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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 04-05-2008, 11.48.08   #1
arsenio
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La società alessitimica

La società alessitimica

I residui sapienti dell'attuale società ne avvertono l'insignificanza e la futilità crescenti e la chiusura nelle apparenze convenzionali. C'è già chi preferisce la scelta di vivere da solo piuttosto che con chi non riesce più a comprendere né amare nemmeno sé stesso: a volte la relazione con gli altri può diventare la sofferenza più dolorosa della vita, così come viceversa, l'innamoramento è la prima gioia. Non è superbia conoscere e far conoscere gli aspetti dell'attuale realtà ostile ai moti dell'anima. Risulta vittoriosa solo l''arroganza di chi suppone di sapere tutto esibendosi in contenuti incoerenti o banali, che non attenua con alcun dubbio o intento interlocutorio. Tra gli uomini a una dimensione chi progetta esperienze da ampliare in altre e più dimensioni, corre il rischio di farsi distruggere dagli altri o di tradire le sue conoscenze. Rifiuta un falso e facile io per adattarsi a false realtà. Sono le persone poco dipendenti dal giudizio altrui e con risorse personali che possiedono costruttività e creatività per affrontare le difficoltà esistenziali. Ma se s'incontra qualcuno da cui ci si sente compresi e che parla la nostra stessa lingua, torna la voglia di vivere e continuare a proporsi controcorrente.
L'efficienza del sentimento è sempre più misconosciuta: la fuga dalla quale fa fallire ogni legame o aspirazione di soddisfare i propri bisogni affettivi. E' stato rimosso ogni rapporto caldo e diretto, la gran parte si è votata a una raggelata neutralità. Per alcuni la comunicazione mediata dal computer diventa l'unico rapporto interattivo.

Ringrazio chi ha citato, in altro contesto, il termine “alessitimia , tratto dal lessico psichiatrico, e che io ho talora ho usato più quale metafora di quelle difficoltà che nascono soprattutto nelle famiglie di origine, dove si teme più della morte la libertà di esprimere le emozioni e non c'è alcuna possibilità di introiettare figure parentali calorose e capaci di disponibilità e di ascolto. L'anestesia affettiva si diffonde pure su di un piano socio-culturale, dove si diventa sempre più pratici e concreti, ma incapaci di riconoscere le proprie emozioni e sentimenti. Il concretismo è la modalità di pensiero più diffusa: si percepisce solo la realtà materiale immediata: non si distingue tra un sentimento soggettivo e l'oggetto percepito dai sensi: tutto si risolve in sensazione. Privando di quell'autonomia psichica dell'individuo a favore degli unici dati di fatto sensoriali. Né si vedono più le totalità dei contesti, ma soltanto alcuni frammenti di cui sono composti. E' un tratto personologico tipico dell'epoca in cui viviamo. Società che aspira all'efficienza, all' adattività controllata del mondo mercificato e del successo.
Le relazioni sono meccanizzate, non si riconoscono i reciproci tratti personali. E' richiesta l'anestesia dei sentimenti, soffocare la fantasia, bandire la conversazione emotiva per essere idonei a un conformistico efficientismo. Chi ormai saprebbe esprimere e descrivere con compiutezza i propri sentimenti? Internet è un ottimo mezzo per una scrittura espressiva, ma può diventare non una splendida opportunità di confronto autentico, almeno per quanto riguarda le idee, ma un analgesico che esenta dai rischi e dalle difficoltà della vita. E' raro intrecciare relazioni umane significative.

Oggi a parte la metafora dell' alessitimia, il peggior succedaneo, o palliativo del sentimento, a parer mio, sono i buoni e falsi sentimenti della cattiva letteratura, le mielosità moraleggianti; certi sentimentalismi d'imitazione e d'accatto, pure presenti in certa poesia di oggi. Improntata da inconsistenza semantica o di retorica del buonismo, di esternazioni liriche non sentite. Dove i lettori, ma pure certi critici, per connivenza fanno finta di capire, accettando pure che non venga detto pressoché nulla,o che non ci sia nulla da capire. Una fuga dal senso, eppure accettata dogmaticamente come significativa. I simil-poeti non comunicano con la loro produzione sottoculturale dai facili clichè, in nome di un'estetica della simulazione. Surrogati per le masse dai facili palati che s'illudono di partecipare ad un'esperienza estetica .Sono tali poesie prive di genuino coraggio creativo che ottengono i premi, si rammarica Claudio Pozzani che fa parte di giurie, nella prefazione a “Le poesie che non so leggere”.Ma chi allora oggi sarebbe un poeta? Dopo la grande stagione del '900 non sperimentale, sono quei rari “saltimbanchi” ( Non io che talora soltanto invito ad uno scherzoso gioco di parole!), dionisiachi e danzanti che riescono a sollevarsi dalla pesantezza del mondo, che non ripetono stantii clichè. In ogni caso, anche a prescindere da stile e idee, dicono ciò che sentono e non ciò che si richiede o ciò che si ritiene di essere in dovere di dire. I poeti ribelli che incrinano gli argini del o che fanno balenare guizzi di conoscenza,paradossi illuminanti, ecc. sono nemici pericolosi da liquidare, non possono avere seguaci nella società del consenso irriflessivo. Scusate tale divagazione, ma siamo in un discorso dove vorrei si stabilisse pure ciò che sentimento non è , nè profondo sentire.

Oggi la noia uccide più dell' aids. Un terzo dei pazienti si reca dagli esperti della psiche per mancanza di senso e scopo nella vita. Il disinteresse è patologico, ben rappresentato da certe compulsività come i videogiochi: ripetitività che servono ad addormentare la coscienza. All asolitudine dell anoia ci sottarggono un sorriso, una parola, la comprensione, l abenevolenza, ma non le attese opinioni altrui che ci attendiamo. Ma senza la fantasia la realtà presto si usura.: la sessualità stessa è sempre fantasmatica, se non è ridotta a quella animale. Amore è condividere con l'altro pensieri e fantasie.

Gli animatori di gruppo (off line) incoraggiano, se hanno capito qual'è il loro servizio, ad analizzare i propri sentimenti, e implicitamente, si sottintende di scegliere tra l'amore per la vita e la pulsione di morte.
Crediamo di amare, di avere amici; succede di rado. C'è più indifferenza, odio inconscio, ostilità, preconcetti verso certi spauracchi che agitano i vessilli di amare verità che si preferisce non conoscere. L'individuo sovversivo viene ucciso per far sopravvivere il potere; ovunque e qualsiasi veste assuma.
In un gruppo, se si vuole, si può anche annullarsi e non soffrire perchè si è diventati come tutti gli altri e ciò può dar forza ai deboli. A volte sono proprio le organizzazioni che promuovono quell'”alessitimia” intesa anche come povertà interiore.
L'uomo sentimentale, esemplare ormai in estinzione, sarebbe gradito alle donne? A quanto mi consta direi di sì; ma la pecca è che vorrebbero che tale maschio gentile fosse quello che non lo è e che a loro piace.
L'intellettuale deve per forza essere un “narciso” molto attento e interessato a ciò che dicono gli altri, se si propone di combattere per affermare il proprio punto di vista in cui crede.


“C'è ancora del caos dentro di voi? C'è ancora una stella danzante? (Nietzsche)
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Vecchio 04-05-2008, 13.39.47   #2
katerpillar
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Riferimento: La società alessitimica

Arsenio
La società alessitimica

I residui sapienti dell'attuale società ne avvertono l'insignificanza e la futilità crescenti e la chiusura nelle apparenze convenzionali. C'è già chi preferisce la scelta di vivere da solo piuttosto che con chi non riesce più a comprendere né amare nemmeno sé stesso: a volte la relazione con gli altri può diventare la sofferenza più dolorosa della vita, così come viceversa, l'innamoramento è la prima gioia. Non è superbia conoscere e far conoscere gli aspetti dell'attuale realtà ostile ai moti dell'anima. Risulta vittoriosa solo l''arroganza di chi suppone di sapere tutto esibendosi in contenuti incoerenti o banali, che non attenua con alcun dubbio o intento interlocutorio. Tra gli uomini a una dimensione chi progetta esperienze da ampliare in altre e più dimensioni, corre il rischio di farsi distruggere dagli altri o di tradire le sue conoscenze. Rifiuta un falso e facile io per adattarsi a false realtà. Sono le persone poco dipendenti dal giudizio altrui e con risorse personali che possiedono costruttività e creatività per affrontare le difficoltà esistenziali. Ma se s'incontra qualcuno da cui ci si sente compresi e che parla la nostra stessa lingua, torna la voglia di vivere e continuare a proporsi controcorrente.
L'efficienza del sentimento è sempre più misconosciuta: la fuga dalla quale fa fallire ogni legame o aspirazione di soddisfare i propri bisogni affettivi. E' stato rimosso ogni rapporto caldo e diretto, la gran parte si è votata a una raggelata neutralità. Per alcuni la comunicazione mediata dal computer diventa l'unico rapporto interattivo.

Ringrazio chi ha citato, in altro contesto, il termine “alessitimia , tratto dal lessico psichiatrico, e che io ho talora ho usato più quale metafora di quelle difficoltà che nascono soprattutto nelle famiglie di origine, dove si teme più della morte la libertà di esprimere le emozioni e non c'è alcuna possibilità di introiettare figure parentali calorose e capaci di disponibilità e di ascolto. L'anestesia affettiva si diffonde pure su di un piano socio-culturale, dove si diventa sempre più pratici e concreti, ma incapaci di riconoscere le proprie emozioni e sentimenti. Il concretismo è la modalità di pensiero più diffusa: si percepisce solo la realtà materiale immediata: non si distingue tra un sentimento soggettivo e l'oggetto percepito dai sensi: tutto si risolve in sensazione. Privando di quell'autonomia psichica dell'individuo a favore degli unici dati di fatto sensoriali. Né si vedono più le totalità dei contesti, ma soltanto alcuni frammenti di cui sono composti. E' un tratto personologico tipico dell'epoca in cui viviamo. Società che aspira all'efficienza, all' adattività controllata del mondo mercificato e del successo.
Le relazioni sono meccanizzate, non si riconoscono i reciproci tratti personali. E' richiesta l'anestesia dei sentimenti, soffocare la fantasia, bandire la conversazione emotiva per essere idonei a un conformistico efficientismo. Chi ormai saprebbe esprimere e descrivere con compiutezza i propri sentimenti? Internet è un ottimo mezzo per una scrittura espressiva, ma può diventare non una splendida opportunità di confronto autentico, almeno per quanto riguarda le idee, ma un analgesico che esenta dai rischi e dalle difficoltà della vita. E' raro intrecciare relazioni umane significative.

Oggi a parte la metafora dell' alessitimia, il peggior succedaneo, o palliativo del sentimento, a parer mio, sono i buoni e falsi sentimenti della cattiva letteratura, le mielosità moraleggianti; certi sentimentalismi d'imitazione e d'accatto, pure presenti in certa poesia di oggi. Improntata da inconsistenza semantica o di retorica del buonismo, di esternazioni liriche non sentite. Dove i lettori, ma pure certi critici, per connivenza fanno finta di capire, accettando pure che non venga detto pressoché nulla,o che non ci sia nulla da capire. Una fuga dal senso, eppure accettata dogmaticamente come significativa. I simil-poeti non comunicano con la loro produzione sottoculturale dai facili clichè, in nome di un'estetica della simulazione. Surrogati per le masse dai facili palati che s'illudono di partecipare ad un'esperienza estetica .Sono tali poesie prive di genuino coraggio creativo che ottengono i premi, si rammarica Claudio Pozzani che fa parte di giurie, nella prefazione a “Le poesie che non so leggere”.Ma chi allora oggi sarebbe un poeta? Dopo la grande stagione del '900 non sperimentale, sono quei rari “saltimbanchi” ( Non io che talora soltanto invito ad uno scherzoso gioco di parole!), dionisiachi e danzanti che riescono a sollevarsi dalla pesantezza del mondo, che non ripetono stantii clichè. In ogni caso, anche a prescindere da stile e idee, dicono ciò che sentono e non ciò che si richiede o ciò che si ritiene di essere in dovere di dire. I poeti ribelli che incrinano gli argini del o che fanno balenare guizzi di conoscenza,paradossi illuminanti, ecc. sono nemici pericolosi da liquidare, non possono avere seguaci nella società del consenso irriflessivo. Scusate tale divagazione, ma siamo in un discorso dove vorrei si stabilisse pure ciò che sentimento non è , nè profondo sentire.

Oggi la noia uccide più dell' aids. Un terzo dei pazienti si reca dagli esperti della psiche per mancanza di senso e scopo nella vita. Il disinteresse è patologico, ben rappresentato da certe compulsività come i videogiochi: ripetitività che servono ad addormentare la coscienza. All asolitudine dell anoia ci sottarggono un sorriso, una parola, la comprensione, l abenevolenza, ma non le attese opinioni altrui che ci attendiamo. Ma senza la fantasia la realtà presto si usura.: la sessualità stessa è sempre fantasmatica, se non è ridotta a quella animale. Amore è condividere con l'altro pensieri e fantasie.

Gli animatori di gruppo (off line) incoraggiano, se hanno capito qual'è il loro servizio, ad analizzare i propri sentimenti, e implicitamente, si sottintende di scegliere tra l'amore per la vita e la pulsione di morte.
Crediamo di amare, di avere amici; succede di rado. C'è più indifferenza, odio inconscio, ostilità, preconcetti verso certi spauracchi che agitano i vessilli di amare verità che si preferisce non conoscere. L'individuo sovversivo viene ucciso per far sopravvivere il potere; ovunque e qualsiasi veste assuma.
In un gruppo, se si vuole, si può anche annullarsi e non soffrire perchè si è diventati come tutti gli altri e ciò può dar forza ai deboli. A volte sono proprio le organizzazioni che promuovono quell'”alessitimia” intesa anche come povertà interiore.
L'uomo sentimentale, esemplare ormai in estinzione, sarebbe gradito alle donne? A quanto mi consta direi di sì; ma la pecca è che vorrebbero che tale maschio gentile fosse quello che non lo è e che a loro piace.
L'intellettuale deve per forza essere un “narciso” molto attento e interessato a ciò che dicono gli altri, se si propone di combattere per affermare il proprio punto di vista in cui crede.

katerpillar.
Forse due paroline per spiegare ai non addetti non guastano.

Alessitimia: non avere parole per le emozioni

Nell'ambito della psicosomatica è stato messo in rilievo, fin dalla nascita di questa disciplina, il ruolo che i conflitti emotivi inconsci potessero avere nell'eziologia delle somatizzazioni.
In particolare, diversi autori, in base ai propri studi ed esperienze cliniche suggerirono che la difficoltà nel riconoscere e verbalizzare i propri vissuti emotivi potesse essere un importante fattore predisponente nelle malattie psicosomatiche.
Ad esempio Paul MacLean notò che molti pazienti psicosomatici mostravano un'evidente incapacità intellettuale a verbalizzare le proprie emozioni ed ipotizzò che le emozioni disturbanti invece di essere collegate al neocortex (il "cervello verbale") e trovare espressione nell'uso simbolico delle parole, avessero un'espressione immediata nelle vie autonome e venissero tradotte in una specie di "linguaggio organico". Marty e de M'Uzan coniarono il termine di "pensée opératoire" ("pensiero operatorio") per descrivere un tipo di pensiero incapace di produrre fantasie, povero d'immaginazione, estremamente utilitaristico, preoccupato dei minimi particolari degli eventi esterni e molto aderente alla realtà, e ipotizzarono che questo tipo di pensiero fosse tipico di una specifica personalità psicosomatica.

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Vecchio 04-05-2008, 13.43.21   #3
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katerpillar.
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Il termine “alexitimia” fu utilizzato per la prima volta da Peter Sifneos e John Nemiah agli inizi degli anni '70 sulla base delle osservazioni cliniche di pazienti che soffrivano di disturbi psicosomatici e fu definito operativamente a seguito della XI Conferenza Europea sulle Ricerche Psicosomatiche, nel 1976. Questo termine indicava un disturbo specifico nelle funzioni affettive e simboliche che spesso rende sterile ed incolore lo stile comunicativo dei pazienti psicosomatici. Letteralmente significa "non avere le parole per le emozioni". L'alessitimia può essere definita, infatti, come la mancanza di parole per esprimere le emozioni. Tale patologia si manifesta nella difficoltà ad identificare e descrivere i propri sentimenti e a discriminare tra stati emotivi e sensazioni corporee. I soggetti alessitimici sono incapaci di riconoscere i motivi che li spingono ad esprimere determinate emozioni, hanno difficoltà a mettersi nei panni degli altri e possono mancare di empatia. La loro vita immaginativa è ridotta o addirittura assente (testimoniato, ad esempio, dall'assenza o povertà di materiale onirico) mancano della capacità d'introspezione, il loro stile cognitivo è legato allo stimolo ( tipo di pensiero operatorio caratterizzato da una totale adesione alla concretezza dei dati) e orientato all'esterno, e mostrano un adattamento alla realtà sociale spesso di tipo conformistico.
In genere le persone alessitimiche sembrano ben adattate da un punto di vista sociale nonostante manchi loro non solo la capacità entrare in contatto con la propria realtà psichica e con i propri vissuti interiori ma anche la fondamentale capacità di sintonizzarsi sui sentimenti e vissuti altrui, elementi che rendono il loro buon adattamento sociale solo apparente. Inoltre queste persone tendono a stabilire relazioni interpersonali fortemente dipendenti oppure preferiscono stare da soli ed evitare gli altri.
Alcuni teorici hanno inserito l'alessitimia all'interno dell' "analfabetismo emotivo". La nostra società tende a sminuire il ruolo delle emozioni, parliamo moltissimo ma senza in realtà dirci nulla di veramente importante. Sono molte le persone, indipendentemente dal livello culturale che mancano di competenza emotiva. Non sono in grado di sentire quello che provano e di riconoscere negli altri gli stessi sentimenti. L'analfabetismo emotivo è purtroppo molto diffuso ed è proprio per questo che diventa importante esercitarsi ad esprimere e riconoscere le proprie emozioni.
Attualmente l'alessitimia, non è considerata la sola, ma una delle molteplici possibili situazioni generali di insorgenza o uno dei fattori di rischio che sembrano accrescere la suscettibilità alla malattia psicosomatica. Probabilmente non esiste un'unica spiegazione sulle cause di un fenomeno tanto complesso. Infatti oltre che da fattori genetici, neurofisiologici e intrapsichici, gli stili di comunicazione sono influenzati da fattori socioculturali, dall'intelligenza e dai modelli familiari.
Per esempio, Leff ha trovato che nei paesi sviluppati le persone mostrano una maggiore differenziazione degli stati emotivi rispetto a coloro che vivono in paesi in via di sviluppo e che alcune lingue impongono limitazioni all'espressione delle emozioni.
Secondo McDougall l'alessitimia è una difesa straordinariamente forte contro il dolore psichico, mentre Krystal, invece di concettualizzare l'alessitimia come una difesa, la attribuisce ad un arresto dello sviluppo affettivo a seguito di un trauma infantile, o ad una regressione nelle funzioni affettivo-cognitive dopo un trauma catastrofico nella vita adulta.
Sono state proposte anche alcune teorie neurofisiologiche per l'origine eziologica dell'alessitimia. Si è già vista l'ipotesi di MacLean secondo cui i sintomi fisici dei pazienti alessitimici sono dovuti al fatto che le emozioni vengono incanalate direttamente negli organi corporei attraverso le vie neuroendocrine e autonome. Nemiah ha approfondito questa posizione sostenendo che l'alessitimia è provocata da un difetto neurofisiologico che influenza la modulazione da parte del corpo striato dell'input proveniente dal sistema limbico e diretto al neocortex.
Inoltre gli studi sulla specializzazione emisferica, compreso il modo in cui il cervello integra il linguaggio affettivo e propositivo, hanno portato all'idea che l'alessitimia sia dovuta ad una disfunzione dell'emisfero destro o ad una carenza nella comunicazione interemisferica.
Tale ipotesi sembra avvalorata dall'osservazione di Hoppe della comparsa di caratteristiche alessitimiche in pazienti con "cervello scisso" i quali riferiscono scarsità di sogni e fantasie e mostrano un deterioramento della funzione simbolica.
Inoltre, come hanno dimostrato Weintraub e Mesulam, un danno precoce all'emisfero destro può interferire seriamente con l'acquisizione di capacità per le quali tale emisfero è ritenuto specializzato. Essi sostengono infatti che "come l'emisfero sinistro controlla lo sviluppo della competenza linguistica, così l'integrità dell'emisfero destro potrebbe essere essenziale all'emergere di capacità interpersonali e di quella che Hymes ha definito “competenza comunicativa".
Inoltre sembra che, alla base dell'empatia e della capacità di rendere coscienti i propri vissuti emotivi, ci siano i processi di sintonizzazione-desintonizzazione che caratterizzano le prime fasi del rapporto madre-figlio e che consentono al bambino di sentirsi compreso. Non a caso la prolungata assenza di sintonia emozionale tra genitori e figli impone al bambino un costo enorme in termini emozionali. Quando un genitore non riesce mai a mostrare alcuna empatia con una particolare gamma di emozioni del bambino - gioia, pianto, bisogno di essere cullato - questi comincia ad evitare di esprimerle e forse anche di provarle. In questo modo presumibilmente, numerose emozioni cominciano ad essere cancellate dal repertorio delle relazioni intime soprattutto se, anche in seguito durante l'infanzia, questi sentimenti continuano ad essere copertamente o apertamente scoraggiati.
Alcuni studiosi hanno suggerito che, in aggiunta ad una disfunzione organica responsabile dell'alessitimia, esista uno specifico ambiente sociale-evolutivo che inibisce l'espressione emotiva, ipotesi che sembra per altro confermata dalla presenza di un numero maggiore di uomini alessitimici rispetto alle donne. Infatti, agli uomini più che alle donne si insegna ad esprimere poco le proprie emozioni e a sviluppare capacità legate più alla vita pratica, lavorativa che non alla sfera affettiva. Diversi fattori socioculturali e neurobiologici, dunque,sono in gioco nell'etiologia dell'alessitimia; i teorici della psicoanalisi hanno in particolare sottolineato il ruolo dei problemi che si verificano nelle prime fasi dello sviluppo. L'alessitimia è stata associata ad uno stile di attaccamento insicuro evitante caratterizzato da una ricerca ossessiva di cure.
Articolo sintetizzato e rielaborato da Fulvia Gabrieli
Fonti: www.benessere.com (dr. ssa Maino)
www.donneinviaggio.com (M. Nicotra)

Saluti.
Giancarlo.
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