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Scienze - Ciò che è, e ciò che non è spiegato dalla scienza.
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Vecchio 18-06-2005, 16.25.04   #11
epicurus
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Messaggio originale inviato da nonimportachi
Caro epicurus, devo ammettere che non ho piena padronanza di molti dei termini che usi, non vorrei aver attribuito ad Occam ciò che di Occam non è…..

Il punto che mi premeva evidenziare è che la realtà che mi sembra di capire che tu descriva come “epistemica”, sia quella che, secondo il sottoscritto, abbia i limiti del linguaggio ed al contempo abbia i limiti della nostra capacità di modellizzaione mentele.

La “verità” a cui mi riferisco quando parlo di spiritualià come sua “indagine”, è più vicina al concetto che mi sembra di capire sia quello a cui ti riferisci quando parli di “verità assoluta”.

Ed a rischio di cadere in qualche “confuzione linguistica”, ti dirò che trovo inverosimile non solo poterlo descrivere dialetticamente ma ambirlo a possedere come “concetto”. A tal punto da ipotizzare che, il sentimento di “santità” che ci viene trasmesso dai mistici, sia più paragonabile ad una sorta di liberatoria rassegnazione a quest’impotenza che non ad una qualche forma di comprensione di un “disegno universale” o di una qualche “moralità universale”.

Per quanto riguarda la “potenza esplicativa”, trovo il tutto molto sensato ma più pertinente alla conoscibilità empirica dei fatti..

mi dispiace, nonimportachi, non essere abbastanza chiaro, comunque quando non capisci qualcosa non farti scrupoli a chiedermi chiarimenti.

sinteticamente, volevo - anche - dire che la verità non è un concetto totalmente epistemico, cioè che non dipende solamente da ciò che conosciamo noi (e a ciò che potremo conoscere). in sostanza, esistono anche oggetti, situazioni ed eventi fuori dalla portata della nostra conoscenza attuale (ma che potrebbero stare fuori dalla nostra conoscenza per sempre).

per quanto riguarda i mistici, capisco cosa intendi, ma non capisco cosa intendi dire quando - parlando della verità assoluta - ti esprimi dicendo "ti dirò che trovo inverosimile non solo poterlo descrivere dialetticamente ma ambirlo a possedere come “concetto”".

io credo, appunto per il fatto che nella stragrande maggioranza dei casi al termine 'verità assoluta' si è dato un significato confuso o non si è proprio dato - che tale termine sia senza senso. vedila dalla prospettiva del linguaggio e del mondo: noi usiamo nomi o descrizioni per riferirci a cose del mondo (più o meno astratte). quindi se usiamo la parola-concetto 'verità assoluto' e riconosciamo che tale termine non è descrivibile, non è dicibile, non è trattabile da noi - cioè non ha un significato - allora è più o meno come aria.

che dici?
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Vecchio 18-06-2005, 16.27.36   #12
epicurus
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Messaggio originale inviato da edali
A proposito della potenza esplicativa.
Un saggio cinese diceva: “Non ho tempo di scrivere una lettera breve, perciò ne scriverò una lunga”

Epicurus, mi auguro che non ti lascerai fregare dalla dialettica filosofica. La sintesi ha la sua utilità.

edali - completamente O.T.

edali, ma io non sto parlando della sintesi o della dialettica. la potenza esplicativa riguarda alla possibilità di spiegare più eventi possibili.


epicurus
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Vecchio 18-06-2005, 16.33.11   #13
epicurus
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Messaggio originale inviato da T-Dragon
Ritengo assolutamente orribile la visione della scienza come strumento per ottenere la "verità".
E non per speculazione sulle possibilità che essa ha di raggiungere tale scopo, bensì perchè lo ritengo un'aggiunta inutile.

ciao dragon

purtroppo il link che hai postato non funziona già più. comunque provo a dire la mia sulle osservazioni che ho quotato sopra.

è vero che parlare di 'verità' nella scienza potrebbe anche essere opzionale - soprattutto se si vede la scienza come tecnica o tecnologia. forse si potrebbe parlare di in termini di 'funziona' o 'non funziona'.

ma non vedo nulla di male, e di scorretto, a parlare di verità riguardo alle scienze. mettendo da parte problemi legati al concetto di verità metafisica (o assoluta) - sui quali ho espresso i miei dubbio poco più sopra - dire che le scienze forniscono anche proposizioni vere, mi sembra corretto. è corretto come se un mio amico entrasse in camera mia e dicesse "la tua gatta è sul tuo letto", ed effettivamente i fatti fossero quelli.


epicurus
epicurus is offline  
Vecchio 19-06-2005, 08.26.28   #14
giovanni
Ospite abituale
 
Data registrazione: 29-08-2004
Messaggi: 464
Ecco che, chiamato in causa, finalmente giunge a proporre il suo apostolato l'involontario ispiratore di questa discussione.
Senza pretendere di voler chiarire o tantomeno illuminare alcunché e alcunchi, metto subito da parte i problemi legati al concetto di verità, alla definizione di santità, al potere delle parabole.
Come troppo spesso, ultimamente, in critica scarsezza di tempo, sono costretto a lavorare di memoria, dunque aiutatemi se questo lavoro mi porterà a dire qualcosa di incorretto.
Credo che il "rasoio di Occam" sia semplicemente una euristica efficace, cioè un buon metodo per procedere quando le scelte che ho di fronte per spiegare i fatti del mondo sembrano tutte capaci di farlo, basato su questa affermazione "scegli quella che postula meno inosservabili".
L'euristica non è un procedimento scientifico, non è neppure un fatto statistico (anche se qui si potrebbe discutere): è un modo per scegliere secondo senso comune confidando che se tale modo è sopravvissuto fino a noi allo debba avere qualche fondamento, del quale tuttavia non ci si preoccupa fintanto che funziona. Ed il "rasoio" ha funzionato ben oltre le intenzioni del suo autore.

PS: nonimportachi, perché apostolo?
giovanni is offline  
Vecchio 24-06-2005, 00.00.05   #15
Weyl
iscrizione annullata
 
Data registrazione: 23-02-2005
Messaggi: 728
Ciò che scrisse Ockam

Vi invito a riflettere sulla sua esatta definizione: "entia non sunt multiplicanda, praeter necessitatem".
Non scrisse "addenda", bensì: "multiplicanda".
Pensateci un po' su, cari amici, e se a qualcuno verrà in mente qualcosa confontando il senso dei due termini, sarò ben felice di dire la mia.
Ciao
Weyl is offline  

 



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