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Vecchio 08-05-2008, 12.13.03   #1
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
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La donna assertiva

La donna assertiva

E' un tema che ho proposto, durante gli anni di permanenza a riflessioni quale partecipante, varie volte e sotto diversi aspetti, sovente complementari ad altri topic. Ad esempio per un più compiuto esame delle differenze di genere, per l'attuale figura del “padre”, per lo stesso argomento dibattuto sull'attuale confusione d'identità che colpisce pure noi maschi, disorientati da certi ruoli tradizionali. Pur escludendo quelli autoritari, patriarcali e normativi. Nemmeno accettando l'emergente figura del “padre assente”, e meno che meno le ambiguità, le bisessualità promiscue, di una sessualità a volte pure mercenaria che ha l'esigenza di sferzate sempre più forti a fronte di un desiderio declinante, secondo credibili sondaggi e fonti scientifiche apparse suoi quotidiani pure di questi giorni.
E' l'altra faccia del maschio virilmente sensibile qui discusso: la donna femminilmente assertiva; in tal seno con una percentuale di“maschile”, ma certamente non aggressiva e “mascolinizzata”!che è un neologismo orribile al pari dell'uomo “femminilizzato”, metrosexual, ecc. che io certo, qui non ho mai assunto come modello maschile.
Tale donna, meno fragile,potrebbe meglio fronteggiare le situazioni in cui si trova, sia pure che già sia in un' un'avanzata via di emancipazione iniziata dopo l'avvento di certe conquiste sociali, che l'anno resa più libera da certe situazioni insostenibili. Eppure una mentalità dal retaggio maschilista e di radicate tradizioni ecclesiali (vedi le ultime ambigue encicliche) nella tradizione di una sua unica”realizzazione come madre, solito “angelo del focolare”,massaia,madre (ma la maternità non può essere l'unica sua realizzazione), produttrice infaticabile di figli, e sottomessa sempre e comunque al marito, per amor dell'unione sacra, se si tratta di “salvare la famiglia. Appagata da tali ruoli limitativi? Non direi. Seppure tale argomento in questo forum, ma pur in altri, a dire la verità è stato trascurato proprio dalle dirette interessate che hanno eluso un profondo dibattito su tale tema per me fondamentale, al pari di una rinnovata identità maschile: perchè in questi ultimi tempi siamo noi a essere rimasti indietro. Come interpretarlo? Dopo il clamore suscitato dalla mia proposta sul “maschio relazionale”, sono davvero disorientato, se davvero anche i forum virtuali possono considerarsi in qualche misura specchio della società.
E' un discorso che vorrei affrontare anche per il mondo del lavoro. Vedrei la donna adatta in ogni ruolo o servizio che richieda maggior tatto relazionale, pr disposizione alla negoziazione, al compromesso vantaggioso per ambo le parti, al contatto umano in genere.. Quindi, oltre che nel campo delle risorse umane, degli uffici politici, ecc. pure in posti chiave della politica della religiosità,ecc. Oltre le mansione educative e d' insegnamento dove s'insiste ingisutamente a limitarla. Parlo ovviamente coinvolto anche in veste in marito e padre.

Perciò vi riproporrei a completamento del discorso miei post anche recenti certamente passati inosservati (non hanno ricevuto risposta) avendo lanciato negli ultimi mesi eccessivo materiali, quale oggetto di discussione.


Sto per risalire all'avversione che suscitano i miei argomenti, non solo tra nick maschi, ma ancor di più nelle nick femmine. Si tratta di voler trarre giudizi affrettati da letture non molto attente e soprattutto di giudicare non conoscendo tutto l'antefatto, articolato in più iniziali rimandi. E soprattuto non conoscendo me, e ritenere se sia più o meno affidabile nelle mie affermazioni. La questione del conflitto di generi risale vari mesi fa. Subito prese una piega sbagliata e fuorviante rispetto alle mie teorie, ancor più favorevoli all'emancipazione della donna che deve rivendicare la sua femminile differenza, con un' assertività che le derivi proprio dal confrontarsi con il suo emisfero sinistro, cosidetto “maschile”. Non certo per diventare “mascolinizzata”, ma armoniosa e compiuta nella sua personalità. Io approvo ad esempio le donne energiche ma più empatiche negoziatrici in politica, nei posti di responsabilità delle grandi aziende; ad esempio le vedo adatte negli uffici personale risorse umane, dove a una certo non aggressiva “mascolinizzazione” devono possedere una “maschile” capacità d'imporre le proprie idee, sempre più equilibrate di noi maschi. L'idea che più mi disturba è la donna considerata angelo del focolare, sottomessa macchina per far figli, ecc.. Mentre proprio nei forum virtuali a volte trovo tale riduttiva mentalità maschilista, ma pure di derivazione ecclesiale, o patriarcal -arcaica mai aggiornata. Quindi ben venga la donna “femminilmente maschile”. Questo è un argomento su cui ho calcato ancor più che sull'”uomo virilmente femminile”, anche se le due questioni sono la faccia della stessa medaglia. Conosco tutta la letteratura migliore delle femministe storiche e te ne potrei parlare per giorni, se me lo chiedi e se t'interessa, con le varie sfumature di senso e senza le superficiale semplificazioni che si usano nelle chat, spesso ricavate da incompiute wikipedie a volte “fai d te”. Ad esempio sono un ammiratore di Simone de Beauvoir , conosco la prima femminista Sibilla Aleramo; oggi seguo Luce Irygaray, psicoanalista e maggior critica della confusione d'identità di genere delle post femministe Ho presentato anche qui diversi 3d (mai letti dalle donne!) su tale argomento, ad esempio “Le alterità postfemministe”. Anche posso comprendere come con con certi neologismi si possano creare gravi fraintendimenti. E per questo non mi stancavo mai di ripetere: chiedetemi, prima di giudicarmi, “cosa intendi esattamente per “femminilizzazione” del maschio? (è un termine d'altri qui presenti che io rifuggo, preferendo premettere “maschio che riesce a dialogare con il suo emisfero destro, cosidetto “femminile”, sede della relazionalità, dell'intuito, della comunicazione empatica). Oppure non donna “mascolinizzata” (che bruto termine! anche se oggi purtroppo ne trovi molte di aggressive e castranti) ma piuttosto donna che ha imparato a confrontarsi con il suo emisfero sinistro, sede della razionalità, dell'assertività, del logos, delle scienze, ecc. cosidetto “maschile. Sovente ciò è dovuto al non condividere stessi percorsi culturali, di pari dignità,ma diversi.. Per esempio in senso filosofico, L'”animus” è la sede maschile della donna e “anima” la sede femminile del maschio, per Jung, sempre citato in tal senso. Poi c'è tutta una mitologia classica sulla dualità di genere dell'individuo, senza scadere, come qui in equivoci sull'ambiguità d' identità sessuale.
Quindi se si parla di reciproci pre-giudizi, sono proprio quelle valutazioni rigide che si mantengono senza indagare chiedendo spiegazioni all'altro, o addirittura astenendosene per timore di apparire come “uno che non sa”,oppure ancora, certi schemi ideologici assunti in famiglia d'origine sono troppo difficili da confrontare con idee dissonanti. Se leggete i quotidiani di ieri, si parla della drastica caduta del desiderio maschile.Disaffezionato al sesso con la partner istituzionale. Non si dicono le cause,ma so che se in una coppia la sessualità non viene alimentata da creatività e fantasia, ma solo da immagini stereotipate di Internet, preferendo l'autoerotismo, il desiderio di fare l'amore con la partner abituale fa presto a scomparire. Ebbene,la sede dell'immaginario,delle fantasie ad occhi aperti, ecc. sta proprio nell'emisfero destro. E per questo, le donne oggi stanno prendendo il sopravvento in quanto a vivacità amorosa.

L'argomento sarebbe sterminato. Eppure difficilmente, posso convincere: perchè?. Si continuerà a dire che io propongo ... l'uomo “femmilizzato”, e “stigmatizzo la donna ... maschilizzata”. Con tutte le connotazioni negative e distorte che qui si danno.



Latesi, che ha radici filosofiche classiche, psicologiche, piscoanalitiche, psichiatriche è la dualità di genere presente in ogni individuo. Rappresentate in modo più scientifico e neuroscientifico, dall'emisfero destro (Pathos come emozioni, relazionalità,intuito, empatia; cosidetto emisfero femminile e non occorre che vi spieghi il perchè. Mentre l'emisfero sinistro del Logos è la sede del raziocinio, del calcolo, del ragionamento astratto, ecc. cosidetto “maschile” e unico veramente rivalutato nell'Occidente. Ora io supportato dalle più autorevoli affermazioni, ho ipotizzato un maschio che dialogasse anche con l'emisfero destro, e non sto a spiegare ancora il perchè. La cosa ha un'implicazione molto importante,perchè simmetricamente io ammetto,e ammiro, una femminilità assertiva, razionale, sempre in percentuale: diciamo un 30% de femminilità al maschio, un 30% di “maschilità alle femmine. Tasso non fisso; posso incontrare una donna molto femminile e assertiva, non molto sognatrice, con i piedi per terra, ma è “donna”. Viceversa può esistere (raro perchè ragioniamo per ipotesi) un maschio molto virile, ma colloquiane,buon ascoltatore, empatico anche perchè per coscienza professionale se lo è imposto,lo ha appreso, ecc. Questo mio ragionamento qui non viene assolutamente accettato: il maschio nulla proprio nulla dovrebbe concedere a debolezze “femminili. Secondo me la forza di un uomo è proprio valorizzare la donna e non celare le sue debolezze dietro il paravento di una, a volte maleducata ruvidezza più che maschilità. La donna deve pure essere, non certo mascolinizzata! Ma sapersi pure imporre, quando occorre, saper fronteggiare ogni situazione con un femminilità non troppo fragile
arsenio is offline  
Vecchio 10-05-2008, 13.35.42   #2
Karenina
Ospite abituale
 
Data registrazione: 23-11-2007
Messaggi: 41
Riferimento: La donna assertiva

Carissimo arsenio.. mi rammarico per la mia incostanza nel seguire le discussioni di questo forum, ma non avendo la possibilità di avere il collegamento a internet dovunque io vada mi ritagliandomi piccolissimi spazi di riflessione momentanea.. spero che sarai clemente con me per questo intervengo sull'argomento che hai posto più sorpresa che mai perchè l'argomento e le autrici che hai nominato nel tuo intervento sono state al centro della mia riflessione in questi giorni... devi sapere che mi sto occupando da profana di pari opportunità... una parola bruttissima non trovi?? bè posso associarmi al tuo punto di vista qui registrato: molto spesso sono proprio le donne che non si interessano di alcune riflessioni su se stesse e sulla loro condizione...forse piace molto rintracciare in sè una figura stigmatizzata dal proprio ruolo sociale e dalla propria vita privata. ti dico questo perchè gente del campo, che ha portato avanti lotte per i diritti delle donne e della persona, hanno registrato un cambiamento che alcune tesi post femministe forse non hanno preso in considerazione e da cui deriverebbe questa poca attenzione e sensibilità da parte di molte giovani a questioni che dovrebbero invece riguardarci e infiammarci ancora... prendiamo il caso dello studio.. in particolare di quello all'università. Molte ragazze che conosco sono iscritte semplicemente perchè non saprebbero cos'altro fare... sia perchè qui al sud, (il lontano meschino parassitario sud) non c'è alternativa sociale e lavorativa possibile, sia perchè il momento della loro vita è considerato un pò una sosta dopo la quale bisognerà interessarsi delle vicende private della famiglia, della nuova famiglia che costruiranno col proprio fidanzato.. insomma una vita di doveri... capisci bene che in quest'ottica il diritto allo studio per cui si è tanto lottato viene considerato quasi una cosa scontata, la laurea ha una valenza ridotta perchè contribuisce parzialmente a quello che sarà poi la realtà lavorativa che si andrà ad affrontare... ogni ragazza vive una condizione che è molto lontana dalla riflessione collettiva femminile che si è sviluppata dagli anni 70 in poi, e questo crea una certa perplessità in chi le battaglie le ha fatte, in chi voleva capovolgere l'assetto sociale... ognuna di noi invece focalizza tutte le proprie forze nel dedicarsi alla propria situazione, individualismo che mira al raggiungimento non di un riconoscimento sociale come soggetto autonomo e auto-forgiatosi attraverso l'esperienza e lo studio, ma come contributo ad una costruzione che ha come punto di riferimento la famiglia, valore forte da cui non si può prescindere. Di fronte a questo sentire è molto difficile incontrare discreta attenzione e favore di fronte a tematiche come quelle che hai posto. si individua il movimento femminista coime quello che ha portato la donna a fare le stesse cose dell'uomo, la parità di diritti si conclude con la possibilità di arruolarsi nell'arma.. mi rendo conto che ho descritto solo una parte della realtà femminile italiana e che la mia osservazione non può essere generalizzata, ma il punto è questo che non esiste la volontà di porre in discussione il proprio vissuto, come se questo fosse un valore che non può essere toccato e stravolto da idee contrarie al suo fine stabilito... si guarda all'altro con diffidenza perchè lui o lei non sanno come stanno le cose in realtà...
Dal mio punto di vista dopo questa lunga digressione sul perchè non ci sono state risposte al tuo post, soprattutto femminili che ripeto è solo una mia parziale visione e non so se potrà essere condivisa da altri, sono pienamente in accordo con quanto hai posto nel tuo intervento se non fosse che condivido poco la concezione della dualità di genere presente nell'individuo... non cerdo infatti che ci siano dei canoni fissi che caratterizzano e privilegiano il modo di agire specifico di un genere... e se vuoi tutta la verità a tratti questa parola "genere" mi sta anche parecchio stretta...quella che credo possa essere invece ripresa in considerazione è la parola "persona" che rivela meglio quella pluripossibilità di reazione alla vita e che porta con sè il bagaglio delle esperienze, degli insegnamenti dei retaggi anche fatti suoi durante il proprio vissuto, un rewcupero e una valorizzazione della soggettività nel suo essere concreto,ma soprattutto una apertura alla condivisione di sè che contribuisca ad ampliare gli orizzonti pregiudiziali, che miri a guardare oltre le differenze e soprattutto oltre le definizioni... ma sto sconfinando. Personalmente prima di considerarmi parte del genere femminile mi piace pensare a me come membro del genere umano, dotato al pari di sensibilità e ragione, alla ricerca di un equilibrio nche mi faccia coesistere nel miglòior modo possibile con i miei simili, perchè riconosco negli altri prima che maschi e femmine al pari di me esseri umani...
sono andata oltre il tuo tema caro arsenio, ma la tua era una porta aperta che ha permesso di lasciare andare tutte le riflessioni che ho tenuto in ombra durante questo periodo... spero che questo possa essere uno spunto per continuare la discussione...
un caro saluto.
Karenina is offline  
Vecchio 13-05-2008, 09.44.19   #3
arsenio
Ospite abituale
 
Data registrazione: 01-04-2004
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Riferimento: La donna assertiva

Citazione:
Originalmente inviato da Karenina
Carissimo arsenio.. mi rammarico per la mia incostanza nel seguire le discussioni di questo forum, ma non avendo la possibilità di avere il collegamento a internet dovunque io vada mi ritagliandomi piccolissimi spazi di riflessione momentanea.. spero che sarai clemente con me per questo ...
un caro saluto.

carissima karenina ti ho inviato qui un post ieri, ma non è pervenuto.

Ti ho dedicato il 3d di oggi sulle origini del femminismo e sulla dualità di genere.

Ti ringrazio molto perchè la tua è stata un'osservazione molto azzeccata, che poteva indurre in equivoco sul vero senso dei termini che sono alle origini del femminismo.

Sto per uscire dal forum ma so che sei tra le ragazze con cui sono in sintonia e che hai fiducia in me

_rotolo e
arsenio is offline  

 



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