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Vecchio 25-02-2006, 19.01.48   #1
Alessandro D'Angelo
dnamercurio
 
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complesso di colpa e religione

approfondendo un tipo di cammino religioso, come quello di Giobbe, si nota che è presente un Signore che punisce e condanna. S'intravede l’immagine costruita da una mente non liberata, che trova pace solo nel complesso di colpa. La domanda è:
<<Può l'Altissimo, che aleggia sul caos della coscienza pronunciando le parole “Sia luce”, punire e vendicare quelle deviazioni inspiegabili, ma presumibilmente necessarie per la natura umana in ascesa? Non costituiscono forse una felix culpa, un necessarium peccatum, che permette di riprendere l’ascesa spirituale valendosi delle stesse rovine?>>
Il problema del Complesso di Colpa quanto permea la religione?

Saluti a Tutti
Alessandro D'Angelo is offline  
Vecchio 25-02-2006, 21.53.34   #2
Elijah
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Re: complesso di colpa e religione

Citazione:
Messaggio originale inviato da Alessandro D'Angelo
approfondendo un tipo di cammino religioso, come quello di Giobbe, si nota che è presente un Signore che punisce e condanna.

Ehm... Non credo che l'intento del libro di Giobbe sia quello di evidenziare il fatto che siamo colpevoli, anzi, tutt'altro...

Ecco il primo verso di quel libro:
C'era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest'uomo era integro e retto*; temeva Dio e fuggiva il male.

Giobbe è una persona innocente, che non ha mai fatto del male, e che mai ha peccato nei confronti di Dio...
E per tua curiosità, un tempo lì dove ho messo l'asterisco c'era scritto che Giobbe era la persona più integra e retta e giusta di questa Terra... Insomma, Giobbe era al 100% innocente...
Eppure, nonostante lui sia innocente, si può notare come egli soffra e patisca il dolore!

L'opinione errata dei 3 amici di Giobbe:
Tre amici di Giobbe, Elifaz di Teman, Bildad di Suac e Zofar di Naama, avendo udito tutti questi mali che gli erano piombati addosso, partirono, ciascuno dal proprio paese, e si misero d'accordo per venire a confortarlo e a consolarlo.
(Giobbe 2:11)

I tre amici di Giobbe, credono che sia impossibile che Giobbe patisca il dolore e subisca tutte quelle disgrazie se egli è innocente, perché Dio non può permettere di far soffrire un'innocente... Se egli sta in quelle condizioni (tutti i famigliari sono morti, lui si è ammalato, e non ha più nulla) è perché ha commesso peccato... Ma non è così, e il lettore ne è consapevole, leggendo il primo verso del libro...

Ecco poi le parole di Elifaz rivolte a Giobbe:
Ricorda: quale innocente perì mai?
Dove furono mai distrutti gli uomini retti?
[...]
Può il mortale essere giusto davanti a Dio?
Può l'uomo essere puro davanti al suo creatore?
[...]
Beato l'uomo che Dio corregge!
Tu non disprezzare la lezione dell'Onnipotente

(Giobbe 4:7.17 + 5:17)

E Giobbe gli risponde ai tre amici:
Ammaestratemi, e starò in silenzio;
fatemi capire in che cosa ho errato.
Quanto sono efficaci le parole rette!
Ma la vostra riprensione che vale?
Volete dunque biasimare delle parole?
Ma le parole di un disperato se le porta il vento!
Voi sareste capaci di tirare a sorte l'orfano,
e di vendere il vostro amico!
Ebbene, guardatemi pure
e vedete se io vi mento spudoratamente*.
Ripensateci, non commettete errori!
Ripensateci, la mia giustizia è ancora presente.
C'è qualche errore sulla mia lingua?
Il mio palato non distingue più quel che è male?

(Giobbe 6:24-30)
*Sul fatto che sia innocente, ma non ci riescono, anzi, Dio alla fin fine rimprovera questi tre personaggi, perché hanno detto a Giobbe cose errate...

Ecco poi qua uno dei lamenti può belli di Giobbe rivolti a Dio...

Tu mi sgomenti con sogni,
e mi spaventi con visioni;
io preferisco soffocare,
a queste mie ossa preferisco la morte.
Io mi sto consumando; non vivrò sempre;
ti prego, lasciami stare; i giorni miei non sono che un soffio.
Che cos'è l'uomo che tu ne faccia tanto caso,
che tu t'interessi a lui,
lo visiti ogni mattina
e lo metta alla prova a ogni istante?
Quando cesserai di tenere lo sguardo fisso su di me?
Quando mi darai tempo d'inghiottire la mia saliva?
Se ho peccato, che ho fatto a te,
o guardiano degli uomini?
Perché hai fatto di me il tuo bersaglio
a tal punto che sono divenuto un peso a me stesso?
Perché non perdoni le mie trasgressioni
e non cancelli la mia iniquità?
Poiché presto giacerò nella polvere;
tu mi cercherai, ma io non sarò più.

(Giobbe 7:14-21)

Il libro di Giobbe affronta di petto la questione:
Come è possibile che un'innocente soffra?
E non centra molto con la questione del complesso di colpa nella religione, anzi, tutt'altro...
Qui si mette in discussione Dio stesso, sul come mai permetta che l'innocente soffra, sul come mai Dio possa lasciare morire una persona che non ha peccato...


Giobbe accusa Dio
21 «Sono innocente? Sì, lo sono!
Di me non mi preme,
io disprezzo la mia vita!
22 Per me è la stessa cosa! Perciò dico:
"Egli distrugge ugualmente l'integro e il malvagio".
23 Se un flagello, a un tratto, semina la morte,
egli ride dello sgomento degli innocenti.
24 La terra è data in balìa dei malvagi;
egli vela gli occhi ai giudici di essa;
se non è lui, chi è dunque?
25 I miei giorni se ne vanno più veloci di un corriere;
fuggono via senz'aver visto il bene;
26 passano rapidi come navicelle di giunchi,
come l'aquila che piomba sulla preda.
27 Io dico: "Voglio dimenticare il mio lamento,
abbandonare questa faccia triste,
e stare allegro".
28 Ma mi spavento per tutti i miei dolori.
Sono certo che non mi considererai innocente.
29 Io sarò condannato;
perché dunque affaticarmi invano?
30 Anche se mi lavassi con la neve
e mi pulissi le mani con il sapone,
31 tu mi tufferesti nel fango di una fossa,
le mie vesti mi avrebbero in orrore.
32 Dio non è un uomo come me,
perché io gli risponda
e perché possiamo comparire in giudizio assieme.
33 Non c'è fra noi un arbitro,
che posi la mano su tutti e due!
34 Dio allontani da me la sua verga;
smetta di spaventarmi con il suo terrore;
35 allora io parlerò senza temerlo,
perché sento di non essere quel colpevole che sembro».

(Giobbe 9:21-35)

E sapete quale è la risposta? Sapete quale è la risposta che troviamo nel libro di Giobbe?

Dio disse a Elifaz di Teman: «La mia ira è accesa contro di te e contro i tuoi due amici, perché non avete parlato di me secondo la verità, come ha fatto il mio servo Giobbe.
(Giobbe 42:7)

Nel libro di Giobbe, Dio si rivela, risponde a Giobbe, ma non dà per nulla una risposta... Evita il discorso della sofferenza che colpisce gli innocenti, ma afferma in modo chiaro e tondo che Giobbe aveva ragione, cioè che anche l'innocente, anche colui senza peccato può soffrire... il perché, però, non lo si sa... Si sa solo che il problema non proviene da Dio...

In definitiva, il libro di Giobbe, è un libro che si basa sulla teologia negativa, cioè sul fatto che l'essere umano non potrà mai conoscere e sapere in cosa consiste Dio nonostante magari si riveli, e che anche se noi soffriamo e anche se non abbiamo la conoscenza del motivo per cui soffriamo, nonostante tutto questo, non ci è tolta la possibilità di vivere una bella vita.

E sul complesso di colpa, il libro di Giobbe dice solo: ueh Dio, allora, che cavolo mi stai a perseguitare se io non sono che un soffio? Svegliati, e cerca di mettere a posto un po' le cose... Questo è ciò che Giobbe fa passere, e non una sottomissione ai sensi di colpa, anzi, tutt'altro...
Giobbe ha una capoccia dura...


Elia

Ultima modifica di Elijah : 25-02-2006 alle ore 21.55.08.
Elijah is offline  
Vecchio 26-02-2006, 01.59.43   #3
Alessandro D'Angelo
dnamercurio
 
L'avatar di Alessandro D'Angelo
 
Data registrazione: 14-11-2004
Messaggi: 563
Cara amica,
ammetto di essere stato superficiale.
Ciò che propongo ai partecipanti del tema era se veramente la religione accresce o semplicemente crea i sensi di colpa.
#####
Adamo fu colpevole di aver mangiato il pomo tratto dall’albero del bene e del male, commettendo quel peccato originale da cui sarebbero derivate tutte le sventure dell’umanità. Pare che Adamo, rappresenti "l’uomo è colpevole."
Per espiare la COLPA insita nell’uomo e rimediare all’empietà del popolo di Israele, l’antica liturgia giudaica prevedeva il rito del capro espiatorio, la vittima.

Il giorno della grande festa dell’espiazione (kippűr), il Sommo Sacerdote presentava davanti al tabernacolo del dio ebreo due capri. Il primo veniva immolato a Jahve e il suo sangue veniva cosparso sull’altare. Il secondo veniva reso sterile e cacciato nel deserto portando simbolicamente con sé tutti i peccati della tribù (Levitico XVI). Il presupposto dell’espiazione resta comunque l’esistenza della colpa.
Volevo chiedere agli amici del Forum, al di là dei vari testi teologici, cosa pensano del rapporto paura-colpa-religione

Saluti a Tutti
Alessandro D'Angelo is offline  
Vecchio 27-02-2006, 02.19.29   #4
Melany
Ospite abituale
 
Data registrazione: 31-10-2005
Messaggi: 422
Re: complesso di colpa e religione

Citazione:
Messaggio originale inviato da Alessandro D'Angelo

Il problema del Complesso di Colpa quanto permea la religione?


Io dico che il complesso di colpa è proprio alla base della religione. Infatti secondo la religione l'uomo che non è perfetto pecca a causa della sua imperfezione. Dopo che ha peccato però quale soluzione offre la religione per riparare al peccato commesso? La confessione, associata al pentimento e il sacrificio per il peccato commesso. Ma cosa spinge l'uomo alla confessione del proprio peccato? Proprio il senso di colpa, se non si prova il senso di colpa il peccato verrebbe ripetuto all'infinito senza la minima intenzione di tornare sui propri passi e ciò farebbe allopntanare l'uomo da Dio. Si presuppone infatti che a confessione e pentimento avvenuto, almeno si debba provare a ripetere quel tipo di peccato il meno possibile. Alla base di tutti questi meccanismi mentali e della coscienza c'è proprio il senso di colpa.
Melany is offline  
Vecchio 27-02-2006, 20.45.59   #5
Kim
Utente bannato
 
Data registrazione: 02-11-2004
Messaggi: 1,288
Perfetto! aggingerei se posso, che la religione fa leva sul senso di colpa che prova l'uomo, facendogli credere che certi comportamenti non sono graditi a Dio.... innescando quindi la paura! il desiderio di espiazione, che va oltre la valutazione personale dell'atto da condannare, ma il peggio della religione è di avere creato nei secoli "nuove colpe" o meglio, atteggiamenti da promuovere o meno per cui l'uomo debba sentirsi dilaniato interiormente per "colpe" che colpe non sono, e di cui non esiste nessun tipo d'espiazione....vedi l'omosessualità per esempio, oppure avere figli non nell'ambito del matrimonio e via di seguito..

Kim is offline  
Vecchio 17-06-2006, 07.26.01   #6
davide50
Ospite abituale
 
Data registrazione: 12-06-2006
Messaggi: 88
Io credo che sia giusto quanto è stato scritto prima.
Conosco poco le altre religioni, ma quella cristiana, e forse il cattolicesimo in particolare, mi pare che davvero trovi nel senso di colpa e nella conseguente nella paura del castigo divino due pilastri portanti dell’intera costruzione. Magari non lo sono, e i pilastri veri dovrebbero essere la gioia della speranza nella risurrezione, la gioia dell’amore verso Dio e verso il prossimo, ma di fatto la gerarchia cattolica da duemila anni ha sottolineato infinitamente di più la colpa e la paura che la gioia. Ha insegnato e prescritto a miliardi di uomini la paura del castigo di Dio e ha prescritto i atteggiamenti interiori per evitarlo, a partire dall’ubbidienza al clero, l’accettazione acritica di tutto l’insegnamento cattolico, a devota sottomissione della ragione alla fede (o meglio, ai dogmi della Chiesa stessa).
davide50 is offline  

 



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