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Psicologia - Processi mentali ed esperienze interiori.
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Vecchio 03-08-2005, 19.28.11   #1
Vaniglia
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La bugia

Cosa rappresenta la bugia per voi? Perche' possiamo dire una bugia? Che significato date a questo termine?

Vi aspetto!



Vaniglia
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Vecchio 03-08-2005, 20.10.53   #2
sisrahtac
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Trallallero trallallà

Prima di tutto distinguerei le bugie a fin di bene da quelle fatte per cattiveria.
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Vecchio 03-08-2005, 20.15.23   #3
Vaniglia
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Io ho poposto un argomento....tu, Catharsis, puoi interpretarlo e scrivere quello che vuoi...le bugie possono essere dette sia per un motivo che per un altro...





Vaniglia
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Vecchio 03-08-2005, 20.18.02   #4
sisrahtac
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Non ho capito.

Comunque la bugia per me è una "non verità". Molto andreottiano, ma...

O anche ...lasciare nell'ombra qualcosa che volutamente non si vuole portare alla luce? (meglio di una banalissima maschera, sicuramente...) Questo già è più catartico...

Prendi la verità, soprattutto se è una verità distorta (una non verità che per un errore di percorso diventa momentaneamente verità) analizzala e poi se non ti piace falla reinghiottire dal marasma primordiale...burp...

Cmq chi dice le bugie gioca col Demonio...a meno che non sia uno stupido burattino di legno senz'anima inconsapevole ed anche un poco idiota....

Ultima modifica di sisrahtac : 03-08-2005 alle ore 20.25.18.
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Vecchio 03-08-2005, 20.23.53   #5
Vaniglia
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La bugia puo' essere detta anche a fin di bene...e non e' un nascondersi, o essere vigliacchi!



vaniglia
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Vecchio 03-08-2005, 20.33.55   #6
sisrahtac
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Si ma sempre meglio una limpida verità. A meno che l'interessato non sia pronto a ricevere cotanta luce. La verità a volte acceca ed abbacina. (cioè capisco avere paura dell'ombra, ma della luce)

Cmq Cat si ripropone di ampliare il suo lessico prima o poi eh, e di non alternare quelle tre parole con combinazioni casuali ogni volta. (il grillo sparlante)
(grillo, la mia è una questione di metodo. Meno lessico si usa, meno si esce dagli schemi prestabiliti, no?)

Ultima modifica di sisrahtac : 03-08-2005 alle ore 20.36.23.
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Vecchio 03-08-2005, 20.46.28   #7
Vaniglia
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Non sempre, Catharsis, puoi dire la verita'...non sempre la verita' puo' essere positiva, penso che noi adulti possiamo fare una distinzione tra una bugia e una verita'



Vaniglia
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Vecchio 03-08-2005, 20.51.23   #8
klee
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bugie

Se abbiamo detto una bugia e siamo tranquilli con noi stessi..va tutto bene...io mi osservo tantissimo...è una cosa che rimane fra me e me allora mi giudicherò dopo se ho fatto bene o no
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Vecchio 03-08-2005, 20.59.55   #9
Vaniglia
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Perché la gente sente la necessità di mentire?

Un saggio di Paul Ekman
- La seduzione delle bugie (Di Renzo Editore, Roma 1999) - ci rivela luci ed ombre di questa affascinante quanto biasimata abitudine. Ho parlato di proposito di una “necessità”, di mentire, anziché di “opportunità”, perché a mio parere si tratta di un bisogno imprescindibile, a cui nessuno può sottrarsi, foss’anche per ragioni altruistiche.
Quanto all’altruismo di una bugia, ho i miei ragionevoli dubbi. Indubbiamente nella nostra scelta di mentire c’è spesso una buona dose di educazione e di sincera preoccupazione per i sentimenti altrui, ma c’è anche una comoda via di fuga alla responsabilità e ai sensi di colpa che la verità scatenerebbe. Sarei propenso a credere che le ragioni prettamente egoistiche premano di più di quelle altruistiche.
Con ciò ritengo comunque che le bugie-quando non diventano un’abitudine coercitiva e patologica siano benefiche, proprio per questa loro valenza liberatoria.
Fin dai primi anni della nostra vita, la bugia si configura come spazio della fantasia. Il bambino, infatti, prima di apprendere l’utilità pratica di una bugia, ne riconosce il piacere: la possibilità di creare, a proprio piacimento, una realtà altra che risulti più fedele ai suoi desideri e che contribuisca a mantenere lontane le angosce.
Le prime bugie sono la semplice espressione di una fantasia piacevole che, per il solo fatto di essere tale, si trasforma in una realtà allucinata. Solo più tardi subentra l’utilità secondaria della menzogna, dettata soprattutto dai sensi di colpa o dalla paura di essere puniti.
Si mente per sfuggire a una responsabilità, a un rimprovero, al biasimo altrui o per mille altre ragioni, ma essenzialmente si mente per conservare un margine di libertà, in cui ci sia consentito fare quello che desideriamo senza che ciò diventi motivo di rammarico.
Prendiamo il caso, forse più frequente, delle bugie dette in amore, e generalmente collegate a un tradimento. Colui che tradisce mente per salvaguardare, anche se ai danni altrui, la propria intimità. Se il partner istituzionale venisse a sapere della relazione extraconiugale, quello che al momento e un piacere si trasformerebbe in un inferno. Per contro anche il tradito mente a se stesso, ostinandosi a non vedere i segni inequivocabili del tradimento che – credetemi – ci sono sempre. Perché? Che piacere ne trae? Quello di poter continuare a sognare e fantasticare un’unione ancora armoniosa e funzionante. In entrambi i casi la felicità è altrove, nello spazio di una bugia. Freud sosteneva che la vita è un’esperienza troppo dolorosa per essere presa così com’è. Abbiamo dunque bisogno di inventarci degli spazi incondizionati per la fantasia, dove il principio di piacere abbia ancora una sua indiscussa superiorità. Da questo punto di vista, la bugia è lo strumento attraverso cui l’uomo riesce a vivere una realtà propria, coinciliandola però con la quotidianità delle sue responsabilità. Potremmo definirla pertanto una situazione di compromesso, il guardiano della nostra libertà e, forse, l’unico mezzo che abbiamo per renderci piacevole la vita.
Resta poi da discutere perché anche un bugiardo professionista non può fare a meno di disseminare sul proprio cammino degli indizi che potrebbero smascherarlo. Perché, se è una difesa, risulta poi così manchevole nei suoi intenti dissimulatori?
Torniamo all’esempio del tradimento. E’ evidente che colui che tradisce ha trovato altrove la soddisfazione dei propri desideri e, nel tentativo di salvaguardarli, fa di tutto per tenerli nascosti. Ma poi, a un certo punto, si crea una spaccatura inevitabile tra quello che realmente si vuole e la facciata di convenienza che si è costretti a mantenere. Il desiderio, si sa, è destabilizzante, travolgente, esclusivo. Difficilmente ammette compromessi, perché – comprensibilmente - quando si crede di aver trovato la felicità non ci si vorrebbe più limitare in alcun modo. Così, contro ogni ragionevole norme di buon senso, cominciamo a perdere colpi e lasciar tracce inconfutabili del tradimento. Semplicemente l’inconscio vuole che l’inganno sia smascherato, perché aspira alla luce del sole, al tutto o al nulla, all’incondizionato e all’assoluto.
Purtroppo però, nello scontro con la realtà, le emozioni sono sempre le prime a rimetterci.

Ultima modifica di Vaniglia : 03-08-2005 alle ore 21.02.30.
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Vecchio 03-08-2005, 23.46.11   #10
cannella
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Messaggio originale inviato da Vaniglia
Perché la gente sente la necessità di mentire?

Un saggio di Paul Ekman
- La seduzione delle bugie (Di Renzo Editore, Roma 1999) - ci rivela luci ed ombre di questa affascinante quanto biasimata abitudine. Ho parlato di proposito di una “necessità”, di mentire, anziché di “opportunità”, perché a mio parere si tratta di un bisogno imprescindibile, a cui nessuno può sottrarsi, foss’anche per ragioni altruistiche.
Quanto all’altruismo di una bugia, ho i miei ragionevoli dubbi. Indubbiamente nella nostra scelta di mentire c’è spesso una buona dose di educazione e di sincera preoccupazione per i sentimenti altrui, ma c’è anche una comoda via di fuga alla responsabilità e ai sensi di colpa che la verità scatenerebbe. Sarei propenso a credere che le ragioni prettamente egoistiche premano di più di quelle altruistiche.
Con ciò ritengo comunque che le bugie-quando non diventano un’abitudine coercitiva e patologica siano benefiche, proprio per questa loro valenza liberatoria.
Fin dai primi anni della nostra vita, la bugia si configura come spazio della fantasia. Il bambino, infatti, prima di apprendere l’utilità pratica di una bugia, ne riconosce il piacere: la possibilità di creare, a proprio piacimento, una realtà altra che risulti più fedele ai suoi desideri e che contribuisca a mantenere lontane le angosce.
Le prime bugie sono la semplice espressione di una fantasia piacevole che, per il solo fatto di essere tale, si trasforma in una realtà allucinata. Solo più tardi subentra l’utilità secondaria della menzogna, dettata soprattutto dai sensi di colpa o dalla paura di essere puniti.
Si mente per sfuggire a una responsabilità, a un rimprovero, al biasimo altrui o per mille altre ragioni, ma essenzialmente si mente per conservare un margine di libertà, in cui ci sia consentito fare quello che desideriamo senza che ciò diventi motivo di rammarico.
Prendiamo il caso, forse più frequente, delle bugie dette in amore, e generalmente collegate a un tradimento. Colui che tradisce mente per salvaguardare, anche se ai danni altrui, la propria intimità. Se il partner istituzionale venisse a sapere della relazione extraconiugale, quello che al momento e un piacere si trasformerebbe in un inferno. Per contro anche il tradito mente a se stesso, ostinandosi a non vedere i segni inequivocabili del tradimento che – credetemi – ci sono sempre. Perché? Che piacere ne trae? Quello di poter continuare a sognare e fantasticare un’unione ancora armoniosa e funzionante. In entrambi i casi la felicità è altrove, nello spazio di una bugia. Freud sosteneva che la vita è un’esperienza troppo dolorosa per essere presa così com’è. Abbiamo dunque bisogno di inventarci degli spazi incondizionati per la fantasia, dove il principio di piacere abbia ancora una sua indiscussa superiorità. Da questo punto di vista, la bugia è lo strumento attraverso cui l’uomo riesce a vivere una realtà propria, coinciliandola però con la quotidianità delle sue responsabilità. Potremmo definirla pertanto una situazione di compromesso, il guardiano della nostra libertà e, forse, l’unico mezzo che abbiamo per renderci piacevole la vita.
Resta poi da discutere perché anche un bugiardo professionista non può fare a meno di disseminare sul proprio cammino degli indizi che potrebbero smascherarlo. Perché, se è una difesa, risulta poi così manchevole nei suoi intenti dissimulatori?
Torniamo all’esempio del tradimento. E’ evidente che colui che tradisce ha trovato altrove la soddisfazione dei propri desideri e, nel tentativo di salvaguardarli, fa di tutto per tenerli nascosti. Ma poi, a un certo punto, si crea una spaccatura inevitabile tra quello che realmente si vuole e la facciata di convenienza che si è costretti a mantenere. Il desiderio, si sa, è destabilizzante, travolgente, esclusivo. Difficilmente ammette compromessi, perché – comprensibilmente - quando si crede di aver trovato la felicità non ci si vorrebbe più limitare in alcun modo. Così, contro ogni ragionevole norme di buon senso, cominciamo a perdere colpi e lasciar tracce inconfutabili del tradimento. Semplicemente l’inconscio vuole che l’inganno sia smascherato, perché aspira alla luce del sole, al tutto o al nulla, all’incondizionato e all’assoluto.
Purtroppo però, nello scontro con la realtà, le emozioni sono sempre le prime a rimetterci.

In particolare nel caso del tradimento, esite l'egoismo della non chiarezza nei confronti del tradito e il metterlo in una posizione di stallo e di attesa inconsapevole.

Non credo sia raro che l'amante rivesta un ruolo compensativo nei confronti del rapporto: nello scambio spesso non ci si guadagna, anzi, una volta che l'unione diventa a sua volta ufficiale si trasforma fatalmente in qualcosa che richiede a propria volta ulteriori compensazioni.

Forse questo il traditore lo sa, quindi preferisce di fatto mentire; si tratta di una doppia menzogna quindi, sia nei confronti del partner ufficiale che dell'amante e se fosse per lui/lei la cosa potrebbe continuare all'infinito.

Mentire significa spesso anche non voler rischiare.
cannella is offline  

 



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