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Vecchio 03-05-2008, 17.44.01   #1
altamarea
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Pudore


(Pietro Canonica: "Pudore", 1890; particolare della statua.
lo scultore ha simbolicamente raffigurato il pudore nel nudo di ragazza adolescente;
Roma, Museo Pietro Canonica)


Cos’ è il pudore ? Una virtù ? Protezione dell’intimità, riferita non solo alla sessualità ma anche alle emozioni ed ai sentimenti ?

Il pudore tutela la soggettività, la privacy, l’intimità come difesa dell’individualità nel rapporto con gli altri.

Il confine del pudore varia col passare del tempo e cambia da società a società. Per conseguenza ciò che prima era considerato impudico, immorale, diventa tollerato.

Il pudore è un sentimento ambivalente che oscilla tra la tutela della propria identità e la paura, spesso inconscia, di “aprirsi” agli altri parlando della propria sessualità, interpretata come tabu anche a seguito dell’educazione ricevuta.

Il pudore si collega col “segreto”, pone tra noi e gli altri il limite che non deve essere condiviso, anche se nella società contemporanea i mass media tendono a pubblicizzare il corpo, le emozioni ed i sentimenti, la parte “privata” di molte persone, in particolare di quelle che lavorano nello spettacolo, nel cinema, lo sport, la moda, ecc.. Tali persone non tengono conto delle “pareti” che consentono di distinguere l’interiorità dall’esteriorità, si espongono come merce in esposizione perché temono di “non esistere” se non si mettono in mostra, anche senza pudore, cioè in modo “spudorato” o impudico.

Nel rapporto d’amore il pudore si pone come segno di contraddizione, perché tra gli amanti c’è il desiderio di annullare le distanze, di condividere la propria intimità.
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Vecchio 03-05-2008, 20.04.06   #2
Coccinella
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Riferimento: Pudore

Pudore:tendenza a conservare il possesso della propria intimità difendendola dalla possibile intrusione altrui.
Nella coppia prende corpo l'opposto , cioè la condivisione totale.

J.P. Sartre considera il pudore una difesa dallo sguardo altrui che ci deruba della nostra soggettività, riducendoco a oggetto del suo sguardo. (Questa è la vergogna).
L'eccessivo pudore può nascondere un rifiuto della propria corporeità, che solitamente si aggiunge ad un'eccessiva difesa dal prossimo.
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Vecchio 03-05-2008, 20.30.02   #3
altamarea
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Riferimento: Pudore


(Pieter Paul Rubens: "Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre", 1600 circa;
Anversa: Museo Rubenshuis)

Nell’Eden Adamo ed Eva erano nudi, “ma non ne provavano vergogna”. (Genesi 2, 25) Però, dopo aver mangiato il frutto proibito, “si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e ne fecero cinture per coprirsi”. (Genesi 3, 7)

Il racconto biblico evidenzia che il pudore è connesso con l’autoconsapevolezza. Nel momento in cui hanno coscienza di sé Adamo ed Eva diventano esseri umani, sessualmente differenti.

L’espressione “condizione adamitica”, evoca un momento ideale e religioso della vicenda umana in cui la nudità era considerata innocente e naturale. Ed “Adamiti” erano detti gli adepti di alcune sette eretiche di ispirazione cristiana che difendevano o tolleravano la nudità.

Una setta “adamitica” fu fondata da Prodico nel II secolo dopo Cristo, ma fu perseguitata e concluse la sua esperienza nel IV secolo.

Un altro esempio di setta “adamitica” fu quella costituita nel XV secolo dai “piccardi” di Boemia e di Moravia”, come ala radicale del movimento hussita, poi sconfitto.

In relazione alle differenti forme culturali e religiose delle società umane, il nudo diventa il carattere segreto del corpo oppure l’aspetto proibito. Il nudo è, dunque, natura e valore culturale di un epoca.
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Vecchio 03-05-2008, 20.48.13   #4
logos
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Riferimento: Pudore

lo credo anch'io che il pudore è quella tendenza a difendere l'intimità, è il proprio angolo per poter sentirsi lo ntano da sguardi indiscreti, almeno in un rapporto tra sè e sè, oggi credo non si possa dire la stessa cosa, visto che la tendenza è proprio quella di uscire da sè liberandosi dal pudore per poter fruire della propria intimità.
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Vecchio 04-05-2008, 08.44.40   #5
altamarea
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Riferimento: Pudore


(Sandro Filipepi detto "Botticelli: "Nascita di Venere", 1484; Firenze, Galleria degli Uffizi). Al centro della tela, Venere atteggiata a "Venus pudica"


Il termine “pudore” deriva dal latino “pudòrem” (a sua volta da “pudeo”, che significa “ho vergogna”).
“Vergogna” è una parola composta: dal latino “vereor” (= “timore”) e “gognam” (= “gogna”) e significa “temo la gogna”, cioè la mia esposizione pubblica.

Col sentimento del pudore l’individuo afferma il proprio “Io”, esige il rispetto della propria intimità ed esprime proprie “regole” di autotutela nei rapporti interpersonali per evitare la “vergogna”, il senso improvviso e sgradevole di “nudità” interiore, di smascheramento.

Nel 1977 la Corte di Cassazione definì il “pudore” come “reazione emotiva, immediata ed irriflessa, di disagio, turbamento e repulsione in ordine ad organi del corpo o comportamenti sessuali che, per ancestrale istintività, continuità pedagogica, stratificazione dei costumi ed esigenze morali, tendono a svolgersi nell’intimità e nel riserbo”.

Si può dunque dire che il pudore è un sentimento complesso, che collabora anche alla formazione dell’ethos (“costume”) per la convivenza sociale. Ethos inteso nel senso di morale vigente, data dall’insieme dei valori che dovrebbe caratterizzare l’agire umano in una determinata società, da cui la frase ”comune senso del pudore”, definita nel 1971 dalla Corte di Cassazione.
Per il “comune senso del pudore –scrisse la Cassazione- occorre riferirsi all ‘uomo medio italiano che, nell’attuale momento storico, vive nella grande e nella piccola città, nelle regioni del nord e in quelle del sud, senza occuparsi o preoccuparsi di quanto avviene in questo campo in altre parti del mondo o in alcuni particolari ambienti del nostro Paese”.

Il pudore oltre che essere complesso è anche un concetto “elastico”, perché viene elaborato dal legislatore in modo tale da consentire l’adeguamento della norma che lo contiene all’evoluzione della morale comune.

Il pudore, pur costituendo un “bene” individuale viene protetto dal legislatore in quanto comune ai singoli e, quindi, come bene della collettività. E proprio in questo senso va inteso l’inciso "secondo il comune sentimento", di cui all’art. 529 del codice penale, che relativizza il concetto di pudore, inquadrandolo non come bene individuale, ma come un bene collettivo protetto, con riferimento ad un determinato momento storico ed ambiente sociale.

Nel 1966 la Corte di Cassazione precisò che l’espressione “comune sentimento” fa riferimento all’”uomo comune”, che trova riscontro nel concetto del “buon padre di famiglia” (bonus pater familias).

Il comune senso del pudore è variabile nel tempo, soggetto a diverse valutazioni a seconda dell’epoca e dei criteri sociali prevalenti in una determinata area geografica e culturale.

Il comune senso del pudore è tutelato dalla legge, che prevede sanzioni per i trasgressori. Nell’ordinamento giuridico italiano le disposizioni inerenti sono contenute negli articoli dal 527 al 538 del codice penale, raggruppati nel capitolo “delle offese al pudore e all’onore sessuale”.
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Vecchio 05-05-2008, 07.17.59   #6
altamarea
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Riferimento: Pudore

Possiamo considerare il “comune senso del pudore” come una sovrastruttura sociale, chiamata anche “costume” di una determinata società umana, con norme etiche o regole morali mutevoli nel tempo.




E “buon costume” viene definito il “comune senso etico-morale” condiviso dalla collettività in un determinato periodo.

Il “buon costume” come limite individuale nei confronti degli altri è previsto in molteplici disposizioni dei codici civile e penale.
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Vecchio 05-05-2008, 10.47.03   #7
veraluce
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Riferimento: Pudore

Citazione:
Da Altamarea
Nel rapporto d’amore il pudore si pone come segno di contraddizione, perché tra gli amanti c’è il desiderio di annullare le distanze, di condividere la propria intimità.

Infatti... perché comunque in un rapporto d'amore "vero" il darsi all'altro è un darsi completamente senza "barriere"... perché la persona che ami è, nell'incontro d'amore, te stesso... e se una persona ha vergogna o paura etc di mostrarsi a sé stesso nell'altro, forse non potrà giungere a sperimentare quell'amore che va "oltre" l'"io"... secondo me...

Ciao Altamarea... buona giornata
veraluce is offline  
Vecchio 05-05-2008, 13.57.42   #8
altamarea
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Riferimento: Pudore

Buon pomeriggio Veraluce, sono d'accordo con te

Un parziale ma interessante esempio di causa – effetto del mutare nel tempo del comune senso del pudore è rappresentato dall’evoluzione nell’ultimo secolo del costume da bagno, maschile e femminile, collegato all’inizio dalla novità dei “bagni di mare” e dei soggiorni estivi in località marine. Con i “bagni di mare e di sole” nacque la necessità delle cabine-spogliatoio e dei primi stabilimenti balneari in località come Viareggio, Forte dei Marmi, Rimini, Riccione, il Lido di Venezia, che conquistarono la notorietà perché durante l’estate quelle spiagge erano frequentate da personaggi del cinema, dello spettacolo, della media ed alta borghesia.

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Vecchio 05-05-2008, 16.10.47   #9
ornella
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Riferimento: Pudore

Ma secondo Voi non esiste differenza tra pudore e inibizioni?
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Vecchio 08-05-2008, 20.21.31   #10
altamarea
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Riferimento: Pudore

Tra il 1900 ed il 1920 la “tenuta da bagno” femminile viene un poco accorciata e la scollatura leggermente ampliata rispetto agli ultimi anni del XIX secolo; sulla spiaggia le calze cominciano ad essere meno usate.

In quegli anni compaiono anche i costumi di lana interi per facilitare le attività sportive e le prime bianche ”camicie da bagno”, simili a camicie da notte. Per il nuoto cominciano ad essere usate le prime cuffie da bagno, simili a quelle attuali.

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