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Vecchio 15-11-2006, 09.29.00   #1
dany83
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L'intelligenza

Leggendo la discussione del dott.Intilla sull'uomo di Neanderthal,ho riflettuto un po e mi sono posto una domanda.Come si misura l'intelligenza dell'uomo?Siamo sicuri che l'uomo col passare degli anni è diventato più intelligente?O è solo una nostra illusione?Cosa ne pensate?Io personalmente credo che l'uomo non si sia evoluto per niente,anzi,sotto certi aspetti,specialmente quello spirituale si è involuto.
dany83 is offline  
Vecchio 12-01-2007, 10.23.17   #2
Eretica
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Riferimento: L'intelligenza

Cara Dany, sono stracontenta che tu abbia aperto questo thread!
Provo a venire in tuo aiuto:

DAMIANO ZACCHEO, PRESIDENTE SINS
geni si diventa
Nella sua autobiografia Albert Einstein fa notare che A stato quello che è stato» anche grazie a uno zio che gli fu di grande stimolo negli anni dell'adolescenza. Ma intelligenti si nasce o si diventa? Campus Web l'ha chiesto a Damiano Zaccheo, neoeletto presidente della Società italiana di neuroscienze (www.sins.it).

COME SI SVILUPPA L’INTELLIGENZA UMANA?
Al ruolo primario è svolto dallo sviluppo della corteccia cerebrale, la cui specificità nell'uomo consegue al dipanarsi di circonvoluzioni preposte alla vocalizzazione e all'elaborazione dell'informazione trasmessa dai sistemi sensoriali. ~Da qui la nostra capacità elettiva di comunicare il linguaggio. Inoltre ciò che caratterizza la crescita dell'uomo, a differenza degli altri mammiferi, è la straordinaria lentezza della maturazìone delle facoltà cerebrali, che fa sì che l'imprinting e la conseguente dipendenza dagli adulti sia molto lunga, condizionando così le capacità cognitive: fino alla pubertà il bambino subisce condizionamenti sociali, culturali e affettivi molto incisivi che modificano la capacità intellettiva innata».

QUINDI INTELLIGENTI Si PUO DIVENTARE...
«L’intelligenza ha basi di tipo biologico, essendo un'espressione delle cellule dei nostro cervello. Ma, mentre non esistono finora studi che confermino che l'intelligenza sia determinata prevalentemente in via ereditaria, si è evidenziato che il Q1 aumenta nei bambini con elevati livelli di indipendenza. E’ chiaro, però, che se agissero solo le variabili ambientali basterebbe far crescere i bambini in un ambiente stimolante per farli diventare tutti dei geni».

QUALI SONO LE FRONTIERE FUTURE DEGLI STUDI E DELLA RICERCA SULL’INTELLIGENZA?
«Gli studi sullo sviluppo umano precoce, pre e post natale. Un esempio? Recenti studi sul lìnguaggio hanno evidenziato che i bambini di età inferiore all'anno mappano gli aspetti critici dei linguaggio nel proprio ambiente prima di iniziare a parlare. Le strategie infantili, che sembrano inaspettate e storicamente non ancora comprese, rappresentano un campo di indagine aperto».


La mente umana secondo Howard Gardner:
http://www.uciim.sicilia.it/intell_multiple.htm

http://www.filosofico.net/Antologia_...%20INTELLI.htm

http://www.sussidiario.it/psicologia...enza/multiple/

http://www.delos.fantascienza.com/delos33/stocast.html
irriverente …e divertente!
Alcune chicche: “l'intelligenza e la coscienza sono di norma un handicap per le persone che ne sono affette.
L'intelligenza è quindi utile a chi non ce l'ha.”

Ciao a tutti!
Eretica is offline  
Vecchio 12-01-2007, 13.09.56   #3
Eretica
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Data registrazione: 04-01-2007
Messaggi: 21
Riferimento: L'intelligenza

Chi vuole continuare questa discussione con me?
Intanto io vado avanti:

Definire l’intelligenza in modo preciso, inequivocabile una volta per tutte, è come dire che nel campo delle facoltà mentali è stato tutto svelato o quasi. Da millenni l’uomo cerca di scoprire e capire la complessità delle facoltà mentali ma filosofi, psicologi e scienziati sono molto lontani dall’intenzione di chiudere in maniera definitiva questo tipo di ricerca.

Da Platone, per il quale l’intelligenza veniva distribuita agli umani da mani divine a seconda della classe sociale di appartenenza, a Rita Levi Montalcini secondo cui l’origine va ricercata nell’intreccio di cento miliardi di neuroni che in un articolatissimo labirinto popolano il cervello umano: due modi diversi e lontanissimi di spiegare l’intelligenza, entrambi prova del fatto che questo settore è da sempre stato nell’interesse della conoscenza umana e con alta probabilità continuerà ad esserlo ancora per molto. Le opinioni e le teorie attuali nel settore sono molteplici, parallele ed intersecanti, convergenti e divergenti. C’è chi sostiene che l’intelligenza sia la capacità di “selezionare per andare nella direzione giusta” senza provare le altre strade possibili; per qualcun altro l’intelligenza è una “capacità globale” che permette di predisporsi alla comprensione del mondo e di accettarne le sfide. E poi c’è chi sostiene che l’intelligenza sia una ed unica, chi invece ne descrive due aspetti ed infine chi ne tratteggia ben otto forme. Agli inizi del ‘900 lo psicologo inglese Charles Spearman aveva teorizzato che l’intelligenza generale fosse alimentata dal cosiddetto fattore G: a distanza di quasi un secolo questa teoria è stata ripresa e riconsiderata da alcuni ricercatori di Cambridge, i quali sostengono che la sede del fattore G sia la corteccia prefrontale. Secondo questi studiosi “ alla base di qualsiasi attività c’è un fattore comune che porta una persona ad adattarsi meglio di un’altra a qualsiasi compito gli venga richiesto”. Chi invece ne descrive almeno due aspetti è Giulio Sandini, studioso di sistemi intelligenti ed artificiali: l’intelligenza si manifesta attraverso un aspetto “potenziale” che permette di conoscere tutto ciò che esiste, e un aspetto “cinetico” che consiste nella capacità di creare nuove conoscenze. Ad Howard Gardner infine spetta “il primato” di aver individuato ben otto forme di intelligenza alle quali presto se ne aggiungerà una nona, ma questo settore di studio non va di certo descritto come una gara i cui risultati meriteranno record nella pagine di psicologia. Gardner rivela i limiti di una concezione dell’intelligenza ridotta a quella che i test canonici hanno sin qui sempre ed ovunque misurato, dettando una somma di punti rappresentante il quoziente d’intelligenza di ognuno. Secondo lo studioso e psicologo americano, l’intelligenza non si riduce a ciò che i test sono in grado di misurare cioè informazioni, ricchezza di vocabolario, capacità aritmetiche, capacità di ricordare sequenze di numeri e di fare relazioni fra due elementi: esistono diverse competenze intellettuali o “intelligenze umane” che possono combinarsi in vario modo in ogni singola persona e il cui sviluppo è condizionato dal contesto culturale di appartenenza, il quale per l’appunto tende a privilegiare un certo tipo di intelligenza a scapito degli altri. L’intelligenza è quindi l’interazione tra le propensioni biologiche e le opportunità di apprendimento offerto da un particolare contesto culturale nel quale si vive, si opera, si agisce. Attualmente un certo numero di domande alle quali rispondere per circa un’ora, rappresenta generalmente il modo in cui l’intelligenza viene quantificata ovunque nel mondo.

Ma quanto potrebbe misurare l’intelligenza del giovane aborigeno che impara a vivere nei deserti australiani, a percorrerli superando le difficoltà e orientandosi guardando la volta celeste?

E che dire di un ragazzo della mongolia, nomade, che giovanissimo impara a cavalcare e ad apprendere le tecniche di costruzione della mitica ger, la tenda di feltro, efficace nel riparare i nomadi dalle condizioni climatiche estreme?

Sembrerebbe abbastanza chiaro che i metodi correnti di valutazione delle capacità intellettive non sono per i due protagonisti citati nei precedenti esempi, sufficientemente affinati per permettere valutazioni di prestazioni di un soggetto nelle capacità di orientamento spaziale, di destrezza con l’animale e di tecniche di costruzione. Gardner sostiene che va ripensato il modo in cui abitualmente definiamo l’intelligenza e le sue facoltà. L’intelligenza è un insieme di abilità che orienta l’individuo verso la risoluzione dei problemi che la vita reale presenta e gli permette di originare nuove idee e di produrre strumenti utili all’interno della propria cultura di appartenenza. Si può ipotizzare che ogni singolo individuo possa avere una certa combinazione di abilità con la quale affronta le problematiche adattandosi anche a situazioni diversificate, ma ogni persona “privilegia” solitamente un’intelligenza rispetto alle altre.
Ciascuno di noi è dotato di almeno otto intelligenze ovvero, è intelligente in almeno otto modi diversi.(...)

http://www.icscuole.it/icnews/contri...telligenze.htm






---------------------------------
Il fatto che un'opinione sia ampiamente condivisa non e' affatto una prova che non sia completamente assurda.
( Bertrand Russell )

Ogni setta, di qualunque genere sia, e' uno schieramento del dubbio e dell'errore.
Non esistono sette in geometria: non si dice mai, un "euclidiano", un "archimedista".Quando una verita' e' chiara, e' impossibile che ne nascano partiti e fazioni. Non si e' mai disputato se c'e' luce a mezzogiorno.
(Voltaire)

La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta.
(T. Adorno )

Eretica is offline  
Vecchio 21-04-2007, 13.28.55   #4
katerpillar
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Riferimento: L'intelligenza

X Eretica.

A mio modo di vedere l'intelligenza non esiste, ed è
solo un modo "convenzionale" per descrivere certe
peculiarità del mondo animale, e perché no! di quello
vegetale e minerale.

Per cui, quella che denominiamo intelligenza non è
altro che la sommatoria dei patrimoni che abbiamo
in noi, in aggiunta alle esperienze che facciamo
tutti i giorni.

Quello che deve contare invece, è la memoria!
Ma non la qualità di ricordarsi le cose, ma quel
magazzino d'esperienze che si sono accumulate dalla
prima forma di vita fino ad arrivare a noi(patrimonio n°1),
in aggiunta al patrimonio che si porta dietro la materia
con cui siamo formati(patrimonio n°2).

A questi due patrimoni che sono in noi fin dalla nascita,
va aggiunto il patrimonio d'esperienze che facciamo
in modo differente e parzialmente casualistico, durante la
nostra esistenza.

Dalla sommatoria di questi tre patrimoni, veicolati all'esterno
dal pensiero, nasce la differente abilità nel saper
risolvere i problemi, i bambini prodigio ecc.
Quindi l'intelligenza è solo una parola convenzionale e non una
funzione a se stante avente un suo mondo, come la memoria,
il pensiero ecc.

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Vecchio 21-04-2007, 17.23.24   #5
katerpillar
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Riferimento: L'intelligenza

Continua.../.... Katerpillar.

dopo quanto da me illustrato, l'affermazione che esistono
solo otto tipi d'intelligenza la fa sembrare grandemente
limitativa.


Perchè sono così categorico?

Perché se quella che noi chiamiamo, convenzionalmente,
intelligenza è il risultato dei tre patrimoni che ho illustrato,
immagginate quante intelligenze possiamo avere a nostra
disposizione, dalle informazioni sovrapposte che s'incrociano
senza fine.


Per esempio: il pensiero potrà attingere ora da un patrimonio,
ora dall'altro, ora solo da due o da tutti e tre insieme, in una
miriade d'incroci, sfumature e quant'altro.
Immaginate cosa accade nel nostro cervello, quando tentiamo
di trovare la soluzione al problema che stiamo cercando
di risolvere, attingendo nei nostri patrimoni menmonici?
Senza contare le intuizioni, che, come affermava Kant,
sono un qualcosa a priori.

Altro che otto tipi d'intelligenza: sono miliardi.
Intelligenza più, intelligenza meno, naturalmente.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che vi sono dei virus e batteri
che hanno un tipo di memoria solo fisico chimica, ma che hanno
saputo risolvere tutti i problemi che gli si sono parati davanti
da oltre tre miliandi di anni.

Punto di domanda: sono passati appena tre milioni di anni dalla
comparsa dell'uomo, sapremo resistere e risolvere altrettanto bene
i problemi che si presenteranno davanti, nei miliardi di anni a venire,
alla nostra razza, e con i quiz improntati solo su otto tipi
d'intelligenza? (sic!!).


katerpillar is offline  
Vecchio 07-05-2007, 18.09.52   #6
Eretica
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Riferimento: L'intelligenza

Citazione:
Originalmente inviato da katerpillar
Continua.../.... Katerpillar.

dopo quanto da me illustrato, l'affermazione che esistono
solo otto tipi d'intelligenza la fa sembrare grandemente
limitativa.


Perchè sono così categorico?

Perché se quella che noi chiamiamo, convenzionalmente,
intelligenza è il risultato dei tre patrimoni che ho illustrato,
immagginate quante intelligenze possiamo avere a nostra
disposizione, dalle informazioni sovrapposte che s'incrociano
senza fine.


Per esempio: il pensiero potrà attingere ora da un patrimonio,
ora dall'altro, ora solo da due o da tutti e tre insieme, in una
miriade d'incroci, sfumature e quant'altro.
Immaginate cosa accade nel nostro cervello, quando tentiamo
di trovare la soluzione al problema che stiamo cercando
di risolvere, attingendo nei nostri patrimoni menmonici?
Senza contare le intuizioni, che, come affermava Kant,
sono un qualcosa a priori.

Altro che otto tipi d'intelligenza: sono miliardi.
Intelligenza più, intelligenza meno, naturalmente.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che vi sono dei virus e batteri
che hanno un tipo di memoria solo fisico chimica, ma che hanno
saputo risolvere tutti i problemi che gli si sono parati davanti
da oltre tre miliandi di anni.

Punto di domanda: sono passati appena tre milioni di anni dalla
comparsa dell'uomo, sapremo resistere e risolvere altrettanto bene
i problemi che si presenteranno davanti, nei miliardi di anni a venire,
alla nostra razza, e con i quiz improntati solo su otto tipi
d'intelligenza? (sic!!).




Che l’intelligenza sia un immenso bagaglio di esperienze accumulate nella materia stessa e nella vita nel corso della sua evoluzione è un’ipotesi interessante, ma non provata scientificamente. In realtà nessuno può dire cosa sia esattamente l’intelligenza, né cosa sia il pensiero o la vita stessa. Si tratta di misteri sui quali ciascuno può formulare tutte le congetture che vuole. Di sicuro è possibile studiarne gli aspetti e catalogarli secondo un certo ordine: la vita, per esempio, è suddivisa in animale e vegetale, e tutti gli organismi in specie, generi, gruppi etc. Per quanto riguarda l’intelligenza, Howard Gardner, che ho citato nel mio post precedente, ha individuato almeno otto tipi fondamentali d’intelligenza, presenti in tutti gli individui in proporzioni diverse, dal cui intreccio scaturiscono di fatto miliardi di intelligenze, tante quante sono gli individui stessi.
Non è la stessa cosa che avviene con i colori? In natura ce ne sono miliardi, ma quelli fondamentali sono solo tre, il blu, il rosso e il verde ( colori primari), dalla cui combinazione a due a due se ne ottengono altri tre secondari, magenta, cyan e giallo, e dalla loro differente combinazione in proporzioni variabili si possono ottenere gamme forse infinite di colori. Del resto, se fosse insensato distinguere l’intelligenza in un certo numero di tipi fondamentali, sarebbe altrettanto insensato fare ciò nella fisiognomica: sappiamo che ogni individuo ha una faccia unica, e che persino i gemelli non sono mai assolutamente identici. Esistono tante facce quante sono gli esseri umani, ma ciò non toglie che gli studiosi della materia hanno distinto delle categorie fondamentali, per esempio il viso ovale, tondo, rettangolare etc, ed è chiaro che nessun individuo appartiene in modo assoluto a questo o a quel tipo.
Le otto intelligenze individuate da Gardner sono le seguenti:

Intelligenza logico - matematica
Intelligenza linguistico – verbale
Intelligenza cinesica
Intelligenza visivo – spaziale
Intelligenza musicale
Intelligenza intrapersonale
Intelligenza interpersonale
Intelligenza naturalistica

Questa distinzione non implica che lo studioso americano dia credito ai test sull’intelligenza:
“Gardner rivela i limiti di una concezione dell’intelligenza ridotta a quella che i test canonici hanno sin qui sempre ed ovunque misurato, dettando una somma di punti rappresentante il quoziente d’intelligenza di ognuno. Secondo lo studioso e psicologo americano, l’intelligenza non si riduce a ciò che i test sono in grado di misurare cioè informazioni, ricchezza di vocabolario, capacità aritmetiche, capacità di ricordare sequenze di numeri e di fare relazioni fra due elementi: esistono diverse competenze intellettuali o “intelligenze umane” che possono combinarsi in vario modo in ogni singola persona e il cui sviluppo è condizionato dal contesto culturale di appartenenza, il quale per l’appunto tende a privilegiare un certo tipo di intelligenza a scapito degli altri.” Tratto dal sito:
http://www.icscuole.it/icnews/contri...telligenze.htm
Dal medesimo sito si legge ancora:
“Quando cuciniamo una pietanza facciamo “lavorare” almeno quattro delle nostre intelligenze: leggiamo la ricetta (intelligenza verbale), misuriamo gli ingredienti necessari (intelligenza matematica), consideriamo i nostri gusti personali (intelligenza intrapersonale ) ed infine consideriamo anche le esigenze di palato dei nostri ospiti (intelligenza interpersonale). Possiamo concludere dicendo che se ciascuno è consapevole delle proprie intelligenze più forti e di quelle più deboli potrà sempre utilizzare le prime per compensare le seconde.”
L’affermazione che esistono miliardi di intelligenze è vera ma anche troppo generica ai fini dello studio sulla natura e l’origine dell’intelligenza. Quando vediamo un calciatore che manda il pallone in rete in maniera spettacolare possiamo essere certi che l’intelligenza che ha usato in quel momento non è quella linguistico-verbale, della quale deve sicuramente fare uso un bravo oratore. Ma è pur vero che nell’oratore è presente parte di quell’intelligenza che è servita all’atleta per fare il suo goal, e in quest’ultimo parte di quella che è servita all’oratore per verbalizzare il suo discorso. Esattamente come in ogni cosa di colore rosso vi sono sempre delle tracce di blu, ed in ogni cosa blu vi sono tracce di rosso: ciò fa sì che esistano innumerevoli gamme di rosso, ed altrettanto innumerevoli di blu.



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Non esistono sette in geometria: non si dice mai, un "euclidiano", un "archimedista".Quando una verita' e' chiara, e' impossibile che ne nascano partiti e fazioni. Non si e' mai disputato se c'e' luce a mezzogiorno.
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Vecchio 08-05-2007, 04.31.36   #7
katerpillar
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Riferimento: L'intelligenza

Per eretica
Citazione:
Che l’intelligenza sia un immenso bagaglio di esperienze accumulate nella materia stessa e nella vita nel corso della sua evoluzione è un’ipotesi interessante, ma non provata scientificamente. In realtà nessuno può dire cosa sia esattamente l’intelligenza, né cosa sia il pensiero o la vita stessa.
Cara eretica: come sappiamo, qualsiasi legge che la scienza scopre, prima di diventare tale si fanno delle supposizioni indiziarie, che a mano a mano si sviluppano per poi diventare legge - Non sempre -

Dunque, per spiegare le strade indiziarie che mi hanno condotto ad affermare
che l'intelligenza non esiste, che il pensiero non è altro che un metodo veicolativo della memoria, che quest'ultima sta alla base di tutta l'evoluzione dell'universo, dovrei leggerti un libro di 250 pag., di prossima pubblicazione.
Citazione:
Si tratta di misteri sui quali ciascuno può formulare tutte le congetture che vuole.
Tanto non si arriverebbe a nessun risultato? A Roma ce un detto che afferma: con la paglia e con il tempo si maturano anche le nespole.

Mentre un mio amico afferma: "Vedrai: con il tempo si scoprirà che ci sarà una velocita più grande di quella della luce."

Vediamo se riesco in poche parole, che risulta un compito quasi impossibile, a spiegarti uno dei tanti indizi che mi hanno condotto ad affermare che il pensiero non è altro che un metodo veicolativo della memoria.

Avendo affermato che di memorie o patrimoni ne esistono tre, tra cui la memoria fisica, si presuppone che all'inizio, quando si stava formando la vita, questa memoria serviva solo per affrontare le condizioni indotte dall'ambiente esterno, per modificare il proprio aspetto, per un adattamento, per renderlo meno vulnerabile o per qualche altro motivo.

Si afferma che il collo alla giraffa sia venuto così lungo per mangiare le foglie degli alberi che sono in alto. Lo cito, tanto per portare un esempio di modifica indotta dall'esterno.

Mentre conosciamo delle forme di vita "unicellulari" come l'ameba, che hanno trovato il loro equilibrio rimanendo immutate nei milioni d'anni, pur essendo unicellulari. Sicuramente l'ameba non ha bisogno del pensiero, ma solo di una memoria fisica.

Mentre forme che noi chiamiamo più evolute, andando avanti per trovare il loro equilibrio, sono arrivate al pensiero; ovvero: quando il patrimonio che racchiudeva le esperienze (memoria), ha stabilito che necessitava portare queste esperienze fuori dal corpo o dal suo magazzino (sempre per esigenze indotte), a quel punto ha creato questo metodo veicolativo che noi chiamiamo pensiero.

Per il momento mi fermo qui, per non ingarbugliare troppo la situazione, ma se mi fai un cenno di aver compreso quello che volevo affermare, possiamo continuare.


Ultima modifica di katerpillar : 08-05-2007 alle ore 22.20.28. Motivo: Periodo espresso male
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Vecchio 09-05-2007, 21.02.32   #8
Eretica
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Riferimento: L'intelligenza

Il tema merita un approfondimento secondo la linea che sostieni, ma prima vorrei fare una precisazione:
la memoria, intesa come esperienza, è certamente fondamentale ad un organismo evoluto per procedere utilizzando le soluzioni che hanno funzionato in precedenza, ma il nuovo presenta sempre aspetti sconosciuti che vanno risolti. Una volta risolti, verranno archiviati nella memoria, e non sarà più necessario lottare ancora per cercarne la soluzione. Il punto è: cosa utilizza l’intelligenza per risolvere di volta in volta le incognite del nuovo?
Consideriamo la differenza che esiste tra l’intelligenza dell’uomo e quella delle api (e di altri animali costruttori). Le api realizzano alveari che sono vere opere di ingegneria (e che dire dei termitai?), ma api e termiti non vanno a scuola per essere capaci di svolgere il proprio lavoro, né mutano le loro costruzioni, sempre identiche da milioni di anni. L’uomo, invece, deve apprendere le tecniche elaborate dai suoi avi per essere idoneo al lavoro, e, inoltre, vi aggiunge sempre qualcosa di nuovo. Per farlo usa l’esperienza, certamente, sia quella accumulata dai suoi avi e appresa dai propri insegnanti, e poi quella che deriva dalla sua attività personale. Ma il nuovo, con tutte le incognite che pone, come lo affronta?
Trovo interessante l’idea che la memoria del singolo individuo si collochi nell’ambito più vasto di quella memoria fisica che regola tutti i meccanismi della materia e della vita. Ma, se parlando di memoria, si vuole intendere intelligenza, tale relazione dovrebbe implicare, però, che ogni processo evolutivo avvenga, affinché ci sia un mutamento efficace, attraverso una scelta tra diverse opzioni, quindi per mezzo di decisioni per stabilire quali sono i quesiti evolutivi da risolvere e quali le loro soluzioni, né più né meno di come fa il medico che prima diagnostica il male, poi prescrive la terapia (e ovviamente può anche sbagliare).
Tu stesso hai utilizzato espressioni antropomorfiche quando dici:


"Mentre forme che noi chiamiamo più evolute, andando avanti per trovare il loro equilibrio, sono arrivate al pensiero; ovvero: quando il patrimonio che racchiudeva le esperienze (memoria), ha stabilito che necessitava portare queste esperienze fuori dal corpo o dal suo magazzino (sempre per esigenze indotte), a quel punto ha creato questo metodo veicolativo che noi chiamiamo pensiero."

Sul piano evolutivo hai citato il caso della giraffa: se è vero che il suo collo si è allungato per raggiungere le foglie in cima agli alberi (ma è strano che nelle femmine tale allungamento si sia fermato a mezza strada rispetto ai maschi! ), va considerato che quando il collo era ancora solo di alcuni centimetri il sangue pompato dal cuore faceva poca strada per raggiungere il cervello. Con il successivo allungamento è intervenuto un fattore nuovo: la forza di gravità, che fa ridiscendere il sangue subito dopo ogni spinta pulsante del cuore. La soluzione credo sia stata (mi scuso per le mie maccheroniche cognizioni di anatomia) l’introduzione di certe valvole nei vasi sanguigni, presenti anche nelle gambe dell’uomo, che si aprono quando il sangue sale per la spinta cardiaca, e si chiudono subito dopo per impedirne il riflusso provocato dalla forza di gravità. Tuttavia, lo straordinario allungamento del collo nelle giraffe ha reso necessario un ulteriore intervento: una sorta di “buffer”, insomma un serbatoio di raccolta del sangue nella testa, tale che l’erogazione ematica al cervello possa avvenire in modo regolare partendo da questo serbatoio e non direttamente dal cuore. Soluzioni nuove, quindi, per risolvere problemi nuovi.
Concludo chiedendo: se un professore di matematica riesce a risolvere brillantemente un problema ricorrendo al teorema di Pitagora, e quindi alla propria esperienza in materia, come avrebbe potuto Pitagora risolvere il medesimo problema se prima non scopriva il teorema che ha preso il suo nome?
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Vecchio 15-05-2007, 11.53.17   #9
katerpillar
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Per Eretica.

Citazione:
Il tema merita un approfondimento secondo la linea che sostieni, ma prima vorrei fare una precisazione:
la memoria, intesa come esperienza, è certamente fondamentale ad un organismo evoluto per procedere utilizzando le soluzioni che hanno funzionato in precedenza, ma il nuovo presenta sempre aspetti sconosciuti che vanno risolti. Una volta risolti, verranno archiviati nella memoria, e non sarà più necessario lottare ancora per cercarne la soluzione. Il punto è: cosa utilizza l’intelligenza per risolvere di volta in volta le incognite del nuovo?

katerpillar. Per questo, in prima istanza, ho affermato che
l'inelligenza non esiste, e che è solo uno dei tanti modi convenzionali
di definire il pensiero che, attingendo l'esperienze dalla memoria
ci permette di risolvere i problemi che ci si presentano davanti.

La memoria non bisogna considerarla alla stregua di un
magazzino che, una volta che ha incamerato il fatto, chiude il portone,
ma è sempre a nostra disposizione: sia lei che il pensiero veicolatore.

Questo permette al nostro cervello di funzionare, come tutti gli altri
organi, anche quando dormiamo tramite il sogno.

Infatti, applicando il concetto della memoria a riposo alla fine sei
stata costretta a porti la domanda, perché ti mancava una fonte
a cui attingere l'esperienze per risolvere i nuovi problemi che ci si parano davanti:
Citazione:
Per farlo usa l’esperienza, certamente, sia quella accumulata dai suoi avi e appresa dai propri insegnanti, e poi quella che deriva dalla sua attività personale. Ma il nuovo, con tutte le incognite che pone, come lo affronta?
katerpillar

Siamo riusciti a comprendere il meccanismo: memoria/pensiero?
E se sì, pensi ancora che esiste una parte della nostra mente per
un qualcosa di etereo chiamato intelligenza?

Non vi è spazio per l'intelligenza perché sarebbe un doppione del
pensiero, quale unico metodo veicolativo della memoria.
In alternativa possiamo chiamare "intelligenza il pensiero" e
cancellare il pensiero dal vocabolario......Ma a cosa servirebbe?

katerpillar is offline  
Vecchio 20-05-2007, 22.38.22   #10
Fausto Intilla
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Citazione:
Originalmente inviato da dany83
Leggendo la discussione del dott.Intilla sull'uomo di Neanderthal,ho riflettuto un po e mi sono posto una domanda.Come si misura l'intelligenza dell'uomo?Siamo sicuri che l'uomo col passare degli anni è diventato più intelligente?O è solo una nostra illusione?Cosa ne pensate?Io personalmente credo che l'uomo non si sia evoluto per niente,anzi,sotto certi aspetti,specialmente quello spirituale si è involuto.

Prendendo in considerazione la variazione delle dimensioni del cervello in diverse specie animali,
è possibile notare che, col variare delle dimensioni corporee, vi è una tendenza alla proporzionalità;
ciò vale a dire che vi è un rapporto, tra il peso del cervello e il peso del corpo, che da luogo ad un valore costante. Nonostante ciò comunque, si presume che la particolare struttura del cervello, insieme all’importanza delle sue connessioni col sistema nervoso periferico, non siano tanto legate o comunque rapportabili al peso (volume) stesso del cervello, in quanto indicatore di una certa misura di intelligenza; bensì alla superficie del cervello.
Per capire questo strano meccanismo della natura, si potrebbe pensare ad un cervello artificiale (a una sorta di computer): se costruiamo un simile cervello sempre più grande, è noto che il volume dei suoi circuiti aumenterà più velocemente dell’area (o superficie) che li racchiude. Considerando il fatto che il calore prodotto da tale superficie viene irradiato verso l’esterno, se ci limitiamo ad aumentare la scala dimensionale di ogni componente, alla fine il cervello si surriscalderà e fonderà.
La nostra grande fortuna quindi è che la natura, per raggirare problemi di questo tipo, solitamente tende ad accrescere-intensificare ,in svariati organi del nostro corpo (cervello compreso), l’aspetto frattalico di questi ultimi, onde aumentarne l’efficienza in termini di qualità e funzionalità.

Fausto Intilla
www.oloscience.com
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