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Vecchio 19-12-2006, 08.47.29   #1
Fausto Intilla
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Data registrazione: 19-09-2006
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What the Bleep?

http://video.google.it/videoplay?doc...94696637265916

„Un programma abbastanza complesso da includere osservatori esiste necessariamente. L'idea di partenza è che tutti i processi fisici possano essere rappresentati da un programma per calcolatore: quindi, un programma sufficientemente complesso può simulare l'Universo intero. Infatti, se la simulazione fosse perfetta, per definizione sarebbe del tutto indistinguibile dall'Universo reale: ogni persona e ogni azione di ciascuna persona avrebbero un ben preciso corrispettivo nella simulazione. In base alle osservazioni simulate delle persone simulate nell'Universo
simulato, esse stesse sarebbero reali, esisterebbero; anche noi potremmo essere una simulazione del genere. Non vi sarebbe alcun modo di rivelare dall'interno la simulazione di cui fossimo parte: il software non può dire su quale hardware viene fatto girare. In realtà non c'è alcuna ragione per la quale debba esserci un qualsiasi hardware; come sostiene Minsky, „l'Universo semplicemente non esiste“.
Dunque, se un programma o, più in generale, una teoria fisica che contenga osservatori esiste in senso matematico, necessariamente esiste in senso fisico, nell'unica accezione ragionevole di esistenza fisica: gli osservatori osservano sé stessi esistere“.
Frank Tipler


Fausto Intilla (Inventore-divulgatore scientifico)www.oloscience.com
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Vecchio 19-12-2006, 12.14.03   #2
epicurus
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Riferimento: What the Bleep?

Credo ci siano almeno 3 obbiezioni all'idea che l'intero universo sia un programma.

A. La prima è la più semplice: per ora una parte della fisica lavora ancora con quantità reali (nel senso di numeri reali, quantità continua), e un programma non può lavorare con i numeri reali.

B. Cito Hilary Putman: <<una "macchina", nel senso di un sistema fisico che obbedisce alle leggi della fisica newtoniana, non deve necessariamente essere una macchina di Turing. Infatti una macchina di Turing può calcolare una funzione solo se esa appartiene a una certa classe di funzioni, le cosiddette funzioni generali ricorsive. Ma è stato dimostrato che sono possibili sistemi fisici la cui evoluzione nel tempo non è descrivibile da una funzione ricorsiva. (Si è mostrato che le equazioni d'onda della fisica classica danno origine a esempi di questo tipo.) In un linguaggio meno tecnico, questo significa che esistono dispositivi analogici fisicamente possibili che sono in grado di "computare" funzioni non ricorsive.>>

C. Cito Mauro Dorato: <<non tutte le leggi naturali stabiliscono un nesso tra stati del mondo ordinati temporalmente (leggi di successione), come la nozione di algoritmo sembrerebbe invece presupporre. Alcune leggi naturali, chiamate leggi di coesistenza, vincolano piuttosto la compatibilità di stati fisici che coesistono a uno stessoistante, senza intervento alcuno di connessione portate da un segnale causale o luminoso. Ovvero, a differenza dei programmi di computer sequenziali, o perfino di quelli che governano il funzionamento di computer cooperanti in modalità "parallela" attraverso "sincronizzazioni" realizzate da interazioni causali, le leggi di coesistenza escludono qualunque legame causale tra le grandezze o proprietà dei fenomeni naturali che esse mettono in relazione.
Consideriamo, per esempil, la legge di gravitazione universale, che mette in relazione la forza attrattiva F che esercita tra due corpi con le loro masse M1 e M2, la loro distanza r, e la costante di gravitazione G:

(1) F= G x (M1 x M2) / r^2

Ne segue che la (1) non collega due stati del sistema Terra-Sole individuabili in istanti diversi, ma proprietà o grandezze che tali due corpi manifestano simultaneamente e istantaneamente, senza possibilità alcuna di stabilire una linea di evoluzione temporale del fenomeno.
Un altro esempio di legge di coesistenza è la legge di Boyle, che lega pressone P e volume V di un gas perfetto in un rapporto di proporzionalità inversa:

(2) PV = k

[... la formula (2) ] non ci dice niente riguardo all'evoluzione temporale del sistema, dato che vincola proprietà che il fas in questione esemplifica al medesimo istante.
[...]
Ne segue che l'identificazione tra leggi e algoritmi, per quanto suggestiva, non è sufficientemente generale, dato che gli algoritmi riescono a dar conto solo delle leggi di successione, e non anche di quelle di coesistenza.
>>


epicurus
epicurus is offline  
Vecchio 21-12-2006, 15.42.58   #3
Fausto Intilla
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Wink Riferimento: What the Bleep?

Ottime osservazioni Epicurus.
Infatti le argomentazioni di F.Tipler su un ipotetico "Programma Universale" sono un po' "superate"; a volte comunque uso ugualmente quella citazione come introduzione ad alcune tematiche sul concetto di "Universo Olografico",senza curarmi troppo di tutti i risvolti un po' ambigui e sicuramente discutibili che questa può far scaturire,specialmente se analizzata alla lettera da una mente affilata e analitica come la tua...ad esempio.

Un caro saluto a tutti.

Fausto Intilla
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Vecchio 21-12-2006, 20.03.09   #4
epicurus
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Data registrazione: 18-05-2004
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Riferimento: What the Bleep?

Grazie a te, per avermi fatto discutere di una teria ("l'universo è un gigantesco programma") che, anche se ritengo scorretta, mi affascina molto, essendo io un informatico

epicurus is offline  
Vecchio 06-02-2007, 12.05.31   #5
Farvat
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Riferimento: What the Bleep?

E' la prima volta che scrivo su questo forum, quindi abbiate pazienza se dico sciocchezze, in quanto non troppo qualificato in merito all'argomento.

L'idea dell'universo come prodotto di un super software è certamente affascinante, del resto ogni epoca lo paragona a ciò che ha per le mani: nel meccanicismo era il mondo orologio, oggi è il mondo computer.
Se dobbiamo ricavare una buona analogia dovremmo stabilire cosa effettua il ruolo di Hardware e dove comincia il Software, quali sono i loro ruoli di interazione causale e via dicendo. La scopo di questo paragon, non dovrebbe avere tanto la funzione di ridurre l'universo a mero programma, quanto aiutarci a comprendere come esso funzioni, come i vari livelli di realtà interagiscano tra loro, e di tentare di chiarire meglio il significato che noi come soggetti coscienti, abbiamo all'interno dell'orizzonte che noi occupiamo, ma da cui in effetti non possiamo uscire per vedere, cosa effettivamente il sistema universo sia.
L'importanza dell'analogia tra universo ed informatica, appare ogni giorno più evidente da come la fisica si stia trasformando poco alla volta in una Teoria dell'informazione, concetti relativi alla termodinamica, come l'entropia prendono una doppia valenza diventando concetti basilari all'informazione stessa. Sempre più all'interno dei discorsi scientifici il bit fa la sua comparsa, e diventa la misura delle cose. Quanti bit un palloncino pieno d'aria contiene, diventa ogni giorno che passa, sempre più una questione incredibilmente normale. E' ovvio che persino una persona comune e dotata di mediocre cultura come me, comincia a porsi delle domande.
L'universo può essere paragonato ad una macchina che calcola? E se calcola in che modo calcola? E poi cosa effettivamente sta calcolando?
All'alba dei computer quantistici, siamo alla capacità di calcolo di 10 bit mi pare, credo la domande che ho precedentemente posto emergeranno sempre più come imperativa necessità.

Pace e prosperità...
Farvat is offline  

 



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