamente se un uomo è dolcissimo, non nasconde le emozioni e le sue debolezze e la donna prende l'iniziativa e acquista forza e indipendebnza economica ed emotiva, ben vengano, anzi alla fine della giostra il cavallo giusto è sempre quello dello Ying che contiene lo Yang e viceversa: un pò di tutto e di tutto un pò
bluab is offline  
Vecchio 29-04-2008, 14.18.27   #5
arsenio
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Riferimento: Conflitto di generi: la conferma di una tesi?

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Originalmente inviato da bluab
Caro Arsenio, grazie del benvenuto, e come rappresentante del genere femminile ancora convinta che siamo fatti di generi complementari seppur diversi, apprezzo i tuoi interventi volti di solito a sollevare dubbi ma anche a rafforzare certezze.

La crisi dei generi alla fine si riassume in una sola parola: prevaricazione.
secondo me c'è un senso di generale prevaricazione a discapito di un dialogo sereno e costruttivo.

E' vero che dobbiamo slegarci da stereotipi di ruoli predefiniti ( la donna dolce a casa, l'uomo grintoso a lavoro), perchè la società non ce lo premette e poi è limitativo pensarla per contrapposizioni, ma è anche vero che credo nella predisposizione empatica della donna e in quella territoriale dell'uomo e sono convinta che entrambi, uniti sinergicamente, possano rendere la vita migliore a tutti

Ovviamente se un uomo è dolcissimo, non nasconde le emozioni e le sue debolezze e la donna prende l'iniziativa e acquista forza e indipendebnza economica ed emotiva, ben vengano, anzi alla fine della giostra il cavallo giusto è sempre quello dello Ying che contiene lo Yang e viceversa: un pò di tutto e di tutto un pò

Gentile bluab, la tua semplice sintesi ma densa di significato riassume ciò che io ho cercato da mesi di riaffermare invano, dove pure alcune nick femminili si sono dimostrate ostili all'avvento del maschio che rivaluta l'emisfero destro, sede dell'intuizione, empatia, relazionalità, creatività, definito “femminile” solo per convenzione occidentale. Infatti in Oriente questi valori non sono come da noi messi in secondo piano ed esistono molte sperimentazioni proprio sull'inversione di emisferi celebrali. Uno sede prevalentemente delle emozioni, l'altro sede del raziocinio, su popoli con culture diverse, come lo sono ad esempio i giapponesi. Riportare qui tali ricerche credo sarebbe vano. Come potresti intuire attraversando tutti i 3d o post sull'argomento che ho sollevato e che, come dicevo ad Anagarika, ho dovuto a volte abbandonare per intolleranza, e quasi continuare da solo in una schermaglia (o guerriglia) dialettica durata mesi. Mi piacerebbe fare, a testimonianza, una raccolta di “copia e incolla” sui vari giudizi (drastici!, mai aperti alla dialogicità) su di me espressi da nick a tutt'oggi qui presenti, perchè si potrebbe credere che esageri. Indizio tuttavia molto significativo di come sussistano certi preconcetti per una male interpretata assertività maschile, che credo sia pure un riflesso della societa fuori rete ( a meno che maschi particolarmente fragili e sulle “difensive” privilegino il virtuale?) e che fa meditare sui possibili sviluppi di una tanto celebrata transculturalità, tolleranza delle altrui culture, globalizzazione, ecc. ecc. Su cui ora sono ancora più scettico. Come nono esserlo se ci si arrocca perfino sulle tradizionali differenze di genere, sull”Uomo”, da segnare con limiti indiscutibili, perchè per tradizione e archetipo collettivo rappresenta l'”unico esemplare della specie umana? Se non si vuole ammettere che quella piccola differenza ( non alludo all' organo riproduttivo di cui alcuni maschi soltanto sono apprezzanti utenti) è la felicità per tutti e un insieme di doti che andrebbero rivalutate anche per una maggior tolleranza tra i sessi ,per più proficui e sereni rapporti nel mondo del lavoro. Che come afferma Goleman, ha bisogno pure delle capacità di negoziazione e compromessi utili ad ambo le parti e che sono tipicamente femminili, almeno un tempo!. Non vanno certo demonizzate, ed escluse drasticamente quale sensibilità che a torto si ritiene de-virilizzi. Qualcuno non crede che sussistano ancora questi arcaismi che anch'io credevo in parte mitigati e sostituiti dall' ”assenza del padre” altrettanto temibile? Eppure a nulla ora varrebbero disconferme ,accuse di aver io frainteso, ecc. o scuse da parte di chi ha testimoniato per iscritto il suo pensiero ideologico attraverso la tastiera. Dimenticando che vale sempre il “verba volant, scripta manent”. La mancanza di dialogo è favorita anche dalla comunicazione tecnologizzata,frammentaria, incoerente, per riferimenti alle bibbie wikipediche, lette in fretta e senza strumenti selettivi. Tali letture digitali non fanno tout court “esperti” di discipline di cui, per assumerne lo spirito, e sa va bene, occorrono decine d'anni. L'incomprensione e l'afasia sono l' epidemia sociale dei nostri tempi, che si riflette pure nei dibattiti delle community. Dove pure la splendida attitudine al pacato scambio confidenziale e e di conforto di voi donne dovrebbe essere vittoriosa, e non inglobarsi nei non superati stili prevaricatori di un' ancestralità genetica insormontabile. Certi ruoli rigidi a cui alludi sono stati superati proprio dalle conquiste femminili a volte in controtendenza anche con gli schemi tradizionali di origine ecclesiale. Vedi encicliche anche recenti.

Anche a te grazie per la comprensione e buon proseguimento

arsenio is offline  

 



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