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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 22-08-2015, 17.19.45   #1
plexiglas
Nuovo ospite
 
Data registrazione: 19-08-2015
Messaggi: 3
la funzione del linguaggio sui social network

salve a tutti sono nuovo, e volevo chiedervi se vi siete mai posti la domanda circa quanto e come i sistemi di comunicazione attuali influenzino il vostro pensiero individuale e quello collettivo.
La società ha avuto vari tipi di strumenti comunicativi, compreso il telegrafo e compreso questo forum, l'attenzione che riporrei sui social e le chat però la ritengo più doverosa, perché a differenza degli altri, lo strumento social/chat ha, oltre che un aspetto qualitativo, un aspetto quantitativo dominante nella nostra cultura sempre più globalizzata. Lo sappiamo tutti, una grande percentuale (che ovviamente non sono in grado di misurare) di azione comunicativa, di relazione linguistica, avviene attraverso un social o una chat. Non mi sorprenderebbe se in alcuni casi tale azione comunicativa dominasse persino sulla relazione verbale e visivo/verbale. Fin qui credo potremmo essere d'accordo, ognuno con la sua idea di quantità comunque rilevante.
Detto questo, vorrei premettere che il mio post non intende porre l'attenzione su tematiche adolescenziali di uso definito improprio del lessico, fenomeni "bimbi minkia", pericolo di estinzione della lingua italiana, acquisizione di idiomi linguistici nati sul web e assunti fuori, l'uso della k ecc ecc. Ciò su cui mi interessa riflettere è come un social o una chat intervengano sull'approccio relazionale, neuro linguistico e psicologico da parte di tutti, e quali potrebbero essere le conseguenze di tale intervento.

Parte della complessità del linguaggio umano determina oltre che la descrizione dei significati, la creazione dei significati. Il linguaggio genera parte del mondo e dei comportamenti, lo strumento linguistico genera la tipologia di linguaggio stesso, quindi uno strumento, che sia la voce, il gesto, o la chat, genera comportamenti, e quindi identità. (Per tali considerazioni si può rimandare a Chomsky e i suoi predecessori). La novità di Chomsky e nel campo della neurologia con l'uso del brain imaging è che il lnguaggio non astratto e le componenti linguistico sintattiche siano innate, o almeno è innata la capacità di riconoscimento. Si è dimostrato che quando ascoltiamo una persona che parla il cervello non opera (almeno esclusivamente) come operatore che decodifica delle regole sintattiche e lessicali, ma in quel momento il riconoscimento avviene attraverso i neuroni a specchio, i quali fanno assumere al mittente, influenzando le aree del linguaggio, lo stato del suo interlocutore attraverso il quale avviene la comprensione.
Se nell'atto di comunicare i neuroni a specchio sono così importanti, ignorare il ruolo della chat nelle nostre vite può essere ingenuo, specie se i neuroni a specchio di cui si parla sono di tipo acustico e visivo. Dove voglio arrivare senza troppi fronzoli è che un social network può cambiare l'identità in maniera importante e soprattutto accelerata.

Vorrei fare un esempio concreto. Prendiamo il caso reale in cui si posta un video della questura, video in cui si identificano alcuni stupratori che in seguito hanno compiuto l'atto di stuprare delle ragazzine. Di solito post del genere sono seguiti da valanghe di commenti. A prescindere dal genere di commenti, personalmente appare evidente che molte dichiarazioni nei commenti siano piuttosto rare nella "realtà". Vuoi che sia per una questione di decoro, vuoi che sia per una questione di paura di esprimersi dal vivo, non so, non importa. Sta di fatto che all'interno di un social può capitare spesso di leggere dichiarazioni piuttosto condivise ma che in un ambiente offline non si riscontrano. Si riscontreranno però, quando saranno a tal punto condivise sul web che certe persone che avrebbero "solo scritto" da quel momento in poi parleranno pure. O al limite parleranno i loro antagonisti, che inseriranno comunque nel contesto offline tali dichiarazioni.
Credo che diversi strati di comunicazione si intersechino con degli effetti collaterali. Se io sono più portato ad esprimere un pensiero sul web che non esprimerei mai dal vivo, o raramente, ed esprimerlo ripetutamente sul web mi porta ad educarmi ad esprimerlo fuori dal web, significa che il mio linguaggio è condizionato da uno strumento. E significa anche che la mia identità si trasforma sulla base di un consenso che prima non avrei ricevuto altrimenti e fino a quel momento potrei aver avuto un pensiero che continuavo a mettere in discussione, adesso no. Se considero poi il consenso di un social più veritiero, perché credo meno inibito o più libero, mi trovo addirittura a sopravvalutarlo rispetto al confronto offline e resto nella mia nicchia sempre presente, quando accendo il computer. Hitler è riuscito a mettere d'accordo il suo popolo perché ha parlato per la massa, tale massa non avrebbe agito altrimenti, sarebbe rimasta sopita... ma qui so già che mi si potrebbe obiettare. Io non credo che le dichiarazioni su un social siano genericamente più libere e per questo più creative, penso che in molti casi siano semplicemente eccessi di emotività incontrollata che trovano sfogo attraverso uno strumento che in seguito, purtroppo, è in grado di generare idee e identità sulla base di quegli eccessi, iquali sarebbero stati frenati o messi in discussione repentinamente in un contesto offline, dal contesto ma soprattutto dall'individuo stesso che li avrebbe pensati. E ciò, per ricollegarmi al discorso, ha a che fare con la funzione linguistica di un social, il fatto che non ci sia una componente acustica e visivo verbale. Perché attraverso queste componenti si sarebbe esposta la violenza o qualsivoglia carattere inopportuno di quei concetti, e il mittente sarebbe stato meno disposto a dichiararsi e a coltivare un certo pensiero.
In maniera diversa, perché si tratta di una relazione tra due persone e non pubblica, anche una chat privata può coltivare la stessa dinamica.
Spero di essermi espresso chiaramente e di non aver annoiato.
plexiglas is offline  
Vecchio 03-09-2015, 20.24.57   #2
Dr.ssa Zanotti
Brescia
 
Data registrazione: 03-09-2015
Messaggi: 1
Riferimento: la funzione del linguaggio sui social network

Citazione:
Originalmente inviato da plexiglas
Credo che diversi strati di comunicazione si intersechino con degli effetti collaterali. Se io sono più portato ad esprimere un pensiero sul web che non esprimerei mai dal vivo, o raramente, ed esprimerlo ripetutamente sul web mi porta ad educarmi ad esprimerlo fuori dal web, significa che il mio linguaggio è condizionato da uno strumento. E significa anche che la mia identità si trasforma sulla base di un consenso che prima non avrei ricevuto altrimenti e fino a quel momento potrei aver avuto un pensiero che continuavo a mettere in discussione, adesso no

Analisi interessante di comportamenti che sono già visibili. (Un esempio è la primavera araba)
Dr.ssa Zanotti is offline  
Vecchio 04-09-2015, 19.19.57   #3
paul11
Ospite abituale
 
Data registrazione: 17-12-2011
Messaggi: 899
Riferimento: la funzione del linguaggio sui social network

Se è farina del tuo sacco complimenti Plexiglas.
Senza entrare nel merito di una vera e propria psicologia “tecnica”, un presupposto fondamentale per i social network è il pensare di essere in qualche modo non completamente esposti,come al riparo da una vera e propria identificazione. Non direi che è più libera , ma più liberatoria in termini anche emotivi. Si può dire di più e meglio al di fuori (finalmente)dalle condizioni etiche comportamentali: anzi sfogarsi proprio contro di esse.Penso che le modalità del linguaggio siano allora più dirette. Quello che emerge è il sistema di relazione più importante del soggetto ,è la dinamica colloquiale che può cementarsi su modalità e concetti “forti” che a loro volta influiscono sui partecipanti. La condivisione porta con sé concetto e linguaggio emotivo, per cui si può avere una persona che si sente più ingaggiata emotivamente che non nella “realtà”perché in qualche modo più compresa.Ma non è detto che vi siano allora due sistemi di relazioni per quell’unico individuo, come giustamente è stato fatto notare con l’esempio della primavera araba, ma direi anche in Cina per certi frangenti, quel “virtuale” può diventare tangibile nella “realtà” se trova elementi forti che accomunano, che fanno da collante.
La dinamica relazionale a mio parere può essere molto varia e dipende dalle persone, dalle loro motivazioni e aspettatative e quali sono i contenuti di coagulo che a sua volta influisce sui soggetti.
Di fatto sarà sempre più facile trovare vie di comunicazione nel web che non in una realtà sempre più incomunicabile.
E’ più facile “pescare” nel web allargato qualcuno che possa comprenderci piuttosto che nel raggio, nel perimetro della realtà della nostra residenza.
paul11 is offline  

 



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